🎧 Sciopero scuola, Flc Cgil: “Circa due terzi attività scolastiche non effettuate”

🎧 Sciopero scuola, Flc Cgil: “Circa due terzi attività scolastiche non effettuate”

Firenze – Un’alta adesione allo sciopero nazionale della scuola, confermata dai primi dati in arrivo e da Emanuele Rossi di Flc Cgil.

Dai primi dati che arrivano, lo sciopero della scuola previsto per lunedì 30 maggio ha confermato l’altra partecipazione prevista. Già nei giorni scorsi, infatti, si era parlato di un’adesione elevata con insegnanti, sindacati, presidi e in generale tutti i lavoratori i in servizio nelle istituzioni scolastiche ed educative italiane, che si sono dati appuntamento in Piazza Santissimi Apostoli a Roma.

Centinaia i pullman arrivati da tutta Italia. Alle 11.30, in base ai primi dati a disposizione, quasi il 10% di docenti e Ata ha aderito. A livello fiorentino abbiamo intervistato Emanuele Rossi di Flc Cgil che ha affermato, “circa i due terzi delle attività scolastiche non sono state effttuate”.

In podcast l’intervista completa a cura di Lorenzo Braccini. 

“Dai primi rilievi in Toscana sembra esserci una rilevante adesione in tutti gli ordini di scuola – spiega anche Pasquale Cuomo, segretario generale Flc Cgil Toscana – e sono molti gli istituti comprensivi chiusi. Una delegazione toscana è in piazza Santi Apostoli a Roma. L’alta adesione dimostra le ragioni dello sciopero, il Governo non ignori la voce che si è levata da lavoratori e lavoratrici della scuola”.

Nel Fiorentino, chiusi il comprensivo di Borgo San Lorenzo, gli istituti superiori Gobetti e Agnoletti e la sede di Sesto fiorentino del liceo artistico Porta romana, mentre nella sede principale a Firenze adesione “di circa due terzi” dei lavoratori. Sempre nel Fiorentino, “attività didattica quasi completamente sospesa” al comprensivo Primo Levi di Impruneta, tutte le sedi sono rimaste chiuse al comprensivo di Pelago, mentre all’istituto superiore Saffi una succursale è chiusa. Non hanno aperto per mancanza di personale anche l’istituto superiore Marco Polo, il plesso secondario dell’istituto Leonardo da Vinci, l’istituto superiore Peano e le sedi del liceo Castelnuovo. Adesione allo sciopero rilevante anche nel resto della regione: a Livorno “80% di scuole chiuse”, mentre il sindacato registra “buoni dati” di adesione a Pisa, Prato e Grosseto dove alcuni plessi sono rimasti chiusi

Lo sciopero è stato indetto da Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda e Anief. Tra le motivazioni, c’è in primis l’opposizione al decreto numero 36 del 30 aprile 2022 emesso dal Governo che dovrebbe terminare il suo ier di approvazione nel mese di giugno. Secondo i sindacati il decreto legge non tutela i precari che dovranno svolgere un percorso di reclutamento definito come “un percorso ad ostacoli”. Poi, ancora si chiede il rinnovo dei contratti collettivi, sia quello (scaduto) 2019-2021, sia quello 2022-2024. E poi, sempre secondo la protesta, non ci sarebbero adeguamenti delle cosiddette classi pollaio che, anche a Firenze, spesso vedono aule con 31-32 studenti.

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Lunedì 30 maggio sciopero generale della scuola, manifestazione a Roma

Lunedì 30 maggio sciopero generale della scuola, manifestazione a Roma

Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Snals Confsal, Gilda Unams hanno presentato le ragioni dello sciopero  in protesta col Decreto legge del Governo che apre criticità su formazione, valutazione, reclutamento, rinnovo contrattuale, classi sovraffollate e taglio degli organici. A Firenze interessati 20mila tra docenti e Ata

Lunedì 30 maggio  gli oltre 20.000 lavoratori docenti e ATA della provincia di Firenze, come del resto per tutti i lavoratori della scuola in Italia,  si asterranno dal lavoro, per o sciopero generale della scuola.  Le lavoratrici e i lavoratori di Firenze parteciperanno con delegazioni alla manifestazione nazionale di piazza Ss.Apostoli a Roma, che avrà inizio alle 10,30, ma non si escludono anche altre iniziative locali messe in piedi autonomamente da gruppi di lavoratori.

“Siamo di fronte quindi a una reazione ampia e diffusa, che monta di ora in ora, dovuta principalmente alla pubblicazione del Decreto Legge 36/22 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 1 maggio) e ai provvedimenti sulla scuola lì inseriti: uno riguardante la formazione degli insegnanti (e la loro presunta valutazione), l’altro riguardante il reclutamento degli insegnanti” dicono i sindacati.

Ma quali sono le ragioni dello sciopero? Innanzitutto la questione dei corsi di formazione. “Il sistema di formazione degli insegnanti disegnato dal Decreto prevede che – solo in parte grazie ai fondi del PNRR – la formazione deve essere svolta rigorosamente fuori orario di lavoro, nel proprio tempo libero da impegni di scuola, che tutti i docenti possono farla, ma solo il 40% dei partecipanti riceverà una gratificazione economica, peraltro risibile, a seguito di non ben precisate valutazioni, che  i soldi per tale gratificazione saranno ricavati dal risparmio ottenuto attraverso il taglio di 9.600 cattedre, o alla c.d. Carta del Docente, un voucher attualmente destinato ai docenti di ruolo per l’acquisto di libri, iscrizione a corsi di formazione e aggiornamento, strumenti e software digitali per la didattica” denunciano ancora i sindacati. Secondo cui “Si tratta di una riproposizione – peggiorata – della Legge 107/2015 (c.d. Buona Scuola), perché in quell’occasione almeno erano stati stanziati fondi aggiuntivi, seppur per un’operazione anche in quel caso deprecabile e controproducente.
In questo caso addirittura si introduce un sistema che “cannibalizza” la scuola stessa, attraverso una sorta di “autotrasfusione” di risorse: per gratificare POCHI docenti, ci rimette la scuola DI TUTTI, con l’ulteriore taglio delle cattedre (oltre alla sottrazione di fondi già stanziati per i docenti)2.

Poi c’è la questione del  nuovo sistema di reclutamento che si vuole introdurre. “E’ strutturato su ben quattro livelli di selezione (con continue prove in entrata e in uscita, anche attraverso veri e propri quiz), paragonabile a un percorso a ostacoli che non esiste in nessun’altra categoria di lavoratori. Più di un lavoratore precario, nelle recenti assemblee, l’ha definito una “gara di sopravvivenza” e altri l’hanno giudicato più estremo di un survival reality” sottolineano ancora i sindacati. Secondo i quali “questo sistema così farraginoso e inutilmente involuto non servirà neanche a ridurre la “supplentite”, perché non prevede alcun percorso rapido di stabilizzazione dell’esercito di precari storici (quelli con almeno tre anni di insegnamento nelle scuole statali), senza i quali le classi delle nostre scuole sarebbero irrimediabilmente scoperte”

Lo sciopero è stato indetto anche per reclamare il rinnovo sia del Contratto collettivo del triennio 2019-2021 (già scaduto), sia di quello 2022-2024, con lo stanziamento di risorse adeguate per riconoscere il lavoro dei docenti e del personale ATA.

Infine la questione degli organici e delle cosiddette “classi pollaio“. “Giusto un anno fa nel Patto per la Scuola il Ministero dell’Istruzione e Palazzo Chigi si erano impegnati a ridurre il numero di alunni per classe (ricordiamo che in provincia di Firenze si hanno classi che raggiungono anche i 31/32 studenti)” sottolineano i sindacati. Secondo cui “niente di tutto questo è stato realizzato, né è presente nei piani del governo, che nel Documento di Economia e Finanza varato lo scorso aprile ha già previsto di diminuire ulteriormente il numero di docenti e personale ATA attraverso la diminuzione di mezzo punto di PIL, equivalente a circa 7 miliardi, accampando la motivazione della diminuzione delle nascite e quindi degli alunni (fenomeno effettivamente molto evidente: nella sola provincia di Firenze nell’a.s. 2022-2023 avremo in classe duemila studenti in meno)”.

 

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Scuola, l’allarme del sindacato: a Firenze meno 2000 studenti e 71 cattedre

Scuola, l’allarme del sindacato: a Firenze meno 2000 studenti e 71 cattedre

Previsto per il 30 maggio lo sciopero della scuola a livello nazionale. A Firenze la più colpita sarà la primaria: -900 bambini iscritti.

Il decremento demografico investirà la scuola nei prossimi anni, ma i segnali sono già presenti nella nostra società. Così come in tutta Italia, anche a Firenze, il prossimo anno scolastico inizierà con meno allievi. La più colpita è la scuola primaria che a Firenze vedrà 900 alunni in meno, rispetto al 2021/2022, poi la scuola dell’infanzia che registrerà quasi 700 bambini iscritti in meno. La secondaria di primo gradi avrà un meno 400. Le scuole superiori, invece, non sono ancora raggiunte dal calo demografico.

A livello nazionale il trend, come detto, è in linea. In totale nel nostro Paese ci saranno 130.000 alunni iscritti in meno alle prime di ogni ordine e grado. Secondo la Flc Cgil che ha lanciato questo allarme, sono oltre 400.000 gli studenti persi negli ultimi cinque anni. E la situazione non sembra destinata a migliorare. “Secondo questo trend nel 2030 avremo un milione e 300mila studenti in meno”, afferma la Flc-Cgil in una nota, in cui spiega le ragioni dello sciopero che i sindacati della scuola hanno indetto per il 30 maggio.

Per la Cgil “invece di affrontare il fenomeno con politiche strutturali a favore di genitorialità, ampliamento dell’offerta di servizio socio-educativi, politiche per la piena e buona occupazione, osserviamo che la crisi demografica è utilizzata dal Governo per proseguire sulla strada del definanziamento della scuola”: il Def approvato dal Consiglio dei Ministri ad aprile “sancisce una diminuzione della spesa pubblica in istruzione di mezzo punto percentuale sul Pil entro il 2025”.

Tra le ripercussioni “la prima e più grave conseguenza risiede nella diminuzione dell’organico dei docenti, che nel nostro territorio il prossimo anno vedrà ben 71 cattedre in meno: 38” per il taglio lineare calcolato in base alla diminuzione degli studenti, altre 33 derivanti “dalla necessità di ‘fare posto’ alle nuove figure di insegnanti di educazione motoria alla primaria”, introdotti dall’ultima Legge di Bilancio”. Tutto ciò si tradurrà nella perdita di “24 sezioni dell’infanzia, 28 classi di primaria, 21 di secondaria di primo grado, con evidenti ricadute su studenti e famiglie”. Nessun decremento invece per il personale Ata ma “grave” è “la mancata riconferma del cosiddetto ‘organico Covid’, cioè quel contingente aggiuntivo “che ha assicurato in questi anni supporto, igienizzazione, controllo e vigilanza sugli studenti. Il quadro è impietoso e smentisce tutte le narrazioni del governo, evidentemente propagandistiche, sulla centralità e l’importanza della scuola per le generazioni future”.

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Scuola, l’allarme del sindacato: a Firenze meno 2000 studenti e 71 cattedre

Scuola, l’allarme del sindacato: a Firenze meno 2000 studenti e 71 cattedre

Previsto per il 30 maggio lo sciopero della scuola a livello nazionale. A Firenze la più colpita sarà la primaria: -900 bambini iscritti.

Il decremento demografico investirà la scuola nei prossimi anni, ma i segnali sono già presenti nella nostra società. Così come in tutta Italia, anche a Firenze, il prossimo anno scolastico inizierà con meno allievi. La più colpita è la scuola primaria che a Firenze vedrà 900 alunni in meno, rispetto al 2021/2022, poi la scuola dell’infanzia che registrerà quasi 700 bambini iscritti in meno. La secondaria di primo gradi avrà un meno 400. Le scuole superiori, invece, non sono ancora raggiunte dal calo demografico.

A livello nazionale il trend, come detto, è in linea. In totale nel nostro Paese ci saranno 130.000 alunni iscritti in meno alle prime di ogni ordine e grado. Secondo la Flc Cgil che ha lanciato questo allarme, sono oltre 400.000 gli studenti persi negli ultimi cinque anni. E la situazione non sembra destinata a migliorare. “Secondo questo trend nel 2030 avremo un milione e 300mila studenti in meno”, afferma la Flc-Cgil in una nota, in cui spiega le ragioni dello sciopero che i sindacati della scuola hanno indetto per il 30 maggio.

Per la Cgil “invece di affrontare il fenomeno con politiche strutturali a favore di genitorialità, ampliamento dell’offerta di servizio socio-educativi, politiche per la piena e buona occupazione, osserviamo che la crisi demografica è utilizzata dal Governo per proseguire sulla strada del definanziamento della scuola”: il Def approvato dal Consiglio dei Ministri ad aprile “sancisce una diminuzione della spesa pubblica in istruzione di mezzo punto percentuale sul Pil entro il 2025”.

Tra le ripercussioni “la prima e più grave conseguenza risiede nella diminuzione dell’organico dei docenti, che nel nostro territorio il prossimo anno vedrà ben 71 cattedre in meno: 38” per il taglio lineare calcolato in base alla diminuzione degli studenti, altre 33 derivanti “dalla necessità di ‘fare posto’ alle nuove figure di insegnanti di educazione motoria alla primaria”, introdotti dall’ultima Legge di Bilancio”. Tutto ciò si tradurrà nella perdita di “24 sezioni dell’infanzia, 28 classi di primaria, 21 di secondaria di primo grado, con evidenti ricadute su studenti e famiglie”. Nessun decremento invece per il personale Ata ma “grave” è “la mancata riconferma del cosiddetto ‘organico Covid’, cioè quel contingente aggiuntivo “che ha assicurato in questi anni supporto, igienizzazione, controllo e vigilanza sugli studenti. Il quadro è impietoso e smentisce tutte le narrazioni del governo, evidentemente propagandistiche, sulla centralità e l’importanza della scuola per le generazioni future”.

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🎧 Scuola: “stop a precariato e classi pollaio”

🎧 Scuola: “stop a precariato e classi pollaio”

“La scuola protesta – Adeguare il decreto al patto”. Sindacati della scuola di nuovo in piazza per chiedere garanzie in vista del prossimo anno.

A poche ore dalla fine dell’anno scolastico, i sindacati tornano in piazza in tutta Italia con una manifestazione ‘diffusa’ e presidi in tutte le principali città per chiedere garanzie ed assunzioni in vista del ritorno tra i banchi in autunno. A Firenze il presidio che ha visto la partecipazione di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Snals Confsal e Anief Toscana si è tenuto alle 15:30 in piazza Santissima Annunziata a Firenze.

Al centro del presidio alcune richeiste chiare: stabilizzazione di tutti i precari della scuola  sia abilitati e specializzati sia con 3 anni di servizio. La stabilizzazione dei DSGA facenti funzione con 3 anni di servizio. Il superamento dei blocchi sulla mobilità del personale. Il rafforzamento degli organici del personale docente, educativo ed ATA a partire dalla conferma dell’organico Covid. La riduzione del numero massimo di alunni per classe. Infine consentire la partecipazione a un nuovo concorso anche in caso di mancato superamento del precedente

“Servono misure urgenti contro il precariato e contro le classi pollaio” hanno dichiarato i sindacati della scuola. Che chiedono al governo il rispetto degli accordi firmati solo poche settimanae fa.

” Mentre il 20 maggio 2021 veniva firmato il “Patto per la Scuola al centro del Paese” con le Organizzazioni sindacali Confederali, il Governo predisponeva un decreto legge che interviene sulle medesime materie senza alcun confronto” denunciano i sindcati.

“Il Patto per la Scuola – spiegano ancora – riconosce l’impegno profuso da tutto il personale durante la pandemia. Ora questo riconoscimento va concretizzato e tradotto in misure e interventi che assicurino stabilità e continuità al lavoro e il regolare avvio dell’anno scolastico il primo settembre. Chiediamo alle forze politiche di impegnarsi a cambiare il provvedimento durante l’iter di conversione in legge”.

 

 

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