Inchiesta Keu: analizzati altri 8 pozzi sulla SR 429, nessuna contaminazione rilevata

Inchiesta Keu: analizzati altri 8 pozzi sulla SR 429, nessuna contaminazione rilevata

Salgono a 22 quelli finora controllati dai tecnici di Arpat nell’ambito dell’inchiesta legata al Keu per la ‘ndrangheta in Toscana

Analizzati altri 8 pozzi nei pressi della SR 429 e, come nei primi 14 controllati la scorsa settimana, non è stata rilevata la presenza di sostanze dannose. Continua l’attività di analisi disposta dalla Regione Toscana insieme ad Arpat.

I risultati, provenienti dall’analisi delle acque di questi ulteriori 8 pozzi, situati nel territorio del Comune di Empoli, attestano nuovamente che non vi sono contaminazioni da keu, in quanto non sono state rilevate tracce di cromo e antimonio.

“Arpat ci ha trasmesso ulteriori risultati – commenta l’assessora all’ambiente Monia Monni – e anche da questa analisi effettuata in 8 pozzi nel Comune di Empoli, non risultano contaminazioni da keu. Salgono, dunque, a 22 i pozzi domestici finora sottoposti ad indagine da parte dell’Agenzia regionael, tuttavia nei prossimi giorni il controllo sarà esteso ad altri”.

“Sarà una mia priorità – conclude Monni – informare amministrazioni locali e cittadini, come sta avvenendo in questi giorni, sui risultati di questo monitoraggio. È fondamentale continuare questa attività per la tutela della salute delle persone che abitano in queste aree”.

La settimana scorsa erano stati analizzati i primi 14 pozzi che si trovano nei pressi del 5° lotto della SR 429 ha dato esito positivo: non risultano contaminazioni da keu in quanto non sono state rilevate tracce di cromo e antimonio. Per le analisi è stato attivato da Arpat  il numero verde 800 800 400.

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‘Ndrangheta in Toscana: potenziare controlli e bonifiche, Wwf

‘Ndrangheta in Toscana: potenziare controlli e bonifiche, Wwf

Una nota del Wwf in merito all’inchiesta della Dda fiorentina sul presunto smaltimento abusivo di circa 8.000 tonnellate di rifiuti contaminati lungo la statale 429 relativa all’inchiesta sull’Ndrangheta in Toscana

“Se quanto in indagine fosse confermato, si tratterebbe di un evento del tutto assimilabile alla tragicamente famosa ‘Terra dei Fuochi’, oltretutto con infiltrazioni della ‘ndrangheta che lasciano presupporre una stretta connessione con questa famigerata organizzazione criminale”.

Così in una nota il Wwf in merito all’inchiesta della Dda fiorentina sul presunto smaltimento abusivo di circa 8.000 tonnellate di rifiuti contaminati e sotterrati lungo la strada regionale 429, nonché dei presunti intrecci tra imprenditoria, politica ed ecomafie.

Per l’associazione ambientalista “è più che mai necessario che la politica non solo prenda ovviamente le distanze da questo sistema, ma che metta in pratica tutto quanto si renda necessario per la tutela e la bonifica di siti ambientali compromessi e per la corretta e completa gestione del ciclo di trattamento dei rifiuti, in primis quelli speciali. E’ altresì fondamentale potenziare, sia dal punto di vista delle risorse economiche che umane, l’Arpat (che, negli ultimi anni, è stato spesso messo in discussione); redigere un nuovo piano regionale dei rifiuti, uscendo dalla logica emergenziale e di deroghe degli impianti attuali, un piano che, va da sé, escluda del tutto il ricorso agli inceneritori (importanti, in questo senso, le recenti dichiarazioni dell’assessore Monni). Per concludere, anche le vicende giudiziarie di questi giorni devono quindi essere di monito e di stimolo affinchè la Regione metta ordine all’intero sistema di gestione dei rifiuti”.

Ieri è stato comunicato il risultato del controllo dei primi 14 pozzi che si trovano nei pressi del 5° lotto della SR 429 ha dato esito positivo: non risultano contaminazioni da keu in quanto non sono state rilevate tracce di cromo e antimonio. Lo comunicano Regione ed Arpat, sulla base delle prime analisi effettuate nell’ambito della campagna di monitoraggio e controllo delle acque di pozzi presenti lungo il tratto della 429, area soggetta alle indagini della DDA di Firenze, e per la quale è stato attivato il numero verde 800 800 400.

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Inchiesta concerie: avvio monitoraggio pozzi Arpat, sfiducia cittadinanza nell’ente

Inchiesta concerie: avvio monitoraggio pozzi Arpat, sfiducia cittadinanza nell’ente

Il KEU è un materiale derivante dal trattamento termico dei fanghi di depurazione prodotti dal depuratore Aquarno, nel quale vengono convogliati i reflui delle aziende conciarie di Santa Croce. Avvio controlli pozzi Arpat

È in fase di avvio la campagna di controllo di Arpat delle acque dei pozzi privati collocati in prossimità delle aree interessate dal potenziale inquinamento dovuto all’utilizzo dei materiali contenenti il cosiddetto KEU, in diversi punti del territorio tra cui Peccioli, Crespina Lorenzana, Massarosa e Montaione.

Arpat già da alcuni giorni sta raccogliendo le richieste provenienti dai cittadini attraverso il numero verde 800 800 400. “Al momento abbiamo ricevuto circa 50 domande di analisi e, già nel pomeriggio di giovedì 22 aprile, sono iniziati i primi campionamenti di pozzi situati nelle vicinanze della Strada Regionale 429 Lotto V. I pozzi campionati finora sono 14 e le analisi, eseguite presso i laboratori dell’Agenzia, sono finalizzate alla ricerca di metalli e cromo esavalente”, si legge nel comunicato stampa.

Il KEU è un materiale derivante dal trattamento termico dei fanghi di depurazione prodotti dal depuratore Aquarno, nel quale vengono convogliati i reflui delle aziende conciarie di Santa Croce; le miscele di Keu, con altri materiali inerti, venivano qualificate come sottoprodotto e commercializzate dall’impresa di Lerose, come materiale per vari impieghi; a seguito di alcune indagini tecnico-analitiche il materiale è risultato un rifiuto speciale.

Nel frattempo cresce la sfiducia della cittadinanza verso l’Arpat. Si legge sulla pagina facebook dell’Assemblea permanente No Keu che il 17 aprile che sabato ha indetto la prima manifestazione e prepara iniziative di protesta anche a Santa Croce: “I cittadini che vivono o coltivano le terre lungo la SR 429 non si fidano neanche di Arpat, c’è un sentimento di rabbia e sfiducia verso tutto il sistema politico e imprenditoriale. Molti stanno facendo analizzare i pozzi a spese proprie. Stiamo anche pensando di organizzare una raccolta fondi per chi non può permetterselo”.

E sull’operatività di Arpat sono state sollevate anche questioni relative al depotenziamento dell’ente: “Nel 2019, stante quanto desunto dal bilancio di Arpat, recentemente analizzato in commissione – affermano Elisa Montemagni, Giovanni Galli e Marco Landi, consiglieri regionali della Lega – sono diminuite le ispezioni ambientali, i campioni analizzati, vi è stata, altresì, una drastica riduzione sui controlli agli impianti geotermici, sulle emissioni in atmosfera, sulle cave e sull’amianto”.

“Tra l’altro – rilevano i consiglieri – alla luce delle recenti indagini sui rifiuti tossici, il ruolo di Arpat è destinato a diventare sempre più cruciale per monitorare determinati siti e per salvaguardare, parimenti, la salute dei cittadini. Purtroppo, però i dati della produttività rilevano che solo il 25% di quanto programmato sia stato fatto a proposito degli scarichi industriali, solamente il 33% per quel che concerne l’attenzionamento all’inquinamento derivante dall’amianto ed addirittura è pari a zero quello relativo alle attività di raccolta, trasporto e stoccaggio dei fanghi da depurazione ed il loro successivo utilizzo in agricoltura; percentuali molto eloquenti che devono, considerata la stretta attualità, fare quindi attentamente riflettere”.

 

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