Disco della settimana: Dj Shadow “Our Pathetic Age”

Disco della settimana: Dj Shadow “Our Pathetic Age”

Appena pubblicato su Mass Appeal/Caroline International, con distribuzione Universal, “Our Pathetic Age” è il sesto studio album di DJ Shadow (per l’anagrafe Joshua Paul Davis), storico dj/producer americano, che per l’occasione ha rinnovato il sodalizio con i vecchi collaboratori Solesides, Lateef The Truthseeker e Gift of Gab (dei Blackalicious). Il doppio album esce a tre anni di distanza dal precedente “The Mountain Will Fall”.


Il lavoro è composto da una “Instrumental Suite”, 11 tracce strumentali “d’atmosfera” (c’è anche un brano composto interamente con una vera orchestra) mente la seconda parte dell’album (Vocal Suite) vede illustri guest-stars del giro hip hop.

Il singolo “Rocket Fuel” ha il featuring dei De La Soul mentre le altre tracce successive presentano featuring di Run The Jewels, Nas, Dave East, Samuel T. Herring, Paul Banks degli Interpol, Wiki, Inspectah Deck, Ghostface Killah, Raekwon, St. Louis MCs Rockwell Knuckles, Tef Poe, Fantastic Negrito, Jumbo is Drama e Brooklyn MC Stro. Il disco esce, ovviamente, anche in doppio vinile, ma è prevista anche un’edizione limitata di 1000 copie, contenente in esclusiva alcune versioni strumentali.

Nel lungo comunicato stampa, il musicista newyorkese dichiara di aver lavorato a questo album per 17 mesi. Il risultato, a suo dire, è il disco più coeso dai tempi dell’EP What Does your Soul Look Like (1994), e rappresenta ‘Ciò che ero, ciò che sono ciò che vorrei essere’. L’artista afferma inoltre che questo sarà un disco di speranza. Ecco come si è espresso in merito: “Come artista, più di ogni altra cosa, cerco di farmi un’idea del mood della società nel suo insieme. I sottili segnali che gli esseri umani si scambiano, il modo in cui la gente si comporta, le loro frustrazioni, i flussi e i riflussi. Nella mia parte di mondo, le persone hanno paura. I senzatetto dilagano e c’è una paura terrificante di cadere nella povertà. Le persone sono dipendenti da qualcosa, confuse e disorientate, sono incazzare e non credono più nelle istituzioni governative. Ci sono canzoni che sono ispirate da questa energia e cercano di sfruttarla, di dare un senso alla rabbia. In alcuni casi, ci sono tentativi di spalmare balsamo sulla ferita; in altri casi, le canzoni si limitano a osservare senza offrire soluzioni. Nonostante il titolo è un album vibrante e pieno di speranza… c’è sempre luce nell’oscurità. Voglio che questo disco rifletta i tempi in cui viviamo, che sia un cartello indicatore per segnare la nostra epoca… la nostra patetica epoca.” .

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Disco della settimana: Michael Kiwanuka “KIWANUKA”

Disco della settimana: Michael Kiwanuka “KIWANUKA”

‘Kiwanuka‘, terzo album di Michael Kiwanuka, pubblicato il 1° novembre su Polydor Records. L’album è il seguito di ‘Love & Hate’, uscito nel 2016, grazie al quale il musicista britannico ha ottenuto la sua seconda e terza nomination al ‘Mercury Prize’ e ai ‘BRIT’. Il disco è stato registrato a New York, Los Angeles, Londra in studio con Danger Mouse e Inflo, lo stesso team di produzione di ‘Love & Hate’. Sempre accompagnato dalla sua band di musicisti, Michael si ispira ai grandi del passato (un cenno a Gil Scott-Heron, Bobby Womack, e l’immancabile Otis Redding alla voce) e si allontana ancora di più dall’anima folk del suo album di debutto, ‘Home Again’ del 2012. Gli arrangiamenti creati da Brian Joseph Burton mettono insieme afro pop e funk come nella traccia d’apertura “You Ain’t The Problem” contaminando spesso il tutto con un pizzico d’elettronica

“L’album precedente proveniva da un luogo introspettivo come fosse stato una terapia, credo. Quest’ultimo disco invece rispecchia il sentirmi a mio agio per quello che sono. Come potrei essere audace e sfidare me stesso e l’ascoltatore? Si tratta di auto-accettazione in un modo più trionfante che malinconico.  E’ un album che esplora cosa significa essere un essere umano oggi”.

“Quando ho firmato per la prima volta un contratto discografico -prosegue Kiwanuka- la gente mi chiedeva: ‘Allora, come ti chiameranno?’. E non ci ho mai pensato: chiamarmi Johnny Thunders o quello che è, come i cantanti del passato. Questo album è qualcosa di provocatorio; mi sto impegnando per quello che sono  e non voglio avere un alter ego, o diventare Sasha Fierce o Ziggy Stardust, anche se tutti mi dicono che devo essere questo, quello o l’altro. Posso semplicemente essere Michael Kiwanuka”.

La cover dell’album è stata dipinta da Markeidric Walker, giovane artista di Atlanta. Michael suonerà dal vivo a novembre e dicembre e sarà a Milano a Le Fabrique il 7 dicembre.

Il brano “Hero” è dedicato a Fred Hampton, leader delle Black Panther ucciso nel 1969 ad appena ventuno anni, “Another Human Being” è costruita attorno alla registrazione di una dimostrazione per i diritti civili interrotta improvvisamente da un colpo di pistola mentre in “Interlude (Loving The People)” è presente la voce dell’attivista e uomo politico americano John Lewis.

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Disco della settimana: Airbourne “Boneshaker”

Disco della settimana: Airbourne “Boneshaker”

Sì, sì, sono uguali agli  AC/DC. E allora? Ogni tanto facciamoci anche due risate, no? Del resto il gioco è scoperto, scopertissimo “volevamo fare fare un disco che suonasse come uno di quei classici album della fine degli anni ’70 in pieno stile “Oz Rock” australiano, che è sempre stato di grande ispirazione per la band”.

Nessun significato nascosto, nessun riferimento trasversale, è semplice rock ‘n’ roll diretto e pungente, quello che puzza di gomma bruciata, di perdite di benzina e valvole incandescenti. Non ci sono ballad, né chitarre acustiche, né tastiere. 10 brani, 30 minuti di musica. Schietto e letale, essenziale, ridotto a quei pochi elementi che servono davvero al rock ‘n’ roll: chitarre violente, bassi pesanti e una voce “carica”. I brani ci sono e funzionano.

Il disco, il quinto degli Airbourne, è uscito il 25 ottobre su Spinefarm Records, l’artwork del disco è nato dalla collaborazione tra Matt Read di Combustion Ltd e Sean Tidy di Design House Studio Ltd. Per “Boneshaker“, i rocker australiani Airbourne hanno collaborato con il miglior produttore di Nashville, Dave Cobb, che ha lavorato con Chris Stapleton e alla colonna sonora del film A Star Is Born.

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Disco della settimana: Mark Lanegan “Somebody’s Knocking”

Disco della settimana: Mark Lanegan “Somebody’s Knocking”

 

A due anni da Gargoyle e dopo il disco con Duke Garwood del 2018, Mark Lanegan e la sua band tornano con Somebody’s Knocking. L’album è stato registrato in solo 11 giorni a Los Angeles, ed era stato annunciato come pieno di “brani gioiosi, come se fossero stati creati prendendo ispirazione dal negozio di dischi di Dio”. In realtà l’album affianca brani che ricalcano la consueta struttura cui Lanegan ci ha abituati (chitarre ipnotiche e “poverose” che rincorrono progressioni oscure) ad una serie di brani sorprendentemente “new wave”, scelta che ha disorientato e diviso anche molti estimatori.

Somebody’s Knocking è il suo undicesimo album solista uscito il 18 ottobre su Heavenly Recordings [PIAS]. Ad anticiparlo, i brani Stitch It Up, Playing The Nero, Letter Never Sent e Night Flight To Kabul.

L’unica tappa nel nostro paese del tour che accompagna l’album è prevista al Fabrique di Milano, il 27 novembre 2019.

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Disco della settimana “Hannah Williams & The Affirmations”

Disco della settimana “Hannah Williams & The Affirmations”

“50 Foot Woman” il nuovo disco della regina del soul britannico Hannah Williams è il nuovo album della settimana sulle frequenze di Controradio. La cantante sarà in Italia con la sua band per tre concerti: il 28 novembre a Torino, il 29 novembre al Locomotiv di Bologna e il 30 novembre al Biko di Milano.

Sono passati due anni da quando “Late Nights & Heartbreak” title track dell’ultimo album di Hannah Williams & The Affirmations è stata scelta da Jay-Z per la sua “4:44”, canzone che dà il titolo all’ultimo album del rapper statunitense e che ha letteralmente catapultato Hannah sotto i riflettori di mezzo mondo. Adesso, due anni dopo, la cantante inglese è pronta a far parlare ancora di se grazie al suo nuovo album “50 Foot Woman” insieme alla sua band The Affirmations. 

“50 Foot Woman” è stato prodotto da Shawn Lee, musicista, produttore e strumentista americano che vanta collaborazioni con artisti del calibro di Amy Winehouse, Lana Del Rey e Alicia Keys. Registrato interamente in analogico agli Ata Studios di Leeds, tra atmosfere vintage soul, gospel e funk e folate psychedeliche, l’album segna la maturità artistica del progetto catturando in maniera esemplare tutta la carica esplosiva della band. Forse non a caso Hannah parlando del disco afferma “non sono mai stata così orgogliosa di qualcosa in tutta la mia carriera”.

Dopo l’uscita di 4:44 niente è stato più come prima per l’artista britannica. Sono arrivati una candidatura ai Grammy nella categoria “Song of the Year”  e un tour mondiale senza sosta che li ha visti  passare dal Blue Note di Tokyo, dal Summer Stage Central Park di NY, passando per il Toronto Jazz Festival, Eurosonic e un bel po’ di club e festival di rilievo in Europa. “La nostra carriera è cambiata in quel momento”, racconta la Williams, “le persone ascoltando la mia voce rimanevano stupite del fatto che fossi bianca, inglese e soprattutto che fossi viva e non fossi soltanto “un sample” degli anni ‘70”.

Ora con “50 Foot Woman”  (sempre su Record Kicks)  Hannah Williams è pronta a conquistare il mondo con un lungo tour che la porterà in Italia per tre date: giovedì 28 Novembre 2019 – Torino, Spazio211 –  Venerdì 29 Novembre 2019 – Bologna, Locomotiv Club –  Sabato 30 Novembre 2019 – Milano, Biko

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