Prato: sfruttavano 44 operai, turni di lavoro non inferiori a 15 ore

Prato: sfruttavano 44 operai, turni di lavoro non inferiori a 15 ore

Questa mattina i carabinieri di Prato stanno eseguendo cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere e alcune perquisizioni per ‘sfruttamento di manodopera in condizioni di bisogno’.

Le ordinanze emesse dal tribunale e richieste dalla procura che ha indagato, fanno sapere gli investigatori, riguarderebbero cinque imprenditori cinesi che avrebbero sfruttato, nel gestire tutti insieme un laboratorio tessile, 44 operai, 31 di origine cinese e 13 bengalese. Fra di loro, sempre secondo quanto riferito dai carabinieri, ci sarebbero anche una minorenne e una donna in avanzato stato di gravidanza.
I lavoratori sarebbero stati sottoposti a turni di lavoro non inferiori a 15 ore in situazione di sicurezza precarie e condizioni alloggiative, riferiscono i militari, degradanti, senza riposi o ferie e per una retribuzione mensile variabile tra i 400 e i 500 euro.
L’operazione sarà illustrata alle 12 nell’ufficio del procuratore della Repubblica Giuseppe Nicolosi, alla presenza dei due sostituti titolari delle indagini e dei vertici del comando provinciale dei carabinieri di Prato.
(notizia in aggiornamento)

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‘Frode Carosello’: 200mln di euro di fatture inesistenti, 17 arresti

‘Frode Carosello’: 200mln di euro di fatture inesistenti, 17 arresti

La GdF di Prato ha scoperto un presunto sodalizio illecito operante a Prato, Livorno, Pistoia ed in altre località, dedito da circa sei anni a reiterate ‘frodi carosello’ nel settore del commercio di materie plastiche. Il volume d’affari ricostruito si aggira oltre a 200 milioni di euro, ma la cifra potrebbe ancora salire. I presunti responsabili sono 17 per i quali sono state disposte le misure cautelari. 40mln di Iva evasa e 20mln di omessi tributi.

L’operazione che ha portato alla scoperta della ‘frode carosello’, coordinata dal pm Laura Canovai, è stata denominata ‘Gagaro’, titolo mutuato dall’appellativo ‘gagari’ (dal francese gagà), con cui i principali indagati si sarebbero chiamati fra loro: avrebbero tra l’altro condotto un elevato tenore di vita, ostentando l’immagine di imprenditori rampanti. Le indagini oggi hanno portato all’esecuzione di 17 misure di custodia cautelare, una in carcere, il resto ai domiciliari tra Prato (7), Livorno (3), Pistoia (3), Milano (2) e Alessandria (1).  Le 57 perquisizioni sono state eseguite 160 finanzieri che stanno provvedendo anche al sequestro preventivo di beni, per equivalente, per oltre 26 milioni di euro. In totale sono 39 gli indagati.
Dalle ricostruzioni della Guardia di Finanza circa 40 sono i milioni di Iva evasa e omessi tributi di imposta per 20 milioni di euro. Il volume d’affari fittizi ricostruito ammonta a circa 200 milioni di euro, ma la cifra è destinata a salire ulteriormente. Questo è quanto spiegato dal procuratore di Prato Giuseppe Nicolosi e dal colonnello Massimo Ricciardello, comandante della guardia di finanza pratese, nella conferenza stampa. L’ipotesi di reato contestata è quella di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari, quali la dichiarazione fraudolenta, l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, l’omesso versamento di Iva e l’indebita compensazione.
L’illecito era stato ideato e coordinato da un 43enne, originario di Prato dove è domiciliato anche se residente in Slovenia. L’uomo è l’unico finito in carcere oggi. Gli altri 16 finiti ai domiciliari invece sarebbero suoi collaboratori nella gestione delle aziende fornitrici straniere nonché delle ‘società cartiere’ e di quelle ‘filtro’, altri quali amministratori o gestori di fatto delle ‘rivenditrici’. Tra gli altri indagati alcuni consulenti fiscali ed amministrativi.
Le operazioni della GdF sono partite da una verifica fiscale a una società di Prato operante nel settore del commercio di polimeri in granuli ricavati dal petrolio. I finanzieri avevano notato che, pur non avendo disponibilità di lavoratori dipendenti, depositi, magazzini ed attrezzature, nel primo anno di attività aveva realizzato un volume d’affari pari a quasi 20 milioni di euro, omettendo di versare 4,3 milioni di Iva.
Altri accertamenti erano stati avviati anche dalla Gdf di Livorno su una società di capitali di medie dimensioni con sede a Livorno, dallo straordinario start up, capace di vendere oltre 25 milioni di euro di materie plastiche in meno di tre anni. Le indagini sono state poi incrociate permettendo di accertare che le imprese risultate coinvolte sono 24, di cui 6 ‘fornitrici’ con sede all’estero, 12 ‘cartiere’, 3 ‘filtro’ e 3 ‘rivenditrici’.

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