Una società petrolifera del pistoiese ha evaso 86 milioni di euro

Una società petrolifera del pistoiese ha evaso 86 milioni di euro

Frode e riciclaggio nel settore dei carburanti, maxi-evasione da 86 milioni di euro. Emersa responsabilità di una società del pistoiese.

Una maxi-evasione fiscale da 86 milioni di euro è stata scoperta dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Dogane e Monopoli nei confronti di una società con sede a Pescia (Pistoia) specializzata nell’importazione e commercializzazione di prodotti petroliferi.

Il coinvolgimento della società era emerso nel corso delle operazione della Guardia di Finanza chiamate Gasoline Free e Gasoline Free 2. La società di Pescia aveva attuato un articolato sistema di evasione e gli illeciti finanziari riguarderebbero un periodo che va dal 2014 al 2019.

Lo scorso febbraio le Fiamme Gialle, nell’ambito della stessa indagine, avevano ottenuto il sequestro di beni per oltre 130 milioni di euro a sei imprenditori (tra i 22 e i 73 anni) residenti tra la Valdinievole e il Piemonte. La Guardia di Finanza aveva sequestrato beni immobili, mobili, quote societarie e complessi aziendali tra Italia e Croazia.

L’accusa era di aver favorito il riciclaggio in Croazia di ingenti somme derivanti da false fatturazioni convogliate in banche con sede a Rijeka (ma collegate a istituti italiani) e poi reimpiegate nella gestione di due società che fungevano da ‘cassaforte’ per la custodia degli illeciti guadagni. Le successive indagini di polizia tributaria hanno ora accertato un’evasione dell’Iva per circa 86 milioni di euro.

Secondo le stime del 2017 (le ultime disponibili) del Ministero dell’Economia e delle Finanze l’evasione in Italia si aggira intorno ai 108 miliardi. Sempre secondo le stime, l’IVA è l’imposta tributaria dove si concentra maggiore evasione fiscale. Nel periodo preso in considerazione, l’IVA evasa ammontava a 36 miliardi di euro.

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Massa Carrara: corruzione, falso e truffa, 12 arresti

Massa Carrara: corruzione, falso e truffa, 12 arresti

Per il rilascio delle autorizzazioni per i trasporti commerciali: dodici arresti in provincia di Massa Carrara per corruzione falso e truffa ai danni dello Stato

Le misure cautelari riguardano anche alcuni dipendenti della pubblica amministrazione. A tre dipendenti dell’ente Provincia, impiegati negli uffici Trasposti, è stata applicata la misura cautelare in carcere; ai domiciliari, invece, sono finiti otto titolari di ditte di trasporti e il titolare di una ditta che si occupa di scorte.

Le indagini della procura apuana con la guardia di finanza di Massa Carrara hanno permesso di ricostruire, è spiegato in una nota della Gdf, un “diffuso sistema corruttivo organizzato dai tre funzionari della Provincia, che utilizzavano un tariffario agevolato per il rilascio delle autorizzazioni per i trasporti commerciali sul territorio provinciale”. Secondo la procura i tre rilasciavano le autorizzazioni alle ditte di trasporti senza fargli pagare gli importi dovuti allo Stato, in cambio di mazzette. Sempre secondo la procura inoltre i tre dipendenti pubblici garantivano anche copertura agli autotrasportatori in caso di controlli su strada da parte delle forze dell’ordine, fornendo false indicazioni sulla regolarità delle pratiche autorizzate. Sono ancora in corso controlli e perquisizioni

Le investigazioni, prosegue la nota, hanno consentito di scoprire che i tre dipendenti dell’ente Provincia rilasciavano le autorizzazioni alle ditte di trasporti senza far loro pagare gli importi dovuti allo Stato, in cambio di ‘sostanziose mazzette’.

Questi ‘sconti’ erano di importo pari a circa la metà degli oneri dovuti e consentivano ai trasportatori un evidente vantaggio economico. Ad esempio gli ‘sconti’, spiegano ancora gli investigatori, avvenivano sulla ‘tassa usura strade’, oppure sui versamenti dovuti in caso di rilascio o rinnovo di licenze. I trasportatori avevano anche una via preferenziale per ottenere le autorizzazioni in tempo reale senza alcun controllo, con la facoltà di organizzare secondo le proprie esigenze l’orario e la data del trasporto: con una semplice telefonata e a tutte le ore i trasportatori si assicuravano l’autorizzazione richiesta provvedendo poi a remunerare illecitamente i funzionari con il pagamento in contanti, che nelle intercettazioni veniva definito ‘la pagnotta’, prosegue la nota.

Secondo gli investigatori lo scambio di buste avveniva sempre al di fuori degli uffici: in una conversazione intercettata e che è stata riportata nella nota della Procura e della Gdf. tra i dipendenti pubblici e una ditta si sente dire “tu chiami l’autista..lui ti dà una busta che te questa busta la ridai al busta” cioè l’appellativo dato ad uno dei funzionari della Provincia era proprio ‘er busta’. Uno di questi funzionari in altre intercettazioni si lamenta con un collega di aver ricevuto come mazzetta dei buoni benzina invece di denaro, affermando “mica ci mangio con i buoni”.

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Maxi frode fatture false, sequestri per evasione da 36 mln

Maxi frode fatture false, sequestri per evasione da 36 mln

Inchiesta Gdf-procura Napoli nel commercio minerali metallifere : tra le società implicate nella frode per fatture false anche due aziende del Livornese, di San Vincenzo e Campiglia Marittima

Sequestri patrimoniali per 36 milioni di euro, pari al valore di una presunta evasione di Iva (33 mln) e Ires (3), sono stati eseguiti dalla guardia di finanza di Livorno in esecuzione di un decreto del gip di Napoli finalizzato alla confisca diretta e per equivalente dei beni. Il provvedimento è stato emesso su richiesta della procura del capoluogo campano per un’inchiesta, partita da Piombino, su una presunta maxi frode fiscale internazionale nel settore del commercio all’ingrosso di minerali metalliferi e metalli ferrosi.

L’operazione, denominata ‘Metal ghost’, avrebbe portato alla scoperta di fatture false per complessivi 760 milioni di euro, che hanno interessato 62 imprese – 48 italiane, di varie regioni e 14 estere -, in un giro che era gestito da un presunto sodalizio criminale campano: le fiamme gialle hanno calcolato in base alle fatture, gli indagati avrebbero dovuto movimentare oltre 23.000 tonnellate di minerali, “una mole di scambi inverosimile per tipologie di prodotti così rare”.

Tra le società cartiere anche due aziende del Livornese, di San Vincenzo e Campiglia Marittima. Società capofila del presunta truffa carosello un’azienda con sede legale a Napoli e operativa su Milano. Quattro i principali indagati, tutti di origini partenopee: si tratta di due soggetti Aire, di 49 e 58 anni, residenti in Svizzera, “incaricati – spiega la Gdf in una nota – della gestione occulta della società capofila, un commercialista di 57 anni residente a Lacco Ameno che curava gli aspetti tecnici e amministrativi e un ‘esperto del settore’ di 66 anni, residente a Basiglio, operante quale imprenditore ‘palese’ nei rapporti coni terzi”. I reati per i quali procede la procura napoletana sono associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati fiscali, tra cui l’emissione e l’utilizzo di fatture false, l’indebita compensazione di crediti d’imposta inesistenti e l’occultamento delle scritture contabili. Contestata anche la responsabilità amministrativa per il reato associativo che sarebbe stato commesso dagli amministratori della società capofila del ‘carosello’.

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Usura: tassi fino 300%, arresti domiciliari dipendente pubblico

Usura: tassi fino 300%, arresti domiciliari dipendente pubblico

Indagini Guardia di Finanza durante il lockdown

Avrebbe chiesto un prestito modesto per sostenere alcune spese correnti, trovandosi poi vittima di un usurario che sarebbe arrivato a chiederle un tasso fino al 300% annuo, oltre a fare minacce e intimidazioni. E’ quanto ricostruito dalla guardia di finanza di Firenze con un’indagine avviata durante il lockdown e che ha portato agli arresti domiciliari il presunto usurario, un dipendente pubblico che lavora nel Fiorentino, e al divieto di avvicinamento della vittima per la sorella dell’uomo, indicata come sua presunta complice e collega della donna che aveva richiesto il prestito. Eseguito anche il sequestro degli interessi usurai corrisposti.

Le misure cautelari, per le accuse di usura e tentata estorsione, sono state disposte dalla gip di Firenze Angela Fantechi su richiesta del pm Giuseppe Ledda. Da quanto spiegato in una nota dalle fiamme gialle, la vittima si era avvicinata all’arrestato attraverso la collega di lavoro

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Pisa: denunciati venditori di mascherine contraffatte

Pisa: denunciati venditori di mascherine contraffatte

La Guardia di Finanza ha sequestrato circa 3.000 mascherine contraffatte in due punti vendita della città.

Il blitz è scattato dopo che i militari hanno individuato un negozio del centro che vendeva mascherine contraffatte, per lo più griffate con i loghi di alcune squadre di serie A. I due titolari dei punti vendita sono stati denunciati per commercio, importazione e vendita di prodotti contraffatti.

“L’analisi della documentazione contabile rinvenuta nel primo negozio”, spiega una nota delle fiamme gialle, “ha portato i finanzieri in un altro punto vendita, questa volta situato nella zona della Stazione Centrale, all’interno del quale sono state rinvenute altre partite della stessa merce, comprese decine di mascherine recanti i loghi delle principali case di moda nazionali e internazionali”.

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