Reddito di cittadinanza illecitamente percepito, 266 denunciati in Toscana

Reddito di cittadinanza illecitamente percepito, 266 denunciati in Toscana

Firenze, nel 2020 in Toscana sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria 266 soggetti per reddito di cittadinanza illecitamente percepito, per un valore stimato degli illeciti di circa 1,6 milioni di euro.

Questo quanto è stato reso noto oggi dal comando regionale della Guardia di Finanza, in merito al contrasto agli illeciti in materia di spesa pubblica, campo nel quale rientrano appunto gli abusi per il reddito di cittadinanza, e nel quale in un anno sono stati 680 gli interventi, 187 le deleghe d’indagine concluse in collaborazione con la magistratura ordinaria, e 47 le deleghe svolte con la Corte dei Conti.

Nell’ambito della spesa sanitaria e previdenziale, la GdF ha eseguito 53 interventi, e segnalato all’Autorità giudiziaria 13 persone, accertando una frode per circa 2 milioni di euro, all’esito di un monitoraggio su erogazioni per oltre 4,6 mln, selezionate a seguito di specifiche analisi di rischio.

Sono state scoperte indebite percezioni e richieste di contributi nel settore della Pac e della politica comune della Pesca per circa 2 mln. Nell’ambito delle attività svolte a tutela della spesa pubblica sono stati eseguiti complessivamente sequestri per circa 3 mln e confische per oltre 4 mln.

Infine in materia di appalti, corruzione e altri delitti contro la Pa sono stati denunciati 54 soggetti con provvedimenti cautelari eseguiti per oltre 4,5 mln.

L'articolo Reddito di cittadinanza illecitamente percepito, 266 denunciati in Toscana da www.controradio.it.

Usura al 300% a esercenti Firenze in crisi, confiscati 2,5 mln

Usura al 300% a esercenti Firenze in crisi, confiscati 2,5 mln

Firenze, in un’operazione svolta congiuntamente da Carabinieri e Guardia di Finanza sono stati confiscati beni per circa 2 milioni e mezzo di euro ad un ‘imprenditore’ che esigeva un’usura di oltre il 300% di interessi da commercianti fiorentini in difficoltà economica.

I militari dei comandi provinciali hanno dato esecuzione a un provvedimento di confisca ‘per sproporzione’ adottato dal gip Gianluca Mancuso nei confronti di un imprenditore già condannato per più episodi di usura commessi a suo tempo in danno di commercianti dell’area di Firenze.

Confiscati 25 rapporti finanziari, due autoveicoli, tre quote societarie e tre fabbricati. La confisca segue una precedente indagine, coordinata dai pm Luca Tescaroli e Christine von Borries, ed eseguita dai carabinieri, su una denuncia presentata da un’imprenditrice finita da qualche anno nella rete dell’usuraio.

Le indagini oltre a confermare la denuncia hanno svelato che altri imprenditori erano vittime di usura da parte dello stesso soggetto. Riscontrati dalle indagini prestiti di denaro a tassi superiori al 300% su base annua. Si erano rivolti all’usuraio, costretti da problemi finanziari, sei titolari di bar, ristoranti e negozi, pattuendo la restituzione dei prestiti con brevissima scadenza, tra uno e tre mesi.

Il provvedimento odierno si inserisce in una più ampia strategia istituzionale, basata sul coordinamento dell’Ufficio della Procura di Firenze per le misure di prevenzione e per il contrasto ai patrimoni illeciti anche di provenienza mafiosa, diretto dal dottor Giuseppe Creazzo, volto a contrastare, anche attraverso l’applicazione della normativa antimafia, l’infiltrazione criminale dell’economia legale.

L'articolo Usura al 300% a esercenti Firenze in crisi, confiscati 2,5 mln da www.controradio.it.

Arrestati 3 imprenditori per tentata truffa ai danni dello Stato

Arrestati 3 imprenditori per tentata truffa ai danni dello Stato

Tentata truffa ai danni dello Stato,arrestati 3 imprenditori. Inchiesta della guardia di finanza: indagati 4 professionisti.

Tre imprenditori residenti nel Pratese sono finiti agli arresti domiciliari, in esecuzione di una misura di custodia cautelare, nell’ambito di un’inchiesta della guardia di finanza e della procura di Firenze per tentata truffa ai danni della Stato per un valore di circa 15 milioni di euro.

Sono indagati anche quattro professionisti: uno è stato interdetto dalla professione per un anno, gli altri tre invece sono stati sottoposti all’obbligo di firma. Le indagini, coordinate dal PM Christine Von Borries, sono relative al fallimento di sette società cooperative di facchinaggio e trasporto, che avevano maturato debiti erariali per quasi 30 milioni di euro e dalle cui casse erano fuoriusciti circa 2,3 milioni di euro.

Secondo quanto emerso dalle indagini, i tre imprenditori avrebbero rilevato nel tempo le tre società cooperative finite al centro dell’inchiesta, grazie alla collaborazione di un notaio di Firenze, colpito dalla misura dell’interdizione per un anno dalla professione, di due ragionieri e di un commercialista, sottoposti questa mattina all’obbligo di firma.

Per l’accusa le cooperative, intestate a prestanome e di fatto non più operanti, grazie a false dichiarazioni IVA avevano maturato presunti crediti per 15 milioni di euro, richiesti a rimborso all’Agenzia delle Entrate e ceduti a una società milanese, operante in un settore differente da quello delle cooperative, per una contropartita di circa 2,3 milioni di euro. Le coop sono state dichiarate fallite dal tribunale di Firenze nel 2020 su istanza della Procura, per esposizioni debitorie, per lo più erariali, per un valore di quasi 30 milioni di euro e 2,3 milioni di euro distratti dalle casse.

Le indagini riguardano più di una ventina di episodi di reato riconducibili alla bancarotta fraudolenta documentale e per distrazione, oltre alla tentata truffa ai danni dello Stato. Gli accertamenti sono partiti da una denuncia per una presunta estorsione attuata nei confronti del notaio fiorentino da uno degli amministratori delle coop, formalizzata secondo l’accusa nel tentativo di allontanare i sospetti sulle condotte illecite.

L'articolo Arrestati 3 imprenditori per tentata truffa ai danni dello Stato da www.controradio.it.

Prato: Gdf sequestra 2 mln mascherine e ne blocca altri 50

Prato: Gdf sequestra 2 mln mascherine e ne blocca altri 50

Fermate produzioni di mascherine illegali in tre aziende a Prato dalla Guardia di Finanza

Oltre due milioni di mascherine illegali sono state sequestrate dalla guardia di finanza in tre aziende della Chinatown industriale di Prato. Secondo le Fiamme gialle l’indagine “ha consentito di bloccare la produzione di altri 50 milioni di mascherine non regolari”. Delle tre società su cui sono stati eseguiti approfondimenti, due sono gestite da cinesi e sono “specializzate nella contraffazione del packaging delle mascherine prodotte da importanti aziende del settore”.

Le confezioni riproducevano perfettamente tutte le caratteristiche degli originali, compreso il marchio Ce, tuttavia, all’interno, c’erano mascherine certificate, di ignota provenienza e non conformi agli standard. Una terza azienda, gestita da italiani, produceva e commercializzava mascherine chirurgiche non conformi; inoltre, utilizzando costosi macchinari all’avanguardia, produceva mascherine Ffp2 con bollino Ce che le certificava illecitamente come dispositivi di protezione individuale. Complessivamente, le Fiamme Gialle hanno sottoposto a sequestro circa 2,1 milioni di mascherine chirurgiche e Ffp2 corredate da 260mila false certificazioni, oltre a 123.000 chilometri di tessuto e accessori che “avrebbero garantito l’illecita realizzazione di ulteriori 50 milioni di analoghi articoli”. I finanzieri hanno anche appurato che la produzione e il confezionamento nelle tre aziende avvenivano in precarie condizioni igieniche. Una consistente parte delle mascherine realizzate era destinata ad uso pediatrico. Gli esami di laboratorio hanno confermato le ipotesi investigative. I rappresentanti legali delle tre società sono stati denunciati per le indagini alla procura di Prato per ‘frode in commercio’, ‘contraffazione’ e ‘vendita di prodotti industriali con segni mendaci’.

L'articolo Prato: Gdf sequestra 2 mln mascherine e ne blocca altri 50 da www.controradio.it.

Una società petrolifera del pistoiese ha evaso 86 milioni di euro

Una società petrolifera del pistoiese ha evaso 86 milioni di euro

Frode e riciclaggio nel settore dei carburanti, maxi-evasione da 86 milioni di euro. Emersa responsabilità di una società del pistoiese.

Una maxi-evasione fiscale da 86 milioni di euro è stata scoperta dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Dogane e Monopoli nei confronti di una società con sede a Pescia (Pistoia) specializzata nell’importazione e commercializzazione di prodotti petroliferi.

Il coinvolgimento della società era emerso nel corso delle operazione della Guardia di Finanza chiamate Gasoline Free e Gasoline Free 2. La società di Pescia aveva attuato un articolato sistema di evasione e gli illeciti finanziari riguarderebbero un periodo che va dal 2014 al 2019.

Lo scorso febbraio le Fiamme Gialle, nell’ambito della stessa indagine, avevano ottenuto il sequestro di beni per oltre 130 milioni di euro a sei imprenditori (tra i 22 e i 73 anni) residenti tra la Valdinievole e il Piemonte. La Guardia di Finanza aveva sequestrato beni immobili, mobili, quote societarie e complessi aziendali tra Italia e Croazia.

L’accusa era di aver favorito il riciclaggio in Croazia di ingenti somme derivanti da false fatturazioni convogliate in banche con sede a Rijeka (ma collegate a istituti italiani) e poi reimpiegate nella gestione di due società che fungevano da ‘cassaforte’ per la custodia degli illeciti guadagni. Le successive indagini di polizia tributaria hanno ora accertato un’evasione dell’Iva per circa 86 milioni di euro.

Secondo le stime del 2017 (le ultime disponibili) del Ministero dell’Economia e delle Finanze l’evasione in Italia si aggira intorno ai 108 miliardi. Sempre secondo le stime, l’IVA è l’imposta tributaria dove si concentra maggiore evasione fiscale. Nel periodo preso in considerazione, l’IVA evasa ammontava a 36 miliardi di euro.

L'articolo Una società petrolifera del pistoiese ha evaso 86 milioni di euro proviene da www.controradio.it.