Prato, Biffoni accusa genitori e Bugetti su richiesta di fare uscire i bambini

Prato, Biffoni accusa genitori e Bugetti su richiesta di fare uscire i bambini

I proponenti della mail appello #Andràtuttobene? Il diritto di bambine e bambini ad uscire diffusa questa mattina e indirizzata al primo cittadino di Prato, replicano alla risposta di Biffoni tornando a chiedere di fare chiarezza: “Sancisca un principio per le brevi e solitarie uscite dei minori, questo le è stato chiesto, lo comunichi in maniera chiara, perché nessuno le ha mai chiesto di riaprire i parchi”. A sostegno delle richieste dei genitori questa mattina si era espressa anche  la consigliera regionale pratese (PD) Ilaria Bugetti, portando le loro istanze all’attenzione dell’assessora regionale Saccardi.

Di seguito la replica dei professori Luca Bravi e Silvia Giagnoni, proponenti dell’appello #dallapartedeibambini2020

Caro sindaco,

L’atteggiamento paternalistico che ha assunto nella risposta alla lettera non le rende merito. “Arrabbiarsi” non è tra le risposte previste, né dall’una né dall’altra parte.

Ad oggi, in assenza d’indicazioni specifiche sulle uscite dei minori, c’è un potere aleatorio in mano a chi controlla sulla possibilità di uscire con il proprio figlio. È consentito o non è consentito? Il sindaco Nardella ha risposto proprio oggi dando indicazioni precise e dicendo “è consentito con accorgimenti di buon senso”.

Le chiediamo di rispondere oppure d’indicare se per i minori il decreto va interpretato come la serrata totale di un mese, due mesi, tre mesi (nessuno di noi sa quanto durerà), serrata che sarebbe totale solo e soltanto per i minori. È un problema che esiste: se si esce 5 minuti con il proprio figlio, succede che qualcuno pensa che tu stia infrangendo regole, persone segnalano, altri urlano, altri fotografano, perché questo è il clima adesso. Non più tardi di ieri è toccato ad un ragazzo con disabilità ed alla sua famiglia subire la gogna dei social perché si era affacciato sulla piazza. Qualcosa non va e ci va posto rimedio.

Il decreto soffre di mancanza di chiarezza e non si può scaricare sulla cittadinanza o sulle famiglie questa mancanza. Sancisca un principio per le brevi e solitarie uscite dei minori, questo le è stato chiesto, lo comunichi in maniera chiara, perché nessuno le ha mai chiesto di riaprire i parchi (la lettera era chiara su questo punto), né ha denigrato il lavoro di enti legati all’infanzia in città, come Lazzerini, Scuola di Musica, Cgfs.

Lo faccia senza arrabbiarsi, senza suscitare clamore mediatico, lo faccia però anche senza banalizzare o stravolgere il senso di temi importanti ed alla base della cittadinanza in crescita.

L'articolo Prato, Biffoni accusa genitori e Bugetti su richiesta di fare uscire i bambini proviene da www.controradio.it.

Memoria: le ‘Pietre d’Inciampo’ servono davvero? E a cosa?

Memoria: le ‘Pietre d’Inciampo’ servono davvero? E a cosa?

Dopo le ultime installazioni a Lucca e a Firenze (sono circa 70mila in Europa), ne abbiamo parlato con lo storico Luca Bravi

Serve costruire ancora  memoria (e quale memoria) sulla Shoa? E le ‘pietre d’inciampo’ sono uno strumento utile’ A cosa? lo abbiamo chiesto allo storico Luca Bravi

Le Pietre d’Inciampo (Stolpersteine in tedesco) sono  un piccolo blocco quadrato di pietra (10×10 centimetri), ricoperto di ottone lucente, che viene posto davanti alla porta della casa nella quale ebbe l’ultima residenza un deportato nei campi di sterminio nazisti: ne ricorda il nome, l’anno di nascita, il giorno ed il luogo della deportazione, la data della morte. In Europa ne sono state installate già oltre 70.000. La prima fu collocata a Colonia, in Germania, nel 1992. Sono le “Pietre d’Inciampo”,  iniziativa creata dall’artista Gunter Demnig (nato a Berlino nel 1947), quale reazione ad ogni forma di negazionismo e di oblio, al fine di ricordare tutte le vittime del Nazional-Socialismo, che per qualsiasi motivo siano state perseguitate: religione, razza, idee politiche, orientamenti sessuali (maggiori informazioni si trovano su http://www.stolpersteine.eu/en/home/).

Oggi si incontrano “Pietre d’Inciampo” in oltre 2.000 località tra Austria, Belgio, Croazia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lituania, Lussemburgo Norvegia, Olanda, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Ucraina ed Ungheria. In Italia, le prime “Pietre d’Inciampo” furono posate a Roma nel 2010, a Milano nel 2017 ed attualmente se ne trovano a Bolzano, Brescia, Genova, Chieti, Gorizia, L’Aquila, Livorno, Meina, Merano, Milano, Novara, Ostuni, Prato, Premolo, Ravenna, Reggio Emilia, Siena, Stresa, Teramo, Torino, Venezia e Viterbo.

L'articolo Memoria: le ‘Pietre d’Inciampo’ servono davvero? E a cosa? proviene da www.controradio.it.

“Liliana Segre attaccata perché si è rifiutata di vivere solo nel passato”

“Liliana Segre attaccata perché si è rifiutata di vivere solo nel passato”

Da ieri, la senatrice a vita Liliana Segre,  sopravvissuta ad Auschwitz è sotto scorta. Qual è il significato di questa notizia? Lo abbiamo chiesto allo storico Luca Bravi

“Liliana Segre è stata colpita per il suo impegno nel presente” dice Bravi “perché coerentemente con la sua vita non ha voluto essere rinchiusa nell’immagine di testimone di una memoria del passato”.

E ancora: “Liliana Segre ha messo in discussione il mero aspetto simbolico del suo ruolo ed ha messo in discussione il simbolo inerme di quella memoria; ha incarnato la storia e ne ha tradotto la riflessione in azione nel presente. Ha la scorta non perché è testimone della Shoah, ma perché il razzismo è prepotentemente tra noi e va ringraziata, perché non si è accontentata di farci da icona su cui scaricare parole vuote. Non ha evitato di scendere sul piano del presente a difendere gli ultimi e a riaffermare il loro diritto alla non discriminazione”.

 

L'articolo “Liliana Segre attaccata perché si è rifiutata di vivere solo nel passato” proviene da www.controradio.it.

“Giusto oscurare profili chi chi semina odio e violenza”

“Giusto oscurare profili chi chi semina odio e violenza”

Fa discutere la decisione di Facebook e Istagram  di oscurare gli account di Casapound e  Forza Nuova. Ne abbiamo parlato con lo storico Luca Bravi

A essere bloccati i profili ufficiali delle due formazioni politiche e quelli di alcuni esponenti locali di CasaPound. Compresa la pagina ufficiale “CasaPound Italia”, seguita da 280mila follower . Facebook, via LaRepubblica, ha subito motivato tale scelta dichiarando che i profili non rispettavano gli standard della comunità: “Le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono non trovano posto su Facebook e Instagram. Per questo motivo – fa sapere un portavoce di Facebook – abbiamo una policy sulle persone e sulle organizzazioni pericolose, che vieta a coloro che sono impegnati nell’”odio organizzato” di utilizzare i nostri servizi”.

“Ci cancellano perché eravamo in piazza contro il” governo“, ha tuonato invece Gianluca Iannone di Casapound – “Siamo di fronte ad un attacco discriminatorio dal parte dei colossi del web. Si tratta di un attacco senza precedenti. Siamo schifati“.

Di tutt’altro tenore, ovviamente, il commento di Nicola Zingaretti: il segretario PD ha applaudito la decisione presa da Instagram e Facebook, dichiarando  “Le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono non trovano posto su Facebook e Instagram. Una motivazione esemplare a sostegno di una scelta giusta e coraggiosa. Dobbiamo condividere e diffondere queste parole importanti per mettere fine alla stagione dell’odio. Ci sono persone che se se vincessero negherebbero ad altre persone il diritto di esistere. Non bisogna mai dimenticarlo“.

INTERVISTA CON LO STORICO, PROF. LUCA BRAVI

L'articolo “Giusto oscurare profili chi chi semina odio e violenza” proviene da www.controradio.it.