2 giugno: la Toscana a scuola con la Costituzione

2 giugno: la Toscana a scuola con la Costituzione

2 GIUGNO: Mazzeo,  “Assieme a tutte le consigliere e consiglieri regionali abbiamo promosso una iniziativa particolare in vista del 2 giugno: consegnare la Costituzione della Repubblica italiana e lo statuto della Regione Toscana alle ragazze e ai ragazzi che si apprestano a svolgere la maturità.

Nell’ambito di queste iniziative ho avuto la fortuna di poter invitare, ad un confronto aperto con le studentesse e gli studenti del liceo Carducci di Pisa, la giudice della Corte costituzionale Emanuela Navarretta. E’ stata una mattinata bellissima, di grande arricchimento e stimolo per tutti coloro che hanno partecipato in presenza o da remoto”. Lo afferma il presidente del Consiglio regionale della Toscana, Antonio Mazzeo, nella sua newsletter.

“Ammetto che l’emozione di tornare a vedersi in presenza e di ritrovare i ragazzi nelle loro classi dopo mesi di Dad è stata fortissima – sottolinea Mazzeo . Ed è stato davvero bello “sentire” che queste occasioni di confronto hanno rappresentato un arricchimento e una contaminazione reciproca. il fatturato di un’azienda può essere compensato dai ristori, ma la mancanza di socializzazione, l’incontro con i compagni di classe e con i professori, il confronto quotidiano in aula delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi non potrà mai essere ricompensato.

Ed è per questa ragione che, come Consiglio Regionale, vogliamo aprirci sempre di più a loro per ascoltarli, cercare di capirli e soprattutto produrre le risposte necessarie a garantirgli una vita migliore, dove possano fare emergere tutte le loro energie, tutte le loro intelligenze, tutte le loro passioni”.

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🎧”Ci hanno tolto anche il pediatra: i paesi vengono sempre emarginati”, Montagna Pistoiese

🎧”Ci hanno tolto anche il pediatra: i paesi vengono sempre emarginati”, Montagna Pistoiese

Il collettivo di madri e padri della Montagna Pistoiese “Vogliamo il pediatra” ha organizzato un presidio il 2 giugno al campo sportivo di San Marcello Pistoiese

Continuano i tagli alla sanità nelle aree interne: un solo pediatra per circa 800 bambini e bambine per l’intero comune di San Marcello Piteglio, la zona della montagna pistoiese che arriva fino all’Abetone.

“Ci manca il pronto soccorso, l’ospedale è quasi inesistente non solo per i residenti ma anche per gli sciatori. Ora ci hanno tolto anche il pediatra: come sempre i paesi vengono emarginati”, spiega Massimiliano Tremoloni, portavoce del comitato di genitori “Vogliamo il pediatra” organizzata tramite la pagina facebook “Montagna Pistoiese: è qui che voglio vivere”.

Domani 2 giugno avrà luogo un presidio al Campo Sportivo di San Marcello P.se dalle 16.30 alle 20.00. “Il servizio pediatrico sulla Montagna Pistoiese è stato sostanzialmente tolto riteniamo che questo atto sia irrispettoso verso tutti i cittadini del nostro territorio. Come cittadini e contribuenti, riteniamo illegittimo che a parità di tasse pagate ci vengano offerti meno servizi e di minore qualità, soprattutto in una sfera come quella sanitaria che rientra sicuramente fra i diritti fondamentali”, si legge nel comunicato stampa.

I tagli alla sanità territoriale delle aree interne riguardano anche altri servizi come il pronto soccorso. La mancanza del pediatra è solo l’ultimo episodio. “È da due anni che non abbiamo il pediatra fisso, ci hanno mandato delle dottoresse per qualche mese che poi ci hanno lasciato. Da circa due anni e mezzo avevamo una dottoressa che poi ha chiesto il trasferimento, adesso ci hanno detto che vogliono accorpare la Montagna Pistoiese con Pistoia mandando su una pediatra a settimana che ci fa solo le ricette, ma non abbiamo un servizio reale”, continua Tremoloni, “Il comune è vasto perché arriva fino a Cutigliano, Abetone. È una situazione non sostenibile”.

 

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🎧 Sciopero Tpl, due Presidio in Piazza Stazione e via Paisiello

🎧 Sciopero Tpl, due Presidio in Piazza Stazione e via Paisiello

Firenze, martedì 1° giugno gli Autoferrotranvieri-lnternavigatori, a 3 anni dalla scadenza del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, e dopo gli scioperi dell’8 febbraio e del 26 marzo scorsi, hanno icrociato di nuovo le braccia, per la terza giornata di sciopero nazionale, proclamato unitariamente da Filt Cgil, Fit Cisl e UilTrasporti e dalla Faisa Cisal.

A Firenze, in concomitanza con lo sciopero, si è svolto un presidio in Piazza Stazione, lato scalette. Un secondo presidio, simbolico, si è svolto in via Paisiello.

Secondo le associazioni sindacali, questo sciopero arriva dopo che le Associazioni Datoriali Asstra, Anav ed Agens, “pur avendo ricevuto importanti risorse governative per affrontare e sostenere gli effetti della pandemia, persistono nel loro atteggiamento di indifferenza a non voler riconoscere alle lavoratrici e ai lavoratori del settore il diritto al rinnovo del CCNL, al miglioramento delle condizioni lavorative, normative e salariali”.

“Noi lavoratori del Trasporto Pubblico Locale si legge in un comunicato congiunto dei sindacati – abbiamo dimostrato dall’inizio della pandemia, con l’atteggiamento professionale che da sempre ci contraddistingue, di non volerci tirare indietro e abbiamo costantemente garantito il diritto costituzionale alla mobilità di ogni cittadino, spesso lavorando in condizioni non adeguate a garantire la nostra sicurezza e incolumità”.

“Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal, Ugl Fna, – continua il comunicato –  a fronte delle consistenti risorse stanziate dal Governo a salvaguardia del settore, chiedono la copertura economica del triennio 2018, 2019 e 2020 e l’avvio del confronto per il rinnovo normativa ed economico del CCNL”.

“Se l’atteggiamento della Associazioni Datoriali non cambierà, – avvertono i sindacati – la protesta proseguirà con sempre maggiore forza, convinti della necessità di garantire un contratto adeguato ai lavoratori e un servizio migliore e di qualità per tutta la cittadinanza”.

In podcast l’intervista a Massimo Milli per la Faisa Cisal, Gianluca Mannucci, Coordinatore Territoriale Fit-Cisl e Simone Masini Filt Cgil, a cura di Gimmy Tranquillo.

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🎧Prato:”4 euro l’ora per almeno 12 ore obbligatorie: le condizioni del lavoro alla Top Line”

🎧Prato:”4 euro l’ora per almeno 12 ore obbligatorie: le condizioni del lavoro alla Top Line”

Sciopero per un intero turno davanti all’azienda tessile Top Line organizzato dal sindacato Si Cobas

4 euro l’ora  per almeno 12 ore, in alta stagione 14, al giorno obbligatorie: sono le condizioni dei lavoratori della TopLine, ditta a conduzione italiana, che hanno deciso di denunciare pubblicamente e proclamare un giorno di sciopero per oggi.

“Siamo davanti alla Top line con venti lavoratori che hanno deciso di entrare in sciopero per chiedere i loro diritti. Queste persone lavorano 12 ore e vengono pagati 4 euro all’ora. Gli straordinari obbligatori, le ferie non ci sono e le buste paga vengono compilate in modo fittizio”, spiega Sarah Caudiero, sindacalista Si Cobas. “Il datore di lavoro minaccia di continuare a pagare i lavoratori 4 euro l’ora e dentro la ditta continuano le rappresaglie da quando si sono iscritti al sindacato”

Nel comunicato stampa diffuso dal sindacato si legge: “Abbiamo sentito le agghiaccianti parole del committente di Top Line ai microfoni di La7 messo di fronte al fatto che gli operai dell’azienda di cui lui è committente lavorano 12, 14 ore per 4 euro l’ora che normalizzano queste pratiche nel distretto. Continua la sindacalizzazione del Distretto nonostante la vertenza Texprint in corso ormai da 4 mesi. Il presidio con la sua casa dei diritti diventa luogo di organizzazione di nuove vertenze, dove i lavoratori dei Macrolotti trovano un luogo dove poter organizzare una risposta allo sfruttamento”.

Lo sciopero della Top Line è cominciato all’inizio del turno di stamani, per richiedere la corretta applicazione del Contratto collettivo nazionale tessile, la fine della discriminazione sindacale e la stabilizzazione di alcuni lavoratori.

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Informazione: giornalisti in piazza a Firenze, adesione Giani, Mazzeo, Nardella e mondo politico

Informazione: giornalisti in piazza a Firenze, adesione Giani, Mazzeo, Nardella e mondo politico

Giornalisti in piazza, oggi 1 giugno, alle 11, in via Cavour, a Firenze, per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sul profondo stato di difficoltà in cui si trova, in Italia, il sistema dell’informazione, vittima di leggi superate e di una crisi economica senza precedenti nell’editoria.

 

Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, Antonio Mazzeo, presidente del Consiglio regionale e Dario Nardella, sindaco di Firenze, sono stati fra i primi ad aderire alla manifestazione dei giornalisti che scenderanno in piazza, a Firenze,  davanti alla Prefetture di Firenze e al Palazzo del Pegaso. Oltre a Giani, Mazzeo e Nardella, hanno aderito in maniera convinta Vincenzo Ceccarelli, capogruppo del Pd nel Consiglio regionale della Toscana; Francesco Torselli con tutto il gruppo consiliare regionale di Fratelli d’Italia; Marco Stella, capogruppo di Forza Italia; Irene Galletti, capogruppo regionale Movimento 5 Stelle e Maurizio Sguanci di Italia Viva, sempre del consiglio regionale. Adesione e sostegno anche da Cristina Giachi, presidente della commissione cultura del Consiglio regionale.

 

La manifestazione – organizzata a livello nazionale dalla Fnsi e in Toscana dall’Associazione Stampa e dal Consiglio regionale dell’Ordine – si terrà contemporaneamente nei capoluoghi di regione italiani.
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è un’occasione unica per rilanciare il settore e progettare il futuro.
L’informazione, sottolineano Ast e odg Toscana in una nota, pilastro della democrazia di ogni paese, non può venire esclusa dalle risorse del Piano. I giornalisti in piazza (e in diretta social sui canali della Fnsi, la piazza di Firenze sarà raccontata e commentata da Chiara Brilli, consigliera nazionale Fnsi e componente del direttivo Ast) chiedono quindi al Governo un impegno serio per risolvere problemi che si trascinano da decenni.

Le priorità figurano in un documento che sarà consegnato alla prefetta di Firenze, Alessandra Guidi, dal presidente dell’Ast, Sandro Bennucci e dal presidente del Consiglio dell’Ordine della Toscana, Carlo Bartoli. Sostegno alla protesta dei giornalisti anche da Cgil, Cisl e Uil.

“Buona occupazione per la qualità del lavoro e del prodotto editoriale e basta precarietà, di questo ha bisogno il sistema dell’informazione in Italia – dichiara Dalida Angelini segretaria generale della Cgil Toscana -. Il cambiamento è necessario e non rinviabile. Bene fanno i giornalisti italiani e toscani a scendere in piazza, a loro il sostegno mio personale e della Cgil Toscana”. Per il segretario generale della Cisl Toscana, Ciro Recce, “quelle per la qualità del lavoro, contro la precarietà, per una giusta retribuzione sono battaglie che ovviamente la Cisl condivide e sostiene. Nel caso dei giornalisti poi, queste diventano ancor più battaglie per il bene di tutti, perché solo difendendo la qualità del lavoro giornalistico si può difendere fino in fondo la libertà e la qualità dell’informazione, nutrimento indispensabile della democrazia”. “Siamo dalla parte dei giornalisti che giustamente
scendono in piazza per sensibilizzare sulla grave crisi che incombe sul sistema dell’informazione di tutto il Paese – afferma in una nota Annalisa Nocentini, segretario generale della Uil Toscana – Per creare una coscienza critica nei cittadini servono giornalisti che siano in grado di raccontare senza condizionamenti e ricatti, cioè con editori in grado di garantire occupazione di qualità e lotta al precariato. A nome di tutta la Uil Toscana esprimo solidarietà e vicinanza ai giornalisti che domani saranno in piazza a Firenze e in
contemporanea in altri capoluoghi di regione”.

“Sono vicina ai Giornalisti che saranno in piazza per chiedere la riforma della cassa di previdenza professionale, gravata dal carico eccessivo delle prestazioni pensionistiche a fronte di una platea di lavoratori attivi che si è andata sempre più assottigliando negli anni. E per sollecitare provvedimenti, non più procrastinabili, nella lotta contro il precariato che, nel settore dell’informazione, assume forme particolarmente odiose, con Giornalisti pagati pochi euro ad articolo”. Lo dichiara Rosa Maria Di Giorgi, capogruppo Pd in commissione Cultura alla Camera. “A tal proposito – prosegue l’esponente dem – con i colleghi Pellicani, Sensi, Verini, Rotta, Piccoli Nardelli, Lattanzio, Rossi, Prestipino, Nitti e Orfini, abbiamo presentato in commissione Cultura una risoluzione per impegnare il governo ad anticipare l’attuazione della legge n. 58/2019 per l’allargamento della platea contributiva dell’Inpgi, e a promuovere un confronto volto a superare il precariato e l’applicazione di contratti giornalistici per quella vasta platea di Giornalisti che svolge l’attività professionale inquadrata giuridicamente come prestazioni di lavoro autonomo, ma sempre a favore di aziende editoriali. Nella risoluzione si chiede all’esecutivo anche di intervenire per l’abolizione del carcere per i cronisti, la proposta di legge giace in Senato dal giugno del 2020. E a intervenire in tempi rapidi per approvare la legge contro le querele bavaglio, divenute una vera emergenza democratica. Infine di dare immediata attuazione alla legge sull’equo compenso 233/ 2012, che fissa una soglia minima di pagamento”.

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