Pornografia, se ne parla in assemblea, preside: “Riflessione su sessualità importante. Non lasciamo i giovani soli”

Pornografia, se ne parla in assemblea, preside: “Riflessione su sessualità importante. Non lasciamo i giovani soli”

Assemblea dedicata al tema della pornografia, in un liceo di Firenze. Ludovico Arte, Dirigente Scolastico dell’Istituto Tecnico Statale Marco Polo  ‘Nessuna censura e vergogna. Sono i ragazzi che hanno chiesto di parlare di questo tema. Non ho fatto altro che rispettare i diritti degli studenti, nessuna imposizione e nessuna censura ma accogliere il loro bisogno di parlare. A chiederlo sono state quattro ragazze rappresentanti di istituto,  aprendo una riflessione su sessualità erotismo e piacere che spesso non si fa né a scuola né in famiglia lasciando i ragazzi da soli davanti ad un pc, davanti a video porno facilmente fruibili. Invece è importante che se ne parli in modo civile e garbato come hanno fatto i ragazzi e le ragazze in assemblea.

Incontro  al liceo Marco Polo di Firenze con un’autrice e attrice teatrale, Antonella Questa, ideatrice della piece ‘Svergognata’ su una ex pornostar, e un’attivista e sex performer, Sara Brown. Con gli studenti la pornografia è stata esaminata alla luce della parità di genere, cosicchè la donna non sia oggetto sessuale, e dei tabù in cui gli adolescenti si imbattono. Positivo, sull’iniziativa, si è detto il preside, Ludovico Arte: “A scuola si può e si deve parlare di tutto”. L’iniziativa ha trovato posto in uno spazio che ogni mese il preside accorda agli studenti. Sono state alcune studentesse, rappresentanti di istituto, a proporre una mattina dedicata alla pornografia. “Mi sono informato prima sulle due ospiti – ha aggiunto il preside – E mi sono accertato del fatto che online non si trovasse alcun vide esplicito della performer”.
“Ci tengo a sottolineare alcune cose”,  ha scritto il preside sul suo profilo social.

 

“Primo. L’assemblea è un diritto degli studenti, decidono loro di cosa discutere e come farlo.
Secondo. Io come preside non ho fatto nulla. Semplicemente non mi sono scandalizzato, ho rispettato i diritti degli studenti e la loro libertà di esprimersi.
Terzo. Trovo molto bello e coraggioso che quattro studentesse rappresentanti di istituto decidano di parlare di un tema che storicamente è stato prevalentemente maschile. E lo hanno fatto con garbo e intelligenza, trovando parole che sono le loro, non di noi adulti, come è giusto che sia.
Quarto. Rocco Siffredi non ha capito granché di quello che è successo. Esprime soddisfazione perché a scuola si parla di pornografia. E questo si capisce. Ma poi non si rende conto che le studentesse e gli studenti parlano di un’altra cosa. Raccontano un’idea di sessualità e di pornografia tutta diversa da quella rappresentata da Siffredi. Parlano di porno etico. Dicono basta con la rappresentazione della donna al servizio del piacere degli uomini. E chiedono che la sessualità e il piacere delle donne abbiano dignità e rispetto pari a quelli degli uomini.
Quinto. Capisco che stiamo parlando di temi delicati. Ma esistono. Esistono nella vita degli adulti e in quella dei ragazzi. Vogliamo chiudere gli occhi? Una scuola che si rispetti non può farlo. A scuola si deve parlare di tutto, si fa educazione su tutto. La scuola che chiude gli occhi non è una buona scuola. Con l’assemblea sulla pornografia le ragazze del Marco Polo hanno dato a tutti noi una straordinaria lezione di scuola. Con buona pace di alcuni benpensanti e di Rocco Siffredi. Fortunatamente in moltissimi hanno capito e apprezzato. È la dimostrazione che la scuola e il Paese reale sono molto più avanti di come vengono rappresentati”, conclude Ludovico Arte postando il video integrale dell’assemblea che gli studenti hanno caricato su you tube.

 

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La scuola Marco Polo di Firenze nei cinema di tutta Italia

La scuola Marco Polo di Firenze nei cinema di tutta Italia

Dal 16 gennaio il film “Marco Polo” del regista fiorentino Duccio Chiarini nelle sale italiane. Il racconto di un anno all’interno della scuola, uno spaccato sulla società di oggi

Fianco a fianco con studenti e professori, per raccontare senza filtri la nostra scuola, e con essa uno spaccato della nostra società. 

Distribuito in tutta Italia dalla Fondazione Stensen e realizzato con il contributo di Fondazione CR Firenze, Unicoop Firenze, Flc Cgil, Confindustria Firenze, Valmyn, il film è ambientato nell’Istituto Tecnico per il Turismo “Marco Polo” di Firenze. Ogni mattina 150 professori e 1.600 studenti varcano le sue porte per affrontare le sfide con cui la scuola li costringe a fare i conti. Sono le stesse sfide che affrontano ogni giorno milioni di persone nel mondo. Non riguardano soltanto i programmi da insegnare o le nozioni da imparare ma l’essenza stessa dell’educazione, il senso della cittadinanza, il valore dell’accoglienza. Il film è un viaggio attraverso quelle sfide.

Ci sono ovviamente i ragazzi, impegnati a discutere di politica, a distrarsi con i cellulari in classe, a ridere dei propri strafalcioni… ma anche impegnati a imparare le (nuove) lingue della globalizzazione (il cinese) e a insegnare l’italiano ai migranti grazie al progetto scolastico della Penny Wirton. Ci sono gli insegnanti che si interrogano sul loro ruolo, che devono prendere decisioni pesanti per il futuro dei propri studenti. Ci sono le tante attività straordinarie, dalla radio al giornalino della scuola, dai graffiti ai contest di musica trap, allo sport.

“La scelta di realizzare un documentario sulla scuola di oggi è stata sin dal primo istante istintiva e naturale per il rapporto di profonda familiarità e gratitudine che ancora nutro verso la scuola pubblica ma anche per sottolineare un aspetto non secondario nella genesi e nello sviluppo di questo documentario – ha detto il regista Duccio Chiarini – Sin dalle prime settimane in cui sono entrato dentro all’Istituto Tecnico per il Turismo “Marco Polo” di Firenze, osservando la cura con cui aule e spazi comuni erano stati resi familiari a tutti, ho avuto la sensazione di essere in un contesto che adulti e ragazzi avevano trasformato assieme in una casa per ognuno, di essere capitato insomma in una strana scuola in cui sembrava sempre che fosse pomeriggio anche quando invece era mattina”.

Le riprese del documentario sono durate circa quaranta giorni in totale, distribuiti da metà novembre al giorno degli esami di maturità. Le telecamere del regista sono state una settimana al mese all’interno della scuola seguendone la vita quotidiana, gli incontri pomeridiani e soprattutto le attività didattiche. Le riprese si sono concentrate su alcune classi che Chiarini ha individuato durante un periodo di osservazione senza registratori e videocamere.

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