62° Festival dei Popoli celebra la musica con 5 doc

62° Festival dei Popoli celebra la musica con 5 doc

Dal rock progressivo nell’anteprima del work in progress In the Court of the Crimson King su Robert Fripp e il suo storico gruppo,  al “noise” estremo di A qui veut bien l’entendre, passando per la musica house con il 62° Festival dei Popoli. 5 doc in esclusiva nella sezione “Let The Music Play

In the Court of the Crimson King di Toby Amies (in versione work in progress) non è la semplice celebrazione di un gruppo che ha fatto la storia del rock – si legge  in una nota di Emanuele Sacchi – ma l’intima confessione da parte di Robert Fripp e degli altri componenti della band sul senso di una vita dedicata all’arte. Un film straordinario che siamo felicissimi di presentare in prima assoluta e che costituisce la punta di diamante di una sezione in cui trovano la loro voce anche soggetti normalmente esclusi dall’industria o dallo sguardo dei musicofili, facendo dell’inclusività non solo un termine in voga, ma un vero e proprio programma politico.  Come nella riflessione teorica sul noise di À qui veut bien l’entendre, spiazzante nella forma e nel contenuto. Significativo che, tranne il caso di Laurent Garnier: Off the Record, dedicato a uno dei dj simbolo della french house, gli altri titoli selezionati abbiano al centro una collettività – un genere, una band, un fenomeno di costume. Come se la musica, in tempi pandemici, avesse riscoperto il proprio carattere comunitario e rituale. Per riappropriarsi di quel potere aggregativo che può esprimersi solo al di fuori dell’individualismo della rete e delle bolle, in spazi fisici condivisi, che siano dei palchi o delle scuole di danza. O, perché no, un evento che torna finalmente dal vivo come il Festival dei Popoli” 

PROGRAMMA NEL DETTAGLIO: LET THE MUSIC PLAY

COSMIC CHANT. NIÑO DE ELCE (Canto cósmico. Niño de elche) di Marc Sempere-Moya, Leire Apellaniz (Spagna, 2021, 94’) Un genere musicale associato dal pregiudizio alla tradizione più consolidata e vetusta, il flamenco, rivive sotto forma di performance tra l’avanguardia e la body art. Quella che appare iconoclastia è invece approccio puro e viscerale, intriso di profondo misticismo.   Lunedì 22 novembre, Spazio Alfieri, ore 21:30

FUORICLASSE. DAI BANCHI DI SCUOLA ALLE CLASSIFICHE di Alessandra Tranquillo (Italia, 2021, 76’). Sei storie di ascesa nel mondo della musica pop contemporanea. I talent show e le strategie discografiche hanno mutato forma per adeguarsi a un’offerta sempre più ampia e a una domanda sempre più indecifrabile. I giovanissimi protagonisti testimoniano il cambiamento in atto. Giovedì 25 novembre, La Compagnia, ore 19:00

WORKING IN PROGRESS “IN THE COURT OF THE CRIMSON KING” (WIP) di Toby Amies (Regno Unito, 2021, 85’). Un diario di viaggio al seguito di Robert Fripp & Co. si trasforma in una riflessione sulla caducità di uomini e cose. Per i 50 anni del Re Cremisi una celebrazione intima e spirituale all’insegna della musica di chi per l’arte e la ricerca della perfezione ha dato tutto. Mercoledì 24 novembre, La Compagnia, ore 21:00

LAURENT GARNIER: OFF THE RECORD di Gabin Rivoire (Belgio, Regno Unito, 2021, 90’) Composto da rare immagini d’archivio e filmati del recente tour mondiale di Laurent Garnier, il ritratto intimo ed entusiasmante di un pioniere che ha seguito la propria passione contro ogni aspettativa, contribuendo a realizzare una rivoluzione musicale, sociale e politica grazie alla musica techno. Venerdì 26 novembre, La Compagnia, ore 21:00

TO WHOEVER WANTS TO LISTEN (À qui veut bien l’entendre) di Jérôme Florenville (Francia, 2020, 90’) Il mistero del noise, uno dei generi più ostici del panorama sonoro: perché e per chi produrre “rumore”? Molti si vantano di apprezzarlo, pochi si immergono realmente nei suoi anfratti oscuri. Artisti eterogenei si confrontano mentre vanno in scena. Le loro esibizioni, laceranti ed estreme. Giovedì 25 novembre, Spazio Alfieri, ore 21:30

INFO

 

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Torna il 62° Festival dei Popoli, dal 20 al 28 novembre

Torna il 62° Festival dei Popoli, dal 20 al 28 novembre

62esimo Festival dei Popoli dal 20 al 28 novembre a Firenze. 80 documentari  tra Compagnia, Alfieri, Stensen ed altri spazi in città. Documentari musicali, film d’archivio, le donne in Medio Oriente e il cinema delle nuove generazioni. Chiara Brilli ha intervistato Alessandro Stellino, direttore del Festival insieme a Claudia Maci  e il presidente Vittorio Iervese

Dal futuro dell’ambiente, al rock nei documentari musicali, dai film d’archivio alle condizioni delle donne in Medio Oriente e il cinema delle nuove generazioni. Novità di quest’anno il Pop Corner, il talk del festival. 9 sezioni per 84 film, incontri con registi, eventi speciali, masterclass e molto altro alla 62esima edizione del Festival dei Popoli.

Chiara Brilli ha intervistato Alessandro Stellino, direttore del Festival insieme a Claudia Maci  e il presidente Vittorio Iervese.

Sarà Il nuovo e attesissimo film di Miguel Gomes e Maureen Fazendeiro “Diários De Otsoga” ad inaugurare la 62° edizione del Festival dei Popoli il 20 novembre al Cinema La Compagnia di Firenze.

Girato durante la quarantena, al film è legato il manifesto della nuova edizione: “un capolavoro fuori da ogni schema – sottolinea Alessandro Stellino, direttore artistico del festival – un gesto artistico che è anche una speranza per il futuro, oltre la pandemia”.

“Diários de Otsoga (The Tsugua Diaries) chiede allo spettatore di condividerne lo spirito ilare e giocoso e lo spinge a non porsi domande sulla veridicità di ciò che gli viene mostrato, nella consapevolezza che il cinema – anche quello più strettamente documentario – è sempre e prima di tutto messa in scena. Proprio questo è stato uno dei criteri guida del nostro lavoro di selezione per il programma e siamo felicissimi che a rappresentarlo sia un capolavoro fuori da ogni schema”.

Diários de Otsoga è un’opera in cui la narrazione del racconto si intreccia alle vite dei suoi stessi protagonisti, alloggiati in una fazenda della campagna portoghese, senza che sia mai troppo chiaro cosa accada nella realtà della quotidianità o nella finzione della messa in scena. La proiezione si terrà alla presenza dei due registi

QUI il programma completo del festival

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🎧 “Popoli Reloaded”, tornano in sala i documentari dell’archivio del Festival dei Popoli

🎧 “Popoli Reloaded”, tornano in sala i documentari dell’archivio del Festival dei Popoli

Firenze, presentato il festival internazionale del film documentario, “Popoli Reloaded”, l’iniziativa è stata organizzata con il duplice intento di celebrare la riapertura delle sale e valorizzare lo storico archivio del Festival dei Popoli, che consta di 15mila titoli.

Sarà il regista rumeno Radu Jude, vincitore quest’anno dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino, il protagonista di Popoli Reloaded, l’iniziativa organizzata dal Festival dei Popoli, il festival internazionale del film documentario, per celebrare la riapertura delle sale e valorizzare lo storico archivio del festival, che si terrà dal 15 al 18 giugno al cinema La Compagnia di Firenze, con una selezione dei suoi film e una masterclass in presenza, evento organizzato in collaborazione con Accademia di Romania in Roma.

Popoli Reloaded è organizzato nell’ambito del progetto per la catalogazione, digitalizzazione e valorizzazione degli archivi del Festival dei Popoli e Mediateca Toscana che vedono impegnate l’Area Cinema di Fondazione Sistema Toscana per Regione Toscana e Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana.

La rassegna nasce per la valorizzazione dell’archivio del festival, un patrimonio a rischio deperibilità e deterioramento, attualmente al centro di un progetto di digitalizzazione e promozione, che vede coinvolti Mediateca Toscana – la biblioteca multimediale specializzata sul cinema e i linguaggi della comunicazione visiva di Fondazione Sistema Toscana – la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana e Regione Toscana. È ingente il patrimonio filmico raccolto dal Festival dei Popoli in oltre sessant’anni di attività, oggi arrivato a comprendere oltre 15.000 titoli tra documentari e opere audiovisive di varie tipologie e supporti.

Grazie a questo progetto e alla prossima applicazione di programmi informatici di ricerca avanzata, PHRemix, realizzati in collaborazione dell’Università degli Studi di Pisa, l’archivio del Festival dei Popoli, all’interno di Mediateca Toscana, è quindi tornato a essere consultabile, a disposizione di studiosi, esperti, professionisti dell’audiovisivo, scuole, per finalità di studio, ricerca e rielaborazione creativa delle immagini.

Popoli Reloaded si collega al progetto per il raggiungimento del pubblico e la divulgazione dei contenuti degli archivi bibliotecari e presenta una quattro giorni di cinema con un programma di 18 documentari divisi per sezioni: Romania Facing the Past: il cinema di Radu Jude (a cura di Roberto Manassero); Diamonds are Forever, film dall’archivio (a cura di Daniele Dottorini); Doc Explorer, la sezione sperimentale; Lo splendore della vita: il cinema di Tizza Covi e Rainer Frimmel (a cura di Daniela Persico in collaborazione con Forum Austriaco).

In podcast l’intervista a Alessandro Stellino, direttore artistico del Festival dei Popoli e a Alberto Lastrucci, responsabile Archivio Festival dei Popoli, a cura di Gimmy Tranquillo.

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Patti in Florence, Zucchetti: “Chi ha filmato in Super 8 il concerto del 79 ci invii il materiale”

Patti in Florence, Zucchetti: “Chi ha filmato in Super 8 il concerto del 79 ci invii il materiale”

Intervista a Edoardo Zucchetti, regista del documentario “Patti in Florence” che ha aperto la 61° edizione del Festival dei Popoli, e un appello a chi partecipò allo storico concerto  del 1979 a Firenze

A partire dal documentario “Patti in Florence”, uno scambio di opinioni sulla rilevanza culturale e politica del concerto allo Stadio Comunale del 1979 e sul ruolo della narrazione per immagini dei concerti.

Il film approfondisce sia la figura di Patti Smith che il concerto del ‘79 e quello del 2009. Come hai scelto quanto spazio dare a ciascuno di questi elementi?

In realtà io ho seguito il concerto del 2015. Il film si apre con Patti Smith che recita “People Have the Power”. Nel 2009 lei celebra i 30 anni dal concerto allo stadio e nel 2015 i 40 dalla pubblicazione di “Horses”.

Hai citato Wiseman tra le fonti d’ispirazione, quindi un cinema che lascia parlare le immagini anziché un narratore. Come fai a essere sicuro che il significato che tu attribuisci a quelle immagini sarà lo stesso che attribuiranno gli spettatori?

Wiseman è una fonte d’ispirazione ma in realtà i punti in comune nel documentario sono veramente pochi. Lui usa delle immagini molto statiche mentre io uso molti contributi diversi e li integro. In questo ci sono più similitudini con Asif Kapadia, regista dei documentari su Amy Winehouse e Senna. Poi in realtà il mio stile personale è quello di mettere tutto insieme e saltare da uno all’altro.

Il concerto del ‘79 ha assunto un valore storico. Quanto sono necessarie le testimonianze video e fotografiche per fissare certi eventi nell’immaginario collettivo?

Ti faccio un esempio: c’è un episodio, la Lectura Dantis di Carmelo Bene fatta dalla Torre degli Asinelli a Bologna. La fece per onorare i morti della strage di Bologna. Nessuno riprese questa lettura se non una studentessa con una telecamera amatoriale. Trent’anni dopo queste immagini sono venute fuori e sono le uniche immagini di Carmelo Bene che fa questa lettura. Se non ci fosse stata lei non avremmo quella testimonianza. Nel documentario, in una delle foto che appaiono viene immortalata una motocicletta parcheggiata fuori dalla stadio. Quella moto è targata Milano. Io non ho fatto una ricerca adeguata per ricercare quel motociclista ma la fotografia ti permette anche questo, andare a cercare questi dettagli che celano delle storie.

Tu ritieni che la sovrapproduzione odierna di foto e video amatoriali svaluti le immagini o tra 40 anni anche queste avranno lo stesso impatto e valore storico delle foto di 40 anni fa?

Ci sono vari livelli. Patti Smith usa Instagram in maniera molto poetica e artistica e quindi rimarranno. JR, l’artista francese, la usa per scopi promozionali ma le fotografie che rimarranno sono quelle che lui usa nelle mostre e che pubblica nei musei. Questo per quanto riguarda gli artisti. Le immagini della gente comune rimarranno alla storia nei database di Instagram e quando queste piattaforme decideranno di fare delle mostre collettive delle immagini di cui hanno i diritti ci sarà da divertirsi e, sì, secondo me rimarranno nella storia. Ma questo discorso vale anche per le cantine, io ho fatto per tre anni per conto di PRG e Musart ricerche tra gli archivi storici e lì ci sono dei mondi. Per esempio Duccio Chiarini, anche lui al Festival dei Popoli con “L’Occhio di Vetro”, è riuscito a tirar fuori dei filmati di famiglia che, affiancati a dei filmati dell’Istituto Luce, sono diventati delle testimonianze storiche, eppure si tratta di immagini di battesimi e di feste familiari.

Invece dal punto di vista commerciale, vista la crescente presenza di aftermovie e di filmati prodotti direttamente da chi cura l’immagine degli artisti, quanto credi che debbano essere integrate queste produzioni nell’offerta al pubblico?

10/15 anni fa tutto questo era impensabile. Siamo davanti a qualcosa che è ancora in continuo cambiamento. Ne sono esempi i documentari prodotti da Amazon su Tiziano Ferro e da AppleTV su Springsteen. Sugli aftermovie c’è chi fa montaggi di immagini in altissima risoluzione e c’è chi usa le immagini del pubblico. Questa è una documentazione che rimane ma non credo che sarà storicizzata. Ti faccio un altro esempio: il Jova Beach Party. Loro hanno una quantità di materiale incredibile ma solo tra vent’anni si potrà capire l’importanza di quel concerto e per capirlo veramente bisognerebbe intervistare chi ci ha lavorato, l’entourage, i local promoter, i partecipanti.

Molti hanno definito i concerti di fine anni ‘70 e inizio ‘80 come dei concerti con un grosso valore sociale e politico. Tu credi che i concerti che oggi riempiono gli stadi tra 30/40 anni avranno la stessa rilevanza storica?

No, è impensabile. Prima degli anni 60 quei concerti non esistevano. In Italia è stato molto importante il Partito Comunista che organizzava quei concerti. All’epoca la politica veniva fatta con le radio, nelle fabbriche, nelle università. Oggi tutto questo è finito. Ai concerti oggi sarebbe impensabile vivere quelle esperienze. Oggi viene fatto altrove, ancora non è ben definito o forse non c’è proprio quel tipo di attivismo politico e culturale.

Il regista chiede se qualcuno/a che era presente al concerto del ‘79 e che ha fatto delle riprese con il super8 ha del materiale da condividere. In tal caso si consiglia di rivolgersi a Controradio (redazione@controradio.it) che provvederà a metterla/o in contatto con il regista.

Carlo Lascialfari

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Festival dei Popoli: la violenza nelle scuole americane nel documentario in anteprima “Bulletproof”

Festival dei Popoli: la violenza nelle scuole americane nel documentario in anteprima  “Bulletproof”

Il documentario “Bulletproof” di Todd Chandler, in prima italiana giovedì 19 novembre nella quinta giornata del 61° Festival dei Popoli. Scopri il programma della giornata.

La macchina da presa di Chandler si muove tra i corridoi di alcuni licei statunitensi per catturare le testimonianze di un sistema costretto a rivedere le proprie priorità in un momento storico in cui il tema della minaccia dall’esterno sembra dominare l’agenda politica e culturale, in cui la paura di una nuova Columbine genera contromisure preventive surreali e inquietanti. Il documentario intreccia prove di basket e lezioni di matematica a modalità più recenti come le esercitazioni di blocco, l’addestramento di armi da fuoco per insegnanti, gli screening con i metal detector.

Le proiezioni online della quinta giornata prendono il via alle 10 con Popoli for Kids & Teens, sezione rivolta ai più giovani e alle famiglie, con la proiezione di “Asylum” di Victor Ridley sulla moltitudine di minori stranieri non accompagnati che ogni anno arrivano in Belgio. La maggior parte di loro chiede asilo, come Sahil, un ragazzo afgano di 15 anni che nel documentario è protagonista.

Si prosegue alle 15 con il Concorso internazionale e il cortometraggio “Bubble” di Eleanor Mortimer, che descrive con sguardo curioso e ironico l’incontro tra uomo e animale, osservando il negozio Terry’s Tropicals, un vero e proprio acquario pieno di pesci tropicali, situato nell’East End di Londra.

E poi in Dissipatio di Filippo Ticozzi il racconto personale e intimo dei mesi del lockdown del regista in una cittadina del nord Italia.

Per il Concorso italiano, l’anteprima assoluta di “L’armee Rouge” di Luca Ciriello che racconta la storia di Idriss Koné, in arte Birco Clinton, arrivato dalla Costa D’Avorio cinque anni fa e oggi abitante dei Bipiani di Ponticelli, nella periferia est di Napoli, da dove lancia la scalata alla scena musicale della comunità ivoriana con l’obiettivo di organizzare una grande festa natalizia.

Infine, tra i lungometraggi in gara nel Concorso Internazionale, This Rain Will Never Stop di Alina Gorlova sulla storia del giovane curdo Andriy, che in fuga dal conflitto siriano, approda in Ucraina. Il destino ha sparpagliato ovunque la famiglia di Andriy, in Iraq e in Germania, e non solo lui – che lavora come volontario della Croce Rossa – ma tutte le persone alle quali è legato abitano terre desolate, zone incerte dell’anima e del cuore, segnate da altre guerre o dal vuoto di una vita senza affetti, immaginari, prospettive.

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