Commissione infiltrazioni mafiose gestione rifiuti, audizioni Giani e Rossi

Commissione infiltrazioni mafiose gestione rifiuti, audizioni Giani e Rossi

Firenze, si è riunita mercoledì 27 ottobre, la Commissione d’inchiesta su infiltrazioni mafiose e criminalità organizzata in Toscana, che ha il compito di far luce sul caso del rischio inquinamento derivante dallo smaltimento illegale del famigerato Keu, la sostanza altamente inquinante derivante dal trattamento dei rifiuti delle concerie di pelle.

All’ordine del giorno dei lavori della commissione, l’audizione del Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, e l’audizione di Enrico Rossi ex Presidente Regione Toscana.
Il presidente Giani lancia un Codice etico per contrastare infiltrazioni illecite sottolinea: “Fatti si riferiscono a prima della mia elezione”.
L’ex governatore Rossi sull’emendamento incriminato: “Era evidente che il Governo avrebbe fatto ricorso, sono stato il primo a dirlo. È stato fatto un errore politico anche da chi non ha votato o è stato zitto”.
La presidente della commissione Elena Meini della Lega: “Faremo richiesta formale per avere lista aziende colluse come già fatto in altre Regioni”

L’attuale presidente di Regione, Eugenio Giani, arriva in commissione d’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose e della criminalità organizzata, guidata da Elena Meini della Lega, confermando la sua “posizione di notaio” al tempo in cui fu approvato l’emendamento contestato e rivendica di aver subito agito per la revoca. “La Regione è dalla parte di chi vuole essere chiaro, ora come parte offesa e poi in fase processuale come parte civile – dichiara Giani aggiungendo di – non essere stato assolutamente coinvolto. Non ero tra i presentatori, non ho partecipato ad alcuna riunione di gruppo e ho letto il testo in Aula, poi approvato senza alcun voto contrario, perché non c’erano interventi che lo illustrassero”.
Sollecitato da numerose domande, il presidente ritiene necessario “indagare sugli effetti del Keu”, ma “occorre costruire un sistema normativo di deterrenza sul piano della lotta all’inquinamento”. Su quanto sta emergendo afferma anche di voler “acquisire tutti gli elementi scientifici e saremo pronti per le eventuali bonifiche”.
Quello che lascia l’inchiesta è che “quanto accaduto non si deve ripetere. Tutti i siti in cui è stato versato materiale inquinante devono essere noti e agiremo per essere pronti alle bonifiche”, continua Giani. “La Regione sarà sempre impegnata in un’azione di controllo e tutela del territorio per mantenere il giusto equilibrio tra tutela del lavoro e rispetto ambientale.
Creeremo tutti i presupposti in questo senso” afferma deciso. Sull’accordo di programma e rispondendo ad una domanda diretta della presidente, Giani afferma di “non sapere, ad ora, quale sarà la strada giusta da percorrere” e quindi se se aggiornarlo – come detto dal commissario Caselli nella seduta del 13 ottobre – o praticare altre opzioni. “Confrontiamoci dopo le risultanze di questa commissione e dell’inchiesta. Ho incominciato ad interessarmene da quando è partita l’azione della Magistratura” spiega.

Sull’idea di varare un Codice etico, la presidente di Commissione Meini annuncia l’intenzione di costituire una lista delle aziende che hanno già avuto collegamenti con il sistema mafioso. “La richiesta ufficiale sarà inserita nella relazione finale”, dichiara.

“Era evidente che il Governo avrebbe fatto ricorso. Sarà interessante capire le responsabilità di chi e quando. Non intendo comunque commentare l’operato dell’attuale Giunta”, afferma l’ex governatore Enrico Rossi che auspica, pur dichiarando di “non poter dire la mia su ciò che deciderete”, la realizzazione del tubone, la soluzione del problema dello smaltimento dei rifiuti verso una visione di economia sempre più circolare.
Incalzato comunque dal vicepresidente Alessandro Capecchi (Fratelli d’Italia), ha ricordato di aver incontrato Andrea Pieroni ad ottobre 2019 e venuto a conoscenza delle intenzioni “ho detto espressamente che sarebbe stato bloccato dal Governo.
Poi tutto si ferma a causa della pandemia e l’emendamento viene riproposto a Giugno, portandolo in Consiglio in modo un po’ subdolo e senza che lo sapessi”. Rossi dichiara che quella modifica sottrae i reflui dall’autorizzazione.
“Se sul testo fossero stati consultati gli uffici della Giunta, lo avrebbero manifestato e difatti si sono attenuti alla mia delibera del 2017 dove si dice di fare l’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale”. Se a detta dell’ex governatore il “comportamento della mia Giunta è stato corretto e lineare”, per il vicepresidente della Commissione sui 13 siti oggetto di inchiesta “qualche responsabilità ci deve essere”.
Per definire comportamenti da tenere o da evitare occorre imparare quella che a detta di Rossi è la “vera lezione da cogliere: la politica deve agire, ma tenendo conto del parere tecnico. Non si può saltare, è un errore enorme non di poco conto. È stato fatto un errore politico anche da chi non ha votato o è stato zitto”.

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Gkn: 10 mila firme per appello lanciato da ex presidenti di regione

Gkn: 10 mila firme per appello lanciato da ex presidenti di regione

Gkn: gli ex presidenti della Regione Toscana Vannino Chiti, Claudio Martini ed Enrico Rossi hanno raccolto già oltre 9mila firme sotto l’appello, da loro lanciato, per la promozione di un comitato di sostegno alle lotte dei lavoratori di Gkn di Campi Bisenzio, in vertenza con l’azienda a seguito della decisione di avviare la procedura di licenziamento per tutti i 422 dipendenti dello stabilimento. Entro pochi giorni dovrebbe essere tagliato il traguardo delle 10mila firme.

A quel punto il documento verrà consegnato alla presidenza del Consiglio. Intanto ieri Chiti, Martini e Rossi si sono confrontati col loro successore Eugenio Giani: “Queste firme -sottolinea l’attuale governatore- sono parte della mobilitazione civile e delle istituzioni che subito si è creata all’indomani dell’annuncio dei licenziamenti e che è andata crescendo”. Nei giorni scorsi anche i sindaci hanno scritto a Draghi, per dire no ad “un profitto senza scrupoli”.

La battaglia comune, ammette Giani, “è quella di offrire una nuova prospettiva all’azienda, rimettendo al centro diritti e vita della persone. La nostra Regione non può essere un terreno di speculazioni da parte di multinazionali interessate solo agli aspetti finanziari e non anche agli investimenti, alla produzione e al lavoro”.

Come istituzioni, promette ancora il presidente della Regione, “continueremo a premere per l’approvazione di un decreto legge che renda le delocalizzazioni meno facili e le disincentivi, soprattutto nel caso di aziende che hanno ricevuto o pensano di chiedere finanziamenti pubblici. Non lasceremo soli i lavoratori”.

”E’ vero ciò che i sindaci toscani, a partire da quelli di Campi Bisenzio e di Firenze, ma con l’adesione di tantissimi primi cittadini, scrivono: ciò che e accaduto alla Gkn ci riguarda tutti. Riguarda le persone, i lavoratori e le lavoratrici, riguarda le comunità, riguarda l’economia reale, troppe volte travolta da quella finanziaria, troppe volte piegata agli interessi di pochi soggetti. Riguarda gli imprenditori veri, quelli che fanno i conti ogni giorno con le difficoltà dei mercati, il cui sforzo in questo passaggio stiamo sostenendo anche con le opportunità del Pnrr, riguarda il futuro di un Paese, il nostro, che sta ripartendo dopo quasi due anni di crisi legata alla pandemia, e dell’Europa. Noi quell’appello lo sentiamo nostro”. Così le deputate e i deputati dem della Toscana, Susanna Cenni, Lucia Ciampi, Luca Sani, Laura Cantini, Rosa Maria Di Giorgi, Umberto Buratti, Martina Nardi, Alessia Rotta, Andrea Romano, Luca Lotti, Filippo Sensi, Stefano Ceccanti.

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Inchiesta spese elettorali: rinvio a giudizio per Enrico Rossi

Inchiesta spese elettorali: rinvio a giudizio per Enrico Rossi

Inchiesta spese elettorali:  il gup di Firenze ha disposto il rinvio a giudizio per l’ex presidente di centrosinistra della Regione Toscana Enrico Rossi, accusato di falso ideologico nell’ambito di un’inchiesta su presunte irregolarità nelle spese sostenute nella campagna per le regionali del 2015. A processo anche il commercialista Luciano Bachi, in qualità di suo mandatario elettorale. La prima udienza è fissata per il 18 febbraio 2022

L’ex presidente della Regione Enrico Rossi è accusato di falso ideologico in merito a presunte irregolarità nelle spese della sua campagna elettorale per la rielezione nel 2015. L’ex presidente è stato invece prosciolto dal gup, con la formula perché il fatto non sussiste, dall’accusa di falso ideologico per presunte irregolarità nelle dichiarazioni sulle spese elettorali presentate alla Regione Toscana. Per l’accusa, Rossi – passato negli ultimi anni dal Pd ad Articolo Uno e poi tornato al Pd -, difeso dall’avvocato Gaetano Viciconte, avrebbe indotto in errore il collegio regionale di garanzia elettorale presso la corte di appello di Firenze, dichiarando di aver speso circa 59.000 per la campagna elettorale, a seguito di contributi ricevuti per circa 70.000 euro, mentre in realtà avrebbe ricevuto e speso denaro ulteriore per circa 600.000 euro. Per la difesa gran parte delle spese considerate si riferiscono a una fase precedente alla campagna elettorale e comunque sia, eventualmente, ci si troverebbe di fronte a un illecito amministrativo e non a un reato. La procura ha indagato per la stessa vicenda il commercialista Luciano Bachi in quanto mandatario elettorale di Rossi.
“Secondo la procura avrei superato il tetto” delle spese elettorali, “ma la procura si riferisce alla mia attività politica di più anni e non allo stretto periodo di campagna elettorale che se ben ricordo è di 55 giorni. Quindi confido che in sede di dibattimento dimostreremo la mia correttezza”. E’ quanto dichiarato dallo stesso ex governatore toscano, in merito alla notizia del suo rinvio a giudizio. “L’accusa di finanziamento illecito – ricorda poi Rossi – è stata archiviata dagli stessi procuratori, in sede di indagine: è un’attestazione di onestà nei miei confronti”. 

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Inchiesta DDA: “se Rossi sa riferisca magistrati”

Inchiesta DDA: “se Rossi sa riferisca magistrati”

Così Francesco Torselli, capogruppo Fdi in Consiglio regionale, circa le dichiarazioni dell’ex governatore Enrico Rossi sull’inchiesta ‘Keu’. Giani: “Io penso che parlino i fatti”

“Le parole che leggiamo oggi sulla stampa attribuite a Enrico Rossi sono di una gravità assoluta e vanno ben oltre quel penoso scaricabarile di responsabilità al quale il Pd ci ha abituato negli ultimi giorni. Per l’ex-governatore della Toscana, il presidente Giani sarebbe, se non un irresponsabile, addirittura un complice di chi avrebbe voluto agevolare lo smaltimento dei reflui tossici della lavorazione delle concerie”. Così Francesco Torselli, capogruppo Fdi in Consiglio regionale, circa le dichiarazioni dell’ex governatore Enrico Rossi sull’inchiesta ‘Keu‘. “Sempre secondo Enrico Rossi – aggiunge Torselli – Giani, da presidente del Consiglio regionale, non avrebbe rispettato la legge. Accuse che c’entrano ben poco con la dialettica politica e che, se fossero confermate, aprirebbero uno scenario di malaffare senza precedenti nella politica toscana. Per questo chiediamo: ma oltre che ai giornalisti, Enrico Rossi ha riferito queste notizie di cui evidentemente è in possesso, anche ai magistrati?”. “Per me, Eugenio Giani è un avversario politico – conclude Torselli – con il quale mi sono scontrato e continuerò a scontrarmi negli anni a venire, ma lo conosco bene e non posso pensare sia complice di sistemi di malaffare. Se Enrico Rossi invece ha notizie in merito, non le usi per guadagnarsi le prime pagine dei giornali, ma le metta immediatamente nelle mani degli organi competenti”.

“Io penso che parlino i fatti”. Così il presidente della Toscana, Eugenio Giani, ha replicato a critiche rivoltegli dall’ex governatore Enrico Rossi. “Io ritengo che più che le parole contino i fatti – ha detto Giani – e ieri noi abbiamo approvato all’unanimità una legge che abroga quello che era stato l’emendamento che era stata fonte di tante discussioni, e quindi con ieri si pone un fatto molto concreto: su mia proposta il Consiglio regionale all’unanimità ha abrogato quell’emendamento. Così si pone un punto fermo su questa vicenda, sulla chiarezza e sul rigore interpretativo per quanto riguarda la materia di cui discutiamo”. L’ex presidente della Regione Enrico Rossi a più riprese ha criticato Giani sul contegno tenuto, quando era presidente del Consiglio Regionale, sull’emendamento che riguardava le attività di smaltimento dei fanghi di risulta delle concerie. Tra le affermazioni di Rossi anche quella di sostenere che nella vicenda Giani sia stato “o irresponsabile o complice”.

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Inchiesta spese campagna voto, giudice si riserva su Rossi

Inchiesta spese campagna voto, giudice si riserva su Rossi

Udienza preliminare aggiornata 3/6 per ex governatore Toscana Enrico Rossi

Il giudice di Firenze Gianluca Mancuso al termine dell’udienza preliminare tenuta oggi si è riservato la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio che la procura ha fatto nei confronti dell’ex presidente della Regione Enrico Rossi, accusato di falso ideologico in merito a presunte irregolarità nelle spese della sua campagna elettorale per la rielezione nel 2015. Il gup ha aggiornato l’udienza al 3 giugno.

In udienza la procura, col pm Antonino Nastasi, ha ribadito le accuse a Rossi di aver fatto figurare spese per 59.000 euro, avendo ricevuto contributi di 70.000 euro, così inducendo in errore il collegio regionale di garanzia elettorale presso la corte di appello di Firenze. Invece Rossi per l’accusa avrebbe ricevuto contributi e speso denaro per 600.000 euro, superando peraltro il tetto di spesa consentito. Rossi è difeso dall’avvocato Gaetano Viciconte il quale ha ribadito che gran parte delle spese considerate si riferiscono a una fase precedente alla campagna elettorale e comunque sia, eventualmente, ci si troverebbe di fronte a un illecito amministrativo e non a un reato. La procura ha indagato per la stessa vicenda il commercialista Luciano Bachi in quanto mandatario elettorale di Rossi.

“Non viene contestato come illecito nessun finanziamento che ho ricevuto; tutti i finanziamenti che ho ricevuto sono stati verificati e su nessuno di essi è stato trovato nulla da ridire. Mi viene solo contestato di aver superato il tetto di spesa fissato per la campagna elettorale. Noi, io e il mio legale, crediamo che sia invece il calcolo della procura ad essere sbagliato. Lo abbiamo dimostrato nella nostra memoria. Quel tetto noi lo abbiamo rispettato”.

Così l’ex governatore toscano Enrico Rossi in riferimento all’inchiesta della procura di Firenze che lo vede indagato per falso ideologico nell’ambito di un’inchiesta su presunte irregolarità nelle spese sostenute nella campagna elettorale per le elezioni regionali del 2015. “Conseguentemente – prosegue Rossi – mi viene contestato anche il falso ideologico, un’accusa che viene rivolta esclusivamente a funzionari pubblici ma che non può essermi rivolta perché ovviamente ho firmato il bilancio per la campagna elettorale non da presidente ma da privato cittadino. Si tratta dunque di aspetti formali di cui si occupa il mio legale”

Secondo l’accusa, Rossi e il commercialista avrebbero dichiarato il falso per aggirare la normativa regionale che prevede un tetto massimo di circa 125.000 euro per le spese elettorali. Tesi contrastata dal difensore di Rossi, avvocato Gaetano Viciconte, che spiega come buona parte delle spese contestate a Rossi, sentito dai magistrati nel corso delle indagini, siano state sostenute prima dell’inizio della campagna elettorale. Sempre secondo la tesi della difesa, il reato ipotizzato, quello di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico, non potrebbe essere contestato a Rossi, poiché in quanto candidato alla presidenza della Regione non era pubblico ufficiale. Inoltre, sostiene sempre Viciconte, l’eventuale violazione del tetto di spesa comporterebbe una multa e non un illecito penale. Secondo quanto appreso in ambienti investigativi, l’inchiesta è partita da alcune conversazioni intercettate nell’ambito di un’indagine per corruzione della procura di Pisa, relativa a una presunta assegnazione di un incarico da dirigente sanitario in cambio di voti quando era in corso la campagna elettorale per le regionali nel 2015. Il processo, in corso, vede tra gli imputati Ledo Gori, che è stato capo di gabinetto di Rossi, lo psichiatra Alfredo Sbrana e il direttore sanitario dell’Asl Toscana Nord Ovest Mauro Maccari.

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