Vaccini: Giani, arrivate più dosi del solito, salto di qualità

Vaccini: Giani, arrivate più dosi del solito, salto di qualità

L’argine al Covid-19 “sono i vaccini e da questo punto di vista la Toscana negli ultimi due giorni ha avuto un bel salto di qualità. Siamo riusciti ad avere un po’ più di vaccini del solito, incominciano progressivamente ad arrivarne di più, e abbiamo a questo punto somministrato 358.000 dosi di vaccino”. Lo ha detto il presidente della regione della Toscana Eugenio Giani ieri nel corso di una diretta social.

“Devo dire che sono particolarmente contento che il sistema sta incominciando a funzionare a tutto campo – ha aggiunto Giani -. Il richiamo è stato fatto a quasi 100.000 persone, e questo è molto importante perché vuol dire che l’asse incomincia a prevenire. La Toscana come somministrazione dei vaccini arriva sempre ai primissimi posti, se non vado errato questa mattina era proprio la prima. A noi basta che i vaccini arrivino e poi li ‘trasmettiamo'”.

Per Giani “l’impegno del governo Draghi sui vaccini si sta già rivelando piuttosto forte – ha proseguito Giani-. Stamani abbiamo avuto una riunione dei presidenti delle Regioni, ci hanno presentato il nuovo responsabile della Protezione civile Fabrizio Curcio, e il nuovo commissario all’emergenza, Francesco Paolo Figliuolo, che è un generale particolarmente impegnato e che quindi darà un senso militarizzato”. Giani ha concluso mandando “un grande saluto all’esperienza di Siena che ha visto la possibilità di un anticorpo monoclonare che sia la prima medicina e che presto arriverà. La Toscana ne ha prenotate centomila dosi perché accanto ai vaccini ci possa essere anche la medicina”.

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Dpcm di Pasqua, Italia sempre a colori, nuove norme

Dpcm di Pasqua, Italia sempre a colori, nuove norme

Roma, è circolata venerdì sera una bozza di quello che viene chiamato il Dpcm di Pasqua con le misure anti-Covid, che dovrebbero entrare infatti in vigore dal 6 marzo al 6 aprile, includendo nella sua durata di applicazione anche i giorni delle vacanze pasquali. Zone Rosse in Toscana

Nel Dpcm di Pasqua, sarebbero anche previste riaperture, anche se non da subito: dal 27 marzo riapriranno – nel rispetto di specifici protocolli – cinema e teatri mentre sarà possibile andare al museo anche nei week end. Queste dovrebbero essere le misure contenute nel nuovo provvedimento.

BARBIERI E PARRUCCHIERI CHIUSI (ZONA ROSSA): in questa fascia sono sospese le attività inerenti servizi alla persona, diverse da quelle individuate nell’allegato 24, dove – a differenza del precedente provvedimento – non vengono menzionati i servizi dei saloni di barbiere e di parrucchiere.

IN CASA POSSONO ENTRARE ANCHE I NON CONVIVENTI (ZONA GIALLA), MA FESTE VIETATE: In questa fascia viene cancellata dalla bozza del nuovo dpcm la misura – citata nel precedente documento, secondo cui – “con riguardo alle abitazioni private, è fortemente raccomandato di non ricevere persone diverse dai conviventi, salvo che per esigenze lavorative o situazioni di necessità e urgenza”. Nella bozza del nuovo provvedimento restano comunque “vietate le feste nei luoghi al chiuso e all’aperto, ivi comprese quelle conseguenti alle cerimonie civili e religiose”.

CINEMA E TEATRI APRONO DAL 27/3, MUSEI ANCHE NEL WEEK END (ZONA GIALLA): A decorrere dal 27 marzo 2021 – i zona gialla – gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto sono svolti con posti a sedere preassegnati e distanziati e a condizione che sia comunque assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per il personale, sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi, spiega la bozza del Dpcm. Il ministro Franceschini ha annunciato anche l’accesso ai musei su prenotazione anche nel weekend (questi ultimi per ora aperti in questa stessa fascia solo nei giorni infrasettimanali).

VIAGGI VIETATI, STOP SPOSTAMENTI TRA LE REGIONI: Il divieto di spostamento tra le Regioni è valido fino al 27 marzo ma assieme al prossimo Dpcm, che disciplinerà le misure fino al 6 aprile, Pasqua compresa, potrebbe essere nuovamente prorogato con un decreto. Come sempre è consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione così come gli spostamenti motivati da esigenze lavorative, ragioni di salute o situazioni di necessità. Permessa in zona gialla in ambito regionale la visita in una sola abitazione privata, una volta al giorno, fra le 5 del mattino e le 22. Possono spostarsi due persone più i figli minori di 14 anni.

SECONDE CASE: È consentito recarsi nelle seconde in zona gialla o arancione (anche se si trovano fuori regione) solo al nucleo familiare e soltanto se la casa è disabitata. Non si può andare nella seconda casa con amici e parenti. Non è possibile invece – a meno di urgenti e necessari motivi – se le abitazioni sono in zone rosse o arancione scuro. Sono vietati i viaggi per turismo.

SHOPPING: Negozi chiusi solo in zona rossa dove sono garantiti esclusivamente gli esercizi commerciali di prodotti essenziali: farmacie, alimentari, ferramenta, cura della persona, parrucchieri. In zona gialla e arancione tutti i negozi sono aperti. Nei week end continuano ad essere chiusi i centri commerciali. Negli esercizi sono valide le solite misure di sicurezza: distanziamento, mascherina, ingressi contingentati.

CONTINUA LA SERRATA DI PISCINE E PALESTRE: Ancora lontana la possibilità di andare in palestra o in piscina. Vietati gli sport di contatto e di squadra. Consentita invece l’attività motoria individuale all’aperto come la camminata, la bici e la corsa. Al momento il Cts visto l’andamento dei contagi non ritiene opportuno allentare le restrizioni in questo settore. Se le cose dovessero migliorare si potrebbe pensare almeno a lezioni individuali o su prenotazioni. Agli agonisti è permesso di allenarsi.

LA SERA NIENTE RISTORANTE Niente cene al ristorante. Nonostante l’asse Salvini-Bonaccini al ristorante e bar in zona gialla si potrà andare solo di giorno. Si temono gli assembramenti fuori dai locali, che puntualmente avvengono anche a locali chiusi anche nel fine settimana. Dunque, le regole per i ristoranti restano quelle in vigore: in zona gialla aperti fino alle 18 e fino alle 22 consentito l’asporto. A domicilio è consentito ad ogni ora. Asporto e domicilio sono consentiti nelle zone arancio e rosse. Eccezione fanno gli autogrill, oltre le 18 in zona gialla, le mense e i ristoranti negli alberghi.

SCUOLA: La scuola resta in presenza per gli alunni dell’infanzia, delle elementari e delle medie mentre per quelli delle superiori la didattica è in presenza “almeno al 50% e fino ad un massimo del 75%”. È quanto prevede la bozza del Dpcm. Nel testo si introduce un’ulteriore misura: “al fine di mantenere il distanziamento sociale, è da escludersi qualsiasi altra forma di aggregazione alternativa”.

Nelle prossime ore – sulla base del quadro epidemiologico delle nuove varianti del Covid che sarà esaminato dai tecnici – non si esclude che possano arrivare dal Governo ulteriori provvedimenti restrittivi sulla didattica in presenza, in particolare nelle zone arancioni, e sull’utilizzo delle mascherine da parte dei bimbi tra i 6 e 11 anni. In alcuni casi i governatori hanno già applicato misure più restrittive come ad esempio in Puglia, Campania e Marche.

 

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Vaccini: Giani, oltre 90% medici base per campagna over 80

Vaccini: Giani, oltre 90% medici base per campagna over 80

‘Hanno aderito in più di 2200, ma servono più dosi’, le dichiarazioni di Giani sui vaccini per gli over 80

“I medici di base li ringrazio, hanno aderito oltre il 90%, più di 2200. Il problema è che dobbiamo dare loro i vaccini. L’appello al Governo per i vaccini per gli over 80 è proprio questo: il cambio, più che sulle zone gialle, arancioni e rosse dove c’è da rimettere apposto un po’ le cose fra cui i parametri, si concentri nel comprare nel mercato legittimo che c’è a livello internazionale più vaccini possibili”.

Lo ha detto il presidente della Toscana, Eugenio Giani, a margine di un evento a Firenze commentando l’alta adesione dei medici di famiglia alla campagna vaccinale per gli over 80.

“L’ho detto anche ieri nella riunione dei presidenti delle Regioni – ha aggiunto Giani – è necessario che il salto di qualità nel passaggio al nuovo governo, nell’autorevolezza che rappresenta il presidente Draghi, è proprio quella di rapportarsi in Europa e con le imprese che producono i vaccini, perché con forza ci vengano dati”. Per Giani, “è troppo bassa la percentuale dell’Italia per quanto riguarda la fornitura dei vaccini. Io non ho mai, ne siete testimoni, cercato scorciatoie dicendo: ‘Ci pensano da soli le regioni’ – ha ribadito -. No, l’Italia è una nazione che in quanto tale, in armonia nella distribuzione fra le regioni, deve agire a livello di governo, e questo è necessario perché questa è la prima priorità in quanto la barriera si erge proprio con i vaccini”.

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‘Imprese Zombie’, perché secondo Draghi bisognerebbe eliminarle

‘Imprese Zombie’, perché secondo Draghi bisognerebbe eliminarle

“Proteggere tutti i lavoratori ma non tutte le imprese”, ha detto il premier Mario Draghi in Aula al Senato, riferendosi a quelle imprese che vengono comunemente chiamate ‘Imprese Zombie’.

In realtà la definizione di Aziende/Imprese Zombie, viene dal Giappone ai tempi dello scoppio della bolla speculativa a partire dagli anni Novanta, ma è tornata agli onori della cronaca dal dicembre scorso, da quando cioè il Gruppo dei 30, organizzazione di accademici e del Gotha della finanza internazionale, pubblicò un documento a firma di Mario Draghi insieme a Raghuram Rajan, nel quale viene proposto di classificare nel 2021 le imprese in cinque distinte classi, all’ultima di queste classi una di queste classi appartengono le cosiddette ‘Zombie firms’ o ‘Walking dead’, cioè le imprese insolventi ovvero le non economicamente sostenibili.

Queste imprese non sono né vive né morte, ma esistono in una specie limbo, attaccate a linee di credito concesse da banche disperate e, sarebbero tecnicamente fallite, se non fossero tenute in piedi per volontà dello Stato o, più spesso, delle stesse banche creditrici che, in caso di fallimento delle stesse, dovrebbero mettere a bilancio la perdita del capitale prestato e non più recuperabile, con ovvi effetti negativi sul loro stato patrimoniale.

La tesi della negatività di queste imprese sul sistema economico e della necessità della loro eliminazione sembra essere al momento anche da un punto di vista mediatico, quella prevalente, anche perché a suffragarla ci sono documenti come l’Economic Policy Paper n°21, Confronting the Zombies: Policies for Productivity Revival, pubblicato dall’Ocse lo scorso dicembre.

Correndo il rischio di una eccessiva semplificazione, si potrebbe riassumere quanto spiegato nel documento dicendo che le aziende moribonde sono dannose per almeno due ragioni principali.
Prima di tutto perché provocano un rallentamento della produttività e, conseguentemente della crescita economica, in quanto, operando in perdita, creano distorsioni del mercato, causando quello che in inglese viene definito “credit misallocation”, cioè lo sperpero di capitali che potrebbero essere invece impiegati più produttivamente, se allocati ad aziende sane.
Ed inoltre, fanno aumentare il costo del denaro, con il risultato che imprese più meritevoli devono spendere di più per finanziarsi.

Da quanto finora detto, e soprattutto da quanto scritto nel documento del Gruppo dei 30 co-firmato da Draghi lo scorso dicembre, in cui si spiegava che “non tutte le imprese in crisi dovrebbero ricevere supporto pubblico” e le risorse “non dovrebbero essere sprecate per aziende destinate al fallimento” bensì mirate a favorire la “distruzione creatrice”, la scelta del nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri sarà quella di intervenire per determinare o il cambiamento nel modello di business delle Imprese Zombie oppure di lasciare che chiudano.

“Sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche. Alcune dovranno cambiare, anche radicalmente. E la scelta di quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento è il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare nei prossimi mesi”, ha detto Draghi in uno dei passaggi delle sue comunicazioni in aula al Senato in occasione della richiesta di fiducia.

Oggi in Toscana, secondo l’ultima indagine semestrale condotta da Format Research per Confcommercio Toscana, che registra un crollo dei ricavi con un -60% per turismo e pubblici esercizi, solo nel terziario sono 7.500 le ‘Imprese Zombie’, che sopravvivono solo grazie ai ristori, e che sono ad un passo dalla fine.

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Cultura, tavolo permanente enti locali e protocollo unico aperture: proposte assessori italiani

Cultura, tavolo permanente enti locali e protocollo unico aperture: proposte assessori italiani

La garanzia dell’apertura dei luoghi di cultura con un protocollo unico, i musei visitabili anche nei weekend, un tavolo ad hoc per il confronto e un fondo speciale per le città d’arte. Tra gli interventi anche l’assessore Sacchi

Queste le proposte presentate in una conferenza stampa online dai 12 assessori alla cultura delle più grandi città italiane che dall’inizio della pandemia sono riuniti in un tavolo permanente.

Le città coinvolte sono Roma, Milano, Torino, Bari, Venezia, Firenze, Ancona, Bologna, Cagliari, Napoli, Genova, Palermo. Alla conferenza stampa era presente anche il sindaco di Mantova e delegato cultura Anci Mattia Palazzi.

Musei, teatri, luoghi di spettacolo, sedi espositive, luoghi d’arte e cultura: le Città intendono mettere a disposizione del Governo la propria conoscenza capillare del mondo culturale e delle sue problematiche, ponendo le basi e stabilendo insieme i protocolli per una ripresa il più possibile certa, rapida e omogenea in tutto il territorio nazionale.

“Per 12 mesi abbiamo lavorato fianco a fianco, nonostante i colori politici differenti, per il bene della cultura e del Paese – ha sottolineato l’assessore alla cultura di Firenze Tommaso Sacchi – consapevoli delle enormi difficoltà del comparto culturale: si tratta di 580 mila lavoratori in Italia, con differenti ruoli e modalità contrattuali, toccati quest’anno da una crisi drammatica e con poche tutele. Siamo contenti che il presidente Mario Draghi abbia parlato di temi che riguardano molto il nostro percorso: ha citato i luoghi della cultura e dello spettacolo, i musei, i cinema, i teatri, e ha detto che la cultura rappresenta un bene da tutelare e imprescindibile. Noi siamo a disposizione per una collaborazione che parta dai territori e dalle nostre città”

Le proposte presentate riguardano:

a) la garanzia dell’apertura dei luoghi di cultura con un protocollo unico: questo eviterebbe la reversibilità delle aperture, a meno di situazioni particolarmente gravi, garantirebbe la continuità del presidio culturale sul territorio, assicurerebbe il lavoro e fiducia, darebbe sostanza al diritto inalienabile alla cultura e fornirebbe ai cittadini alternative controllate e sicure, invece di obbligarli a una socialità compressa in pochi, e poco controllati, luoghi pubblici o privati. L’esperienza delle Città, la serietà con cui teatri, musei e luoghi di cultura hanno mostrato di saper gestire i periodi di apertura, l’elasticità del servizio, la disponibilità ad adattarsi ai vincoli che di volta in volta si rendono necessari, rendono questo obiettivo realisticamente possibile.

b) la garanzia dell’apertura degli istituti museali e dei luoghi di cultura anche nei weekend, nel rispetto di ogni norma prevista ad oggi per il contenimento del rischio sanitario e in attesa dell’auspicato protocollo unico. Un intervento necessario per la sostenibilità del lavoro culturale, per garantire la continuità nella conservazione del patrimonio, per consentire l’accesso ai luoghi di cultura a tutti i lavoratori del Paese, e quindi il pieno rispetto del diritto alla cultura.

c) la costituzione di un Tavolo permanente Enti Locali. Questo nuovo riferimento aprirebbe un dialogo costante con il Ministero e garantirebbe la concertazione di politiche culturali – necessarie per la rinascita del Paese – tra Governo centrale e le Città, che si metterebbero a disposizione con spirito di servizio come interlocutori per la costruzione di politiche condivise e come portavoce delle istanze derivanti dai territori.

Infine, gli assessori e le assessore hanno auspicato la creazione di un fondo speciale destinato alla ripartenza delle Città sul piano culturale.

“Queste proposte nascono dall’esperienza di governo locale e dall’impegno continuo e costante nella tutela della produzione, della programmazione e del lavoro culturale. Con il senso pratico che distingue il mondo delle Città, a un anno dall’inizio della nostra collaborazione, vogliamo allinearci a quanto sostenuto dal Presidente del Consiglio Mario Draghi nella replica al Senato: ‘Il rischio è di perdere un patrimonio che definisce la nostra identità […] Molto è stato fatto, serve fare ancora di più’”, hanno dichiarato gli Assessori.

Sentiamo un estratto dal discorso dell’assessore Tommaso Sacchi

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