A San Rossore pulizia della spiaggia con dromedari e volontari

A San Rossore pulizia della spiaggia con dromedari e volontari

Domenica 2 ottobre il Parco di San Rossore e l’associazione Plastic Free, in collaborazione con Geofor (la società che gestisce il ciclo dei rifiuti) e il Comune di Pisa, organizzano la seconda edizione della raccolta di rifiuti dalla spiaggia libera con l’aiuto dei dromedari allevati nella tenuta (utilizzati per trasportare via i sacchi raccolti dai volontari).

“Le mareggiate – ricorda il presidente del Parco di San Rossore, Lorenzo Bani – periodicamente riversano la spazzatura che arriva dai fiumi e dal mare: con questa manifestazione vogliamo nutrire la consapevolezza che i problemi vanno risolti alla radice”. Secondo l’assessore regionale all’ambiente, Monia Monni, “giornate come queste ci ricordano l’importanza di ogni piccolo gesto personale nella costruzione di un futuro collettivo migliore, più sano, più sostenibile”.

Mario De Longis, referente provinciale di Plastic Free Onlus, ricorda che sulla spiaggia di San Rossore “si trovano quantità ingenti di plastiche e microplastiche portate dalle correnti
marine durante le mareggiate: lo scorso anno ripulimmo ben 7 tonnellate di plastica e rifiuti e il rifiuto più insidioso da rimuovere è il polistirolo che ridotto in millimetrici pezzi si
mischia alla sabbia e può venire tolto solo setacciando a mano l’intero litorale”. Il ritrovo alle 8.30 e sulla spiaggia saranno ammessi al massimo 460 volontari.

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Giani: “Finanzieremo il progetto per un invaso in Val d’Orcia”

Giani: “Finanzieremo il progetto per un invaso in Val d’Orcia”

Lo ha annunciato il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani che oggi ha presieduto il tavolo sulla siccità con gli assessori competenti, i consorzi di bonifica e le associazioni agricole.

Giani, una volta concluso l’incontro, ha riferito che: “Finanzieremo lo studio di fattibilità di 2 milioni di euro per progettare un’opera di invaso a San Piero in Campo, nel comune di Pienza in Val d’Orcia, che può arrivare a 17 milioni di metri cubi d’acqua: sarebbe il terzo lago artificiale della Toscana dopo Montedoglio e Bilancino”.

“Certo dobbiamo partire dallo studio di fattibilità – ha proseguito – ma c’è un’elaborazione già in corso, quindi è un obiettivo da inserire nel piano che il ministro Giovannini ha
varato, e prima della fine della legislatura approverà, proprio sulle strutture che da un punto di vista idrico possono contrastare la siccità.

La Giunta regionale, ha ricordato Giani, “lunedì ha approvato lo stanziamento di 500mila euro per far fronte alle emergenze, ai danni subiti per gli incendi in Toscana; per gli agricoltori a questo seguirà nelle prossime settimane l’individuazione di una
cifra che vuole essere di circa 2 milioni di euro, da attingere a livello nazionale proprio con la dichiarazione di stato d’emergenza che abbiamo fatto”.

I due milioni di euro per lo studio di fattibilità sull’invaso di San Piero in Campo, nel
territorio del comune di Radicofani (Siena), secondo quanto spiega la Regione in una nota, saranno richiesti al ministero per la Transizione ecologica. La Regione inoltre lavora “anche a procedure più snelle – si legge – per realizzare invasi privati o laghetti per trattenere le acque piovane o regimare i corsi d’acqua, per favorirne un uso agricolo ma anche potabile”.

Al tavolo per la crisi idrica, convocato stamani a Palazzo Strozzi Sacrati per fare il punto della situazione, c’erano il presidente della Regione con gli assessori regionali
all’agricoltura (Stefania Saccardi), all’ambiente (Monia Monni) e all’urbanistica (Stefano Baccelli), coi direttori dei rispettivi dipartimenti e delle agenzie regionali interessate;
l’Autorità idrica toscana, i Consorzi di bonifica, l’Ente acque umbro toscano, e le associazioni di categoria degli agricoltori.

Intanto soddisfazione è stata espressa dal sindaco di Radicofani (Siena) Francesco Fabbrizzi a proposito dello stanziamento di 2 milioni di euro per la realizzazione di uno
studio di fattibilità per la progettazione del completamento dell’invaso di San Piero in Campo in Val d’Orcia. L’opera, avviata tra il 1970 e il 1976 per un costo di 20 miliardi di
lire non fu mai completata e i lavori furono bloccati nel 1986.

“E’ evidente agli occhi di tutti che senza acqua non si può andare avanti – ha detto il sindaco – Anche se grossi problemi ad uso potabile finora non ne abbiamo avuti, in conseguenza dei cambiamento climatici, in futuro non sappiamo cosa potrà accadere. L’invaso potrebbe rappresentare un polmone per le emergenze. Mentre sull’uso irriguo è del tutto evidente che è quanto mai indispensabile perché così le colture non si possono
più mandare avanti”. “Adesso – ha concluso Fabbrizzi – si tratta di capire cosa ci dirà lo studio di fattibilità sul dimensionamento del progetto e poi avviare subito un percorso di
condivisione con il territorio rispetto a quella che ormai è un’emergenza non più rinviabile”.

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🎧 L’Area Fiorentina è depurata. Presentata la conclusione dei lavori

🎧 L’Area Fiorentina è depurata. Presentata la conclusione dei lavori

L’Area Fiorentina è depurata. Un risultato a suo modo storico per l’area più popolosa della Toscana. La conclusione di un percorso partito dalla metà degli anni ’80 coinvolgendo 8 Comuni con 1.355 chilometri di fognatura e 312 scolmatori.
Due i grandi sotto attraversamenti dei corsi d’acqua principali. Uno sotto l’Arno che trasporta i reflui dalla riva destra fino all’ingresso di San Colombano. L’altro consente alla condotta dell’Emissario in Riva Sinistra d’Arno di sotto-attraversare la Greve e collettare quindi i reflui a San Colombano.
Oggi la presentazione della conclusione dei lavori inerenti la fognatura e depurazione dell’Area Fiorentina.

Lorenzo Perra, Presidente di Publiacqua e Monia Monni, assessora regionale all’ambiente intervistati da Chiara Brilli

 

Di seguito le schede fornite da Publiacqua.

I NUMERI DI UN SISTEMA COMPLESSO
Il sistema depurativo dell’Area Fiorentina serve 8 Comuni: Bagno a Ripoli, Calenzano, Campi Bisenzio, Firenze, Lastra a Signa, Scandicci, Sesto Fiorentino, Signa.
Sul territorio di questi comuni corrono 1.355 chilometri di fognatura (140 chilometri di grandi collettori e 1.215 chilometri di raccolta) e sono installati 77 sollevamenti (utili a superare gli ostacoli fisici sul terreno), 312 scolmatori.
2 i grandi sotto attraversamenti sotto i corsi d’acqua principali. Uno sotto l’Arno che, attraverso tre grandi condotte del diametro di 1,4, 1,2 e 0,7 metri per un totale in lunghezza di 400 metri, trasporta i reflui dalla riva destra fino all’ingresso di San Colombano posto in riva sinistra. L’altro consente alla grande condotta dell’Emissario in Riva Sinistra d’Arno di sotto-attraversare la Greve e collettare quindi i reflui a San Colombano.
L’insieme delle opere utili a depurare l’Area Fiorentina, attualizzando ad oggi i costi sostenuti nei decenni, a partire dal 1985 ad oggi, ha necessitato di un investimento di quasi 300 milioni di euro.

IL CUORE DEL SISTEMA

Il cuore del sistema di depurazione dell’Area Fiorentina è l’impianto di San Colombano. Un impianto la cui progettazione iniziò a metà anni ’80 ed il cui primo lotto fu attivato nel 2000 ricevendo gli scarichi di Lastra a Signa e Scandicci. Progressivamente, mentre venivano realizzati gli altri due lotti, uno completato nel 2004 ed il terzo nel 2006, vengono collegati all’impianto tutti gli altri territori in riva destra e riva sinistra fino al 2014, quando viene attivato l’Emissario in Riva Sinistra d’Arno e l’aprile 2022 quando si concludono gli ultimi otto interventi che completano il sistema fognario e depurativo che consente di portare a San Colombano i reflui dell’area fiorentina.

San Colombano è un impianto di trattamento di tipo biologico a fanghi attivi organizzato su tre linee parallele di trattamento per una capacità di complessiva di 600.000 abitanti equivalenti.

DESTRA D’ARNO

Il sotto-attraversamento dell’Arno a San Colombano è funzionale a far arrivare all’impianto di depurazione i reflui provenienti dalla riva destra del fiume. Questo avviene attraverso due collettori principali: quello fiorentino e la cosiddetta Opera 10.
Il primo è lungo 9,2 chilometri e raccoglie i reflui provenienti dai collettori: Chiesi, Poggi, Macelli, Goricina, Le Piagge, Opera 5 Osmannoro. A questo collettori afferiscono gli scarichi di un’area di 2.700 ettari per circa 100 mila abitanti equivalenti.

Il secondo raccoglie i reflui dei Comuni di Calenzano, Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino e Signa. All’Opera 10 si collegano i seguenti collettori: Opera 7 (Campi Bisenzio e Signa), Opera 8 (Campi Bisenzio e Calenzano), Opera 6 (Sesto Fiorentino e Calenzano), Collettore Cinta orientale di Castello e Collettore Cinta occidentale di Calenzano.

All’Opera 10 afferiscono i reflui provenienti da un’area di 1.300 ettari e 120 mila abitanti equivalenti.

SINISTRA D’ARNO
In riva sinistra d’Arno sono invece tre i collettori principali. Il più grande è l’Emissario in riva Sinistra d’Arno (ERSA) completato nel maggio 2014. Lungo 7.4 chilometri e costituito in grandissima parte da condotte di 2 metri di diametro, ERSA ha richiesto un investimento di 71,5 milioni di euro e la bonifica di un’area grande come 15 campi di calcio.
Con l’operatività dell’impianto di San Colombano è stato possibile risanare il sistema fognario di Scandicci liberando dagli scarichi i fossi Stagno, Dogaione, Dogaia e Stagnolo. I reflui vengono raccolti da una condotta di 3 metri di diametro che porta a San Colombano i reflui di un’area di 850 ettari e dove vivono circa 30 mila abitanti equivalenti.
La riorganizzazione del sistema fognario di Lastra a Signa, invece, è passata attraverso la realizzazione di alcune grandi condotte finalizzate a eliminare gli scarichi diretti in Arno e nel Vingone. La cosiddetta Opera 3 è quindi costituita da una serie di collettori (per 5 chilometri di rete) e 5 sollevamenti. Con l’ultimo intervento realizzato sul sistema fognario di Lastra a Signa, conclusosi da poche settimane, sono stati realizzati 2,5 chilometri di condotte fognarie e 4 sollevamenti. Tutto questo insieme di opere consente di convogliare i reflui di un’area di 192 ettari abitata da circa 10 mila abitanti equivalenti.

LE PRESTAZIONI DEL SISTEMA

Il sistema depurativo/fognario dell’Area Fiorentina ha trattato nel 2021 circa 66 milioni di metri cubi di acque reflue. Tutto questo garantendo la depurazione del 90% degli inquinanti in essi contenuti e quindi la restituzione all’ambiente di acqua pulita. Per capire l’importanza di questa restituzione, che

di fatto chiude il ciclo idrico, basti pensare che in questi inizi di luglio l’Arno all’altezza degli Uffizi ha una portata di circa 4.3 mc/s (metri cubi al secondo) con un’ossigenazione di circa 7 mg/l (milligrammi per litro). Se oggi tutto il carico inquinante depurato dal sistema di trattamento costruito in questi anni finisse Arno avremmo “uno scarico diretto” nel fiume da circa 2 mc/s (tra sponda destra e sinistra). Nel punto di immissione la richiesta di ossigeno sarebbe di circa 27 mg/l. Ciò determinerebbe ossigeno a 0 per decine di chilometri e quindi un fiume Arno de facto morto per l’impossibilità di vita al suo interno della fauna ittica.

PUBLIACQUA E LE PROCEDURE D’INFRAZIONE
Dal 2019 al 2021 Publiacqua ha investito a questo fine 52 milioni di euro. Questi investimenti hanno consentito l’eliminazione di 152 scarichi in ambiente e l’uscita dalla procedura d’infrazione di 11 agglomerati urbani.
Al I° semestre 2022 risultano sanati 16 agglomerati urbani. Nel 2022 sono stati investiti a questo fine 18 milioni di euro.

Publiacqua ha ancora aperte 9 situazioni relative ad altrettanto agglomerati urbani. Nello specifico parliamo per la procedura 2014/2059 di Pistoia, Impruneta, Rufina, Strada in Chianti (Greve in Chianti). Per la procedura 2017/2181 gli agglomerati sono invece quelli di Castelfranco di Sopra, Dicomano, Mercatale (San Casciano Val di Pesa), Reggello, San Casciano Val di Pesa.

L’obiettivo è l’uscita da tutte queste procedure nel 2022.

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Laguna di Orbetello, Monni: “Situazione è migliorata ma resta critica”

Laguna di Orbetello, Monni: “Situazione è migliorata ma resta critica”

Orbetello, l’assessore regionale all’ambiente Monia Monni, ha fatto il punto della situazione sulla laguna insieme alla vicepresidente della Regione Toscana, con delega all’agricoltura Stefania Saccardi, e all’assessore toscano all’economia e turismo Leonardo Marras.

Siccità e temperatura dell’acqua sopra la media anche di 5 gradi stanno mettendo a dura prova l’ambiente e le produzioni ittiche della laguna, le scarse piogge hanno, infatti, aumentato la salinità dell’acque che, insieme all’elevato caldo favoriscono la proliferazione di alghe e una minor ossigenazione; un mix che manda in sofferenza non solo le produzioni ittiche, ma anche l’ecosistema naturale.

Per la laguna di “la situazione è migliorata ma resta critica e necessiterà di un costante monitoraggio anche nelle prossime settimane. Abbiamo messo in atto tutte le attività possibili per superare questo periodo” e “al di là dell’emergenza, saranno necessari interventi di natura strutturale che possano innalzare la resilienza della laguna, permettendole di affrontare al meglio anche periodi fortemente critici che purtroppo sono sempre più frequenti”.

Presenti, spiega una nota, anche il sindaco Andrea Casamenti, Arpat, Consorzio di bonifica, il presidente del comitato tecnico scientifico e tutti i protagonisti delle attività in laguna, a partire dai pescatori. Per Monni “sarà indispensabile l’interessamento del Governo al quale chiederemo le risorse necessarie per preservare questo patrimonio enorme di biodiversità, fonte di sostentamento per tante famiglie e vettore strategico di turismo sostenibile”.

Saccardi ha sottolineato “l’importanza di fare i conti con eventi climatici come la siccità in questo momento, che non si possono più considerare straordinari ma vanno affrontati in maniera ordinaria. La laguna è un luogo stupendo il cui ecosistema è regolato da un delicato meccanismo di equilibrio biologico che è stato messo a dura prova dagli effetti dei cambiamenti climatici. Siamo qui per trovare la strada giusta per preservarlo al meglio”.

Per Marras “il grande caldo che ha interessato anche la nostra regione già dall’inizio di giugno ha reso più complessa una situazione già molto delicata. La laguna è un habitat prezioso e delicato che va tutelato dal punto di vista economico oltreché, ovviamente, ambientale, perché qui sono insediate attività produttive importanti per l’area sud della Maremma”.

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