Giani, nessun indagato per ‘ndrangheta in amministrazione regionale

Giani, nessun indagato per ‘ndrangheta in amministrazione regionale

Firenze, il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, nell’aula del Consiglio regionale al termine della discussione sull’inchiesta della Dda di Firenze su infiltrazioni della ‘ndrangheta in Toscana ha dichiarato: “Nelle indagini della Dda” di Firenze “non c’è nessun esponente dell’amministrazione regionale a cui viene minimamente contestato un coinvolgimento nell’associazione di stampo mafioso. I filoni delle indagini sono vari e su quello su cui si è incentrato oggi il nostro dibattito è chiaro che siamo assolutamente fuori”.

“Anche per quello che mi riguarda – ha proseguito il presidente Giani – il mio comportamento è sempre ispirato al meglio per la Toscana, altro che pressioni o centri di potere, solo l’interesse della Toscana. Per questo ritengo che la Toscana sia parte offesa e che il lavoro degli uffici abbia contributo al lavoro degli inquirenti”.

Tornando sulla figura di Ledo Gori, Giani ha ribadito che è “persona che ho avuto modo di apprezzare e di stimare. È evidente che però ci sono momenti, quando i magistrati scrivono le cose che abbiamo visto, in cui è nell’interesse di tutti essere molto chiari perché non vi siano né sospetti, né il pensiero di pressioni, o qualcosa che possa mettere dubbi”.

Giani ha poi ricordato che il 19 aprile è stato avviato il procedimento di revoca dal ruolo di Capo di gabinetto e la risoluzione del contratto. Infine, sulle intercettazioni del consigliere Pd Andrea Pieroni e del sindaco di Santa croce sull’Arno (Pisa) Giulia Deidda, Giani ha sottolineato che “non parlavano con me, sono terze persone che parlano tra sé. Io devo dire che questo metodo è assai discutibile ovvero di pubblicarle senza nessun riscontro con gli aspetti di privacy delle persone. Però devo rispondervi dicendo che su colloqui tra terze persone più che dire che mi sento da quelle parole lontano, estraneo e dichiaratamente fuori, oltre questo non posso dirvi”.

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‘Ndrangheta in Toscana: scarti tossici, riunione a Massarosa

‘Ndrangheta in Toscana: scarti tossici, riunione a Massarosa

Convocata in Comune di Massarosa stasera per fare punto della situazione sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in regione

Riunione “urgente” convocata in municipio dal sindaco di Massarosa (Lucca) per fare il punto della situazione sugli sversamenti a Montramito, località del territorio che risulta fra quelle destinatarie in Toscana di scarti tossici di risulta della produzione delle concerie di Santa Croce (Pisa) , secondo quanto emerso dalle inchieste della Dda di Firenze sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Toscana.

Il sindaco Alberto Coluccini ha convocato la riunione per stasera alle 21 una riunione a cui ha invitato tutti gli assessori ed i consiglieri comunali per riferire sulla questione dell’indagine della procura sul presunto smaltimento illecito di rifiuti tossici che vedrebbe coinvolta anche un’area nella zona di Pioppogatto.

“Ho scelto per celerità di convocare direttamente e personalmente tutti gli assessori ed i consiglieri comunali – commenta il sindaco Alberto Coluccini – in modo da poter fare subito il punto della situazione e illustrare quanto a me pervenuto da parte della procura antimafia sull’indagine, un’inchiesta che ha portata ambientale, economica e anche aspetti politici con il coinvolgimento di alcuni esponenti del Pd e vertici regionali”.

L’inchiesta coinvolge elementi di vertice dell’Associazione Conciatori di Santa Croce sull’Arno i quali rappresentano il fulcro decisionale di tutto l’apparato sotto indagine. Contestati a vario titolo i reati di associazione a delinquere aggravata dall’agevolazione mafiosa, traffico illecito di rifiuti, inquinamento e impedimento del controllo da parte degli organi amministrativi e giudiziari.

L’inchiesta si chiama Keu, nome dell’inerte derivante dal trattamento dei fanghi degli scarti della concia delle pelli, e ha portato a 6 misure di custodia cautelare (una in carcere e cinque agli arresti domiciliari), 7 interdizioni dall’attività di impresa, due sequestri preventivi di impianti di gestione di rifiuti ed oltre 60 perquisizioni. Eseguito anche un sequestro per equivalente di oltre 20 milioni di euro e numerose perquisizioni ed ispezioni personali e domiciliari presso oltre 50 obiettivi nelle province di Firenze, Pisa, Arezzo, Crotone, Terni e Perugia.

 

 

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Inchiesta ‘Ndrangheta in Toscana: “capo gabinetto, estraneo accuse”

Inchiesta ‘Ndrangheta in Toscana: “capo gabinetto,  estraneo accuse”

Lo afferma l’avvocato Enrico Marzaduri, legale del capo di gabinetto del presidente della Regione Toscana Ledo Gori, indagato dalla Dda di Firenze con l’accusa di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio

“Ho sentito il mio assistito ieri ed è molto colpito perché si ritiene completamente estraneo alle accuse. Speriamo di chiarire al più presto”. Lo afferma l’avvocato Enrico Marzaduri, legale del capo di gabinetto del presidente della Regione Toscana Ledo Gori, indagato dalla Dda di Firenze con l’accusa di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. Secondo l’inchiesta della Procura, Gori si sarebbe reso disponibile a soddisfare le richieste dei vertici dell’Associazione conciatori di Santa Croce sull’Arno, in cambio dell’impegno da parte degli imprenditori di chiedere esplicitamente al candidato a presidente della Regione Eugenio Giani – estraneo alle indagini -, e poi allo stesso Giani come presidente eletto, di confermarlo nel suo incarico come capo di gabinetto.

“Un’inchiesta del genere danneggia tutto il comparto produttivo e per questo siamo preoccupati, come lo sono clienti e fornitori,. Abbiamo già ricevuto stamani le prime telefonate dai vertici delle banche per capire che cosa sta succedendo”. Così Michele Matteoli, presidente del Consorzio conciatori di Ponte a Egola (Pisa), l’altra associazione di categoria del settore conciario nel Distretto del Cuoio – estranea all’indagine commenta l’inchiesta della Dda di Firenze che ieri ha travolto i vertici dell’associazione conciatori di Santa Croce sull’Arno (Pisa). “E’ un momento molto difficile che arriva già dopo un anno terribile a causa del Covid – aggiunge Matteoli – e che rischia di assestare un altro colpo durissimo al made in Italy. Da parte nostra, tuttavia, c’è piena fiducia nel lavoro della magistratura e mi auguro che chi è coinvolto possa chiarire la propria posizione”. Matteoli lancia un appello: “In gioco non ci sono però solo i destini personali di qualcuno, ma c’è il rischio che tutto il distretto, che da decenni garantisce il reddito a molte migliaia di famiglie, possa subire un contraccolpo negativo fortissimo sul mercato e dunque mi aspetto anche dai vertici nazionali di categoria il massimo supporto per ribadire che il nostro è un distretto d’eccellenza apprezzato in tutto il mondo e che come tale deve essere sostenuto e difeso nel rispetto della legalità”. (ANSA).

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‘Ndrangheta: Viola Park era tra obiettivi ditta vicina a cosca

‘Ndrangheta: Viola Park era tra obiettivi ditta vicina a cosca

La ‘ndrangheta avrebbe cercato di mettere le mani sui lavori per la realizzazione del Viola Park, il centro sportivo della Fiorentina a Bagno a Ripoli (Firenze). E’ quanto emerge dall’indagine dei carabinieri del Ros per associazione a delinquere finalizzata all’estorsione, che ieri ha portato a cinque arresti nell’ambito della maxi operazione della Direzione distrettuale fiorentina che ieri ha portato all’arresto di 23 persone e all’iscrizione di decine di nomi nel registro degli indagati, con accuse che vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso al traffico internazionale di droga, dall’estorsione alla corruzione.

Perquisizioni dei carabinieri ieri anche  negli uffici della Regione Toscana. “È una delle inchieste più rilevanti portate avanti dalla procura fiorentina contro la mafia negli ultimi anni” ha commentato il procuratore capo Giuseppe Creazzo. Intanto le opposizioni chiedono che il presidente Giani riferisca in aula e l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle infiltrazioni mafiose in Toscana. Tre inchieste della Dda di Firenze – condotte dall’Arma dei carabinieri con le sue specialità – hanno messo a nudo una radicata capacità di infiltrazione ‘multiforme’ della ‘ndrangheta in Toscana, dal narcotraffico di cocaina, allo smaltimento illecito di rifiuti (stavolta i fanghi tossici delle concerie), ai lavori stradali.

Il risultato sono 23 arrestati in tutto ma, nell’ampiezza delle indagini, per un largo sistema di ‘vasi comunicanti’, trovano  posto ipotesi di corruzione a carico di Ledo Gori:  oggi capo di gabinetto della Presidenza della Regione Toscana di Eugenio Giani (estraneo ai fatti), ieri nello stesso ruolo con Enrico Rossi (nemmeno lui indagato in queste inchieste).

Non sono coinvolti solo esponenti delle cosche della ‘ndrangheta che vivono nella regione – che con l’intimidazione hanno preso il controllo di ditte del movimento terra e degli inerti entrando nei lavori pubblici e gestendo rifiuti tossici e pericolosi – ma anche imprenditori e politici. In un filone curato dai Cc Forestali e dal Noe emergerebbe che esponenti dell’Associazione Conciatori di Santa Croce sull’Arno (Pisa) avrebbero operato come sodalizio criminale: da un lato, secondo l’accusa cedendo e pagando denaro, a ditte infiltrate dalle cosche lo smaltimento di rifiuti delle concerie senza completare o svolgere l’iter di riciclo ambientale; dall’altro tenendo relazioni con politici ed enti pubblici.

I rifiuti tossici sarebbero finiti sotto la nuova strada regionale 429 Empoli-Valdelsa (circa 8.000 tonnellate contaminate) o in terreni a Levane (Arezzo), Castelfalfi (Firenze) Peccioli (Pisa), presso l’aeroporto militare di Pisa e altre località della Toscana interna. Gli stessi conciatori di Santa Croce indagati avrebbero tenuto relazioni con politici ed enti pubblici apicali.

Sul versante della pubblica amministrazione c’è, tra gli indagati, Ledo Gori che per gli inquirenti era disponibile a soddisfare esigenze illecite dei membri dell’Associazione in cambio della loro esplicita richiesta a Giani di confermarlo capo di gabinetto quando sarebbe stato eletto governatore della Toscana. Gori, per la dda, ha fatto pressioni su dirigenti dell’Arpat considerati troppo solerti nei controlli sugli impianti, verifiche che i conciatori chiedevano di non avere. Indagato per corruzione anche il consigliere regionale del Pd, in carica, Andrea Pieroni: per la Dda, nel 2020 dietro 2-3.000 euro come contributo elettorale, avrebbe assecondato la richiesta dei conciatori di escludere da una legge regionale il depuratore del consorzio Aquarno da procedure ambientali previste nel ciclo idrico. La norma fu poi impugnata dal Governo ritenendola anti-costituzionale. Indagata pure la sindaca di Santa Croce Giulia Deidda (ipotesi di associazione a delinquere, sarebbe stata secondo gli inquirenti il raccordo tra politici e industriali a cui avrebbe garantito nomine gradite negli enti di controllo) e, nella burocrazia regionale, per abuso d’ufficio, Edo Bernini, dirigente del settore Ambiente.

L’altro filone, curato dal Ros, ha portato a 17 arresti che hanno colpito imprenditori – anche toscani – contigui alla cosca Gallace di Guardavalle (Catanzaro), gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata all’estorsione, concorrenza con violenza e minacce, sub-appalto irregolare, associazione finalizzata al narcotraffico di cocaina (tramite il porto di Livorno ed è stato pure trovato un deposito di armi della ‘ndrangheta in Val d’Era), spaccio, favoreggiamento, il tutto aggravato dal metodo mafioso. Le infiltrazioni nell’economia toscana della cosca Gallace erano partite dal controllo su una storica azienda del Mugello, la ‘Cantini Marino’ srl: poi con intimidazioni e minacce la società guidata con loro metodi avrebbe condizionato la concorrenza e avuto commesse pubbliche.  In base alle indagini l’azienda Cantini Marino srl, con sedi a Vicchio del Mugello e Firenze, avrebbe progettato di estromettere dal cantiere del Viola Park la società Nigro srl, dell’imprenditore Giovanni Nigro che sta costruendo il centro.

 

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Ndrangheta in Toscana, M5S: Giani riferisca in Consiglio

Ndrangheta in Toscana, M5S: Giani riferisca in Consiglio

La Lega parla di ‘quadro preoccupante. “Quello che colpisce dalle prime informazioni è un’ipotizzata connivenza fra il comportamento illegale di alcune aziende del settore conciario ed il mondo politico della Regione Toscana” dicono i consiglieri del Carroccio

“La maxi operazione dei carabinieri e della Dda di Firenze che ha portato all’arresto di 23 persone per più attività criminali riconducibili alla ‘Ndrangheta, denuncia tutta la debolezza della Regione Toscana e forse anche una sottovalutazione del fenomeno da parte di chi la governa se tra gli indagati compaiono perfino dirigenti di enti pubblici e politici toscani”. Così Irene Galletti, capogruppo M5s in Consiglio regionale della Toscana.

“Il prezioso ed encomiabile lavoro svolto dalle forze dell’ordine – aggiunge in una nota – non basta da solo a sopperire all’immagine che viene restituita ai cittadini toscani: quella di una regione pervasa dalla criminalità organizzata, che si permette di articolare più attività criminose in varie province e in molteplici settori: dal traffico di droga, al controllo dei lavori stradali, fino allo smaltimento illecito di rifiuti nelle concerie”.

Per Galletti quello restituito dall’indagine di oggi sulle infiltrazioni della ‘Ndragnheta è “un quadro preoccupante se consideriamo che tra gli indagati compaiono anche Ledo Gori, attuale capo di gabinetto del presidente Eugenio Giani e del suo predecessore, Enrico Rossi, e il dirigente della Direzione ambiente Edo Bernini, nonché la sindaca di Santa Croce, Giulia Deidda. Il presidente Eugenio Giani prenda atto che la situazione richiede che riferisca urgentemente in Consiglio regionale sui fatti. Auspico che lo faccia di sua iniziativa – conclude -, anche se non mancherò di avviare subito una raccolta firme tra le forze politiche responsabili in Consiglio regionale per vincolarlo a questo compito”.

“Che la criminalità organizzata avesse, purtroppo, solide basi anche in Toscana era ormai noto, considerata anche la consueta relazione della Direzione Investigativa antimafia e l’indagine emersa in tutta la sua gravità e capillarità in queste ore, conferma come non si debba abbassare minimamente abbassare la guardia. Quello che colpisce dalle prime informazioni è un’ipotizzata connivenza fra il comportamento illegale di alcune aziende del settore conciario ed il mondo politico regionale”.

Così i consiglieri regionali della Lega. “Ovviamente la situazione è in fase evolutiva – sottolineano in una nota gli esponenti del Carroccio – e lungi da noi nel volerci sostituire alla magistratura”, “se, però i reati ipotizzati fossero effettivamente ed inoppugnabilmente provati, allora ci troveremmo di fronte ad un episodio di una gravità tale, da dover far attentamente riflettere chi attualmente governa la Toscana”.

Per Mario Lolini, commissario della Lega Toscana, “la criminalità organizzata è da tempo una realtà anche in Toscana”, “a preoccuparci di più è che l’indagine coinvolga anche la politica e l’amministrazione pubblica, per questo chiediamo chiarezza e trasparenza”. “Ci sono nomi di spicco finiti nell’indagine – aggiunge in una nota -. La Lega non è per i processi di piazza, a differenza di altri partiti e movimenti, e, soprattutto, non gode delle sventure altrui confidando sempre che la giustizia, quella vera, possa fare serenamente il suo corso. E’ evidente che una riflessione vada fatta di fronte alla gravità ed alla capillarità di questa indagine, soprattutto laddove mette in relazione comportamenti illegali avvenuti nel mondo conciario e in quello politico regionale”. “E’ evidente – conclude Lolini – che se le connivenze tra politica e comportamenti illeciti dovessero essere confermate sarebbe bene che chi occupa i vertici della Regione ne traesse le dovute conseguenze”.

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