Rossi: Sul ‘no’ al bilancio l’ombra del patto Renzi-Salvini

Rossi: Sul ‘no’ al bilancio l’ombra del patto Renzi-Salvini

Dopo le minacce dei consiglieri di IV di non votare il bilancio regionale, dura replica del presidente della Regione: “nessuno può pensare di trasformare questa importante Regione italiana in un laboratorio di politiche nazionali a danno del buon governo regionale. Non lo meritano i cittadini, i lavoratori e le imprese della Toscana”

«Provo a tradurre in un linguaggio politico appropriato il senso di una mia battuta fatta in una corrispondenza privata e successivamente strumentalizzata da parte di Italia Viva». dice Rossi. Che precisa : «sia Renzi verso il governo Conte sia gli esponenti d’Italia Viva verso il governo della Toscana, stanno esprimendo al massimo grado quella che i manuali di storia della Prima Repubblica definiscono “bassa politica”. Il primo ogni giorno si inventa una ragione per distinguersi dall’esecutivo e per conquistare qualche spazio di visibilità sulla stampa, mentre i suoi rappresentanti in Toscana, che pure siedono in giunta regionale e fanno parte della maggioranza, un giorno prima dell’approvazione del bilancio regionale improvvisamente minacciano di non votarlo. È un comportamento cinico, spregiudicato e altamente irresponsabile».
E ancora: «sorprende inoltre che, pur facendo parte del gruppo di Italia Viva, l’assessore Stefania Saccardi non sia stata capace di convincere i suoi amici di partito dall’astenersi da tante, sguaiate e astruse dichiarazioni. Avrebbe dovuto ricordare loro del grande piano di investimenti riservato alla Sanità che prevede investimenti per oltre un miliardo e mezzo. Niente di personale, tutto di politico: non è accettabile che chi facendo parte di un gruppo e gestendo dagli scranni della giunta qualcosa come l’80% del bilancio regionale, non abbia la forza di indirizzare a sostengo dello stesso bilancio il gruppo di cui fa parte».
Infine l’affondo: «ai consiglieri di Italia Viva non sfuggirà che la mancata approvazione del bilancio comporterebbe l’immediata fine di questa maggioranza. Sarebbe questo un bel modo di presentarsi uniti contro la destra? Ma forse è il risultato che qualcuno persegue. In questi giorni infatti si è sentito parlare di un possibile accordo di desistenza tra Matteo Renzi e Matteo Salvini in Toscana. E proprio in Parlamento abbiamo ascoltato il leader di Italia Viva rivolgersi al capo della Lega prospettando intese. Noi non vogliamo che la Toscana si incammini anticipatamente in questa direzione. E nessuno può pensare di trasformare questa importante Regione italiana in un laboratorio di politiche nazionali a danno del buon governo regionale. Non lo meritano i cittadini, i lavoratori e le imprese della Toscana».

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Inchiesta Open, togati: “Renzi delegittima i pm”

Inchiesta Open, togati: “Renzi delegittima i pm”

Le dichiarazioni fatte da Matteo Renzi dopo le perquisizioni disposte dai pm di Firenze nell’ambito dell’inchiesta sulla fondazione Open “alimentano un clima di delegittimazione nei confronti dei magistrati della procura di Firenze”. Per questo “si impone l’esigenza dell’intervento del Consiglio a tutela dell’indipendenza e dell’autonomia della giurisdizione”.

A scriverlo sono tutti i componenti togati del Csm e il laico della Lega Stefano Cavanna nella richiesta al Comitato di presidenza di aprire una pratica a tutela dei pm fiorentini. “Penso che siamo in presenza di un vulnus, di una ferita al gioco democratico” aveva detto Renzi.” Questa la frase riportata nel documento presentato al Comitato di presidenza, dai togati e da Cavanna .

Queste dichiarazioni , scrivono i consiglieri, “non si limitano ad una critica, sempre legittima, del merito del provvedimento, ma costituiscono commenti che alimentano un clima di delegittimazione nei confronti dei magistrati di Firenze, come si evince dal contenuto dai numerosi post pubblicati sui social e dalle dichiarazioni rilasciate agli organi di informazione nelle ultime ore”. Era partita stamattina dal gruppo di Area la raccolta delle firme a sostegno della richiesta di pratica a tutela che alla fine è stata sottoscritta da tutti i togati e dal laico Cavanna.

“Verrà il giorno in cui, finalmente terminata la caccia alle streghe, si potrà chiarire tutta la vicenda di una indagine rispetto alla quale mantengo la fiducia nella giustizia e nei magistrati. Mi auguro che i tempi siano rapidi e chi indagato possa difendersi nelle sedi opportune e non sui media”. Così l’imprenditore Marco Carrai in una nota diffusa per precisare alcune notizie apparse sulla stampa in merito all’inchiesta sulla fondazione Open.

Nella nota si spiega che il prestito infruttifero di 20mila euro fatto da Carrai a Matteo Renzi, “fu fatto per sue esigenze personali in data 20/4/18” e fu restituito tramite bonifico “in data 19/6/18”. Nessun sospetto poi per il bonifico di 50mila euro effettuato il 4 aprile 2018 sul conto dello stesso Carrai: “Basta leggere la distinta per scoprire che a versare è stato Marco Carrai, a beneficio di Marco Carrai e che la causale è ‘accantonamento pagamento tasse’. Quei soldi servivano per pagare le tasse di Marco Carrai ed erano stati accantonati sul conto corrente usato per pagarle”.

Ancora, riguardo alle notizie di stampa sulla Wadi Venture Sca Carrai spiega di essere stato “membro del supervisory board della stessa dalla sua fondazione, nel 2012, fino alla mie dimissioni avvenute il 18/07/2016. Wadi Venture Sca è un veicolo societario che ha investito in modo del tutto tracciato in start up, nessuna della quale ha mai avuto nulla a che fare né con il senatore Matteo Renzi né con la Fondazione Open. Non conosco personalmente il dottor Valli né conosco la società di Dubai citata dai giornali come investitore di Wadi. Non ho curato io questi investimenti, non essendo nel cda della società di management e perché espressamente escluso dallo statuto sociale che un membro del supervisory board potesse interferire negli investimenti, peraltro tutti rendicontati secondo le norme vigenti in materia fino all’ultimo euro”. “Mi sia consentito di scusarmi pubblicamente – conclude Carrai – con i miei partners per l’increscioso pubblico ludibrio ai quali, mio malgrado, la società è stata sottoposta”

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Inchiesta Open, togati: “Renzi delegittima i pm”

Inchiesta Open, togati: “Renzi delegittima i pm”

Le dichiarazioni fatte da Matteo Renzi dopo le perquisizioni disposte dai pm di Firenze nell’ambito dell’inchiesta sulla fondazione Open “alimentano un clima di delegittimazione nei confronti dei magistrati della procura di Firenze”. Per questo “si impone l’esigenza dell’intervento del Consiglio a tutela dell’indipendenza e dell’autonomia della giurisdizione”.

A scriverlo sono tutti i componenti togati del Csm e il laico della Lega Stefano Cavanna nella richiesta al Comitato di presidenza di aprire una pratica a tutela dei pm fiorentini. “Penso che siamo in presenza di un vulnus, di una ferita al gioco democratico” aveva detto Renzi.” Questa la frase riportata nel documento presentato al Comitato di presidenza, dai togati e da Cavanna .

Queste dichiarazioni , scrivono i consiglieri, “non si limitano ad una critica, sempre legittima, del merito del provvedimento, ma costituiscono commenti che alimentano un clima di delegittimazione nei confronti dei magistrati di Firenze, come si evince dal contenuto dai numerosi post pubblicati sui social e dalle dichiarazioni rilasciate agli organi di informazione nelle ultime ore”. Era partita stamattina dal gruppo di Area la raccolta delle firme a sostegno della richiesta di pratica a tutela che alla fine è stata sottoscritta da tutti i togati e dal laico Cavanna.

“Verrà il giorno in cui, finalmente terminata la caccia alle streghe, si potrà chiarire tutta la vicenda di una indagine rispetto alla quale mantengo la fiducia nella giustizia e nei magistrati. Mi auguro che i tempi siano rapidi e chi indagato possa difendersi nelle sedi opportune e non sui media”. Così l’imprenditore Marco Carrai in una nota diffusa per precisare alcune notizie apparse sulla stampa in merito all’inchiesta sulla fondazione Open.

Nella nota si spiega che il prestito infruttifero di 20mila euro fatto da Carrai a Matteo Renzi, “fu fatto per sue esigenze personali in data 20/4/18” e fu restituito tramite bonifico “in data 19/6/18”. Nessun sospetto poi per il bonifico di 50mila euro effettuato il 4 aprile 2018 sul conto dello stesso Carrai: “Basta leggere la distinta per scoprire che a versare è stato Marco Carrai, a beneficio di Marco Carrai e che la causale è ‘accantonamento pagamento tasse’. Quei soldi servivano per pagare le tasse di Marco Carrai ed erano stati accantonati sul conto corrente usato per pagarle”.

Ancora, riguardo alle notizie di stampa sulla Wadi Venture Sca Carrai spiega di essere stato “membro del supervisory board della stessa dalla sua fondazione, nel 2012, fino alla mie dimissioni avvenute il 18/07/2016. Wadi Venture Sca è un veicolo societario che ha investito in modo del tutto tracciato in start up, nessuna della quale ha mai avuto nulla a che fare né con il senatore Matteo Renzi né con la Fondazione Open. Non conosco personalmente il dottor Valli né conosco la società di Dubai citata dai giornali come investitore di Wadi. Non ho curato io questi investimenti, non essendo nel cda della società di management e perché espressamente escluso dallo statuto sociale che un membro del supervisory board potesse interferire negli investimenti, peraltro tutti rendicontati secondo le norme vigenti in materia fino all’ultimo euro”. “Mi sia consentito di scusarmi pubblicamente – conclude Carrai – con i miei partners per l’increscioso pubblico ludibrio ai quali, mio malgrado, la società è stata sottoposta”

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Bibbiano: Cassazione revoca domiciliari a sindaco Carletti

Bibbiano: Cassazione revoca domiciliari a sindaco Carletti

La Cassazione ha revocato l’obbligo di dimora nei confronti di Andrea Carletti, il sindaco Pd di Bibbiano, indagato per lo scandalo ‘Angeli e Demoni’ sul presunto sistema di affidi illeciti di minori scoppiato in Val d’Enza, in provincia di Reggio Emilia, nel giugno scorso quando il politico venne arrestato.

A distanza di sei mesi dalla vicenda Bibbiano, Andrea Carletti, ora è tornato libero. In attesa delle motivazioni, la Cassazione avrebbe deciso per la revoca sentenziando che non sussistevano le condizioni per l’arresto e quindi per una misura cautelare.

Il leader di Italia Viva  ed ex premier, Matteo Renzi, si affida ai social dopo che ieri sera sul tardi è arrivata la notizia della decisione della Cassazione.

“Vi ricordate la storia di Bibbiano? – scrive Renzi sulla sua pagina Fcebook – L’attacco violento di Lega e Cinque Stelle al sindaco? Le pagliacciate in Parlamento e sui social con lo slogan Parlateci di Bibbiano?. Bene. Ieri la Cassazione ha detto che quel sindaco NON doveva essere arrestato. Una montagna di fango vergognosa contro un uomo che non meritava quel trattamento. Ricorderete come l’arresto venne usato: il grimaldello per costruire la battaglia politica di chi ha più a cuore i sondaggi che la verità.”

“La giustizia è una cosa seria – conclude l’ex primo cittadino di Firenze sulla libertà del sindaco di Bibbiano -. Lasciarla in mano ai giustizialisti rende questo Paese un posto barbaro. In attesa che qualcuno chieda scusa, un abbraccio a quel Sindaco. Non smetteremo mai di chiedere giustizia e verità contro il populismo e gli slogan. No, non smetteremo MAI.”

Anche il segretario del Pd Zingaretti attacca: “La campagna indecente contro il Pd e il sindaco di Bibbiano non si dimentica. A chi ha utilizzato una storia di cronaca giudiziaria per organizzarci una campagna politica dico nuovamente: vergognatevi!”, ha affermato Zingaretti.

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Bibbiano: Cassazione revoca domiciliari a sindaco Carletti

Bibbiano: Cassazione revoca domiciliari a sindaco Carletti

La Cassazione ha revocato l’obbligo di dimora nei confronti di Andrea Carletti, il sindaco Pd di Bibbiano, indagato per lo scandalo ‘Angeli e Demoni’ sul presunto sistema di affidi illeciti di minori scoppiato in Val d’Enza, in provincia di Reggio Emilia, nel giugno scorso quando il politico venne arrestato.

A distanza di sei mesi dalla vicenda Bibbiano, Andrea Carletti, ora è tornato libero. In attesa delle motivazioni, la Cassazione avrebbe deciso per la revoca sentenziando che non sussistevano le condizioni per l’arresto e quindi per una misura cautelare.

Il leader di Italia Viva  ed ex premier, Matteo Renzi, si affida ai social dopo che ieri sera sul tardi è arrivata la notizia della decisione della Cassazione.

“Vi ricordate la storia di Bibbiano? – scrive Renzi sulla sua pagina Fcebook – L’attacco violento di Lega e Cinque Stelle al sindaco? Le pagliacciate in Parlamento e sui social con lo slogan Parlateci di Bibbiano?. Bene. Ieri la Cassazione ha detto che quel sindaco NON doveva essere arrestato. Una montagna di fango vergognosa contro un uomo che non meritava quel trattamento. Ricorderete come l’arresto venne usato: il grimaldello per costruire la battaglia politica di chi ha più a cuore i sondaggi che la verità.”

“La giustizia è una cosa seria – conclude l’ex primo cittadino di Firenze sulla libertà del sindaco di Bibbiano -. Lasciarla in mano ai giustizialisti rende questo Paese un posto barbaro. In attesa che qualcuno chieda scusa, un abbraccio a quel Sindaco. Non smetteremo mai di chiedere giustizia e verità contro il populismo e gli slogan. No, non smetteremo MAI.”

Anche il segretario del Pd Zingaretti attacca: “La campagna indecente contro il Pd e il sindaco di Bibbiano non si dimentica. A chi ha utilizzato una storia di cronaca giudiziaria per organizzarci una campagna politica dico nuovamente: vergognatevi!”, ha affermato Zingaretti.

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