50mila lavoratori hotel in Cig, e riapertura a settembre

50mila lavoratori hotel in Cig, e riapertura a settembre

Firenze, oltre 50mila dipendenti diretti in cassa integrazione a zero ore, e la prospettiva, per molte imprese, di riprendere l’attività soltanto dopo agosto 2020: è la situazione del mondo adegli hotel in Toscana all’inizio della Fase 2, in attesa di certezze sulla riapertura della mobilità almeno fra le singole regioni italiane.

La richiesta è quella di misure nazionali uniche per gestire il rischio. “Tutti gli hotel e le strutture ricettive hanno chiesto l’accesso agli ammortizzatori sociali, nessuna esclusa”, spiega Stefano Nicoli (Filcams-Cgil).

“In Toscana abbiamo 3,5 milioni di abitanti – afferma il presidente regionale di Federalberghi, Daniele Barbetti – non possono considerarsi un mercato di riferimento per un sistema ricettivo come quello toscano, fra i principali d’Italia per grado di internazionalizzazione. La sfida sarà portare le imprese all’anno prossimo, affrontando l’inverno dopo questa stagione estiva che sarà simbolica”.

Per Giancarlo Carniani, presidente della sezione Industria Alberghiera di Confindustria Firenze, “la stragrande maggioranza degli alberghi non ha intenzione di riaprire nella Fase 2”, e se qualcuno proverà in estate a riavviare gli spazi di ristorazione all’aperto, la maggioranza degli albergatori “vede come prospettiva i primi di settembre, e una partenza molto a rilento”.

Le misure di sicurezza, sperano le imprese, non dovranno essere troppo ‘invasive’: “In vacanza si vuole andare in un albergo, non in un ospedale”, sostiene Barbetti.

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Firenze, assembramenti ai supermercati, la Filcams Cgil: ”Lavoratori pronti a mobilitarsi”

Firenze, assembramenti ai supermercati, la Filcams Cgil: ”Lavoratori pronti a mobilitarsi”

La Filcams Cgil lancia un appello, attraverso un comunicato, alla responsabilità ai cittadini e alle istituzioni chiede maggiori misure, visti gli assembramenti di questi giorni nei supermercati; nonostante le raccomandazioni a stare ad un metro di distanza.

“Continuiamo ad assistere, ancora oggi – fanno sapere dalla Filcams Cgil -, nonostante quanto disposto dai DCPM, a lunghe ed interminabili code davanti ai supermercati che di fatto sono assembramenti, in pieno contrasto quindi alle disposizioni legislative in materia di contrasto al Coronavirus.”

“Ribadiamo con forza alla cittadinanza di assumere comportamenti intelligenti e coerenti, adottando modalità diverse di fare la spesa, utilizzando anche i negozi di vicinato. Non c’è necessità di andare più volte al giorno, più volte alla settimana a fare la spesa.”

“Alle aziende chiediamo da giorni ormai il rigoroso rispetto delle procedure sanitarie – aggiunge Filcams Cgil -, rafforzate anche dal protocollo sottoscritto con il Governo, ma alcune sembrano sorde alle ripetute segnalazioni. Chiediamo che si faccia prevalere solo ed esclusivamente il bene collettivo, dei lavoratori, della salute pubblica, che non possono, non devono essere sacrificate sull’altare degli incassi, soprattutto in questo tragico momento che tutto il paese sta vivendo. Nel caso in cui non si provvedesse alla puntuale e scrupolosa applicazione delle procedure sanitarie e di salvaguardia della salute delle lavoratrici e dei lavoratori, chiederemo la sospensione dell’attività.”

“Abbiamo chiesto e chiediamo, anche attraverso la stampa, alle istituzioni, che nei supermercati sia consentito solo ed esclusivamente l’acquisto generi di prima necessità, impedendo alla clientela di girovagare nei negozi in cerca di generi assolutamente inutili. Chiudano le corsie delle profumerie, vengano sbarrati gli scaffali della cancelleria e di tutto ciò che non serve. Accade troppo spesso di assistere a clientela che, dopo aver fatto ore di coda accede ai negozi, una volta dentro colga l’occasione per acquistare anche il superfluo, di fatto rallentando l’ingresso di chi è fuori in coda e girovagando come si fosse a fare spesa in un giorno normale. Basta! Fare la spesa non è l’occasione per uscire di casa! Purtroppo continuiamo a constatare che la causale “andare a fare spesa” è abusata per prendere aria! Si intervenga, anche regolamentando quanti accessi vengono fatti giornalmente nella stessa giornata. Chiediamo ai sindaci il rispetto delle disposizioni legislative in materia.”

“Inoltre- continua il comunicato di Filcams Cgil -, sollecitiamo la riduzione dei nastri orari di apertura nei giorni feriali, come da oggi fa un’importante catena alimentare, Unicoop Firenze, e chiediamo con forza la chiusura degli esercizi commerciali nella giornata domenicale. Si lasci da parte la logica del ‘sempre aperto’ per fare incasso, si privilegino scelte di buon senso che vadano incontro anche a quei lavoratori che non sono figli di nessuno. La chiusura di un giorno alla settimana consentirebbe alle aziende di sanificare, riorganizzare, rifornire e dare quel sacrosanto ristoro psicologico e fisico di cui necessitano le lavoratrici e i lavoratori.”

“Siamo fortemente convinti che queste siano proposte di buon senso finalizzate a rispettare la disposizione del ‘io resto a casa’ e a consentire ai lavoratori un giusto e necessario riposo. Alla fatica fisica si somma lo stress, la tensione, tanta e tale da rischiare di diventare scomposta e generare panico anche tra gli addetti del settore.”

“Lanciamo questo appello a istituzioni, sindaci – conclude la Filcams Cgil -, amministrazioni comunali, nonché alle aziende di distribuzione commerciale perché tutti si facciano carico della responsabilità che hanno nella tutela del bene primario, assoluto, che è la salute pubblica. In assenza di segnali o risposte concrete ci vedremo costretti a mettere in campo tutte le iniziative e le mobilitazioni a sostegno delle suddette proposte, azioni volte solo ed esclusivamente alla tutela dei lavoratori, nel pieno rispetto del lavoro che per tutta la comunità continuano a svolgere nel silenzio delle istituzioni e dell’opinione pubblica.”

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Firenze, assembramenti ai supermercati, la Filcams Cgil: ”Lavoratori pronti a mobilitarsi”

Firenze, assembramenti ai supermercati, la Filcams Cgil: ”Lavoratori pronti a mobilitarsi”

La Filcams Cgil lancia un appello, attraverso un comunicato, alla responsabilità ai cittadini e alle istituzioni chiede maggiori misure, visti gli assembramenti di questi giorni nei supermercati; nonostante le raccomandazioni a stare ad un metro di distanza.

“Continuiamo ad assistere, ancora oggi – fanno sapere dalla Filcams Cgil -, nonostante quanto disposto dai DCPM, a lunghe ed interminabili code davanti ai supermercati che di fatto sono assembramenti, in pieno contrasto quindi alle disposizioni legislative in materia di contrasto al Coronavirus.”

“Ribadiamo con forza alla cittadinanza di assumere comportamenti intelligenti e coerenti, adottando modalità diverse di fare la spesa, utilizzando anche i negozi di vicinato. Non c’è necessità di andare più volte al giorno, più volte alla settimana a fare la spesa.”

“Alle aziende chiediamo da giorni ormai il rigoroso rispetto delle procedure sanitarie – aggiunge Filcams Cgil -, rafforzate anche dal protocollo sottoscritto con il Governo, ma alcune sembrano sorde alle ripetute segnalazioni. Chiediamo che si faccia prevalere solo ed esclusivamente il bene collettivo, dei lavoratori, della salute pubblica, che non possono, non devono essere sacrificate sull’altare degli incassi, soprattutto in questo tragico momento che tutto il paese sta vivendo. Nel caso in cui non si provvedesse alla puntuale e scrupolosa applicazione delle procedure sanitarie e di salvaguardia della salute delle lavoratrici e dei lavoratori, chiederemo la sospensione dell’attività.”

“Abbiamo chiesto e chiediamo, anche attraverso la stampa, alle istituzioni, che nei supermercati sia consentito solo ed esclusivamente l’acquisto generi di prima necessità, impedendo alla clientela di girovagare nei negozi in cerca di generi assolutamente inutili. Chiudano le corsie delle profumerie, vengano sbarrati gli scaffali della cancelleria e di tutto ciò che non serve. Accade troppo spesso di assistere a clientela che, dopo aver fatto ore di coda accede ai negozi, una volta dentro colga l’occasione per acquistare anche il superfluo, di fatto rallentando l’ingresso di chi è fuori in coda e girovagando come si fosse a fare spesa in un giorno normale. Basta! Fare la spesa non è l’occasione per uscire di casa! Purtroppo continuiamo a constatare che la causale “andare a fare spesa” è abusata per prendere aria! Si intervenga, anche regolamentando quanti accessi vengono fatti giornalmente nella stessa giornata. Chiediamo ai sindaci il rispetto delle disposizioni legislative in materia.”

“Inoltre- continua il comunicato di Filcams Cgil -, sollecitiamo la riduzione dei nastri orari di apertura nei giorni feriali, come da oggi fa un’importante catena alimentare, Unicoop Firenze, e chiediamo con forza la chiusura degli esercizi commerciali nella giornata domenicale. Si lasci da parte la logica del ‘sempre aperto’ per fare incasso, si privilegino scelte di buon senso che vadano incontro anche a quei lavoratori che non sono figli di nessuno. La chiusura di un giorno alla settimana consentirebbe alle aziende di sanificare, riorganizzare, rifornire e dare quel sacrosanto ristoro psicologico e fisico di cui necessitano le lavoratrici e i lavoratori.”

“Siamo fortemente convinti che queste siano proposte di buon senso finalizzate a rispettare la disposizione del ‘io resto a casa’ e a consentire ai lavoratori un giusto e necessario riposo. Alla fatica fisica si somma lo stress, la tensione, tanta e tale da rischiare di diventare scomposta e generare panico anche tra gli addetti del settore.”

“Lanciamo questo appello a istituzioni, sindaci – conclude la Filcams Cgil -, amministrazioni comunali, nonché alle aziende di distribuzione commerciale perché tutti si facciano carico della responsabilità che hanno nella tutela del bene primario, assoluto, che è la salute pubblica. In assenza di segnali o risposte concrete ci vedremo costretti a mettere in campo tutte le iniziative e le mobilitazioni a sostegno delle suddette proposte, azioni volte solo ed esclusivamente alla tutela dei lavoratori, nel pieno rispetto del lavoro che per tutta la comunità continuano a svolgere nel silenzio delle istituzioni e dell’opinione pubblica.”

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Toscana, appalti pulizie scuole: in 268 perdono il lavoro. Giovedì presidio a Firenze

Toscana, appalti pulizie scuole: in 268 perdono il lavoro. Giovedì presidio a Firenze

Sono 4.000 i lavoratori e le lavoratrici che dal 1° marzo non avranno un lavoro a seguito dell’esclusione dal processo di internalizzazione dei servizi di pulizia, ausiliariato e decoro nelle scuole italiane.

È questo l’epilogo dei due giorni di trattativa al Ministero del Lavoro per esaminare e ricercare soluzioni alternative al licenziamento.

In Toscana saranno 268 le lavoratrici escluse, 15 ad Arezzo, 91 a Firenze, 21 a Grosseto, 25 a Livorno, 50 a Lucca, 13 a Massa Carrara, 18 a Pisa, 4 a Pistoia, 6 a Prato, 25 a Siena.

Per i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti non è stata una situazione di crisi o la mancanza di lavoro a determinare i licenziamenti ma una scelta precisa del Miur e del Governo.

“Di fatto non è stato avviato alcun confronto di merito per una precisa volontà del Governo, sordo alla richiesta di farsi carico complessivamente della vertenza come le Organizzazioni Sindacali chiedono da mesi; del Miur che non si è interessato concretamente a trovare soluzioni anche per i 4.000 lavoratori che da anni lavorano nelle scuole e ieri sera ha abbandonato la riunione; delle imprese che da irresponsabili hanno interrotto un confronto volto a ricercare ogni possibile soluzione per tutti i soggetti coinvolti che andassero oltre il proprio esclusivo interesse economico; dal Ministero del Lavoro che ha dichiarato di non avere soluzioni immediate e concrete da proporre” dichiara la nota dei sindacati.

“Nonostante le numerose richieste reiterate a più riprese il Governo non ha, pensato (o voluto pensare) – continua il comunicato – ad affrontare in tempo utile tale condizione, e le nostre richieste di costruire un percorso di sostegno e di prospettiva per quattro mila persone non hanno avuto risposte. Si è scritta un’altra brutta pagina per il mondo del lavoro dove sempre più spesso, per la mancanza di assunzione di responsabilità della politica e delle imprese, si sacrificano la dignità e il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori. A questa condizione le organizzazioni sindaca Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti Uil della Toscana chiederanno un incontro alla Prefettura di Firenze e alla Presidenza della Regione Toscana, al fine di informare le Istituzioni del drammatico epilogo di questa vertenza. Per questo è convocato un presidio delle lavoratrici e dei lavoratori degli appalti scuole giovedì 5 marzo alle ore 10:30 davanti alla Prefettura di Firenze in via Cavour”.

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Mense scolastiche: trovato accordo, riassunti i 200 lavoratori

Mense scolastiche: trovato accordo, riassunti i 200 lavoratori

E’ stato trovato l’accordo tra Dussmann e Vivenda, le aziende vincitrici dei bandi per il servizio delle mense scolastiche del Comune di Firenze, e i sindacati hanno revocato lo stato di agitazione annunciato in precedenza.

I circa 200 lavoratori delle mense scolastiche interessate, saranno tutti riassunti con copertura economica dei primi tre giorni di malattia e conferma delle condizioni economiche e normative attuali, compreso l’Articolo 18. Lo annuncia una nota congiunta di Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil Firenze.

Le sigle esprimono “soddisfazione per l’accordo di oggi, ma assolutamente senza trionfalismi: come succede spesso con i cambi di appalto, si fa una immane fatica non per migliorare le condizioni di lavoro, ma per riuscire a non farle peggiorare. Condizioni che peraltro, come noto, in questo caso sono già precarie e difficili”.

I sindacati riconoscono al Comune di Firenze di “aver dato un contributo utile alla firma dell’intesa di oggi: ma questo modello di appalti va cambiato, dal prossimo anno scolastico si punti su un sistema in house. In questi sei mesi – conclude la nota – i sindacati resteranno vigili sulla qualità del lavoro e del servizio nelle mense scolastiche del Comune di Firenze, ma in prospettiva urge un cambio di passo”

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