Ventuno operai irregolari scoperti in azienda a Livorno

Ventuno operai irregolari scoperti in azienda a Livorno

Ventuno lavoratori irregolari sono stati scoperti dalla guardia di finanza di Livorno in una società di stoccaggio veicoli, che opera nella zona portuale. Secondo gli accertamenti dei finanzieri i lavoratori, tutti italiani, erano sprovvisti di contratto o impiegati oltre gli orari contrattualizzati. All’amministratrice unica dell’azienda è stata applicata una sanzione amministrativa di ottomila euro.

Incrociando le dichiarazioni dei dipendenti dell’impresa con le rilevazioni degli ingressi sul posto di lavoro, fanno sapere gli investigatori, è emerso che l’impresa, una società con sede legale nella zona centrale di Livorno, ha utilizzato, nell’anno in corso, quattro lavoratori ‘in nero’, ossia privi di contratto e diciassette dipendenti ‘irregolari’, ovvero persone che avevano prestato attività oltre gli orari indicati nel Libro Unico del Lavoro.

Gli addetti alla movimentazione delle macchine si occupavano di ritirare i veicoli dalle bisarche provenienti soprattutto dalla Germania, tenerli in deposito sui piazzali, in attesa di destinarli presso varie concessionarie italiane.

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Cantiere navale non dichiara 480mila euro al Fisco, scoperto

Cantiere navale non dichiara 480mila euro al Fisco, scoperto

Un’azienda di Piombino, attiva nel settore dei cantieri nautici, ha omesso di dichiarare 480 mila euro derivanti a riparazioni e lavori di manutenzione su natanti effettuati ‘in nero’. E’ quanto è emerso nel corso di una verifica della Guardia di Finanza che ha, inoltre, constatato un’Iva evasa di 100 mila euro.

L’azienda, spiegano i finanzieri, occultando contabilmente questi ricavi, negli anni ha potuto denunciare al fisco redditi irrisori oppure perdite d’esercizio. La Gdf di Piombino, analizzando la documentazione reperita nei locali del cantiere, ha ricostruito una diversa capacità contributiva, che al termine degli incroci di dati, si è rivelata nettamente superiore a quella dichiarata.

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Sequestrati 4.700 prodotti falsi made in Italy nel porto di Livorno

Sequestrati 4.700 prodotti falsi made in Italy nel porto di Livorno

Un grosso carico di insalatiere e brocche di falsa manifattura italiana, 4.704 prodotti in tutto, è stato sequestrato dalla guardia di finanza in collaborazione con i funzionari dell’Agenzia dogane e Monopoli nell’ambito di un controllo nel porto di Livorno.

Gli oltre 4.700 articoli di cristalleria e vetro sequestrati, di cui 3.492 insalatiere e 1.212 brocche, fanno sapere gli investigatori, hanno un valore commerciale di 250 mila euro e avrebbero dovuto essere immessi nel mercato italiano come prodotto di pregio.

Erano destinati a un imprenditore bresciano nei cui confronti è scattata la confisca amministrativa e una sanzione di 20 mila euro. Sui prodotti sequestrati era presente un bollino adesivo che riportava la scritta ‘Handmade in Italy’, nonostante il carico provenisse dal Portogallo e fosse stato imbarcato in Spagna.

Su insalatiere e brocche, spiegano i finanzieri, non c’era alcuna indicazione che facesse ricondurre alla loro reale origine, così come alla loro importazione dall’estero. La merce però era confezionata in scatole di cartone con sopra impresso un marchio privato, che poteva indurre il consumatore finale a credere che si trattasse di beni realizzati artigianalmente sul territorio nazionale.

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Empoli, caporalato: turni di 10 ore per 1,28 euro l’ora

Empoli, caporalato: turni di 10 ore per 1,28 euro l’ora

Una coppia di imprenditori di una ditta calzaturificia di Empoli è stata arrestata per bancarotta fraudolenta, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e caporalato. Costringevano a lavorare operai africani, tra cui divesi dal Gambia, fino a 10 ore al giorno sei giorni la settimana per una paga oraria di circa 1,28 euro.

Secondo le indagini della Guradia di Finanza, gli operai erano assunti completamente al nero o con contratti formalmente part-time ma poi lavoravano 10 ore al giorno, festivi compresi. “Nel contratto di lavoro c’è scritto che lavoro due ore al giorno, dalle 9 alle 11 –  in realtà lavoro dalle 9 alle 19 dal lunedì al sabato”, la testimonianza di uno dei lavoratori. “All’inizio percepivo 650 euro mensili, ore 800 – racconta un altro – lavoro tutti i giorni domenica compresa dalle 8 alle 20, con una pausa di 15 minuti per poter mangiare”.
I migranti africani sono preferiti come operai poiché considerati più facilmente sfruttabili in quanto privi di alternative lavorative, di quelle necessarie per denunciare un eventuale sfruttamento sul luogo di lavoro, essendo meno consapevoli dei propri diritti sindacali rispetto a lavoratori provenienti da altri continenti. Questa è la realtà emersa dalle indagini della Guardia di finanza.
Il gip di Firenze, su richiesta del pm Christine Von Borries, aveva disposto l’arresto in carcere anche per il figlio della coppia, che tuttavia al momento è irreperibile, si troverebbe in Cina.

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Evasione fiscale, sequestro e confisca in Valdarno

Evasione fiscale, sequestro e confisca in Valdarno

San Giovanni Valdarno, in provincia di Arezzo, la guardia di finanza, ha effettuato disposizioni di sequestro e confisca su beni immobili e conti correnti, riconducibili a due amministratori operanti in evasione d’imposta, a seguito di due distinte attività ispettive.

Una prima misura cautelare, ovvero un sequestro, è stata disposta con decreto del Gup di Arezzo, nei confronti di una ditta di imballaggi industriali il cui amministratore avrebbe omesso di presentare le previste dichiarazioni fiscali per occultare al fisco, oltre due milioni di euro.

Sono stati così colpiti dal provvedimento alcuni immobili e delle polizze assicurative del titolare della ditta, fino alla concorrenza di oltre 700.000 euro.

La seconda misura cautelare, ovvero una confisca, che è stata disposta con sentenza del Gup di Arezzo, segue un’attività di sequestro preventivo cosiddetto “per equivalente” a carico di una cooperativa delle pulizie e del suo rappresentante legale; questi, tra l’altro, ha utilizzato oltre due milioni di euro di fatture false, per abbattere i ricavi e rideterminare così falsamente la propria base imponibile, generando indebiti crediti d’imposta.

Sono stati così incisi dalla misura ablativa reale alcune unità immobiliari, dei terreni e le giacenze nei conti correnti dell’amministratore, fino alla concorrenza di un milione e mezzo di euro.

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