Letta segretario Pd, il sostegno dalla sua Toscana

Letta segretario Pd, il sostegno dalla sua Toscana

Enrico Letta succede a Nicola Zingaretti e diventa il nuovo segretario del PD con 860 i voti favorevoli, 2 i contrari e 4 gli astenuti.  Nato a Pisa nel 1966, Letta in passato è stato Presidente del Consiglio e ministro, per il PD aveva già ricoperto la carica di vice segretario. Si è presentato con una lunga conferenza stampa, in cui ha detto: “Non serve un nuovo segretario, ma un nuovo Partito Democratico. Arrivo da persona libera, lascio tutti gli incarichi con retribuzione, rimango presidente dell’Istituto di studi politici di Parigi, che è senza retribuzione”. Attestati e commenti in suo sostegno dal partito in Toscana.

Complimenti e auguri segretario! Enrico Letta è il nuovo segretario del Pd e mi è piaciuta molto l’autodefinizione come progressista nei valori e riformista nel metodo, per un’Italia che sappia uscire dalla pandemia con idee concrete rilanciando il nostro Paese. È stato molto bello che tra i suoi primi concetti abbia riconosciuto il ruolo delle Eegioni e salutato i presidenti Pd, 5 su 20. Per me e per la Toscana è finalmente un bel segno perchè la nostra Regione ha bisogno di maggiori interlocutori a Roma, visto che il Pd, negli ultimi due governi, non ha espresso né ministri né sottosegretari toscani”. Lo afferma il presidente della Toscana, Eugenio Giani, in un post su Facebook.

“È importante la scossa che Letta ha promesso al mondo dei circoli e iscritti nei territori, perché il Partito Democratico deve cogliere forza proprio dall’essere l’unico dei partiti con una base popolare fatta di presenza e di impegno nell’Italia dei comuni e delle regioni – continua Giani – A 100 anni dalla scissione di Livorno che caratterizzò la divisione del movimento progressista, spero che il nuovo Pd guidato da Enrico Letta garantisca un futuro di sempre maggiore unità e condivisione per il centro sinistra in Italia”.

“Ho votato con convinzione Enrico Letta segretario del partito democratico. Ho ascoltato le sue parole, piene di passione politica, di visione del futuro del nostro paese e di orgoglio per il nostro partito e il suo ruolo da protagonista. Adesso mettiamoci tutti al lavoro per il nuovo Pd”. Lo afferma l’europarlamentare Simona Bonafè, segretaria del Pd toscano.

“Con @EnricoLetta il Pd può cambiare. Un discorso rivolto ai giovani e alla società civile,
con il lavoro, l’ambiente e l’educazione al centro. Finalmente una visione di Europa, d’Italia e di politica, partendo dalla prossimità. Ora mettiamoci tutti al lavoro. #iocisonopd”. Lo ha
scritto su Twitter il sindaco di Firenze Dario Nardella.

“‘Non vi serve un nuovo segretario Pd, ma un nuovo Pd’. Al neo segretario del Partito Democratico Enrico Letta auguro buon lavoro di cuore. Condivido profondamente la strada che ha tracciato per un partito che sappia dare risposte concrete ai cittadini dopo la pandemia, parlare ai giovani, valorizzare le donne, essere sempre più protagonista in Europa e al governo del Paese. Lo ha chiesto a tutti noi e io lo dico e lo ribadisco con grande forza e rinnovata speranza: #iocisonoPd”. Lo afferma il presidente del Consiglio regionale della Toscana, Antonio Mazzeo, in un post su Facebook

“Ho votato con piacere e convinzione per Enrico Letta. Tra le tante cose giuste che ha detto vorrei citare quelle che mi paiono centrali. Una grande battaglia per lo Ius soli, che significa per noi tutto: diritti, costituzione lavoro, società, uguaglianza, dignità e umanità. Su questo il Partito Democratico sfiderà il governo Draghi e le forze politiche che lo sostengono. Per andare avanti servirà un partito rinnovato nelle forme e nelle regole, ha detto il nuovo segretario. Per battersi contro il correntismo al nostro interno e contro il trasformismo in Parlamento, per la piena attuazione dell’art. 49 della carta costituzionale. Allo stesso tempo, ha chiarito, bisognerà consolidare il profilo dei valori, con la battaglia delle idee, con lo studio e la militanza. Per rendere davvero la nostra comunità libera e inclusiva verso chi è escluso per ragioni sociali, di genere, culturali e anagrafiche. Anzitutto le donne e i giovani”. Lo afferma, in un post su Facebook, Enrico Rossi, commissario del Pd in Umbria, ex presidente della Toscana e vicepresidente Pse al Comitato delle Regioni.

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Pd: Nardini, assemblea chieda a Zingaretti restare. Melio, no momento divisioni

Pd: Nardini, assemblea chieda a Zingaretti restare. Melio, no momento divisioni

Le dimissioni annunciate dal segretario Nicola Zingaretti sono “un gesto doloroso e generoso verso il Pd a cui spero. che l’assemblea nazionale risponda chiedendogli di restare”. Lo ha dicharato in una nota Alessandra Nardini, assessora regionale toscana, componente della direzione nazionale e dell’assemblea nazionale del Pd, dove è fra gli esponenti di spicco dell’ala zingarettiana in Toscana.

Nardini chiede di “affrontare finalmente una discussione cruda e vera sull’indisponibilità oggettiva di una parte del nostro partito ad abbandonare le rendite di potere correntizie e
a permettere il cambiamento. Io dico avanti con il cambiamento, con ancora più nettezza e coraggio, e mai e poi mai permettere di tornare al Pd perdente del 2018”.
L’esponente toscana parla di un “susseguirsi continuo e irresponsabile di attacchi interni” nei confronti di Zingaretti: “Che in piena pandemia – aggiunge – con migliaia di persone
malate e con lavoratrici, lavoratori e imprese in affanno ci siano dei dirigenti del mio partito che passano le giornate a confezionare comunicati stampa per attaccare il segretario e per
parlare di posti, accordi, alleanze mi fa imbarazzare”.

“Caro Nicola Zingaretti, nonostante le difficoltà personali di questi ultimi mesi dovute
alla mia convalescenza dal Covid, ho seguito il dibattito che si è sviluppato all’interno del Pd e non posso che rinnovarti la mia stima per il tuo impegno costante nel tenere unito il campo progressista. Non è il momento delle divisioni e delle polemiche, delle correnti e delle tifoserie. Serve invece coraggio e speranza per rimettere al centro il futuro e i
diritti di tutte e di tutti”. Così il consigliere regionale Jacopo Melio, attivista per i diritti delle persone diversamente abili e campione di preferenze del Pd alle ultime elezioni regionali in Toscana.

“Nel mio piccolo – aggiunge in una nota Melio che è stato lungamente ricoverato a causa del Covid – sarò al tuo fianco per rilanciare insieme, ma solo tutti insieme, l’idea di un partito aperto e all’altezza delle sfide dei nostri tempi, ora più che mai necessario. Un abbraccio e forza”.

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Pd, Nardella: partito scollato da Paese, fronte sindaci-governatori fatto politico nuovo

Pd, Nardella: partito scollato da Paese, fronte sindaci-governatori fatto politico nuovo

“Con Decaro e Gori c’e’ totale sintonia. Comincio a vedere prese di posizioni coraggiose e chiare. C’e’ un fatto politico nuovo e rilevante che sta accadendo nel campo democratico: sta emergendo un fronte compatto, da nord a sud, di amministratori locali”. Quelli che “hanno vinto le ultime elezioni”, portando “al Pd consenso e popolarita'”.

Non e’ una corrente, come dice da settimane, anche se Dario Nardella a ‘Controradio’ descrive le fattezze di questa ‘cosa’. Per il sindaco di Firenze, infatti, “i sindaci, gli amministratori locali, ma anche i presidenti di Regione, cominciano a parlare lo stesso linguaggio. Un linguaggio molto chiaro e diretto, perché vedono lo scollamento preoccupante, grave, che c’e’ tra il Paese reale,con i suoi problemi, e un partito arroccato dentro i palazzi romani, schiacciato dalla logica di potere delle correnti”, torna a pungere.

E se le correnti un tempo lontano erano “piattaforme di idee”, oggi “il rischio e’ che il Pd ripieghi su se stesso in una battaglia per i posti, senza contenuti”. Che fare, allora? “Prima di tutto, mettere da parte le formule. Anche questa discussione vuota sulle alleanze e’ tutta tattica.

Costruirle per la paura di perdere e’ la cosa piu’ sbagliata che si possa fare: si fanno su un grande progetto politico fatto di idee, per questo ho richiamato lo spirito dell’Ulivo”. Prima di allearsi con i 5 Stelle, quindi, il Pd deve trovare “un proprio profilo. E coinvolgere i territorio”, perche’ ora il partito “e’ una piramide rovesciata. Tutto si decide a Roma: alleanze, schemi, sistemi elettorali, nomi”. Terzo “tornare a parlare con la societa’ civile, dagli operai agli intellettuali”.

Nardella torna a premere sulla necessita’ di un ampio dibattito aperto, e su questo ribadisce: “La questione del segretario non e’ il primo punto, ma viene alla fine, dopo aver ritrovato una strada, una dimensione di valori e di contenuti”. Solo dopo questa fase “arriveremo a discutere del gruppo dirigente”, quello che potra’ “guidare al meglio un partito cosi’ ripensato”.

E i temi? Il lavoro, ripensando il reddito di cittadinanza e spostando risorse sulle politiche attive, e dove “le tasse sono troppo alte”. Si sta creando “un grande patto sociale tra i sindacati e le imprese, e noi stiamo a guardare? Continuiamo a parlare di formule, alleanze, congresso si’ o no, di correnti? Ma stiamo scherzando?”. Lo stesso vale “per l’ambiente: ma possibile che dobbiamo lasciare a Grillo la bandiera dell’ambiente?”.

 

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Pd: area zingarettiani, fuori nuova segreteria Toscana

Pd: area zingarettiani, fuori nuova segreteria Toscana

Piazza Grande Toscana, l’area del Pd toscano che ha sostenuto all’ultimo congresso il segretario nazionale Nicola Zingaretti, non ha partecipato alla direzione regionale del partito  ieri sera annunciando di rimanere fuori dalla nuova segreteria di Simona Bonafe’, vicina alla corrente di Base Riformista.

Si consuma lo strappo nel Pd toscano. La corrente che fa riferimento al leader nazionale, Nicola Zingaretti, diserta la direzione regionale di ieri sera, in aperto contrasto con la segretaria dem Simona Bonafe’. “In queste ore, nel Pd toscano- si legge nella nota diffusa-, stanno avvenendo cose che sono in aperto contrasto con quello spirito di unita’ e collaborazione che una fase cosi’ delicata richiederebbe e con la gestione unitaria del partito faticosamente raggiunta lo scorso anno”.
La segretaria regionale Simona Bonafe’ “si sta infatti accingendo a cambiare la segreteria senza avere mai aperto un confronto con l’area Piazza Grande Toscana, che ha sostenuto all’ultimo congresso il segretario nazionale Nicola Zingaretti”.
Tale scelta, lamentano, “assunta dopo interviste nelle quali Simona Bonafe’ contestava apertamente la linea politica condivisa ed approvata all’unanimita’ dalla Direzione nazionale del Partito fino ad arrivare ad evocare la necessita’ di un congresso nazionale rendono chiara la volonta’ della Segretaria regionale di rompere l’unita’ del nostro Partito, aprire l’ennesima conta interna tra correnti, e usare il Pd toscano per indebolire quello nazionale, con sterili pretesti”.
A queste “condizioni e’ evidente che non possa proseguire, per suo volere, nessuna gestione unitaria e che, pertanto, le nostre rappresentanti e i nostri rappresentanti non possano fare parte del nuovo Esecutivo del Partito regionale”.
Per questi motivi, e’ la chiosa, “noi non parteciperemo alla riunione della Direzione regionale convocata per questa sera (23 febbraio ndr.) con il solo scopo, a questo punto, di varare una segreteria rappresentativa di una sola parte del partito”.

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CdM su scuola: le Superiori non riaprono fino all’11 gennaio

CdM su scuola: le Superiori non riaprono fino all’11 gennaio

Firenze era pronta col potenziamento di mezzi di trasporto, controlli alle fermate e scaglionamenti in ingresso ed uscita.  La Toscana era pronta. Minoritaria nel panorama nazionale aveva annunciato ieri  la riapertura il 7 gennaio. E invece, l’11 gennaio diventa   il punto di caduta di un Consiglio dei Ministri finito dopo mezzanotte che sulla scuola ha fatto nuovamente marcia in dietro.

“È passato quasi un anno e la scuola italiana è ancora al palo. Il Governo non è ancora in grado di garantire la riapertura delle superiori  perché il benessere dei ragazzi non è considerato una priorità nemmeno per quello che riguarda il diritto all’istruzione, come previsto dalla Costituzione”. Per questo motivo Priorità alla scuola annuncia che tornerà a protestare davanti alle scuole superiori giovedì 7 gennaio.

La cronaca delle ultime ore nel lancio di agenzia Ansa:

Dopo una giornata di tensione tra governo e Regioni sulla data del 7 gennaio il capodelegazione del Pd, Dario Franceschini, propone di rinviare l’apertura almeno a partire dal 15 gennaio. Le ministre di Italia Viva non ci stanno così come la titolare dell’Istruzione Lucia Azzolina. E nel mirino del M5S, ad un certo punto, finisce anche il ministro dei Trasporti Paola De Micheli. La riunione dura quasi tre ore: ha inizio poco prima delle 22, sebbene diversi ministri giungano a Palazzo Chigi alle 21. Il decreto sulle restrizioni in vigore dal 7 al 15 gennaio – con il weekend del 9-10 “arancione” e una fascia “gialla rafforzata” negli altri giorni – era ormai pronto.

Ma il Pd, al tavolo del Cdm, esprime una linea già emersa nel pomeriggio dal segretario Nicola Zingaretti: sulla scuola è necessario un rinvio. Franceschini pone il tema come una “questione politica”. E la data più adeguata per riaprire le superiori in presenza (al 50%), secondo i Dem, sarebbe quella del 18. “Il rinvio è segno di un caos inaccettabile. Non si doveva arrivare a questo punto quando lo abbiamo detto da mesi che le scuole avrebbero riaperto a gennaio”, sbottano le ministre renziane Teresa Bellanova e Elena Bonetti proprio mentre in tv Matteo Renzi torna ad attaccare frontalmente il premier Giuseppe Conte. Il clima si fa tesissimo. E il M5S se la prende anche con De Micheli. “L’organizzazione dei trasporti è stata totalmente assente”, sottolinea una fonte di governo pentastellata.

Alla fine la mediazione cade sull’11 gennaio.

Il Cdm dà il via libera al decreto che dal 7 gennaio entrerà in vigore introducendo, tra l’altro, un Rt più rigido per la classificazione di rischio regionali. E anche sui vaccini il decreto introduce una norma secondo cui, qualora un paziente non in condizione di esprimere il consenso libero alla somministrazione sia privo di un tutore legale, sarà il giudice tutelare a rinviare al direttore sanitario o responsabile medico la decisione della somministrazione. Ma lo scontro sulla scuola rischia di essere un’ulteriore coda velenosa dell’aria di pre-crisi che si respira nel governo.

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