Mareggiata a Marina di Pisa, disagi e allagamenti

Mareggiata a Marina di Pisa, disagi e allagamenti

Marina di Pisa, una forte Mareggiata sta investendo la costa Toscana, al momento le notizie peggiori arrivano da Marina di Pisa.

La forte mareggiata ha anche allagato alcune strade della frazione balneare ed il sindaco della città toscana si è recato stamani sul posto per effettuare un sopralluogo insieme ai tecnici della protezione civile e alla polizia municipale.

Il fenomeno degli allagamenti e i ciottoli scaraventati dalla forza del mare agitato sulla strada si verifica spesso in caso di mareggiate e da tempo il Comune chiede alla Regione Toscana, che ne ha la competenza, un intervento risolutivo sulle scogliere frangiflutti.

“Oggi non è una buona domenica per la nostra città. Marina di Pisa è stata colpita, nuovamente, da un’intensa mareggiata che ha scagliato migliaia di sassi nella carreggiata della via Litoranea, danneggiando tutte le attività commerciali e le abitazioni limitrofe – denuncia, con un post su Facebook, il deputato della Lega e segretario cittadino del Carroccio, Edoardo Ziello, aggiungendo che il sindaco Michele Conti – ha già attivato la macchina dei servizi per far tornare la zona alla normalità”.

La Regione Toscana deve accelerare – aggiunge il consigliere Ziello – i lavori sulle dighe frangiflutti perché questo scempio non è più tollerabile”.

“Sono pisano da sempre e a Marina Di Pisa ci sono cresciuto e mai avrei pensato di vedere una situazione del genere – scrive un residente di marina di Pisa a commento dell’accaduto su Facebook – Oltre ad aver modificato in peggio l’ambiente e l’immagine del posto questa soluzione oltre a non aver portato nessun beneficio è un danno continuo ogni anno più volte l’anno. Prima di posarli ci voleva tanto a capire che i sassini diventano proiettili sparati dal vento? Quando c’erano solamente gli scogli a protezione oltre alla barriera frangiflutti era normale che il mare arrivasse in strada invece questa soluzione oltre a non servire fa pure danni”.

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Catena umana settore terziario “Servono interventi immediati per salvare le aziende”

Catena umana settore terziario “Servono interventi immediati per salvare le aziende”

Il presidio delle imprese: una catena umana dal ristorante La Maremma, dove pochi mesi fa si è suicidato un’imprenditore, fino al Duomo organizzata da Confcommercio Toscana e Confesercenti Toscana in dieci città toscane

Oltre 400 persone a rappresentare ristoranti, bar, agenzie di viaggio, palestre, piscine, scuole di danza, agenzie di viaggio e commercianti, con sede fissa e ambulanti, in una catena umana che va dalla zona di piazza Santa Croce fino a piazza Duomo, davanti alla sede della Regione Toscana.

E’ quanto organizzato oggi da Confcommercio Toscana e Confesercenti Toscana per chiedere un cambio di passo nella gestione dell’emergenza e la possibilità di riaprire le attività.

catena umana esercenti
Foto Controradio

A Firenze, in particolare, la catena umana esercenti è partita dal ristorante ‘La Maremma’ di via Verdi, dove nell’agosto scorso il proprietario si è tolto la vita. Presente alla manifestazione di oggi anche la vedova del ristoratore 44enne.

Gli imprenditori e le imprenditrici del terziario presenti alla manifestazione, uniti da un nastro tricolore da piazza Santa Croce fino a piazza Duomo, hanno anche mostrato alcuni manifesti con scritto ‘riapriamo’, ‘il lavoro è un diritto’, ‘salviamo le imprese’, ‘avere un futuro è un nostro diritto’, ‘lavoriamo in sicurezza’.

L’iniziativa è andata in scena in tutti i capoluoghi toscani più la città di Viareggio. A Pisa circa 200 operatori e operatrici del commercio e del mondo del terziario hanno manifestato stamani sotto la Torre pendente a Pisa aderendo all’iniziativa regionale di Confcommercio e Confesercenti per chiedere di “superare le chiusure e tornare a lavorare in sicurezza”.

catena umana esercenti

Le associazioni di categoria chiedono infatti “ristori immediati parametrati sulla perdita di fatturato, riapertura immediata di tutte le attività chiuse, moratoria fiscale per gli anni 2020 e 2021, proroga della cassa integrazione al prossimo 31 dicembre” è una serie di altre misure di sostegno.

A Firenze la manifestazione, statica, composta e silenziosa, ha visto una “catena umana” lunga poco meno di un chilometro snodarsi nel cuore della città, da via Verdi fino a piazza del Duomo. A comporla oltre 400 imprenditori, professionisti e dipendenti delle imprese del terziario di tutta la provincia, che – uniti simbolicamente da un nastro tricolore, ma distanziati l’un l’altro come vogliono le normative di sicurezza antiCovid – hanno voluto manifestare pubblicamente la propria sofferenza e le difficoltà in cui vivono ormai da un anno, potendo lavorare solo a scarto ridotto (ad esempio, i pubblici esercizi) o addirittura per nulla (il mondo dello sport, dello spettacolo, degli eventi e dell’intrattenimento).

“Se il Governo continua, dopo un anno, a non garantire il diritto al lavoro in nome della salute, avrà sulle spalle la responsabilità civile, morale e sociale della distruzione economica del nostro Paese”, dicono con fermezza i presidenti della Confcommercio di Firenze Aldo Cursano e di Confesercenti Claudio Bianchi, che hanno coordinato la manifestazione fiorentina insieme ai loro direttori Franco Marinoni e Alberto Marini.

I dirigenti di Confcommercio e Confesercenti hanno quindi camminato insieme lungo le strade lungo le quali si snodava la “catena umana”: piazza Salvemini, Borgo degli Albizi, via del Proconsolo, fino ad arrivare in piazza Duomo 10, di fronte alla Presidenza della Regione Toscana, dove erano attesi dall’assessore alla attività produttive Leonardo Marras, che ha espresso la solidarietà del governo regionale alle ragioni della protesta. Infine, si sono recati in Prefettura per consegnare nelle mani del Prefetto Alessandra Guidi il documento unitario contenente dieci richieste degli imprenditori del terziario, con la preghiera che il massimo esponente locale dello Stato se ne faccia portavoce presso il governo nazionale.

“Dieci richieste ma che possono riassumersi in due principali: poter tornare tutti al lavoro, pur con le regole e limitazioni imposte dalla necessità di arginare la pandemia, e – laddove questo non fosse possibile – avere ristori dignitosi e sufficienti per tirare avanti continuando a garantire l’occupazione”, dicono i presidenti Cursano e Bianchi.

“L’emergenza pandemica non è più solo sanitaria, ma è diventata anche economica, in maniera sempre più drammatica con il passare dei mesi”, si legge nella premessa del documento unitario di Confcommercio e Confesercenti, “abbiamo accettato con grande senso di responsabilità tutte le misure di sicurezza che venivano imposte alle nostre attività dal Governo, investendo tempo e denaro. Ma la pandemia non si è arrestata e pare purtroppo ancora lontano il momento in cui potremo dirci completamente fuori dal pericolo. Il piano vaccinale va avanti ancora troppo lentamente e le nostre imprese continuano ad arrancare attingendo ai risparmi personali (i pochi rimasti) dei titolari, ai fidi bancari (che vengono erogati sempre meno) e ai pochi ristori arrivati dal Governo e dalla Regione Toscana”.

Da qui la fortissima preoccupazione “per il futuro delle nostre imprese ma anche per quello dell’occupazione, soprattutto alla luce dell’eventuale sblocco al divieto dei licenziamenti”. Poi, gli interrogativi che restano ancora aperti. Su tutti, uno: “non comprendiamo perché, di tutti i settori economici esistenti, solo il nostro sia stato colpito così duramente dalle restrizioni e dalle chiusure. Mentre interi comparti del terziario sono stati completamente bloccati (si vedano le palestre, i cinema, i teatri, le discoteche, il settore degli eventi) o possono lavorare solo a singhiozzo e a regime ridotto (ad esempio, i pubblici esercizi o i negozi di moda), imprese di altri settori sono rimaste ferme solo per poco più di 15 giorni. Come se il pericolo di assembramenti e contagi riguardasse esclusivamente le aziende ed i lavoratori del terziario”.

“Lo Stato – prosegue il documento – non può scaricare sulle nostre spalle tutto il peso di una situazione drammatica, come se la diffusione del contagio dipendesse dalla nostra attività. Se così fosse, la pandemia sarebbe già conclusa da tempo, invece i contagi continuano anche quando le nostre aziende sono chiuse. Le nostre attività si svolgono in luoghi controllati e controllabili. Se è necessario il vaccino, chiediamo di essere vaccinati. Se si devono rivedere i protocolli, siamo pronti a rivederli. Ma questo deve servire a ridarci la dignità del lavoro”

Il documento consegnato in prefettura a Firenze, il medesimo che nello stesso momento è stato consegnato ai prefetti di tutte le altre città toscane coinvolte nella mobilitazione, si conclude dunque con le dieci richieste:

  1. ristori immediati parametrati sulla perdita di fatturato;
  2. riapertura immediata in sicurezza di tutte le attività chiuse;
  3. moratoria fiscale per gli anni 2020-2021;
  4. proroga della cassa integrazione e della moratoria dei mutui e finanziamenti fino al 31 dicembre 2021;
  5. rimodulazione delle locazioni commerciali e blocco degli sfratti;
  6. taglio del cuneo fiscale che grava sulle imprese;
  7. creazione di un piano “ripartenza” per il terziario;
  8. vaccinazione immediata di imprenditori e addetti del terziario;
  9. pagamento immediato di tutti i bonus ristori e indennizzi sospesi;
  10. passaporto sanitario europeo per spostamenti Ue.

 

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Catena umana settore terziario “Servono interventi immediati per salvare le aziende”

Catena umana settore terziario “Servono interventi immediati per salvare le aziende”

Il presidio delle imprese: una catena umana dal ristorante La Maremma, dove pochi mesi fa si è suicidato un’imprenditore, fino al Duomo organizzata da Confcommercio Toscana e Confesercenti Toscana in dieci città toscane

Oltre 400 persone a rappresentare ristoranti, bar, agenzie di viaggio, palestre, piscine, scuole di danza, agenzie di viaggio e commercianti, con sede fissa e ambulanti, in una catena umana che va dalla zona di piazza Santa Croce fino a piazza Duomo, davanti alla sede della Regione Toscana.

E’ quanto organizzato oggi da Confcommercio Toscana e Confesercenti Toscana per chiedere un cambio di passo nella gestione dell’emergenza e la possibilità di riaprire le attività.

catena umana esercenti
Foto Controradio

A Firenze, in particolare, la catena umana esercenti è partita dal ristorante ‘La Maremma’ di via Verdi, dove nell’agosto scorso il proprietario si è tolto la vita. Presente alla manifestazione di oggi anche la vedova del ristoratore 44enne.

Gli imprenditori e le imprenditrici del terziario presenti alla manifestazione, uniti da un nastro tricolore da piazza Santa Croce fino a piazza Duomo, hanno anche mostrato alcuni manifesti con scritto ‘riapriamo’, ‘il lavoro è un diritto’, ‘salviamo le imprese’, ‘avere un futuro è un nostro diritto’, ‘lavoriamo in sicurezza’.

L’iniziativa è andata in scena in tutti i capoluoghi toscani più la città di Viareggio. A Pisa circa 200 operatori e operatrici del commercio e del mondo del terziario hanno manifestato stamani sotto la Torre pendente a Pisa aderendo all’iniziativa regionale di Confcommercio e Confesercenti per chiedere di “superare le chiusure e tornare a lavorare in sicurezza”.

catena umana esercenti

Le associazioni di categoria chiedono infatti “ristori immediati parametrati sulla perdita di fatturato, riapertura immediata di tutte le attività chiuse, moratoria fiscale per gli anni 2020 e 2021, proroga della cassa integrazione al prossimo 31 dicembre” è una serie di altre misure di sostegno.

A Firenze la manifestazione, statica, composta e silenziosa, ha visto una “catena umana” lunga poco meno di un chilometro snodarsi nel cuore della città, da via Verdi fino a piazza del Duomo. A comporla oltre 400 imprenditori, professionisti e dipendenti delle imprese del terziario di tutta la provincia, che – uniti simbolicamente da un nastro tricolore, ma distanziati l’un l’altro come vogliono le normative di sicurezza antiCovid – hanno voluto manifestare pubblicamente la propria sofferenza e le difficoltà in cui vivono ormai da un anno, potendo lavorare solo a scarto ridotto (ad esempio, i pubblici esercizi) o addirittura per nulla (il mondo dello sport, dello spettacolo, degli eventi e dell’intrattenimento).

“Se il Governo continua, dopo un anno, a non garantire il diritto al lavoro in nome della salute, avrà sulle spalle la responsabilità civile, morale e sociale della distruzione economica del nostro Paese”, dicono con fermezza i presidenti della Confcommercio di Firenze Aldo Cursano e di Confesercenti Claudio Bianchi, che hanno coordinato la manifestazione fiorentina insieme ai loro direttori Franco Marinoni e Alberto Marini.

I dirigenti di Confcommercio e Confesercenti hanno quindi camminato insieme lungo le strade lungo le quali si snodava la “catena umana”: piazza Salvemini, Borgo degli Albizi, via del Proconsolo, fino ad arrivare in piazza Duomo 10, di fronte alla Presidenza della Regione Toscana, dove erano attesi dall’assessore alla attività produttive Leonardo Marras, che ha espresso la solidarietà del governo regionale alle ragioni della protesta. Infine, si sono recati in Prefettura per consegnare nelle mani del Prefetto Alessandra Guidi il documento unitario contenente dieci richieste degli imprenditori del terziario, con la preghiera che il massimo esponente locale dello Stato se ne faccia portavoce presso il governo nazionale.

“Dieci richieste ma che possono riassumersi in due principali: poter tornare tutti al lavoro, pur con le regole e limitazioni imposte dalla necessità di arginare la pandemia, e – laddove questo non fosse possibile – avere ristori dignitosi e sufficienti per tirare avanti continuando a garantire l’occupazione”, dicono i presidenti Cursano e Bianchi.

“L’emergenza pandemica non è più solo sanitaria, ma è diventata anche economica, in maniera sempre più drammatica con il passare dei mesi”, si legge nella premessa del documento unitario di Confcommercio e Confesercenti, “abbiamo accettato con grande senso di responsabilità tutte le misure di sicurezza che venivano imposte alle nostre attività dal Governo, investendo tempo e denaro. Ma la pandemia non si è arrestata e pare purtroppo ancora lontano il momento in cui potremo dirci completamente fuori dal pericolo. Il piano vaccinale va avanti ancora troppo lentamente e le nostre imprese continuano ad arrancare attingendo ai risparmi personali (i pochi rimasti) dei titolari, ai fidi bancari (che vengono erogati sempre meno) e ai pochi ristori arrivati dal Governo e dalla Regione Toscana”.

Da qui la fortissima preoccupazione “per il futuro delle nostre imprese ma anche per quello dell’occupazione, soprattutto alla luce dell’eventuale sblocco al divieto dei licenziamenti”. Poi, gli interrogativi che restano ancora aperti. Su tutti, uno: “non comprendiamo perché, di tutti i settori economici esistenti, solo il nostro sia stato colpito così duramente dalle restrizioni e dalle chiusure. Mentre interi comparti del terziario sono stati completamente bloccati (si vedano le palestre, i cinema, i teatri, le discoteche, il settore degli eventi) o possono lavorare solo a singhiozzo e a regime ridotto (ad esempio, i pubblici esercizi o i negozi di moda), imprese di altri settori sono rimaste ferme solo per poco più di 15 giorni. Come se il pericolo di assembramenti e contagi riguardasse esclusivamente le aziende ed i lavoratori del terziario”.

“Lo Stato – prosegue il documento – non può scaricare sulle nostre spalle tutto il peso di una situazione drammatica, come se la diffusione del contagio dipendesse dalla nostra attività. Se così fosse, la pandemia sarebbe già conclusa da tempo, invece i contagi continuano anche quando le nostre aziende sono chiuse. Le nostre attività si svolgono in luoghi controllati e controllabili. Se è necessario il vaccino, chiediamo di essere vaccinati. Se si devono rivedere i protocolli, siamo pronti a rivederli. Ma questo deve servire a ridarci la dignità del lavoro”

Il documento consegnato in prefettura a Firenze, il medesimo che nello stesso momento è stato consegnato ai prefetti di tutte le altre città toscane coinvolte nella mobilitazione, si conclude dunque con le dieci richieste:

  1. ristori immediati parametrati sulla perdita di fatturato;
  2. riapertura immediata in sicurezza di tutte le attività chiuse;
  3. moratoria fiscale per gli anni 2020-2021;
  4. proroga della cassa integrazione e della moratoria dei mutui e finanziamenti fino al 31 dicembre 2021;
  5. rimodulazione delle locazioni commerciali e blocco degli sfratti;
  6. taglio del cuneo fiscale che grava sulle imprese;
  7. creazione di un piano “ripartenza” per il terziario;
  8. vaccinazione immediata di imprenditori e addetti del terziario;
  9. pagamento immediato di tutti i bonus ristori e indennizzi sospesi;
  10. passaporto sanitario europeo per spostamenti Ue.

 

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Mareggiate, progetto difesa coste con risorse Recovery fund

Mareggiate, progetto difesa coste con risorse Recovery fund

Pisa, il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha effettuato un sopralluogo a Marina di Pisa, località che la scorsa settimana ha dovuto fare i conti con i danni provocati da forti mareggiate.

“Sono venuto qui per accogliere l’appello del sindaco di Pisa, Michele Conti – ha detto il presidente Giani – dobbiamo mettere in campo un grande progetto di comune accordo per intercettare i finanziamenti europei e risolvere una volta per tutti i disagi causati alla popolazione e a questo tratto di costa dalle mareggiate”.

L’intervento previsto costerà, secondo le prime stime, circa 10-15 milioni di euro, che, ha spiegato Giani, “dovrà essere messo a punto insieme ai tecnici per candidarci a intercettare i fondi europei del Recovery fund e del piano di sviluppo regionale”.

Hanno partecipato al sopraluogo anche il sindaco di Pisa, Michele Conti, i capigruppo delle forze politiche cittadine, il presidente del Consiglio toscano Antonio Mazzeo, l’assessore toscano Alessandra Nardini e il consigliere regionale Diego Petrucci (Fdi), membro dell’ufficio dell’Assemblea toscana.

Mazzeo ha sottolineato che insieme “a interventi strutturali occorrono anche soluzioni immediate per mettere in sicurezza la costa di Marina di Pisa: serve una spianatura continua delle spiagge di ghiaia e non solo una volta all’anno, ma deve essere chiaro che se la Regione ci mette le risorse, come ha sempre fatto in questi anni, il Comune deve poi garantire che gli interventi siano costanti e rapidi”.

Dal canto suo il sindaco Conti ha definito “un fatto positivo” il sopralluogo di Giani perché “l’impegno preso dalla Regione ci rassicura”. Conti ha chiesto a Giani “un’attenzione particolare al fenomeno dell’erosione che potrebbe potenzialmente aggravarsi per il nostro litorale anche alla luce della realizzazione della Darsena Europa nel porto di Livorno: è necessario che siano indagate a fondo le conseguenze possibili in termini di impatto ambientale e di inquinamento. Noi – ha concluso – abbiamo commissionato uno studio stanziando 30mila euro, chiedo alla Regione altrettanta attenzione”.

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Maltempo: sassi e detriti in strada, litorale pisano chiuso

Maltempo: sassi e detriti in strada, litorale pisano chiuso

Maltempo: disagi e danni a Marina di Pisa per la forte mareggiata della notte scorsa che in un tratto di litorale ha portato sulla strada detriti e ciottoli e creato danni alla rete fognaria.

In mattinata è stato necessario l’intervento della Protezione civile comunale che, spiega una nota del Comune, “ha provveduto a chiudere le strade al transito veicolare e ad attivare il servizio di spurgo delle fognature per eliminare i ristagni causati dall’acqua di mare”.
Sul posto anche il primo cittadino Michele Conti: “Ho trovato – ha detto Conti – lo scenario che purtroppo da anni i residenti sono abituati a vedere. Ogni volta che c’è una mareggiata, in quel tratto, acqua e sassi invadono la strada, fanno danni alle fognature e alle case. Siamo intervenuti per tamponare l’emergenza tempestivamente, ma dobbiamo una volta per tutte trovare una soluzione”.
“Faccio un appello al presidente, Eugenio Giani, – ha ripreso il sindaco – affinché la Regione Toscana si renda disponibile a sedersi a un tavolo tecnico con il Comune e tutti gli enti interessati, per finanziare opere di difesa idraulica che riescano una volta per tutte a difendere Marina di Pisa dal mare”.
A Pisa, lungo l’Aurelia, i vigili del fuoco hanno rimosso un albero caduto sul manto stradale.
In Medio Valdarno in funzione la nuova cassa di espansione sull’Ombroncello e si sta monitorando il corretto funzionamento delle opere idrauliche e l’andamento dei fiumi e torrenti tra Ombrone Pistoiese e Bisenzio. In Versilia è in funzione tutto il sistema idraulico delle pompe idrovore per i territori sotto il livello del mare.
Il lago di Massaciuccoli in crescita ha richiesto l’accensione straordinaria dell’impianto Bufalina. In Lunigiana monitorato l’andamento dei livelli del fiume Magra. Aulla e Bagnone in piena superano il livello di guardia. Acceso l’impianto idrovoro di Aulla città. A Massa Carrara attivazione delle stazioni fisse delle idrovore per aiutare l’acqua piovuta a defluire. In funzione gli impianti Fossa Maestra a Carrara, Brugiano e Magliano a Massa.
Intervento sul canale Poveromo, verso il Cinquale, dove il Consorzio ha piazzato un’ idrovora mobile di emergenza per scolmare le zone interne.
Infine a Lucca un cipresso danneggiato sul baluardo San Colombano sarà abbattuto mentre a Livorno, in località Sassocritto, i pompieri sono intervenuti per un albero pericolante

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