Leggere forte! Il progetto della Regione, non si ferma

Leggere forte! Il progetto della Regione, non si ferma

🔈Firenze, la Regione Toscana adatta il progetto “Leggere Forte! Ad alta voce fa crescere l’intelligenza” alla circostanza straordinaria di questo periodo, mettendo a disposizione di bambini e ragazzi audio e video di letture ad alta voce a cui accedere in questo periodo di chiusura delle scuole e dei nidi.

Leggere Forte! non si ferma, quindi. Anche a casa i bambini e i ragazzi possano continuare nel benefico ascolto della lettura ad alta voce.

Il gruppo di lavoro ha infatti realizzato audio e video di letture, messe a disposizione di tutti coloro che vorranno utilizzarli in questi giorni di emergenza con bambini e ragazzi di fascia d’età che va dal nido alla scuola secondaria e raggiungibili sul canale YouTube di Regione Toscana.

Tutto il materiale è stato preparato dal gruppo di lavoro del progetto, coordinato da Federico Batini, docente dell’Università degli Studi di Perugia. Ricercatori, assegnisti, borsisti e volontari del movimento Laav (letture ad alta voce), assieme a educatrici e insegnanti dei nidi e delle scuole dell’infanzia regionali, hanno registrato e reso disponibile in poco tempo ottimo materiale.

È questo infatti uno dei cardini del progetto, la continuità della lettura. Anche in un momento complesso come questo leggere ai piccoli come ai grandi aiuta lo sviluppo di tutte quelle ricadute positive che la lettura ad alta voce, praticata regolarmente e in modo intensivo, può dare.

Tanti i testi accessibili a tutti, dunque, e per i docenti molto altro materiale più rilevante messo esclusivamente a loro disposizione su una piattaforma on line – raggiungibile secondo le indicazioni fornite dagli uffici regionali- come risorsa didattica da utilizzare a loro discrezione per proseguire le attività a distanza con regolarità.

Il primo consiglio è per chi non ha mai provato a leggere ad alta voce a un bambino. Sappiate che l’ascolto di una storia dalla voce viva di un adulto di riferimento cattura immediatamente l’attenzione del bambino. Provateci. Dovete solo trovare la posizione giusta, aprire il libro e cominciare a leggere. La bambina o il bambino faranno il resto.
Prosegui a leggere i dieci consigli su questo articolo pubblicato da “La Ricerca”.

Gimmy Tranquillo ha intervistato Sara Mele, Responsabile di settore Educazione e istruzione della Regione Toscana:

INFO: https://www.regione.toscana.it/-/leggere-forte-non-si-ferma

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Passeggeri Italiani non vogliono scendere a Lisbona dalla ‘MSC Fantasia’

Passeggeri Italiani non vogliono scendere a Lisbona dalla ‘MSC Fantasia’

🔈26 Italiani, tra cui un fiorentino, nell’odissea della nave da crociera Msc Fantasia, partita dal Brasile, alla quale era stato concesso solo l’attracco tecnico, senza la possibilità di discesa a terra a Tenerife, poi dirottata verso Marsiglia, ma che al momento risulta bloccata a Lisbona, dove molti dei 1300 passeggeri ancora a bordo non vogliono scendere senza le assicurazioni di sicuro rientro nei loro Paesi di origine.

La maggior parte dei passeggeri della MSC Fantasia provengono dall’Unione Europea ma anche dal Regno Unito, dal Brasile e dall’Australia ed al momento ci sarebbe, secondo informazioni che ci vengono dai passeggeri, un caso positivo ed uno sospetto di coronavirus a bordo.

Un annuncio delle 21 di ieri dato a bordo della nave avrebbe dato la notizia di un caso confermato di Covid-19, mandando tutti nelle cabine intimando di non uscire fino allo sbarco.

“Oggi inizieranno gli sbarchi per chi ha prenotazioni di biglietti aerei, decisione criminale – si legge su un post Facebook del passeggero Mario Buricchi – Noi italiani non scendiamo e rifiutato per la terza volta un biglietto imposto e non proposto: lisbona/francoforte/milanomalpensa. Non se ne parla minimamente, con il rischio di essere bloccati, ora più che mai dopo i casi di positività, in Germania per la quarantena, e l’arrivo nella regione più infettata d’Italia. Ci devono portare a Genova”.

Gimmy Tranquillo ha intervistato il fiorentino Mario Buricchi a bordo della Msc Fantasia.

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Dalle biblioteche anche quotidiani online

Dalle biblioteche anche quotidiani online

Firenze, libri ma non solo: anche quotidiani e riviste si possono leggere online per chi è iscritto alle biblioteche di Firenze.

Essendo chiuse le biblioteche, a causa delle misure di contenimento del Coronavirus, il sistema Sdiaf (Sistema documentario integrato dell’area fiorentina) mette a disposizione degli iscritti un portale con funzioni di vera e propria biblioteca digitale, consentendo di accedere via internet, da qualunque luogo e gratuitamente, a quotidiani, riviste, e-book, musica, banche dati, film, immagini, audiolibri, corsi a distanza e così via.

L’iniziativa, si spiega da Palazzo Vecchio, si chiama “DigiToscana MediaLibraryOnLine” ed offre non solo risorse in consultazione, ma gestisce anche il servizio di prestito digitale.

I contenuti sono accessibili in streaming o in download: nel primo caso le risorse sono visualizzabili online dallo schermo del computer o del dispositivo mobile, nel secondo si possono scaricare sul proprio pc o sul dispositivo mobile.

Tra le risorse di maggior interesse c’è l’edicola” con quotidiani e riviste italiane e straniere; ci sono poi oltre 300mila ebook open da scaricare liberamente, quasi 37.000 ebook da prendere in prestito tra i quali molte novità editoriali e poi audiolibri, musica, immagini, spartiti musicali e corsi online.

Per accedere ai contenuti occorre essere iscritti a una biblioteca comunale di una delle Reti documentarie toscane, richiedere l’account e fornire un indirizzo di posta elettronica valido. Si riceverà una mail contenente le credenziali di accesso (username e password) e un link per effettuare il primo accesso.

Il progetto è realizzato grazie al contributo della Regione Toscana. “Un piccolo contributo – sottolinea l’assessore alla cultura Tommaso Sacchi – per rendere meno difficile questo momento di forzata permanenza a casa e per far conoscere un po’ meglio la ricchezza dei contenuti delle nostre biblioteche civiche”.

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Coronavirus, che cosa ha fatto la Corea del Sud meglio dell’Italia?

Coronavirus, che cosa ha fatto la Corea del Sud meglio dell’Italia?

Tornando indietro al 5 di marzo ed analizzando i dati forniti dalla mappa di quel giorno, del Global Cases del Center for Systems Science and Engineering (CSSE), presso la Johns Hopkins University (JHU), si rileva che allora la Corea del Sud era al secondo posto per numero di persone positive al coronavirus con 5.766 e l’Italia terza con 3.089, con rispettivamente 107 e 92 numero di decessi.

Ma passando alla mappa del 15 di marzo, si vede purtroppo che l’Italia è passata al secondo posto con 21.157 casi positivi e 1. 441 morti, mentre la Corea del sud, che intanto è passata al quarto posto, dopo l’Iran, è rimasta ad un numero di casi positivi di 8.086 e  72 decessi.

Naturalmente i fattori che hanno determinato questa diversa evoluzione del contagio da coronavirus, tra le due nazioni, lontane geograficamente e culturalmente, sono probabilmente molteplici, ma leggendo gli articoli di stampa dei giorni scorsi non si può non notare una delle misure importanti prese dal governo sudcoreano per combattere l’epidemia di Covad-19: test gratuiti per tutti.

In un video del 3 marzo pubblicato da Cnn, e tradotto e pubblicato da Controradio, un reporter della stazione di news americana, si sottopone al test attraverso un ‘drive-thru’, più o meno seguendo la procedura di come si acquista un panino con l’hamburger da McDonald’s rimanendo in macchina.

Dal video si apprende che ognuno di questi centri può fare il tampone a 380 persone al giorno, e che al 5 di marzo erano già stati fatti ben 100.000 test.

In un articolo del 15 di marzo, il ‘Sole 24 ore’ scrive: “La Corea del Sud, uno dei Paesi più colpiti dal Coronavirus ma in grado di uscirne (i contagi sono in forte calo) grazie a misure di quarantena e soprattutto a un massiccio utilizzo dei tamponi anche sugli asintomatici. In modo da scovare subito i positivi e isolarli. Hanno fatto il giro del mondo le immagini dei tamponi fatti dai coreani ai semafori. Ora il Veneto ha deciso di percorrere la stessa strada: i tamponi saranno fatti per strada e fuori dai supermercati”.

Il governo della Corea del Sud per la verità, ha implementato anche altre misure ‘radicali’, che avevano suscitato le critiche e quasi la derisione anche della nostra stampa, misure che alla luce della realtà odierna e della irresponsabilità dimostrata da una parte degli italiani, non dovrebbero più destare cotanta indignazione: “Nel tentativo di prevenire e contenere la diffusione del virus, il governo della Corea del Sud ha preso misure contestabili – scriveva ‘La Repubblica’ il 6 marzo – Manda sms, in continuazione, dalla mattina alla sera. Un sovraccarico di informazioni sotto forma di avvisi di sms d’emergenza che oltrepassano ogni limite di privacy, includendo rivelazioni sulla vita privata delle persone infette. Un grande fratello malato e imbarazzante che sta spaventando ancora più del coronavirus. Sono ‘messaggi di orientamento sulla sicurezza’ inviati dalle autorità sanitarie e dagli uffici distrettuali di tutto il Paese. Ricordano alle persone di lavarsi accuratamente le mani, di non toccarsi il viso. Ma non solo. Tracciano i movimenti degli infetti utilizzando dati Gps, riprese delle telecamere di sorveglianza e le transazioni con carta di credito per ricreare i loro percorsi già dal giorno prima della manifestazione dei primi sintomi. Una specie di caccia al contagiato“.

Ma sono passati solo una decina di giorni ed il 15 di marzo il ‘Sole 24 ore’ titola: “Veneto come la Corea del Sud: tamponi per tutti, dalle strade ai supermercati. Il Veneto ha attivato uno specifico Piano con l’obbiettivo interrompere tutte le possibili catene di trasmissione del virus responsabile di Covid-19”.

L’Italia per la verità, era partita bene, facendo tamponi, all’inizio dell’epidemia, non solo a chi era malato ed era entrato in contatto con una delle fonti del contagio, ma a chiunque, avendo sintomi influenzali lo richiedeva, ma ‘importanti’ figure politiche ed anche qualche ‘personalità’ del mondo sanitario, avevano iniziato a preoccuparsi dfel fatto che, per l’alto numero dei contagiati registrati, causati dai “troppi tamponi”: l’immagine dell’Italia all’estero ne venisse danneggiata.

Ora si ritorna indietro con la sanità della Regione Veneto che comunica di aver attivato uno specifico Piano di Sanità pubblica con l’obbiettivo di interrompere tutte le possibili catene di trasmissione del virus Covid-19, andando ad individuare tutti i possibili casi sospetti.

“Dalla ricerca puntuale di tutti i casi confermati, sarà possibile avviare le conseguenti inchieste epidemiologiche ed intervenire con le disposizioni di isolamento domiciliare e quarantena – avverte l’assessorato alla Sanità del Veneto, precisando che le Asl – provvedono ad effettuare un’accurata indagine epidemiologica procedendo per centri concentrici ed allargando, per ogni singolo caso, la ricerca all’individuazione oltre che di tutti i possibili contatti ‘stretti’ (familiari e lavorativi) anche di tutti i contatti occasionali (anche definiti come ‘non stretti’ o a basso rischio), e di disporre, per tutti i contatti, le misure di quarantena e isolamento domiciliare fiduciario”.

Forse ora siamo sulla buona strada per rallentare l’epidemia, ma quanto tempo si è perso!

Gimmy Tranquillo

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Letalità alta: “Ai positivi asintomatici non viene effettuato il tampone”

Letalità alta: “Ai positivi asintomatici non viene effettuato il tampone”

Una letalità “fino a 12 volte maggiore rispetto alla Corea del Sud è quella che sta facendo registrare in Italia il Covid-19: a contribuire a questo tragico primato sono l’eterogeneità dei trattamenti in tutto il territorio e la scarsa tracciabilità dei casi positivi asintomatici a cui non viene effettuato il tampone nonostante siano stati a stretto contatto con uno o più pazienti accertati, contribuendo in modo inarrestabile alla crescita del contagio”.

Questo il parere sull’alta letalità in Italia, di pazienti affetti dal coronavirus dell’Associazione Mondiale delle Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid), presieduta da Susanna Esposito. “Diagnosi precoce, isolamento e trattamento sono i cardini per tenere a bada l’epidemia. Ma la tracciabilità si rivela fondamentale – afferma Esposito in una nota, anche Professore Ordinario di Pediatria all’Università di Parma -.

“I positivi asintomatici o con pochi sintomi continuano a mantenere alta la circolazione del virus e recenti dati pubblicati su The Lancet dimostrano come la mediana dell’eliminazione virale sia di 21 giorni e non di 14 giorni. Ciò significa che una parte di positivi in Italia circola liberamente perché non sa di essere positiva e un’altra parte esce di casa ancora positiva dopo la quarantena domiciliare di 14 giorni perché nessuno controlla che il tampone si sia negativizzato”.

“Ritengo sia corretto invitare la popolazione a stare a casa, ma non basta. È essenziale che ai contatti stretti di casi positivi sia effettuato il tampone per la ricerca di COVID-19, cosa che finora è avvenuta in una assoluta minoranza di situazioni. Inoltre, molto importante è rivedere, e continuamente aggiornare a seconda delle evidenze progressivamente disponibili, la modalità di trattamento, che ad oggi risulta essere differente tra un Centro e l’altro”.

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