🎧 Irpet: studio sugli effetti turistici la via Francigena

🎧 Irpet: studio sugli effetti turistici la via Francigena

Firenze, presentato uno studio realizzato dall’Irpet, l’Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana, sugli effetti turistici delle infrastrutture e dei percorsi realizzati lungo la via Francigena.

“Abbiamo voluto creare un modello facilmente esportabile agli altri percorsi storici, dalla Matildica, alla Romea, alla Lauretana – ha detto il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, nel corso della conferenza stampa di presentazione dello studio dell’Irpet – Fin dal 2009 la Regione Toscana ha effettuato lungo la Francigena una serie di importanti interventi strutturali che hanno dato i loro frutti, visto che numerose delle strutture che abbiamo creato o ristrutturato sono molto utilizzate dai turisti, portatori di un turismo slow capace di scegliere i tempi giusti per godere le bellezze e le ricchezze di una Toscana diffusa, che vada oltre le più note città d’arte, e di questo vero e proprio fascio di strade storiche che portavano da Canterbury a Roma”.

“Lo studio dimostra come il nostro lavoro – ha aggiunto Giani – ha avuto effetti di grandissimo rilievo sia dal punto turistico che culturale su tutti i 27 comuni toscani attraversati dal percorso principale della Via, ma anche su quelli limitrofi, che son il doppio. È un esempio della nostra opera di valorizzazione delle aree interne della Toscana”.

Alla presentazione dello studio, illustrato da uno dei suoi curatori, Enrico Conti di Irpet e dal direttore dell’Istituto, Nicola Sciclone, erano presenti il consigliere del presidente Giani, Federico Eligi e il consigliere regionale Francesco Gazzetti che sia nella precedente legislatura che in questa si è impegnato molto per promuovere la valorizzazione della Via Francigena, così come ha fatto il presidente dell’Associazione europea delle Francigene, Massimo Tedeschi, anch’egli presente.

“I percorsi slow che abbiamo sottolineato – ha concluso Giani – sono un esempio tangibile di come intendiamo valorizzarli, esportando gli interventi fatti, in tutta la nostra regione. Attraverso la Francigena, intervenendo su tutte le numerose diramazioni di quella che era l’autostrada dell’epoca, possiamo entrare infatti in tutte le sue articolazioni della toscana diffusa e delle sue aree interne”.

In podcast le dichiarazione di Enrico Conti, responsabile degli studi sul turismo di Irpet.

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🎧 Toscana: l’export salva la ripresa, male l’occupazione

🎧 Toscana: l’export salva la ripresa, male l’occupazione

Il rapporto dell’Irpet sui dati economici ed occupazionali basati sul confronto aprile 2021, 2020 e 2019 nell’ultima indagine sull’economia in Toscana.

E’ stato presentato il rapporto dell’Irpet – l’Istituto regionale della programmazione economia della Toscana – sull’economia in Toscana e che confronta i mesi di aprile 2021, 2020 e 2019. Dunque dall’anno dei record positivi pre-crisi, l’anno della pandemia e la situazione attuale. E il quadro che viene fuori è fatto di luci ed ombre. Prima le luci, dunque sicuramente l’export.

La Toscana vede crescere l’export ad un tale livello da superare tutte le regioni italiane, comprese quelle considerate più dinamiche e produttive, come la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna. Ed in più vede crescere questo dato anche rispetto al 2019 come – come dicevamo – era stato un anno molto positivo.

Tutto bene dunque? Non esattamente, soprattutto per quello che riguarda l’occupazione. In breve, la situazione migliora grazie all’export e questo ha ricaduta sulla Cassa integrazione che infatti diminuisce. Le aziende migliora le loro performance ma per il momento si limitano a diminuire il ricorso alla Cig, ma non si azzardano ancora ad assumere.

Dopo le incertezze e le gravi dovute alla pandemia, chi va bene aspetta di vedere la posizione consolidarsi prima di assumere. La speranza è dunque che i dati positivi facciano da traino e inducano le imprese a tornare ad assumere. Il confronto con il 2019 è da questo punto di vista impietoso. A marzo 2021 mancavano rispetto a due anni prima 67 mila avviamenti al lavoro.

E se sul versante della produzione industriale i dati sono molto buoni, da questa tendenza positiva resta tagliato fuori  per il momento il comparto moda, dunque tessile e filati. E questo dato si spiega con la flessione drammatica vissuta dal settore moda nella nostra regione durante la pandemia. “E’ stato tale il tonfo di quel settore che la risalita è più lunga, lenta e difficile”, ha raccontato ai nostri microfoni Nicola Sciclone, il Direttore dell’Irpet.

Puoi riascoltare l’intervista integrale a Nicola Sciclone in Podcast.

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Irpet: riparte la produzione in Toscana trainata export, occupazione con segno negativo

Irpet: riparte la produzione in Toscana trainata export, occupazione con segno negativo

Export traina la ripresa, con le vendite estere del primo trimestre 2021 secondo Irpet. Giù l’occupazione in settori come turismo e commercio

Segni di ripresa economica, sempre più marcati ma con riflessi assai più lenti per quanto riguarda il mercato del lavoro. Cresce la domanda internazionale – mentre appare ancora debole quella interna – e l’economia toscana, da sempre vocata all’export, ne approfitta. La produzione industriale regionale, spiega l’Irpet nell’ultima nota congiunturale di luglio 2021, appare infatti in ripresa a rimorchio delle esportazioni.

Certo, chiarisce sempre l’Irpet, non vale per tutti i settori. Al comparto Moda (e in particolare per quanto riguarda il settore di tessuti e filati) manca ancora un quarto della produzione che aveva prima della crisi innescata dall’emergenza sanitaria e dalle restrizioni che ne sono conseguite. Anche per questo ad aprile, rispetto allo stesso mese del 2019 (un anno prima della pand​emia), la Toscana sconta ancora un ritardo del 4,8 per cento sulla produzione industriale. Ma tolta la Moda, tutti gli altri principali settori hanno recuperato i precedenti livelli produttivi. E c’è anche chi, come le industrie che producono apparecchi elettronici, elettrici, ottici e computer, sono cresciuti a due cifre, del 14 per cento.

Merito per l’appunto dell’export, con le vendite estere toscane che nel primo trimestre 2021, rispetto agli stessi tre mesi del 2020, sono cresciute di più della media italiana (del 14,2 per cento contro il 6,1). La Toscana è la regione con la performance migliore da questo punto di vista. Ma cresce – del 5,87 per cento – anche rispetto ai valori pre-crisi del primo trimestre 2019. Solo il mercato di filati e tessuti appare, per l’appunto, in crisi, con il segno meno che accompagna comunque anche il settore del cuoio e della pelletteria (rispetto almeno al 2019, – 11 per cento) e, tra i più rilevanti, i prodotti in legno (- 15%), la carta e stampa (-9.9%) e i minerali non energetici (-22 per cento).

Secondo l’Irpet quanto ad occupazione, mancavano all’appello a marzo 2021, rispetto al 2019, 67mila avviamenti (-26%) e 11mila addetti alle dipendenze (-1%). In particolare la flessione è forte nei servizi turistici (-14,8 per cento sul 2019 e -7,4 per cento sul 2020), nei settori finanziari, il commercio al dettaglio e l’insieme del made in Italy.

Da aprile 2020 a maggio 2021 le ore di cassa integrazione guadagni autorizzate in Toscana, solo quelle per l’emergenza sanitaria, ammontano a 356 milioni. Tantissime. Basta pensare che dal 2009, primo anno della grande crisi economico-finanziaria arrivata dall’America, al 2014 ne erano state autorizzate ‘solo’ 308 milioni. Rispetto comunque all’anno scorso il monte ore di aprile e maggio di tutti i settori è inferiore, con la sola eccezione dei settori di alloggio, ristorazione e commercio: si tratta complessivamente di 18 milioni di ore in meno di ricorso alla cassa integrazione, pari ad una flessione del 16 per cento

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Irpet, in Toscana 21.000 dipendenti in meno nel 2020 

Irpet, in Toscana 21.000 dipendenti in meno nel 2020 

Irpet: sono quasi 21.000 le posizioni di lavoro dipendente scomparse nel 2020 in Toscana, soprattutto lavoratori a termine non protetti dal blocco dei licenziamenti.

Lo afferma l’Irpet nel suo ultimo Barometro sugli effetti economici del Covid secondo cui il lavoro a tempo indeterminato ha avuto un incremento netto di 7.000 posizioni stabili mentre i rapporti a tempo determinato sono calati di 24.000 unità con anche quasi 4.000 apprendistati in meno. Per l’Irpet le categorie più colpite dagli effetti della crisi sono stagionali, professioni intermedie, donne e persone sotto i 30 anni di età. Risulta in calo la domanda di lavoro in tutti i settori del made in Italy; drastico il calo dell’occupazione nei servizi turistici mentre il lavoro domestico nel 2020 ha accresciuto la propria dotazione di oltre 11.000 posizioni dipendenti “probabilmente il frutto – scrivono i ricercatori – di una maggiore necessità di assistenza da parte della famiglie e dell’emersione di una quantità di rapporti irregolari, che per sopravvivere alle restrizioni alla circolazione hanno trovato la via della regolarizzazione”.
Si legge nel Barometro Irpet: Come spesso accade, l’eterogeneità della crisi ha comportato il deterioramento delle posizioni di lavoro più fragili, dei contratti flessibili, del lavoro dei più giovani, delle donne e delle professioni manuali. Lo svantaggio si è concentrato soprattutto sul versante delle opportunità di accesso al mercato, quello degli avviamenti, mentre le cessazioni mostrano un andamento più allineato alla media. In queste categorie, quindi, il minor input di lavoro non è controbilanciato dal fermo delle posizioni esistenti e la somma degli scarti dalla media – in altre parole il danno cumulato tra le minori opportunità di assunzione4 e le probabilità di uscita5 – misura uno svantaggio di vari punti percentuali, circa 3 nel caso dei lavoratori flessibili e dei lavoratori manuali qualificati. A questa evidenza va purtroppo aggiunto che le dimensioni di svantaggio si sommano fra loro, giustificando le forti preoccupazioni per l’allargamento dell’area dello scoraggiamento e dell’inattività sul mercato del lavoro.

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Irpet, in Toscana 21.000 dipendenti in meno nel 2020 

Irpet, in Toscana 21.000 dipendenti in meno nel 2020 

Irpet: sono quasi 21.000 le posizioni di lavoro dipendente scomparse nel 2020 in Toscana, soprattutto lavoratori a termine non protetti dal blocco dei licenziamenti.

Lo afferma l’Irpet nel suo ultimo Barometro sugli effetti economici del Covid secondo cui il lavoro a tempo indeterminato ha avuto un incremento netto di 7.000 posizioni stabili mentre i rapporti a tempo determinato sono calati di 24.000 unità con anche quasi 4.000 apprendistati in meno. Per l’Irpet le categorie più colpite dagli effetti della crisi sono stagionali, professioni intermedie, donne e persone sotto i 30 anni di età. Risulta in calo la domanda di lavoro in tutti i settori del made in Italy; drastico il calo dell’occupazione nei servizi turistici mentre il lavoro domestico nel 2020 ha accresciuto la propria dotazione di oltre 11.000 posizioni dipendenti “probabilmente il frutto – scrivono i ricercatori – di una maggiore necessità di assistenza da parte della famiglie e dell’emersione di una quantità di rapporti irregolari, che per sopravvivere alle restrizioni alla circolazione hanno trovato la via della regolarizzazione”.
Si legge nel Barometro Irpet: Come spesso accade, l’eterogeneità della crisi ha comportato il deterioramento delle posizioni di lavoro più fragili, dei contratti flessibili, del lavoro dei più giovani, delle donne e delle professioni manuali. Lo svantaggio si è concentrato soprattutto sul versante delle opportunità di accesso al mercato, quello degli avviamenti, mentre le cessazioni mostrano un andamento più allineato alla media. In queste categorie, quindi, il minor input di lavoro non è controbilanciato dal fermo delle posizioni esistenti e la somma degli scarti dalla media – in altre parole il danno cumulato tra le minori opportunità di assunzione4 e le probabilità di uscita5 – misura uno svantaggio di vari punti percentuali, circa 3 nel caso dei lavoratori flessibili e dei lavoratori manuali qualificati. A questa evidenza va purtroppo aggiunto che le dimensioni di svantaggio si sommano fra loro, giustificando le forti preoccupazioni per l’allargamento dell’area dello scoraggiamento e dell’inattività sul mercato del lavoro.

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