Mt Logistica comunica istanza di fallimento e non pagherà stipendi

Mt Logistica comunica istanza di fallimento e non pagherà stipendi

Livorno, Mt Logistica, che si occupa per conto della Bertani Trasporti del servizio di movimentazione auto, “stamani ha comunicato ai 25 lavoratori licenziati che non è in grado di pagare il loro ultimo stipendio perché ha presentato istanza di fallimento”.

A comunicare l’azione di Mt Logistica è Giuseppe Gucciardo, segretario Filt-Cgil per la provincia di Livorno: “Tutto ciò è inaccettabile, alle istituzioni locali chiediamo di intervenire il prima possibile: il clima è molto teso, gli ormai ex dipendenti, ora in Naspi, sono esasperati e non escludono iniziative radicali per far valere i propri diritti”.

“Per i 25 lavoratori che erano operativi presso il piazzale di via Firenze a Livorno il licenziamento è stato un colpo durissimo – sottolinea in una nota -, adesso è arrivata pure la beffa. Gli ex dipendenti avrebbero dovuto riscuotere il loro ultimo stipendio il prossimo 15 gennaio ma stamani è arrivata la doccia fredda: l’azienda ha comunicato di non essere in grado di effettuare i pagamenti. A seguito della presentazione dell’istanza di fallimento le disponibilità economiche dell’azienda risultano infatti congelate”.

Gucciardo chiede “alle istituzioni locali e alle autorità competenti di intervenire nel più breve tempo possibile: i 25 ex dipendenti chiedono in tempi rapidi garanzie certe sulle proprie spettanze economiche. La situazione è molto critica, queste persone stanno vivendo un vero e proprio dramma e ciò che sta accadendo in queste ore non fa altro che aumentare la tensione”.

“La Filt-Cgil è come sempre al fianco dei lavoratori – conclude il segretario provinciale – e percorrerà tutte le strade possibili per tutelare i loro diritti, non escludendo la possibilità di chiamare a rispondere in solido anche la committente Bertani Trasporti”.

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Livorno, reti biodegradabili per riforestazione posidonia

Livorno, reti biodegradabili per riforestazione posidonia

In una vasca dell’Acquario di Livorno è stata installata una rete costituita da una bioplastica in grado di degradarsi in acqua salata, che verrà usata per realizzare impianti di riforestazione della posidonia oceanica, pianta essenziale per l’ossigenazione dell’ecosistema marino.

Il risultato deriva da una collaborazione tra Asa spA (Azienda servizi ambientali), il dipartimento di ingegneria civile e industriale dell’Università di Pisa (Dici), Francesco Cinelli, già docente di ecologia marina e scienza subacquea all’Ateneo pisano, BioIspra, l’Acquario di Livorno e l’azienda tessile Coatyarn srl.

“I supporti proposti per la riforestazione dei fondali – spiega Maurizia Seggiani, docente di fondamenti chimici delle tecnologie al Dici – hanno un grande impatto ambientale, perché costituiti da reti di ferro rivestite con monofilamenti di polipropilene che causano la dispersione in mare di microplastiche e la morte delle specie marine che vi rimangono intrappolate. Il nostro gruppo di ricerca ha individuato e testato una bioplastica, il Pbsa (polibutilene succinato-co-adipato), usata in diverse applicazioni in sostituzione di plastiche tradizionali ma mai fino ad ora per applicazioni di restauro marino. Dal Pbsa è stata ricavata una rete con proprietà meccaniche adeguate a contenere le talee di piccole piante di posidonia, e in grado di biodegradarsi in un paio d’anni, il tempo necessario alla pianta per mettere radici”.

La rete per la messa a terra delle piante è stata realizzata grazie alla collaborazione con Coatyarn, azienda leader nel settore tessile specializzata nella produzione di filati rivestiti ad alto contenuto tecnologico, e il primo prototipo è stato posato all’Acquario di Livorno assieme ad alcune talee di posidonia per verificarne l’efficacia nel trattenere le piantine al suolo per il tempo necessario al loro radicamento.

Il prossimo passo, previsto nella primavera prossima, sarà un test in mare aperto, in prossimità dell’isola D’Elba, dove le praterie di posidonia sono minacciate dagli impianti di dissalazione del mare a osmosi inversa, che rilasciano acqua ipersalina mal tollerata dalla pianta, rendendo necessarie operazioni di trapianto.

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No vax muore ospedale Livorno, avrebbe rifiutato cure

No vax muore ospedale Livorno, avrebbe rifiutato cure

Livorno, una donna di 59 anni, no vax, residente nel Livornese è morta ieri all’ospedale di della città toscana dove era stata ricoverata dopo essersi ammalata di Covid.

La donna, che non risulta essere stata vaccinata, durante il suo ricovero, secondo quanto riferisce l’agenzia Ansa, avrebbe rifiutato ogni tipologia di cura proposta dai medici, fino all’avvenuto decesso. Letizia, questo il nome della paziente no vax, era stata ricoverata all’ospedale di Livorno una ventina di giorni fa.

Dopo un primo accesso al pronto soccorso di Cecina, il 17 novembre, vista la positività e la situazione clinica la donna era stata trasferita prima al reparto Covid dell’ospedale di Livorno, poi a malattie infettive dove ieri è deceduta.

Il decesso della donna, è uno dei 7 verificatesi nella giornata di oggi in Toscana, con la regione che è tornata sopra quota mille contagi giornalieri. L’ultimo report parla infatti di 1.036 casi registrati nelle ultime 24 ore su 34.737 test, con un tasso di nuovi positivi che sale al 2,98% (9,9% sulle prime diagnosi, in aumento anche i ricoveri: più 14 rispetto a ieri per un totale di 371, di cui 48 in terapia intensiva. Era dal 29 aprile scorso, che in Toscana non si superava quota mille: allora erano stati 1.052 e si abbassa l’età media complessiva, 37 anni circa.

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