“Riaprire l’Italia?” E’ polemica dopo appello Renzi

“Riaprire l’Italia?” E’ polemica dopo appello Renzi

Ascolta l’intervista al deputato di Italia Viva GABRIELE TOCCAFONDI

“Riapriamo. Perché non possiamo aspettare che tutto passi. Perché se restiamo chiusi la gente morirà di fame. Perché la strada sarà una sola: convivere due anni con il virus”: è l’appello a far ripartire al più presto le attività in Italia lanciato da Matteo Renzi in un’intervista ad Avvenire. “Serve un piano per la riapertura e serve ora. Le fabbriche devono riaprire prima di Pasqua. Poi il resto. I negozi, le scuole, le librerie, le Chiese. Serve attenzione, serve gradualità. Ma bisogna riaprire”, ha chiesto il leader di Italia Viva.

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Polemiche su tweet pro Hitler pubblicato da docente dell’Ateneo di Siena

Polemiche su tweet pro Hitler pubblicato da docente dell’Ateneo di Siena

“Vi hanno detto che sono stato un mostro per non farvi sapere che ho combattuto contro i veri mostri che oggi vi governano dominando il mondo”, la frase, accompagnata da una foto di Hitler, apparsa il 30 novembre sul profilo del professor Emanuele Castrucci che insegna filosofia del diritto all’ateneo senese. Commenti critici ci sono stati anche per la prima presa di posizione, ritenuta troppo lieve, del rettore di Siena Francesco Frati. “Il professor Castrucci scrive a titolo personale e se ne assume la responsabilità” le sue prime parole su twitter.

Sempre sul suo profilo Castrucci spiega poi: ‘Hitler, anche se non era certamente un santo, in quel momento difendeva l’intera civiltà europea’.

Stamani invece Frati ha espresso una ferma condanna: “Le vergognose esternazioni del prof. Castrucci offendono la sensibilità dell’intero Ateneo; ho già dato mandato agli uffici di attivare provvedimenti adeguati alla gravità del caso”. Lo afferma, in una nota diffusa stamani, dall’Università di Siena, dopo che la sua risposta è stata giudicata troppo tenue.

Nella nota diffusa dall’Università si legge: “Il Rettore, personalmente e in nome e per conto dell’Università di Siena, condanna con fermezza i contenuti filo-nazisti del post pubblicato su twitter” dal professor Castrucci. “L’Ateneo che ho l’onore di rappresentare – le parole poi di Frati – si è sempre caratterizzato per il forte impegno anti-fascista e combatte con forza tesi revisioniste neonaziste ed ogni forma discriminatoria nei confronti di qualsiasi popolo”.

A commentare il fatto è anche il vicepresidente della Regione Toscana Monica Barni: “Troppe persone non hanno ancora capito che l’apologia del fascismo è un reato. E chi riveste un ruolo pubblico commettendo questo reato ha la colpa anche di infangare l’istituzione a cui appartiene. È quindi necessario ed importante che i comportamenti esecrabili del signor Emanuele Castrucci, fino ad oggi insegnante di filosofia del diritto e filosofia politica pubblica all’università di Siena, vengano adeguatamente condannati. È bene che chi ha il potere di allontanarlo dall’Università lo faccia e al più presto. Nel 2019 non è possibile assistere senza far niente alla promozione impunita di contenuti nazisti e fascisti. Questo professore non può più insegnare ai nostri giovani. La nostra è una Repubblica nata dalla Resistenza al nazifascismo, è bene fare memoria di questa nota storica oggi dimenticata dai più”. Nella nota della Regione Toscana si afferma anche che Castrucci è “collaboratore di Primato nazionale, rivista di CasaPound”.

La vice ministra all’Istruzione Anna Ascani in un post su Facebook scrive: “Davvero inquietante che un professore si abbandoni ad espressioni di esaltazione del nazismo e dell’antisemitismo. Nella scuola e nell’università italiana non può esserci spazio per simili inaccettabili espressioni. La scuola e l’università sono infatti da sempre – aggiunge – fortemente legati ai valori della Costituzione che, lo ricordiamo, è antifascista. Simili aberranti esternazioni, non solo sono lesive dei valori educativi che ispirano la scuola e l’università, ma non possono e non devono ricevere legittimazione nel nostro Paese da parte di nessuno, tanto meno di un professore. La scuola e l’università condannano da sempre il nazismo e l’antisemitismo in tutte le sue forme. Il professore – conclude – si vergogni e chieda scusa”.

Le senatrici e i senatori del Movimento 5 Stelle in Commissione Istruzione scrivono in una nota: “Le dichiarazioni via social del professore dell’università di Siena Castrucci sono gravi ed inaccettabili. Il nazismo non è una opinione e chi si esprime in quel modo non può insegnare alcunché a nessuno, tanto più essere docente di un ateneo. Auspichiamo un celere provvedimento che impedisca a chi propugna simili idee di continuare a ricoprire quella cattedra”.

Il vicesegretario del Pd Andrea Orlando, su twitter, scrive: “Per un professore dell’università di Siena ‘Hitler difendeva la civiltà europea’. Per il rettore: ‘opinioni personali’. Nulla da aggiungere?”.

Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana-Leu, scrive su twitter: “Questo tizio fa il professore di filosofia del diritto all’università di Siena e pubblica robaccia nazista intollerabile. C’è poco da dire, se non che non dovrebbe poter insegnare nelle Università Italiane. “

Gabriele Toccafondi, capogruppo d Italia Viva in Commissione Cultura alla Camera, su Facebook scrive: “Il Professor Emanuele Castrucci, ordinario di filosofia del diritto all’Università di Siena fa un elogio del nazismo e del fascismo, tutto questo non rappresenta semplicemente una ‘opinione personale’ ma reati. Miur e Università di Siena non facciano finta di niente. Può una persona con queste idee insegnare ai ragazzi e insegnare filosofia del diritto?”, conclude.

“Quello che è successo a Siena è gravissimo. Il negazionismo e il fascismo non devono trovare e non troveranno mai cittadinanza nelle scuole e nelle università italiane. Teniamo alta la guardia”. Scrive su twitter il segretario del Pd Nicola Zingaretti.

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Toscana esclusa dal governo, vendetta contro Renzi?

Toscana esclusa dal governo, vendetta contro Renzi?

Firenze, è divampata la polemica sul fatto che, nessun esponente toscano fa parte della lista dei sottosegretari e dei viceministri del governo, deliberata ieri in Consiglio dei ministri e composta da 21 rappresentanti del M5s, 18 del Pd, 2 di Leu e 1 Maie.

Tra i primi a rilasciare dichiarazioni sulla composizione del governo, il sindaco di Firenze, Dario Nardella, che già in mattinata di venerdì commentava: “Dove hai più voti, più consenso, stimato e apprezzato dai cittadini, dove sei più presente nel territorio lì ti danno meno poltrone. Per la Toscana, per Firenze e per tutti noi è un grande motivo di orgoglio. Se questa esautorazione è una vendetta contro la vecchia maggioranza del partito o contro Renzi lo si dica con chiarezza – aggiungeva Nardella – altrimenti sia dia una spiegazione seria e politica di questa decisione. Ho sostenuto questo progetto di governo e continuerò a farlo ma mentirei se dicessi che non sono profondamente deluso e costernato. La questione – ha continuato – mi sembra molto seria, serissima. È inconcepibile e assurdo che il Pd tenga fuori da questo governo la regione in assoluto che ha dato più voti e più consenso a questo partito con il capoluogo Firenze dove si è toccato il record di voti nelle ultime elezioni. Non solo è un peccato tenere fuori la Toscana democratica da questo governo ma credo che sia anche un errore clamoroso che rischia di far vedere le peggiori conseguenze da qui ai prossimi mesi”.

“La Toscana deve ancora pagare ‘purga’ Renzi? – si chiedeva la segretaria del Pd toscano Simona Bonafè – Leggendo la lista dei sottosegretari e viceministri non posso negare la mia profonda delusione e amarezza per la mancanza di nomi toscani del Partito Democratico. Qualcuno a livello nazionale dovrà spiegare ai tanti militanti ed elettori toscani il motivo, ad oggi incomprensibile, per il quale la Toscana non sia stata considerata degna di avere un rappresentante ai massimi livelli, o se ci sia una purga Renzi che ancora oggi la Toscana deve pagare. La Toscana – proseguiva – è stata l’unica regione dove nelle ultime elezioni europee il Partito Democratico ha saputo tenere testa alla Lega. Alle amministrative di giugno abbiamo riconquistato con il buon governo tutte le città capoluogo al voto e permesso al Partito democratico nazionale di salvare un risultato complessivo molto deludente. Non possiamo essere considerati solo serbatoio di voti, esprimiamo una classe dirigente preparata e competente che avrebbe potuto dare un contributo importante al nuovo governo.

La polemica scoppiava quindi all’interno dello stesso Partito Democratico “Leggo con sconcerto le dichiarazioni della segretaria toscana Bonafè, che parla di ‘purga renziana’ a proposito della mancanza di democratici toscani tra i sottosegretari – sbottava Valerio Fabiani, componente della direzione nazionale e di quella regionale del Pd che fa parte del comitato Zingaretti in Toscana – La mancanza di toscani nel Governo è un fatto grave, del quale chiediamo spiegazioni proprio a chi questa rappresentanza dovrebbe ottenerla e tutelarla: la segretaria regionale. Quelle di Bonafè, invece, sono affermazioni gravissime che stridono con la realtà – aggiungeva Fabiani in una nota – molti tra i ministri e i sottosegretari sono espressione della cosiddetta area renziana a cui, semmai, Bonafè dovrebbe chiedere perché non abbia ritenuto prioritaria la rappresentanza toscana. Queste dichiarazioni sono irricevibili da chi guida una comunità e, pochi mesi fa, è stata scelta capolista alle elezioni europee proprio da quella dirigenza che oggi accusa di discriminazione antirenziana – Per Fabiani – l’assenza totale di iniziativa politica e di una gestione unitaria del Pd toscano non sono certo fattori di rafforzamento”.

“La verità è che in Toscana non si è fatto nulla per poi piangere, oggi, sulle nomine versate – Criticava anche Alessandra Nardini, consigliere regionale Pd di area zingarettiana. Parlando di ‘purghe antirenziane’, – osservando – stiamo sfiorando il ridicolo, piuttosto i renziani locali si interroghino sul perché non ci sono toscani. Mi auguro che i bollori si calmino insieme alle polemiche, non ce n’è bisogno. C’è bisogno, invece, di sostenere e fare i migliori auguri a questo Governo di svolta, e in Toscana c’è bisogno, piuttosto, di ricostruire un partito regionale oggi inesistente e di renderlo protagonista di un’iniziativa politica che serve a tutta la Toscana”.

“Imbarazzante trattamento per toscani – era invece il commento che arrivava da deputato fiorentino di Civica popolare Gabriele Toccafondi – In Toscana sembra aleggiare un ‘peccato originale’ da scontare. Pd e 5Stelle cominciano decisamente male questa nuova fase con un’attenzione pressoché nulla al nostro territorio. Nessun sottosegretario o viceministro toscano comporrà infatti il nuovo Governo. Questo Governo avrà una possibilità solo se farà le cose, se sbloccherà cantieri, se aiuterà le famiglie e il lavoro – aggiunge Toccafondi in una nota – Ed è bene quindi ricordare a questo nuovo governo senza toscani che in 14 mesi dell’ultimo Esecutivo proprio in Toscana è stato bloccato tutto, la Toscana e Firenze sono state trattate come un nemico politico da ostacolare. Adesso il nuovo Governo nomina sottosegretari e si dimentica completamente, non senza imbarazzo, dei toscani – conclude -. E lo dice uno che non ambiva a ricoprire questo ruolo e lo ha detto in tutte le salse. Ma trattare così un territorio non fa partire con il piede giusto”.

“Ottima squadra Pd al governo. Ma pessima l’assenza di esponenti del Pd della Toscana: incomprensibile per gli elettori che ci hanno premiato alle europee e amministrative, incomprensibile per coloro che voteranno alle prossime regionali in una sfida difficile – scriveva il deputato livornese del Pd Andrea Romano parlando di occasione persa”.

Sulla nomina dei sottosegretari interveniva anche da Milano, la deputata Pd Maria Elena Boschi, ex ministra nel governo Renzi, rispondendo ad una domanda arrivando a ‘Il tempo delle donne “Spero che non sia semplicemente un modo per colpire Renzi e il nostro gruppo perché non credo che sia giusto né che se lo meritino i cittadini toscani – La trattativa per la scelta dei sottosegretari come sempre è stata fatta dai segretari di partito – ha aggiunto Boschi – noi non abbiamo fatto nessuna lotta per un posto o una poltrona in più. Certo da toscana sono dispiaciuta che non ci sia nessun toscano al governo perché credo che i risultati delle amministrative e delle Europee hanno dimostrato che il nostro è un territorio in cui il nostro partito è forte, capace e con consensi”, ha concluso l’ex ministra augurando buon lavoro ai nuovi sottosegretari.

Dal suo account Twitter il senatore Pd Francesco Bonifazi si rammaricava “Dispiace che per vendicarsi della stagione renziana il Pd abbia cancellato tutta la Toscana dai ruoli di governo. Abbiamo vinto ovunque in Toscana, siamo il primo partito: non meritavamo questo trattamento. Buon lavoro al governo”. Lo scrive su (

“Nessuna discriminazione politica Toscana – cercava di buttare acqua sul fuoco il segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti, a Bologna al 52esimo incontro nazionale studi delle Acli, replicando a chi gli chiedeva un commento sulla squadra di Governo e sulla mancanza di esponenti della regione Toscana – Ci sono stati anche dei problemi, ho visto la Toscana o altri casi, ma sono figli della coincidenza di tanti criteri, di territori, di competenze, di sensibilità politiche, di genere e di condizioni che alla stretta possono creare problemi. Assicuro che non c’è nessun tipo di discriminazione politica, non era questo e non è mai stato questo l’obiettivo di nessuno. I democratici debbano essere contenti, perché grazie al buon rapporto con i nostri alleati e a chi ha seguito le trattative, c’è un’ottima rappresentanza numerica e di personalità all’interno del Governo, quelli dei territori non rappresentati – ha ribadito Zingaretti – sono temi che dovremo affrontare, ma non perdiamo il punto di vista che c’è un Governo che sta partendo e il Partito Democratico, insieme agli alleati, è protagonista di questa avventura e ora abbiamo realizzare insieme il programma. Se ci sono stati dei ritardi o dei problemi – ha concluso – li affronteremo”.

Ma anche l’europarlamentare toscana della Lega Susanna Ceccardi interveniva nella polemica “Basta leggere le dichiarazioni della segretaria dei Democratici Simona Bonafè o del sindaco di Firenze Dario Nardella, il governo giallo-rosso mostra già le prime e profonde fratture. È palese la resa dei conti interna al Partito democratico tra zingarettiani e renziani sulle nomine dei sottosegretari. A fare le spese di questo teatrino della politica saranno alla fine i nostri cittadini toscani, visto che non ci sarà nessun esponente di governo a rappresentare la nostra regione. Per comprendere che è appena iniziata la notte dei lunghi coltelli tra le varie correnti del Pd. I renziani, che hanno voluto sostenere a tutti i costi questo governo per paura di non essere riconfermati dalla segreteria Zingaretti alle prossime elezioni, sono alla fine rimasti con un pugno di mosche in mano. Uno scontro impietoso che alla fine si riassume in una guerra di posizioni interna per avere poltrone e ruoli di potere in seno al nuovo governo, che non rappresenta la maggioranza del popolo italiano. Siamo sempre più convinti – conclude la Ceccardi – che la parola debba tornare il prima possibile alla gente, al popolo. Basta trame di palazzo. Torniamo a votare e mettiamo fine a questo triste spettacolo”

“La formazione complessiva del governo non è un tema che ho affrontato io – si giustificava Lorenzo Guerini, leader con Luca Lotti di Base Riformista, area del Pd, rispondendo ai giornalisti a Cortona sulle polemiche per l’assenza nel governo di esponenti toscani – Ci sono tante persone che fanno il loro lavoro, capisco le giuste e legittime aspirazioni territoriali e anche il fatto che si possa considerare in maniera critica la mancanza di rappresentanza di una regione dentro il governo, ma i numeri sono quelli che sono e bisogna confrontarsi con essi. L’importante è che il governo lavori per tutto il Paese”. Così

“Il problema di una mancata rappresentanza della Toscana nel governo esiste – sentenziava Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana.  Qualche giorno fa avevo chiesto attenzione per la nostra Regione, soprattutto a partire dal tema delle infrastrutture che giudico prioritario per la Toscana. Tuttavia, ricondurre questo problema a una vendetta contro Matteo Renzi mi pare profondamente sbagliato e divisivo. Non si può certo dire che l’area che fa capo a Renzi sia sotto-rappresentata nella compagine di governo. Su 9 ministri del Pd tre sono renziani, su 18 sottosegretari mi risulta che almeno cinque appartengano a quell’area. Quella dell’ex presidente del Consiglio è una minoranza ben rappresentata anche in Toscana, pur avendo Zingaretti vinto le primarie. Il problema, dunque, non è correntizio né relativo a discriminazioni interne alle aree politiche, bensì di sotto-rappresentanza della nostra Regione nel nuovo esecutivo. I ministri e i sottosegretari giurano sulla Costituzione nell’esclusivo interesse nazionale – continua – Sono convinto che queste polemiche lasciano il tempo che trovano. E che a lungo andare, siano dannose per il Pd e per la sinistra”.

“Io guarderei al lavoro del governo più che al certificato di nascita – era invece l’approccio di Antonello Giacomelli, deputato toscano del Pd, interpellato dai cronisti sull’assenza di esponenti toscani nella compagine di governo, a margine della Festa dell’Unità di Firenze – La Toscana – ha proseguiva – è il governo. Senza la Toscana non c’è questa esperienza di governo. Guarderei al dato sostanziale: la politica di questo governo incrocia la politica della Toscana. Sarà per noi una boccata d’ossigeno per le politiche di sviluppo, di coesione sociale, di rilancio delle autonomie che caratterizzano i comuni toscani e la Toscana – e sull’ipotesi di una probabile vendetta su Renzi – Ne ascolto di tutte: uno, che non ci sono i sottosegretari per una vendetta contro Renzi; due, che l’azionista di maggioranza è Renzi… quindi io sarei per tesi meno radicali. – Certamente – proseguiva – Matteo è stato protagonista di una iniziativa politica adeguata, credo che sia convinto di questa scelta. Sono convinto che se il Pd mantiene questo profilo unitario rispetto a questa scelta, ne fa una questione di prospettiva, non solo di tattica, costruisce una nuova stagione”.

Ed infine il commento del presidente del consiglio della Regione Toscana Eugenio Giani “Per l’assenza di rappresentanti toscani al governo, ci può essere il dispiacere, perché indubbiamente avere dei diretti rappresentanti toscani è sempre meglio: però l’importante è che si realizzino le cose – ha detto Giani, a margine di un dibattito alla Festa dell’Unità di Firenze – il fatto che ad esempio che vi sia una ministra alle infrastrutture come la De Micheli, rispetto a un Toninelli che aveva bloccato tutto, mi dà grandi speranze -secondo Giani il fatto che ci – sia stato un difetto di coordinamento nelle liste che hanno portato i partiti, nell’attenzione che vi è stata agli equilibri nel comporre le varie cariche di dicastero fra partiti e correnti diverse. Ritengo però sia giusto anche levare la voce, e che levando la nostra voce si possa costruttivamente trovare un rapporto con chi esercita la funzione di direzione del Ministero. Io ho molta fiducia sulle infrastrutture nel ministro De Micheli. Quello che conta è trovare il rapporto diretto con chi governa”.

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Musei, Toccafondi-Di Giorgi: ‘Bonisoli fermi abolizione autonomia Accademia’

Musei, Toccafondi-Di Giorgi: ‘Bonisoli fermi abolizione autonomia Accademia’

Gabriele Toccafondi e Maria Rosa Di Giorgi tornano sulla questione dell’ente fiorentino la cui autonomia è messa in discussione dalla riforma targata governo giallo-verde. “Il ministro dei beni culturali Alberto Bonisoli – commentano i deputati fiorentini – fermi la riforma che toglie l’autonomia dell’Accademia di Firenze, smetta di fare nomine a raffica, non intenda fare adesso nomine che scadranno tra mesi. Se non se n’è accorto non ha più una maggioranza che lo sostiene”.

La situazione politica in corso, per Toccafondi e Di Giorgi, richiede un passo indietro da parte del ministro. “Andare avanti sulla irragionevole abolizione dell’autonomia dell’Accademia, come se niente fosse accaduto in questi giorni – affermano i due parlamentari in una nota – sarebbe un’ulteriore riprova del fatto che Firenze viene vista come una nemica politica cui dare un segnale. Come abbiamo sempre detto e ribadito in aula, in commissione e nell’incontro avuto con il ministro, i numeri e le statistiche di questi quattro anni dimostrano tutta l’utilità dell’Accademia”. “È di cattivo gusto per un ministro senza una maggioranza – concludono – continuare poi a sfornare nomine su nomine ed ancora di più sarebbe anticiparne alcune che scadranno tra qualche mese. Il ministro si fermi e attenda il prossimo ministro della cultura che speriamo possa dialogare con i sindaci e non vedere Firenze come una città politicamente avversa”.

Sulla questione interviene anche il primo cittadino di Firenze, Dario Nardella che spiega come l’assegnazione della Galleria dell’Accademia agli Uffizi colpisca “l’autorevolezza di Firenze declassando un museo statale di prim’ordine a livello internazionale e accorpandolo come se fosse una ruota di scorta”: ma l’Accademia è “un grandissimo museo che custodisce una delle più grandi collezioni al mondo”.

Smpre secondo Nardella “trattare così l’Accademia è avvilente per Firenze, per il patrimonio culturale italiano e per giunta con una firma all’ultimo momento di un Governo che è già sfiduciato ed è già in piena crisi”. Il sindaco parla di “un’operazione inspiegabile, nata all’ultimo momento e che fa parte di una ‘riformicchia’ che spero verrà al più presto rivista dal nuovo governo” ed evidenzia le “inusuali accelerazioni di atti da parte del ministro quando siamo in piena crisi di governo. Credo che sia il Parlamento che gli organi giudiziari deputati alla verifica delle legittimità degli atti dovrebbero mettere gli occhi su questa inusuale accelerazione”.

Alberto Bonisoli, ministro dei beni culturali, ha siglato ieri il primo decreto ministeriale di attuazione della riorganizzazione interna del Mibac. La modifica è stata decisa con un decreto approvato lo scorso 19 giugno dal Consiglio dei Ministri e passata al vaglio della Corte dei Conti. Lo rende noto l’ufficio stampa del ministero. Il provvedimento, che contiene disposizioni sull’organizzazione e funzionamento dei Musei statali, introduce le Direzioni territoriali delle reti museali al posto dei Poli museali regionali: entrerà in vigore il prossimo 22 agosto.

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Musei, Toccafondi e Di Giorgi: “L’Accademia deve restare autonoma”

Musei, Toccafondi e Di Giorgi: “L’Accademia deve restare autonoma”

I due parlamentari fiorentini, Gabriele Toccafondi e Rosa Maria Di Giorgi, hanno incontrato il ministro ai Beni Culturali e Ambientali, Alberto Bonisoli, per discutere sull’autonomia dell’Accademia.

“Abbiamo incontrato il Ministro Bonisoli e abbiamo ribadito con forza la ragionevolezza del mantenimento dell’autonomia dell’Accademia. Numero di visitatori, ricavi, lavori partiti dopo 40 anni di immobilismo, abbiamo ricordato che sono lì a dimostrarlo. Il Ministro da parte sua ha confermato invece tutta la volontà di arrivare all’accorpamento di Uffizi e Accademia sotto una unica Direzione con in più un dirigente amministrativo” così i parlamentari Toccafondi e Di Giorgi rendono noto l’esito del colloquio col ministro ai Beni culturali e ambientali.

Spiegano i due onorevoli fiorentini: “Continuiamo a non capire e a non condividere la scelta del ministro, perché il buonsenso dei numeri e di questi quattro anni dimostrano l’utilità dell’autonomia per l’Accademica e per tutta la città di Firenze. Una utilità che viene rinnegata improvvisamente senza una ragione comprensibile e chiara”.

“Unico aspetto di apertura, se così vogliamo dire, che il Ministro ci ha informato circa la possibilità di rivedere la decisione dell’abolizione dell’autonomia per l’Accademia se gli effetti non saranno positivi. Decisamente poco per quelli che un anno fa si auto definivano il governo del cambiamento e che invece sembrano sempre di più il governo della Restaurazione di un Ancien Regime di cui a Firenze non sente alcun bisogno” concludono i due parlamentari.

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