Stage, “più controlli contro sfruttamento”: studio di Cgil-Nidil a Firenze

Stage, “più controlli contro sfruttamento”: studio di Cgil-Nidil a Firenze

Il sindacato: “Sì ai diritti di stagisti e tirocinanti, no allo sfruttamento: non è lavoro subordinato, è formazione. Si tratta di uno strumento di politiche attive sicuramente importante, nel quale vanno evitati usi distorti o impropri: servono più controlli, incentivi all’assunzione, individuazione di un limite di tirocini attivabili in maniera ripetitiva”

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“Giovani, carini e tirocinanti – Sì ai diritti, no allo sfruttamento”: è il titolo del convegno organizzato stamani a Firenze da Cgil e Nidil Cgil, nonché dello studio presentato nell’occasione che ha dato lo spunto alla discussione, in cui gli oratori si sono confrontati prima sull’analisi delle condizioni di stage e tirocini, stagisti, tirocinanti e aziende nel territorio fiorentino, e dopo su come migliorare lo strumento per evitare storture e renderlo più efficiente per le varie parti coinvolte. Al convegno, in Camera del lavoro in Borgo Greci, sono intervenuti: (AUDIO) Paola Galgani, Segretaria generale Cgil Firenze; Mattia Chiosi, Nidil Cgil Firenze; Monica Becattelli, responsabile Arti Servizi Firenze e Prato; testimonianze; Elena Aiazzi, segreteria Cgil Firenze; Benedetta Albanese, assessora al lavoro del Comune di Firenze; Mirko Lami, segreteria Cgil Toscana; Alessandra Nardini, assessora regionale al lavoro, all’istruzione e alla formazione professionale.

Il questionario “dinamico” (25 domande, 3 minuti, forma anonima) è stato diffuso online tra la primavera e l’estate del 2021, e ha raccolto informazioni su un campione di più di 100 ex ed attuali tirocinanti del territorio metropolitano fiorentino. L’analisi prende spunto anche da un lavoro d’ufficio dal sindacato, ossia la lettura delle comunicazioni obbligatorie che pervengono alla Cgil ai promotori dei progetti formativi. Obiettivo principale del questionario (a cui hanno contribuito nella stesura e nella diffusione Sol Cgil e Firenze e Udu Firenze – Sinistra Universitaria), entrare in contatto con l’autoanalisi e definizione della propria esperienza formativa, sulla percezione di questo strumento e segnalazione di eventuali difformità dal percorso standard.

Le partecipanti sono state il 55,66% e i partecipanti il 44,34%, residenti per il 43,88% a Firenze, per il 36,73% nel territorio metropolitano. Il 34,38% aveva una laurea triennale come titolo di studio, il 22,92% una magistrale e il 20,83% un diploma di liceo. Coloro che hanno partecipato ed erano iscritti ad un corso di studi sono stati il 46,39%, mentre coloro che hanno svolto il tirocinio in passato sono stati il 70,79%. Al tempo del tirocinio il 60,31% del campione aveva tra i 18 e i 24 anni, il 39,68% tra 25 e 29. Per quanto riguarda invece il percorso formativo e di studi degli intervistati, si è registrata una netta presenza di studi giuridici, economici e politici col 37,23%, seguiti da professioni sanitarie (12,75%), studi umanistici (11,70%), ingegneria e architettura (8,51%).

La durata dell’esperienza è stata di 3 mesi per il 31,71%, di 6 mesi per il 34,15% e di 12 mesi per il 9,76%. La normativa regionale prevede un rimborso spese di minimo 500 euro e il 70,72% degli intervistati ha visto questa cifra come corrispettivo, a differenza del 21,95% che ne percepiva tra 600 e 800. Il 7,31% invece si attestava su un rimborso pari o superiore ai mille euro. Passando invece al Pfi (Piano formativo individuale) di ciascun tirocinante è emerso che un numero sensibile di queste esperienze sia stato caratterizzato da autonomia e sfruttamento, superando di gran lunga gli orari e spesso vedendo la mancanza del tutor e di un vero ruolo formativo e di guida da parte dei referenti dell’azienda. Infatti l’80,26% ha risposto che il percorso ha visto compiti in autonomia. Anche la conoscenza del proprio Pfi non è altissima poiché il contenuto era conosciuto solo dal 59,72% e di questi il 48,84% ha ritenuto il progetto non conforme; il 32,56% invece ha optato per la sufficiente conformità. Volendo chiedere un giudizio di merito sull’esperienza, su un 65% che si è espresso, il 32,86% si è detto molto soddisfatto, il 34,29% abbastanza soddisfatto, il 21,43% poco soddisfatto e l’11,43% per niente soddisfatto. Questo dato va ricollegato ad un feedback qualitativo in merito a eventuali episodi di sfruttamento, registrando un 47% di risposte totali, delle quali il 51% ha evidenziato condizioni di sfruttamento o lesive della natura del rapporto formativo. Riprendendo infatti l’indagine sulle mansioni svolte, si è potuta notare una tendenza all’uso dello strumento per accedere facilmente e a buon mercato a manodopera. Nelle risposte aperte infatti si parla di jolly, rapporti diretti con la clientela, fare di tutto, suonare campanelli, reclutare personale, raccogliere soldi. Le percentuali sottolineate qui sopra possono essere ricollegate ai brevi ma dettagliati racconti che mostrano scarsa formazione e autonomia subito a partire dalla seconda settimana, sfruttamento puro, richiesta di fare orari anche superiori ai dipendenti o nei turni notturni anche dietro promessa di corrispettivi. Questi sono solo alcuni esempi che tornano ad indicare quali sono le criticità dell’applicazione pratica dello strumento. Ultimo dato la qualità del tirocinio, che su una scala 0-5 (molto bassa-molto alta) e il 61% dei partecipanti che si sono espressi, ha raggiunto la media di 3,2.

Un altro dato raccolto riguarda l’eventuale assunzione a seguito del percorso formativo, sul quale le risposte sono state di poco sopra il 20%. Le eventuali assunzioni quindi sono state al 19,35% presso la stessa azienda e per le stesse mansioni, al 4,84% presso altra azienda ma con stesse mansioni, al 6,45% presso la stessa azienda ma con altre mansioni, al 3,23% presso altra azienda e con altre mansioni. Infine chi non ha trovato lavoro è sul 66,13%. Coloro che hanno visto positivamente la conferma con un contratto hanno iniziato principalmente con un rapporto a tempo determinato (40,91%), con apprendistato (22,73%) e a tempo indeterminato (18,18%); si affianca il 4,55% con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.).

Non ci sentiamo di bocciare questa politica pubblica ma di dar voce a coloro che hanno risposto riportando l’abuso da parte delle imprese. Anche se il lessico utilizzato da alcuni intervistati ci ha lasciati perplessi poiché fa pienamente riferimento a termini propri del rapporto di lavoro subordinato, ribadiamo con forza che “non è lavoro, è formazione”. Oltre ad un’adeguata formazione culturale è necessario studiare una modalità per escludere certi percorsi formativi ricollegati a mansioni povere, che non necessitano di questo strumento ma del contratto di lavoro. A questo aspetto si ricollega anche la bassa efficacia del passaggio da tirocinio a rapporto di lavoro con la stessa azienda ospitante: è necessario prevedere un limite per chi utilizzi in modo seriale lo strumento senza garantire nessuna trasformazione e capitalizzazione dell’investimento del giovane e della Regione. Dobbiamo porre un limite al turn over selvaggio. Per finire, è necessario aumentare i controlli e inasprire le sanzioni, per diffondere una cultura corretta di questo strumento, che altrimenti rischia di essere inglobato in tutto e per tutto nella categoria dello sfruttamento. Dai risultati, sia quantitativi che qualitativi sulle esperienze si evince che non vi è una netta maggioranza dei casi negativi o di quelli positivi, come testimonia il voto medio all’esperienza (3,2 sulla scala 0-5), tuttavia riteniamo che anche un numero sufficientemente alto di abusi o utilizzi impropri possano contaminare inevitabilmente la credibilità e l’affidabilità del tirocinio nell’alveo delle politiche attive del lavoro.

Le proposte di Nidil e Cgil puntano a rendere lo strumento più cogente con le finalità dichiarate ed a ridurre l’uso distorto dell’istituto a danno in particolare delle nuove generazioni e degli altri istituti finalizzati all’inserimento lavorativo quali l’apprendistato, nella volontà di ottenere il migliore impiego dei fondi pubblici ed europei che li finanziano.

– MAGGIORI ATTENZIONI AL TIROCINANTE

Occorre prevedere un rapporto costante da parte della Regione con il tirocinante: svolgere un colloquio preliminare formativo approfondito con il tirocinante; relazionarsi con il tirocinante anche durante lo svolgimento del tirocinio ed al termine dello stesso onde verificare che si sia svolto tutto secondo le; dare la possibilità ai tirocinanti di effettuare segnalazioni “anonime” rispetto a condizioni di irregolarità o sfruttamento.

– MODIFICHE ALLA NORMATIVA

Bisogna impedire che lo strumento venga utilizzato per la sostituzione di lavoratori assenti o per picchi di attività: occorre ridurre il numero di tirocini attivabili per numero di dipendenti; individuare un limite massimo di tirocini attivabili in maniera ripetitiva. Servono maggiori incentivi all’assunzione stabile: urge aumentare gli incentivi economici alle aziende virtuose che realizzano un numero congruo di assunzioni a tempo indeterminato dei tirocinanti; circoscrivere maggiormente l’ambito di utilizzo rispetto all’età anagrafica ed alle condizioni soggettive richieste ed escludere alcune mansioni di bassa professionalità dalla possibilità di attivare tirocini. Bisogna rafforzare gli strumenti di controllo: intensificare con delle verifiche sul campo lo svolgimento regolare del tirocinio anche in base agli accordi di collaborazione con l’Itl, per evitare forme di sfruttamento; dare la possibilità a “terzi” di segnalare le irregolarità di cui si viene a conoscenza; inasprire le sanzioni per utilizzo improprio.

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🎧 Cgil: “Economia e occupazione del territorio”

🎧 Cgil: “Economia e occupazione del territorio”

Firenze, si è tenuto, presso la sede della Camera del lavoro metropolitana di Borgo Greci,  un convegno, organizzato da Cgil, dal titolo “Economia e occupazione del territorio, analisi dell’emergenza e ripartenza”.

Nel convegno della Cgil, c’era la presentazione di una ricerca in materia di Irpet, con Nicola Sciclone, Elena Cappellini, Tommaso Ferraresi e di una analisi dell’impatto del Pnrr sul territorio a cura di Roberto Errico di Fisac Lab nazionale.

“Il quadro che emerge dai dati economici per alcuni versi ci preoccupa, per altri ci fa capire che ci sono margini per una ripartenza, ripartenza che non deve significare che si torna a fare ciò che si faceva prima della pandemia. Urge guardare a tre cose: occupazione e qualità dell’occupazione; valorizzazione delle attività che servono ai cittadini come servizi, infrastrutture, digitalizzazione, sanità; esigenza di tenere insieme il territorio – è la posizione che è stata espressa dalla Cgil Firenze, per bocca della segretaria generale Paola Galgani -. Abbiamo nella Città Metropolitana dei territori molto diversi tra loro, dal punto di vista della manifattura ma non solo. Serve uno sviluppo omogeneo, non bisogna lasciare nessuno indietro, non devono esserci periferie, conta Firenze ma devono contare anche le altre zone della Città Metropolitana. Per questo chiediamo alle istituzioni di costruire una cabina di regia per concordare l’uso dei fondi pubblici, privati e del Pnrr: occorre una grande partecipazione dei territori e delle parti sociali. Le istituzioni non siano arbitri ma giocatori, dimostrino segno politico. Serve un nuovo modello di sviluppo, più ruolo del pubblico a scapito del mercato”.

Sono intervenuti al convegno: Mirko Lami (segreteria Cgil Toscana), Giulia Mugnai (sindaco di Figline Incisa), Alessio Falorni (Sindaco Castelfiorentino), Davide Baroncelli (sindaco Barberino Tavarnelle), Paolo Omoboni (sindaco Borgo San Lorenzo), Federico Gianassi (assessore attività produttive Comune di Firenze). Ha coordinato i lavori Elena Aiazzi (segreteria Cgil Firenze), li ha conclusi Paola Galgani (segretaria generale Cgil Firenze).

In podcast l’intervista a Paola Galgani, segretaria generale Cgil Firenze, a cura di Gimmy Tranquillo.

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🎧Presidio cantiere A/1: “Non è accettabile che ogni anno più di 1300 persone morte sul lavoro”

🎧Presidio cantiere A/1: “Non è accettabile che ogni anno più di 1300 persone morte sul lavoro”

Mobilitazione nazionale dei sindacati Cgil, Cisl, Uil nazionali sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro in diverse parti d’Italia. In Toscana il presidio si è tenuto al cantiere Pavimental lungo A/1

“Non è accettabile che ogni anno più di 1300 persone perdano la vita lavorando”, quindi “chiediamo al governo di aprire immediatamente un confronto con le parti sociali finalizzato a negoziare un patto per fermare le morti sul lavoro, un accordo che metta al centro gli investimenti sui temi della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Lo ha affermato Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl, nel giorno della mobilitazione nazionale dei sindacati confederali con lo slogan ‘Fermiamo la strage nei luoghi di lavoro’. Sbarra ha partecipato, nel campo base di Pavimental a Barberino di Mugello (Firenze), all’assemblea dei lavoratori impegnati nel cantiere dell’autostrada A1.

“Fermiamo la strage nei luoghi di lavoro” è lo slogan del presidio dei sindacati sulla A1, dove 450 addetti diretti e 50 indiretti sono impegnati nel completamento della terza corsia dell’Autosole nel tratto Barberino-Calenzano.

L’iniziativa rientra nel quadro della mobilitazione nazionale di Cgil, Cisl, Uil nazionali. Nell’ambito della stessa iniziativa, spiega una nota, il segretario Cgil Maurizio Landini sarà in un’azienda agricola di Salerno, mentre il segretario Uil Pierpaolo Bombardieri sarò allo stabilimento Leonardo di Pomigliano d’Arco

“Serve un grande investimento – ha aggiunto – sulla prevenzione, sulla formazione, sulla comunicazione, sulla crescita della cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro; e poi bisogna rafforzare e potenziare la vigilanza, il controllo, bisogna assumere ispettori, medici del lavoro, investire sulla ricerca”.

“Chiediamo al governo di aprire immediatamente un confronto con le parti sociali finalizzato a negoziare un patto, un accordo che metta al centro gli investimenti sui temi della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Sentiamo Paola Galgani, segretaria Cgil Firenze

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COVID-19, alleanza imprese e sindacati per l’alleggerimento del trasporto pubblico locale

COVID-19, alleanza imprese e sindacati per l’alleggerimento del trasporto pubblico locale

Siglato accordo Confindustria-Cgil-Cisl-Uil Firenze per favorire la flessibilità ingresso-uscita delle imprese dell’area metropolitana fiorentina

Un accordo per favorire nelle imprese fiorentine, orari ingresso-uscita dei lavoratori diversificati o sfalsati. Siglato da Confindustria Firenze, Cgil Firenze, Cisl Firenze e Uil Firenze, vuole essere un contributo fattivo al contrasto del sovraffollamento del trasporto pubblico locale.

“Il patto -dicono i firmatari-  è utile soprattutto a tutte quelle medie e piccole imprese del territorio che vorranno adottare “regimi di orario articolati” e permette ai “lavoratori di usufruire di una flessibilità d’orario in entrata con successivo recupero o tramite la costituzione della banca delle ore, ove sarà possibile e fattibile organizzativamente”.

Sindacati e parte datoriale sottolineano come si tratti di “un atto concreto di responsabilità sociale, da parte di imprese e organizzazioni sindacali confederali, che incrementa la tutela della salute dei lavoratori e quindi, di tutta la cittadinanza dell’area metropolitana di Firenze. Obiettivo di tutti deve essere la tutela della salute e la ripresa dell’attività didattica in presenza.Vuole “agevolare le lavoratrici e i lavoratori nella conciliazione dell’orario di lavoro con i tempi di vita”, ma anche “garantire una minor affluenza sui mezzi pubblici nelle fasce orarie di punta, finalizzata ad abbattere la curva del contagio”.

L’accordo è frutto del lavoro comune iniziato nel corso del lockdown del marzo scorso fra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil Firenze.

I firmatari chiedono che sia attivato un confronto “sia con le amministrazioni locali, sia con la Regione che gestisce il trasporto pubblico locale (TPL), prevedendo anche l’istituzione di una consulta dei Mobility Manager di tutti i soggetti coinvolti (imprese, istituzioni, scuole) al fine di individuare soluzioni positive attraverso modifiche del servizio TPL urbano ed extraurbano”.

“Pragmaticamente stiamo portando il nostro contributo alla preservazione della salute pubblica – sottolinea Paolo Sorrentino, vicepresidente di Confindustria Firenze con delega alle relazioni industriali -. Con questo accordo, infatti, anticipando i tempi della politica, stiamo ancora una volta dimostrando che quando l’obbiettivo è il benessere dei lavoratori e del territorio, imprese e sindacati hanno sintonia di intenti.

Inoltre, per le aziende sarà una sorta di consulenza ‘chiavi in mano’, perché permetterà anche quelle meno strutturate, di lavorare sugli orari pur nel pieno rispetto del contratto da loro applicato”.

“Va ripresa prima possibile la didattica in presenza, i nostri ragazzi e le nostre ragazze devono tornare a scuola, ne va del loro presente e del loro futuro, oltre che del futuro della nostra società e del nostro sistema produttivo – dice Paola Galgani, segretaria generale della Cgil Firenze -. Uno dei nodi ancora non risolti è quello dei trasporti: nelle ore di ingresso e uscita di scuole e luoghi di lavoro si crea un numero insostenibile di persone che mette a rischio la salute collettiva. Il lavoro ora prova a metterci del suo, contrattando con questo accordo tra Confindustria e sindacati orari diversi di ingresso e di uscita nelle aziende, per avere una maggiore flessibilità e rispondere sia alle esigenze dei lavoratori sia alle esigenze della salute. Ci abbiamo messo responsabilità, si tratta di un passo avanti che ancora non basta, perché occorre un luogo di confronto dove scelte e interventi siano coordinati: lo chiediamo alla politica e alle istituzioni”.

“Quello firmato oggi è un accordo importante, che coniuga le esigenze del lavoro e quelle della salute, guardando al bene della collettività e non solo agli interessi di parte – aggiunge Roberto Pistonina, segretario generale della Cisl Firenze-Prato -. L’obiettivo è in primo luogo quello di evitare un eccesso di presenze sui mezzi di trasporto pubblico, anche in vista della prossima riapertura delle scuole, agevolando il sistema produttivo delle imprese e consentendo ai lavoratori di conciliare meglio i tempi di vita e di lavoro. Sindacati e Confindustria di Firenze dimostrano così di avere una concezione delle relazioni sindacali attenta alle esigenze del Paese”.

“L’obiettivo è dotarsi di uno strumento efficace che faccia da cornice ad accordi aziendali sull’orario di ingresso nei posti di lavoro e, naturalmente, per quanto concerne gli studenti, quando potranno fare rientro in classe a gennaio – conclude Triestina Maiolo, segreteria confederale della UIL Toscana -. Ma è anche un invito alla Regione Toscana ad aprire un tavolo di confronto sul trasporto pubblico locale: serve flessibilità per l’accesso nei luoghi di lavoro e nelle scuole per rendere più leggeri mezzi del trasporto pubblico e quindi tutelare la salute e la sicurezza di tutti”.

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Giornata contro la violenza sulle donne: iniziativa della Cgil “Esponete un drappo rosso”.

Giornata contro la violenza sulle donne: iniziativa della Cgil “Esponete un drappo rosso”.

Le iniziative del Coordinamento Donne Cgil Firenze in vista del 25 novembre prevedono: la realizzazione di un video; la prima riunione del tavolo di monitoraggio sulla violenza di genere; l’iniziativa “Drappo rosso alla finestra” fino al 29 novembre, in collaborazione con l’associazione “Gomitolo perduto”.

La segretaria generale Paola Galgani afferma: “Senza presìdi, incontri o cortei sarà una Giornata molto diversa da quella a cui siamo abituate e abituati, ma non possiamo assolutamente rinunciare a tenere viva l’attenzione su questa emergenza che è la violenza sulle donne. La violenza, fisica o psicologica, non si ferma e non si deve fermare neanche la nostra denuncia”.

“Chiediamo di esporre, fino al 29 novembre, un drappo rosso alla finestra o sui balconi: una bandiera, una maglietta, un foulard… Un simbolo per dare espressione collettiva al contrasto alla violenza in un momento in cui non è possibile farlo insieme fisicamente, che può servire a stimolare un cambiamento culturale all’interno della società e che potrebbe far sentire meno sole tutte quelle donne che subiscono violenza”. Ha concluso Paola Galgani.

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