Sentenza tribunale Pisa: Dpcm Conte illegittimi

Sentenza tribunale Pisa: Dpcm Conte illegittimi

Secondo il tribunale di Pisa il dpcm che dichiara “lo stato di emergenza adottato dal consiglio dei ministri il 31 gennaio 2020 è illegittimo per essere stato emanato in assenza dei presupposti legislativi”

C’è una sentenza del tribunale di Pisa che ‘sconfessa’ il coprifuoco imposto dai Dpcm dell’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte. La vicenda riguarda un nordafricano fermato dai carabinieri e sottoposto a controllo di polizia, il quale finì a processo anche per la violazione del Dpcm anti-Covid. La persona aveva tentato la fuga a bordo di uno scooter danneggiando l’auto di servizio della pattuglia, perciò venne rintracciato, denunciato e, infine, condannato per resistenza a pubblico ufficiale, ma, assolto per la violazione del Dpcm.

Secondo il tribunale pisano, infatti, il decreto che dichiara “lo stato di emergenza adottato dal consiglio dei ministri il 31 gennaio 2020 è illegittimo per essere stato emanato in assenza dei presupposti legislativi, in quanto non è rinvenibile alcuna fonte avente forza di legge, ordinaria o costituzionale, che attribuisca al Consiglio dei ministri il potere di dichiarare lo stato di emergenza per rischio sanitario” e quindi a limitare la libertà di circolazione delle persone.

Dunque, “a fronte dell’illegittimità” di quell’indirizzo, conclude il tribunale di Pisa nella sentenza emessa dal giudice onorario Lina Manuali, “devono reputarsi illegittimi tutti i successivi provvedimenti emessi per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19”.

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Conte torna a far lezione online, a Unifi

Conte torna a far lezione online, a Unifi

Firenze, l’ex premier Giuseppe Conte, secondo quanto pubblicato da La Nazione, terrà la lezione nell’ambito del corso di diritto privato del collega Vincenzo Putortì.

Per Conte sarà un ‘ritorno’, seppur virtuale, in aula dopo la lectio magistralis del 26 febbraio scorso intitolata ‘Tutela della salute e salvaguardia della economia: lezioni dalla pandemia’.

‘Introduzione al contratto: autonomia privata e regolazione del mercato’: questa la lezione che Giuseppe Conte, professore ordinario di diritto privato all’Università di Firenze, terrà online il 19 aprile prossimo all’Ateneo fiorentino. La notizia è stata pubblicata oggi dalla Nazione.

Da quanto appreso oggi Conte terrà altre lezioni il cui calendario non sarebbe ancora noto. L’aspettativa di Conte dall’Università si è conclusa automaticamente quando ha lasciato l’incarico di premier.

Riscatterebbe nel momento in cui assumesse l’incarico alla guida di un partito, come aveva già spiegato il rettore di Firenze Luigi Dei il 26 febbraio: se Conte diventasse “segretario o presidente di un partito che ha rappresentanti in Parlamento, c’è una legge, la 382 dell’80, che lo rimanda in aspettativa obbligatoria, quindi non vedo il problema.

È un’aspettativa automatica” aveva spiegato ai giornalisti che gli chiedevano di un eventuale problema di conflitto di interessi tra il ruolo di Conte come docente di diritto privato e un suo eventuale impegno politico nel M5s.

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Pd: Bonafè: “Letta candidato perfetto per suppletive Siena”

Pd: Bonafè: “Letta candidato perfetto per   suppletive Siena”

La segretaria regionale toscana rivela di aver chiesto al neo-sgretario nazionale di candidarsi nel collegio lasciato libero da Pier Carlo Padoan. Ascolta la nostra intervista a Simona Bonafè

Alcune volte, in politica e non solo, sono particolari o episodi  solo apparentemente  minori a descrivere meglio di qualsiasi altra cosa un cambiamento profondo di strategia e di equilibri. Prendete il ‘caso’ del collegio senese lasciato libero dall’ex ministro Pier Carlo Padoan ,transitato ad altri incarichi nel settore bancario: Zingaretti, secondo i ben informati lo aveva ‘offerto’ al presidente del consiglio uscente Giuseppe Conte, anche per suggellare l’alleanza strategica Pd-M5s; oggi invece la segretaria regionale toscana, Simona Bonafè, dice che il candidato ideale sarebbe proprio quell’Enrico Letta, passato,  nel breve volgere di qualche anno, dal rappresentare il simbolo stesso del vecchiume che la ‘rottamazione’ renziana intendeva spazzare via (chi non ricorda il caustico ed in qualche modo  leggendario hastag  #enricostaisereno?),  ad incarnare  il salvatore della Patria natia, ovvero quel Pd che Letta aveva contribuito a fondare non tantissimo tempo fa.

Alla proposta di Bonafè, letta per ora non risponde. Ma non chiude la porta. Preferisce nicchiare: “e mi candiderò per il seggio di Siena?” dice “Non abbiamo ancora parlato di queste cose : ma io ho già annunciato che da segretario del Pd rinuncio a tutti gli incarichi retribuiti che perché credo nella moralità in politica. La gente deve sapere che non ho alcun provento da nessuna parte. Anche per questo devo rivedere tutto…”.

Intanto Bonafè dovrà sistemare gli equilibri interni alla gestione del partito toscano, incrinatisi proprio sul caso ‘Siena’, tra le altre cose, con le dichiarazioni del vicesegretario Valerio Fabiani (“Cote è il candidato giusto” aveva detto) che non erano state gradite. ora però Bonafè potrà contare su nuovi equilibri nel partito e una nuova carta da giocare.

Intanto Bonafè fa “in bocca al lupo a Enrico Letta” affermando che “il Partito Democratico ha l’opportunità di aprire una fase nuova che obbliga tutti a fare un passo in avanti”. “Le sue parole mi hanno convinto, sono pronta a lavorare con il Partito Democratico della Toscana per mettere a
disposizione le idee migliori per andare avanti”ha dichiarato.
Secondo la parlamentare europea, oggi “abbiamo di fronte un paese sofferente e lacerato. E la grande occasione di impiegare al meglio le risorse che arrivano dall’Europa per un progetto di rilancio, dalla transizione ecologica alla costruzione di un nuovo modello di sviluppo più equo e più inclusivo”.

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Pd: Nardella, Zingaretti non formalizzi le dimissioni

Pd: Nardella, Zingaretti non formalizzi le dimissioni

 ‘Aprire resa conti ora non ha senso. Pd non sta per niente bene” dice il sindaco. Oggi Zingaretti ha confermato le sue dimissioni i annunciate ieri

“Io credo che se Zingaretti ritirasse le dimissioni sarebbe molto meglio. Non le formalizzi
perché ora aprire una resa dei conti in un momento in cui abbiamo l’emergenza dei vaccini, le scuole che chiudono, la gente che perde il lavoro non ha senso”. Lo ha detto il sindaco
di Firenze Dario Nardella, ai microfoni di ‘Tagadà’ su La7.
Nardella ha detto che il rischio è quello di avere “un’assemblea che invece di parlare dell’emergenza del Paese si deve trovare a gestire lo scontro aperto con le dimissioni del nostro segretario”.

Alla luce dei sette segretari in tre anni “ma anche delle tre scissioni, il Pd non sta per niente bene ma questo non è che sia colpa di Zingaretti. Io vengo dalla sinistra, ho assistito a tanti conflitti interni ma con Ulivo prima e con Pd nella fondazione avevamo avviato una stagione di speranza, di incontro tra culture politiche diverse. Ora viviamo ogni
conflitto come l’anticamera di una scissione, dobbiamo recuperare serenità e rispetto.

Credo che questo lo si possa fare tutti insieme, anche con Zingaretti”. Il sindaco ha
risposto anche a chi gli chiedeva se il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini fosse l’uomo giusto per sostituire Zingaretti: “Torno a dire – ha affermato – che non dovrebbe essere questo il momento di parlare di successioni, di resa dei conti, di avvicendamenti di nuovi segretari. Non è questo il momento. Se il presidente dell’Emilia si preoccupa del fatto che la sua regione sta diventando rossa e che l’economia è in ginocchio e i cittadini si devono vaccinare, perché gliene dobbiamo fare una colpa?”.

“Se troviamo una convergenza sulle opere pubbliche, sul modello di sviluppo, su come vogliamo favorire il lavoro, le alleanze vanno bene. Io a priori non dico no al dialogo con i 5 Stelle o con altre forze politiche, dico solo che il mio partito non si può dividere tra Conte e Renzi.
Io vorrei parlare del Pd, non dei leader degli altri partiti”. A dirlo il sindaco di Firenze Dario Nardella, ai microfoni di ‘Tagadà’ su La7. Secondo Nardella “il dialogo va sempre bene ma
bisogna partire dai contenuti, le federazioni e le alleanze si costruiscono sui contenuti”.

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Conte torna all’Università, protesta collettivo studentesco

Conte torna all’Università, protesta collettivo studentesco

Presidio del Collettivo di Scienze Politiche con la partecipazione del movimento Priorità alla scuola durante lo svolgimento della lezione in streming dell’ex premier Conte

Alcune decine di studenti del collettivo di Scienze politiche si sono riuniti davanti alla sede del rettorato di Firenze in piazza San Marco, per protestare contro la presenza dell’ex premier Giuseppe Conte che tiene una lezione in streaming sulla sua esperienza di Governo.

“Non è possibile che a un anno di distanza dall’inizio della pandemia – ha spiegato Francesca Spazio del collettivo studentesco Scienze Politiche – non sia stato ancora fatto niente per garantire il nostro diritto allo studio e il rettore Luigi Dei preferisce organizzare questi teatrini con l’ex premier mentre a noi studenti non sono ancora garantite le lezioni in presenza. E questo lede profondamente il nostro diritto all’istruzione”.

Per il collettivo, è “inaccettabile che dopo un anno da presidente Conte torni a fare il professore come se niente fosse e che anzi il rettore si pieghi a lui dandogli momenti di visibilità e cercando di trovagli spazi invece che pensare a quello di cui gli studenti hanno bisogno”.

Protesta collettivo studentesco Conte
Foto Controradio

Gli studenti e le studentesse hanno mostrato uno striscione con la scritta ‘Conte e Dei: i vostri teatrini non garantiscono il diritto allo studio’ e intonato alcuni cori come “il diritto allo studio non si tocca lo difenderemo con la lotta”. A sostenere il presidio del collettivo anche il comitato di Priorità alla Scuola.

“Appoggiamo la protesta degli studenti – ha spiegato la portavoce Costanza Margiotta – perché è paradossale che questa università dia così tanto spazio a un ex premier che non ha fatto niente per riportare gli studenti universitari dentro le aule e ha fatto pochissimo per riaprire le scuole in sicurezza. E siamo qui anche per denunciare che non c’è stata ancora un’inversione di rotta tra il Governo Conte e quello di Mario Draghi perché in molti comuni si stanno chiudendo le scuole di ogni ordine e grado”.

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