Regione Toscana, affitti a famiglie e studenti

Regione Toscana, affitti a famiglie e studenti

Firenze, la Regione Toscana interverrà per aiutare le famiglie e gli studenti universitari fuori sede a sostenere le spese di pagamento degli affitti.

I provvedimenti, attualmente in fase di predisposizione, serviranno per fronteggiare la situazione di grave crisi determinata dall’emergenza sanitaria in corso. Lo riporta un comunicato pubblicato sul sito della regione Toscana, dove si spiega che saranno i Comuni, viene spiegato, a distribuire i contributi per l’integrazione del canone di locazione.

I beneficiari saranno, in particolare, lavoratori dipendenti e autonomi che hanno perso il lavoro o comunque registrato una significativa riduzione di reddito. Misure specifiche sono previste anche per gli studenti universitari fuori sede.

“E’ necessario intervenire con ancora maggiore incisività – spiega l’assessore a urbanistica e casa Vincenzo Ceccarelli – in un settore, come quello delle locazioni, su cui da tempo la Regione investe risorse importanti: per rafforzare il patrimonio edilizio pubblico e per venire in aiuto ai soggetti più deboli, prima colpiti dalla crisi economica e adesso da questa nuova drammatica emergenza. Interveniamo intanto con fondi regionali ma l’auspicio è che su questa criticità intervenga anche il Governo”.

“I giovani universitari sono una ricchezza della Toscana – aggiunge la vicepresidente e assessore alla cultura, Monica Barni – Abbiamo il dovere di mantenere vitale il tessuto di relazioni di cui sono protagonisti i tanti studenti fuori sede che vivono nelle città che ospitano gli atenei. Con l’azienda per il Diritto allo studio stiamo lavorando per aiutare gli studenti borsisti fuori sede in questa fase di emergenza sanitaria ed economica, come abbiamo fatto nel passato aiutando a sostenere i canoni di locazione. L’impegno della Regione a favore del diritto allo studio e della cittadinanza studentesca è una priorità”.

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TARI rinviata a giugno da Palazzo Vecchio

TARI rinviata a giugno da Palazzo Vecchio

Firenze, Palazzo Vecchio dà la possibilità di pagare a fine giugno senza sanzioni ed interessi la prima rata della Tari, il tributo sui rifiuti che finanzia i costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento.

Il rinvio della Tari arriva dopo il rinvio della scadenza della Cosap per tavolini e dehors (sospesa fino al 30 giugno) e del versamento dell’imposta di soggiorno di febbraio e marzo (rinviata al 15 maggio).

Lo slittamento di due mesi della Tari (dal 30 aprile al 30 giugno) è stata approvata stamani in giunta con una delibera dell’assessore al bilancio Federico Gianassi. “Abbiamo dato la possibilità di pagare entro il 30 giugno, senza maggiorazioni, la prima rata della Tari 2020 – ha detto l’assessore Gianassi – come ulteriore misura urgente per fronteggiare l’emergenza economica e sociale in conseguenza della pandemia in corso nel nostro paese. Malgrado la difficilissima situazione dei Comuni per le mancate entrate prodotte dalla crisi, in particolare del turismo, che rendono assolutamente necessario un intervento del Governo, si è voluto dare un segnale di vicinanza a famiglie e imprese così duramente colpite. Con questo ulteriore provvedimento, in linea con quelli già adottati, oltre al rinvio di tutte le scadenze di marzo, si provvede a sospendere anche le tariffe di aprile”.

Con questa delibera infatti si rinvia la scadenza di pagamento TARI con bollettino postale prevista per il 30 aprile 2020, al 30 giugno 2020, senza sanzioni ed interessi. Chi ha invece l’addebito diretto, per poter rinviare al 30 giugno dovrà provvedere a sospenderlo.

Palazzo Vecchio ha inoltre precisato che il personale sanitario che soggiorna nelle strutture ricettive di Firenze per ragioni di servizio legate all’emergenza Covid-19, coordinata dalla protezione civile, non deve pagare l’imposta di soggiorno dalla quale è da considerare esente.

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Aperte 40mila aziende Firenze,160mila in Toscana

Aperte 40mila aziende Firenze,160mila in Toscana

Firenze, sono 41.125 le imprese ‘essenziali’, con 178.529 addetti, che rimarranno aperte nella città metropolitana di Firenze in base ai Dpcm dell’11 e del 22 marzo.

Al dato, comunicato dalla Camera di Commercio, vanno poi aggiunte le duemila aziende che hanno presentato alla Prefettura richiesta di rimanere aperte per prosecuzione dell’attività in quanto essenziali per le filiere produttive strategiche, o in fase di riconversione alla produzione di dispositivi di protezione individuale per evitare il contagio da Coronavirus.

Firenze fa la parte del leone in termini assoluti in Toscana, dove le prime stime calcolate all’indomani del 22 marzo indicavano una prosecuzione dell’attività per “163mila imprese essenziali su circa 350mila attive” al netto delle deroghe concesse dalle Prefetture competenti, ha spiegato all’ANSA il direttore dell’istituto di ricerca Irpet Stefano Casini Benvenuti.

Le ultime modifiche apportate alla lista dei codici Ateco, dopo l’intesa di ieri fra governo e sindacati, dovrebbero cambiare in misura marginale i numeri delle imprese attive.

Per quanto riguarda le domande di prosecuzione dell’attività che le aziende da lunedì scorso stanno inviando alle Prefetture competenti, i primi riscontri ancora parziali indicano 600 richieste a Lucca, 500 ad Arezzo, 300 a Prato e 100 a Pistoia, ma in tutte le Prefetture stanno arrivando richieste.

Il totale delle richieste di deroga in tutta la Toscana dovrebbe quindi al momento superare quota 4mila.

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