NidIl Cgil Livorno: 3 giorni di sciopero portuali interinali

NidIl Cgil Livorno: 3 giorni di sciopero portuali interinali

Il Nidil Cgil Livorno denuncia le condizioni di lavoro dei lavoratori interinali nel porto di Livorno e rivendica un lavoro dignitoso peri Lavoratori applicati presso ALP (agenzia per il
Lavoro Portuale).

Come spiegano i sindacati nella nota, “Nidil Cgil Livorno si oppone alla precarietà e allo sfruttamento nei porti! Oggi nel 2019, nella città di Livorno, per i “portuali interinali” è normale essere chiamati con contratti giornalieri che si ripetono per anni , è normale essere disponibili alla chiamata senza che sia riconosciuta nessuna indennità e per alcuni lavoratori storici, è normale dopo 15 anni ritornare a missioni giornaliere dopo avere avuto missioni annuali. E’ normale non avere nessuna certezza e vivere attendendo una chiamata che magari determinerà la possibilità o meno di pagare il mutuo di una casa il mese successivo!”

“Gli uomini del porto sacrificando una parte del proprio salario chiederanno con forza dignità per se e per le proprie famiglie.
Tutte le ditte che utilizzano questi lavoratori sono responsabili della precarietà presente nel porto, ed è per questo che a tutte queste ditte, oltre che ad Alp, chiediamo di aprire un tavolo di trattativa per migliorare le condizioni di vita di questi Lavoratori!”

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Partite Iva: per Nidil Cgil una ‘giungla’ a Firenze

Partite Iva: per Nidil Cgil una ‘giungla’ a Firenze

Mancati pagamenti, compensi bassi, finte posizioni, scarse tutele: Nidil Cgil racconta la giungla delle Partite Iva individuali a Firenze, giovedì 11 aprile una iniziativa pubblica per fare rete. “Chi lavora a Partita Iva è spesso contrattualmente debole e poco tutelato. Ma la domanda di tutela cresce e vogliamo rispondere sempre di più con azioni collettive, rafforzando la comunità dei professionisti fiorentini”

Guide turistiche non pagate o multate per un ritardo dei clienti, architetti pagati meno di 500 euro al mese per lavorare giorno e notte ed elaborare progetti che non possono firmare, muratori a Partita Iva a loro insaputa, badanti pagate pochi euro all’ora che si trovano una Partita Iva aperta da cooperative sociali che fanno intermediazione con le famiglie per l’assistenza domiciliare, dipendenti costretti a dimettersi ed aprire la Partita Iva per continuare a lavorare nello stesso posto. Sono solo alcune delle storie raccolte allo sportello sindacale e legale di Nidil Cgil Firenze (circa 300 accessi all’anno, un migliaio da quando è stato attivato lo sportello legale circa tre anni fa).

I principali problemi esposti: pagamenti non ricevuti e compensi bassi, finte Partite Iva e clausole contrattuali penalizzanti, scarse tutele sociali in caso di maternità e malattia e mancate lettere di incarico. I settori dove sono stai riscontrati maggiori problemi: studi professionali, guide turistiche, cure e assistenza domiciliare, insegnamento, editoria e cultura.

I lavoratori rischiano di non riscuotere ciò che gli spetta anche per mesi. E’ il caso di Giulia, infermiera a Partita Iva, a cui Nidil Cgil è riuscito a far recuperare oltre 5mila euro ma solo dopo una lunga vertenza. Allo sportello si sono visti professionisti costretti a vendere i gioielli di famiglia perché non riuscivano a pagare le bollette, comeMarco, architetto, che lavorava come commerciale in una ditta che offriva servizi ai condomini e che non lo pagava da cinque mesi.

Molti non hanno un contratto scritto e diventa difficile provare il credito. Le guide turistiche si rivolgono spesso a noi perché puntualmente vengono ingaggiate ma non pagate, come Luisa, Daniela e Luca che collaboravano con una specifica agenzia che sistematicamente non retribuiva i propri collaboratori. L’intervento di Nidil Cgil ha permesso di sbloccare la situazione.

Ci sono molte storie umanamente drammatiche perché spesso Partita Iva significa assenza totale di garanzie, anche se in alcuni accordi in materia di appalti la Cgil sta includendo le Partite Iva.

Alcuni non hanno neppure chiaro di essere dei liberi professionisti. È il caso di Mustafà che pensava di essere stato assunto come muratore: in realtà ha scoperto di essere socio di una ditta edile fallita quando l’Inps gli ha chiesto oltre 6mila euro di contributi non versati.

E ancora: nelle palestre spesso le collaborazioni sportive mascherano in realtà lavoro dipendente senza diritti. Anche gli insegnanti lavorano a Partita Iva più spesso di quanto si pensi: alcuni insegnanti degli enti di formazione e delle università americane potevano essere tentati dal regime agevolato con tassazione al 15%, ma dopo un incontro col sindacato hanno notato che a fronte di un possibile risparmio fiscale si perdevano molte tutele. Al Nidil Cgil arrivano anche molti architetti che lavorano come dipendenti di fatto nei grossi studi, e chiedono la tutela del diritto d’autore fondamentale nei lavori creativi.

Anna ad esempio è un architetto che ci ha chiesto come tutelare il suo diritto di essere riconosciuta autrice del suo lavoro prima che il committente potesse spacciarlo per suo. A volte per tutelarsi come autore può essere utile inviarsi i propri progetti via pec o con una raccomandata. Molti poi cercano semplicemente una consulenza e svolgono professionalità emergenti come Marta, wedding planner, che ci ha chiesto di vedere alcuni contratti, o Roberto, che stava aprendo la sua attività di designer e voleva essere sicuro di non violare il divieto di concorrenza.

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“Valgo meno di un hamburger”, la protesta in piazza dei fattorini Foodora

“Valgo meno di un hamburger”, la protesta in piazza dei fattorini Foodora

Un flashmob in Piazza San Firenze per protestare contro il rischio di perdere il posto di lavoro da parte dei fattorini Foodora. Nel capoluogo toscano sono circa 200 le persone a rischio

Un flash mob per protestare contro il rischio di perdere il posto di lavoro. E’ la protesta organizzata stamani in piazza San Firenze, nel centro storico fiorentino, dai ciclofattorini di Foodora insieme al Nidil Cgil. Dopo la cessione dell’azienda a Glovo, sono circa 200 i riders di Foodora che hanno il contratto in scadenza il primo dicembre. Attraverso installazioni, manichini e cartelli, spiega una nota, i fattorini, in bici e abiti da lavoro, “rappresentano la loro condizione di ‘lavoratori fantasma’ che valgono meno di un panino e che verranno lasciati a piedi”.

Solidarietà ai lavoratori arriva dal capogruppo Mdp in Consiglio regionale, e coordinatrice del partito toscano, Serena Spinelli. “A Firenze 200 riders dal 1 dicembre rischiano di perdere il lavoro – sottolinea Spinelli -. Guarda caso nel pacchetto con cui Glovo, multinazionale spagnola delle consegne, ha acquistato le app, i fornitori, i clienti Foodora Italia non c’erano i 2000 lavoratori che operano in tutto il Paese. Gli unici, tra quelli delle multinazionali delle consegne, che invece di essere pagati a cottimo hanno un Cococo”.

Per Spinelli “l’incontro convocato dalla Regione Toscana per il 20 novembre con i sindacati dimostra attenzione su questa vicenda. È evidente il Governo gialloverde ha solo fatto finta di occuparsi di loro: con il decreto dignità avrebbe potuto riconoscerli come lavoratori subordinati, così che in caso di trasferimento di aziende sarebbero stati tutelati. Ma non lo ha fatto. Mi chiedo se a questo punto, di fronte al primo licenziamento collettivo da parte delle piattaforme, la sinistra riuscirà a smettere di parlarsi addosso, preoccupandosi invece di dare sostegno a questo esercito di lavoratori senza diritti”.

Alla riunione convocata dalla Regione martedì 20 novembre alle 15, presso la presidenza in Piazza Duomo 10, coordinata dal consigliere del presidente per le questioni del lavoro Gianfranco Simoncini, sono stati invitati il sindaco di Firenze e le organizzazioni sindacali Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp Uil.

 

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Foodora vende a Glovo, a Firenze perdono il lavoro 200 ciclofattorini

Foodora vende a Glovo, a Firenze perdono il lavoro 200 ciclofattorini

Foodora vende a Glovo, 200 ciclofattorini resteranno senza lavoro a Firenze dal primo dicembre: l’allarme di Nidil Cgil, che chiede alla Regione Toscana un apposito Tavolo di crisi e organizzerà un flash mob in piazza venerdì 16 novembre. “Un panino vale più di un lavoratore?”

In questi giorni nel settore del food delivery è stata annunciata la vendita di Foodora a Glovo ed è trapelata la volontà di Glovo di non voler dare continuità ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (Co.co.co) instaurati da Foodora con quasi 2mila rider in tutta Italia. Risultato: a Firenze circa 200 ciclofattorini resteranno senza lavoro dal primo dicembre, quando saranno scaduti i loro Co.co.co. Si tratta di ragazzi e ragazze, giovani e anche meno giovani, studenti o ciclofattorini a tempo pieno. Per continuare a lavorare, se vorranno, potranno solo partecipare alle selezioni di Glovo, senza nessuna garanzia di continuità occupazionale, e sperare di vincerle all’interno di una gara con nuovi sistemi di ranking. Qualora fossero scelti da Glovo, vedrebbero in ogni caso peggiorare le proprie condizioni di lavoro, in quanto non avrebbero un Co.co.co ma una collaborazione occasionale pagata a cottimo.

Foodora ha ceduto a Glovo l’intero pacchetto commerciale, dai ristoranti ai dati sulle App fino ai clienti, ma non i lavoratori che in quanto co.co.co non hanno nessuna garanzia: un panino per queste aziende vale più dei lavoratori in carne ed ossa. E’ inaccettabile, per questo abbiamo scritto alla Regione Toscana affinché apra un Tavolo di crisi sulla vertenza, così come abbiamo scritto ai vertici locali di Foodora per chiedere un incontro”, dice NidiL Cgil, che insieme ai ciclofattorini fiorentini organizzerà un flash mob in una piazza del centro di Firenze per venerdì 16 novembre (una iniziativa di protesta decisa ieri nel corso di un incontro in Camera del lavoro a Firenze tra il sindacato e i lavoratori).


La vertenza è nazionale: i sindacati confederali hanno chiesto alle aziende coinvolte e alla nuova proprietàdi aprire un confronto per valutare gli effetti della vendita/passaggio di proprietà sui lavoratori coinvolti, sia sull’occupazione sia sulla tipologia del rapporto di lavoro. Chiamato in causa anche il Ministero, affinché avvii su questa vicenda un confronto specifico fra aziende e sindacati che deve avere come obiettivo la continuità ai rapporti di lavoro e il non peggioramento delle attuali condizioni economico-normative.

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