David Sassoli: “Recovery Fund è la risposta dell’UE alla pandemia”

David Sassoli: “Recovery Fund è la risposta dell’UE alla pandemia”

David Sassoli: “Il Recovery Fund rappresenta la risposta dell’Unione Europea alla pandemia”. Il Presidente del Parlamento Europeo ha commentato l’importanza del Recovery Fund in occasione della Festa dell’Europa.

Il Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli è intervenuto attraverso un video messaggio alla seduta solenne del Consiglio regionale toscano per la Festa dell’Europa. Durante l’intervento ha espresso l’importanza del Recovery Fund e del Next Generation EU nello sviluppo dell’Unione Europea.

Il Presidente Sassoli ha ribadito che: “Il Recovery fund e il next generation Eu rappresentano non solo la risposta europea alla pandemia e agli effetti che ha prodotto, ma anche una grande opportunità per realizzare nuovi modelli capaci di conciliare crescita e sostenibilità”.

Sassoli ha aggiunto che “in questo momento storico è fondamentale agire insieme, proteggere la nostra coesione sociale, incoraggiare l’Europa a discutere, a fare politica, a cercare convergenze che vuol dire rafforzare la nostra democrazia e rendere i nostri cittadini protagonisti di questa grande e straordinaria comunità”.

David Sassoli ha concluso l’intervento sostenendo che “la politica non può essere per pochi e in questo senso credo che la conferenza sul futuro dell’Europa rappresenti davvero una valida occasione per stimolare e coinvolgere le nostre opinioni pubbliche”. Il Presidente del Parlamento Europeo ha poi aggiunto che “la democrazia si basa sulla partecipazione e noi dobbiamo recuperarla a tutti i livelli. Questa iniziativa si sostanzia attraverso la partecipazione diretta delle istituzioni nazionali e locali, della società civile, dei giovani, delle università, delle imprese, del mondo del lavoro e vuol essere un momento di ascolto, ma anche di elaborazione di idee. Il destino dell’Europa è nelle nostre mani”

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Lavoratori di Amazon USA votano contro il sindacato, ma non è finita

Lavoratori di Amazon USA votano contro il sindacato, ma non è finita

Bessemer, Alabama, i lavoratori di Amazon non si uniranno al sindacato, la stragrande maggioranza dei voti espressi dai magazzinieri dello stato del sud, sono stati infatti contrari all’adesione al sindacato ‘Retail, Wholesale and Department Store‘.

Per sindacato si tratta di una pungente sconfitta, nel conteggio finale infatti, tra i lavoratori di Amazon si sono avuti 1.798 voti contrari al sindacato e 738 voti a favore. Ciò significa che Amazon ha resistito alla più grande spinta sindacale tra i suoi lavoratori statunitensi, e ciò nonostante che la formazione del sindacato avesse ricevuto l’approvazione di celebrità, e politici, inclusa la solidarietà implicita del presidente degli Stati Uniti Biden.

Il sindacato sta però presentando una sfida legale contro le elezioni accusando di pratiche sleali Amazon, chiedendo un’audizione da parte del National Labor Relations Board: “per determinare se i risultati delle elezioni debbano essere annullati perché la condotta del datore di lavoro ha creato un’atmosfera di confusione, coercizione e/o paura di ritorsioni e quindi ha interferito con la libertà di scelta”.

Amazon ha naturalmente respinto le accuse, dichiarando: “Amazon non ha vinto, i nostri dipendenti hanno scelto di votare contro l’adesione a un sindacato”. Quasi 5.900 persone lavorano nella struttura di Bessemer di Amazon e più della metà ha votato alle elezioni.

La spinta sindacale a Bessemer è stata la più importante battaglia sindacale degli ultimi decenni. Con una forza lavoro in magazzino in continua espansione, Amazon è diventata il secondo datore di lavoro privato più grande degli Stati Uniti, con oltre 800.000 dipendenti.

I leader sindacali hanno affermato che il voto da solo ha suscitato centinaia di nuove richieste da parte di altri lavoratori di Amazon in tutto il paese. È stata la prima elezione sindacale in un magazzino di Amazon dal 2014, quando un piccolo gruppo di tecnici nel Delaware aveva votato contro il sindacato.

“Stiamo davvero vedendo come l’equilibrio è sempre orientato a favore dei datori di lavoro”, ha detto Rebecca Givan, professoressa di studi sul lavoro presso la Rutgers University. “Organizzare un sindacato in base al diritto del lavoro attuale è estremamente impegnativo: le probabilità sono sempre contro di te”.

In Alabama, Amazon ha scatenato una grossa operazione di respingimento, con lunghe “sessioni informative” obbligatorie e raffiche di messaggi anche sui socials ai suoi dipendenti. L’azienda ha ricoperto il magazzino con striscioni con il suo slogan “Fatelo senza quote”. L’azienda ha sostenuto che il sindacato era interessato solo a raccogliere i soldi guadagnati duramente dai lavoratori sotto forma di appunto ‘quote’ sociali, mentre Amazon paga già 15 dollari l’ora di stipendio iniziale, molto al di sopra, dice Amazon, del minimo locale, e fornisce generose cure sanitarie e altri benefici.

“Questo particolare sindacato non può darci nulla che Amazon non offre già”, ha detto LaVonette Stokes, un lavoratore di Bessemer che ha votato contro il sindacato. “Ci sono molte persone che non hanno mai problemi”.

All’inizio, la spinta del sindacato Bessemer sembrava cogliere di sorpresa Amazon, come gran parte del paese. Storicamente, i sindacati sono stati sempre difficili da formare negli stati del sud come l’Alabama. Ma alcuni lavoratori della Bessemer hanno contattato discretamente la ‘Retail, Wholesale and Department Store Union’ la scorsa estate, pochi mesi dopo l’apertura del magazzino, ed hanno descritto le estenuanti quote di produttività, dicendo di volere più voce in capitolo sul modo in cui le persone a Amazon lavorano, vengono disciplinate o vengono licenziate.

La pandemia ha messo in maggiore rilievo la posta in gioco per i lavoratori e molti lavoratori hanno sottolineato l’immensa ricchezza sia di Amazon, i cui profitti sono saliti alle stelle durante i blocchi, sia del CEO Jeff Bezos, una delle persone più ricche del mondo.

Il sindacato rispondendo alla richiesta dei lavoratori aveva mobilitato un sistema di supporto organizzativo, e in pochi mesi, più della metà del personale di Amazon, presso il magazzino di Bessemer, aveva firmato le carte che richiedevano un’organizzazione sindacale, spingendo così le autorità federali del lavoro a programmare il voto.

Diverse controversie sono poi scoppiate intorno alle elezioni di cui probabilmente si terrà conto nelle sfide legali in sospeso lanciate dal sindacato.

La spinta sindacale a Bessemer ha attirato l’attenzione di star dello sport, politici e celebrità. L’attore Danny Glover, un gruppo di House Democrats e il senatore Bernie Sanders, critico di Amazon di lunga data, sono andati a visitare i lavoratori prima delle elezioni. Gli organizzatori di Black Lives Matter avevano espresso la loro solidarietà, e solidarietà politica, addirittura bipartisan, era arrivata da parte del Presidente Biden ma anche dal senatore repubblicano Marco Rubio.

Ma la storia non finisce qui, nonostante la sconfitta, solo il fatto che si siano tenute delle elezioni per avere un sindacato negli USA, viene considerato un risultato positivo, risultato che potrebbe spingere Biden ed altri politici statunitensi a rivedere le leggi che danno grandi vantaggi ai datori di lavoro in occasioni come questa, inclusa la libertà di “bombardare i propri dipendenti con messaggi anti-sindacali”, ha detto il professore del lavoro Givan.

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La Ministra del Tesoro statunitense propone la tassazione minima globale

La Ministra del Tesoro statunitense propone la tassazione minima globale

La Ministra del Tesoro statunitense Janet Yellen ha proposto durante un congresso di trovare un accordo tra paesi per imporre una tassazione minima globale.

Janet Yellen, Ministra del Tesoro del governo statunitense, ha invitato tutti i paesi a trovare un accordo sulla tassazione minima globale per le multinazionali. Durante la conferenza del Chicago Council on Global Affairs, Yellen ha motivato così la sua proposta: “Collaborando possiamo usare una tassazione minima globale che permetta di rendere più equo lo scenario competitivo per le aziende multinazionali e così favorire l’innovazione, la crescita e la prosperità”.

La proposta di Yellen è allineata all’agenda governativa dell’Amministrazione Biden, intenzionata a combattere l’elusione fiscale e i paradisi fiscali.  La Ministra ha aggiunto: “Il nostro obiettivo è assicurare che i Governi abbiano dei sistemi contributivi stabili e affidabili che permettano di investire il gettito in servizi di prima necessità per la cittadinanza”.

Il Governo statunitense ha in programma di trattare l’accordo multilaterale sulla tassazione digitale all’OECD entro l’estate, ma la proposta di Yellen ambisce a coinvolgere anche altri paesi oltre a quelli del G20.

Nel proporre una tassazione minima globale, la Ministra del Tesoro ha dovuto affrontare il tema dei rapporti economici tra Stati Uniti e Cina. Yellen ha dichiarato che “la nostra relazione con la Cina in materia economica, come in altri ambiti, sarà competitiva dove merita di esserlo, cooperativa dove potrà esserlo e conflittuale dove dovrà esserlo”.

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Gli ingressi nei primi 100 musei mondiali sono calati del 77%

Gli ingressi nei primi 100 musei mondiali sono calati del 77%

Le visite nei primi 100 musei e gallerie del mondo sono calate del 77% a causa della pandemia. Un sondaggio indica che ci vorranno anni perché tornino ai livelli pre-covid.

Nel 2020 le visite ai primi 100 musei e gallerie del mondo sono calate del 77%. Dai 230 milioni di visitatori del 2019 si è arrivati a 54 milioni a causa delle restrizioni alla mobilità e al turismo imposte dalla pandemia.

Il sondaggio di Art Newspaper mette in evidenza il crollo nel numero di visitatori e i giorni di chiusura imposto dalla pandemia. Il Louvre di Parigi ha mantenuto il primato di museo più visitato al mondo grazie alla mostra su Leonardo da Vinci, prima di chiudere nel febbraio del 2020. Durante l’anno, il Louvre ha avuto 2.7 milioni di visitatori, un calo del 72% rispetto al 2019 che ha comportato una perdita di fatturato stimata attorno ai 90 milioni di euro.

La Tate Modern di Londra, con 1.4 milioni di visite, ha subito un calo del 77%. La galleria è rimasta chiusa per 173 giorni durante il 2020 e ha comunicato di aver perso 56 milioni di sterline in ricavi mancati.

I Musei Vaticani hanno avuto 1.3 milioni di visitatori nel 2020, un calo dell’81% rispetto all’anno precedente. I dati sul numero di giorni di chiusura non sono disponibili.

Alison Cole di Art Newspaper ha detto che l’impatto della pandemia sui musei è stato disastroso e che le prospettive restano poco incoraggianti: “mentre nel Regno Unito si attende fiduciosamente il 17 maggio, la data in cui riapriranno i musei, resta la capacità ridotta dovuta al Covid e il crollo del turismo significa che per i grandi musei passeranno anni prima di tornare ai livelli pre-pandemia”.

Art Newspaper ha calcolato che i principali 100 musei del mondo sono stati chiusi per 41.000 giorni combinati, “112 anni di mancate visite e centinaia di milioni di fatturato in meno”.

Le Gallerie degli Uffizi si trovano al 27esimo posto della classifica. Nel 2020 ci sono stati 659.043 visitatori, il 72% in meno dell’anno precedente. I giorni di chiusura sono stati invece 111. Lo scorso novembre Eike Schmidt, direttore degli Uffizi, aveva dichiarato che per il museo ogni mese di chiusura equivaleva a una perdita di fatturato pari a 1 milione.

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Le opzioni per le navi bloccate nel Canale di Suez sono due

Le opzioni per le navi bloccate nel Canale di Suez sono due

Per le navi bloccate nel Canale di Suez dall’incagliamento della nave Ever Given le opzioni sono due: l’attesa o la circumnavigazione dell’Africa.

I lavori del disincagliamento della nave Ever Given, che da tre giorni sta bloccando il traffico navale del Canale di Suez, procedono a rilento e ancora non si sa quando il tratto tornerà a essere utilizzabile. nel frattempo a farne le spese sono i titolari delle altre navi commerciali che si trovano bloccate a Nord e a Sud della Ever Given.

Alcuni proprietari di navi da trasporto stanno iniziando a dirottare i transatlantici. L’alternativa migliore, per quanto assurda e costosa possa sembrare, è la circumnavigazione dell’Africa e del Capo di Buona Speranza.

I transatlantici in attesa del disincagliamento della Ever Given sono ancora più di 100. Nel frattempo, il proprietario giapponese della Ever Given si è scusato per aver bloccato il commercio mondiale. Ancora oggi, attraverso il Canale di Suez, passa il 7% del commercio globale.

Nel valutare l’opzione migliore tra l’attesa e la circumnavigazione dell’Africa, le aziende di trasporto devono prendere in considerazione il costo di attesa, ancora variabile dato che non sappiamo quando il canale sarà liberato, e e il costo certo di navigare attorno all’Africa.

Attualmente, sette transatlantici adibiti al trasporto di gas naturali liquidi hanno optato per la circumnavigazione. Anche le navi cargo stanno cambiando i loro piani. Un transatlantico coreano diretto in Asia dal Regno Unito ha preferito passare dal Capo di Buona Speranza anzichè rischiare l’attesa indefinita nel Canale di Suez.

Per le navi che già si trovano nel Canale di Suez il cambio di rotta implicherebbe sei settimane di navigazione per raggiungere Amsterdam, paragonati ai tredici giorni impiegati attraversando il Canale.

Per chi è interessato a seguire i lavori di disincagliamento esiste un sito. Qualcuno ha deciso di sviluppare un sito che si occupa esclusivamente di avvertire quando la nave Ever Given avrà liberato il passaggio.

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