Dad, studio su insidie per privacy e copyright per le piattaforme più comuni in rete

Dad, studio su insidie per privacy e copyright per le piattaforme più comuni in rete

La ricerca “Didattica a distanza nell’Università post-pandemia” è realizzata con la partecipazione di Giulia Priora e Giulia Schneider, assegniste di ricerca dell’Istituto Dirpolis della Scuola Sant’Anna di Pisa.

“Sotto il profilo della protezione dei dati personali”, spiega Priora, “la maggior parte non fornisce informazioni sufficientemente chiare e trasparenti per quanto riguarda la finalità della raccolta e dell’utilizzo dei dati degli utenti. Sul fronte del diritto d’autore, sono state rilevate alcune notevoli criticità sul controllo e sull’utilizzo dei contenuti e della responsabilità dei docenti”.

“Seppure tutte le piattaforme riconoscano i diritti di esclusività ai rispettivi autori e autrici dei contenuti” -continua Priora – “richiedono una licenza spesso spropositata per usarli a loro piacimento, potenzialmente annullandone, di fatto, gran parte della protezione”.

Un’altra questione riguarda la responsabilità sui contenuti caricati in caso di violazione del diritto d’autore e relativo impatto sul diritto all’educazione.

“Da quanto emerge dai nostri risultati preliminari, i docenti rispondono molto più di quanto si pensi delle possibili violazioni del diritto d’autore sui contenuti caricati per le loro lezioni, rischiando di diventare i nuovi vigili del copyright, mentre il loro diritto di usare contenuti protetti, da capitoli di libri a spezzoni di film, a fini didattici che le legislazioni nazionali europee prevedono può essere profondamente limitato dalla paura di incorrere in sanzioni”, conclude l’assegnista.

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La ricerca “Didattica a distanza nell’Università post-pandemia” è realizzata con la partecipazione di Giulia Priora e Giulia Schneider, assegniste di ricerca dell’Istituto Dirpolis della Scuola Sant’Anna di Pisa.

“Sotto il profilo della protezione dei dati personali”, spiega Priora, “la maggior parte non fornisce informazioni sufficientemente chiare e trasparenti per quanto riguarda la finalità della raccolta e dell’utilizzo dei dati degli utenti. Sul fronte del diritto d’autore, sono state rilevate alcune notevoli criticità sul controllo e sull’utilizzo dei contenuti e della responsabilità dei docenti”.

“Seppure tutte le piattaforme riconoscano i diritti di esclusività ai rispettivi autori e autrici dei contenuti” -continua Priora – “richiedono una licenza spesso spropositata per usarli a loro piacimento, potenzialmente annullandone, di fatto, gran parte della protezione”.

Un’altra questione riguarda la responsabilità sui contenuti caricati in caso di violazione del diritto d’autore e relativo impatto sul diritto all’educazione.

“Da quanto emerge dai nostri risultati preliminari, i docenti rispondono molto più di quanto si pensi delle possibili violazioni del diritto d’autore sui contenuti caricati per le loro lezioni, rischiando di diventare i nuovi vigili del copyright, mentre il loro diritto di usare contenuti protetti, da capitoli di libri a spezzoni di film, a fini didattici che le legislazioni nazionali europee prevedono può essere profondamente limitato dalla paura di incorrere in sanzioni”, conclude l’assegnista.

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