Banca Etruria, motivazione assoluzioni: consulenze non aggravarono dissesto

Banca Etruria, motivazione assoluzioni: consulenze non aggravarono dissesto

Sono state depositate le motivazioni della sentenza con cui lo scorso 15 giugno sono stati assolti Pierluigi Boschi, padre dell’ex ministro Maria Elena ed ex vicepresidente di Banca Etruria, e gli altri 13 imputati.

“Operazioni non ‘manifestamente imprudenti’ nel senso adottato dalla giurisprudenza di avventate o scriteriate o prima facie prive di ogni ragionevole probabilità di successo, nè consumative di una parte notevole del patrimonio della Banca”: in “nessuna delle deposizioni testimoniali o nei documenti acquisiti è emerso che l’affidamento delle consulenze contestate abbia aggravato un dissesto in atto”, “a volersi sommare tutti tra loro” gli importi erogati per le consulenze contestate, “corrispondono allo 0,7%” del patrimonio della Banca, valore che se rapportato allo stesso, “non può costituirne notevole parte”. Così il tribunale di Arezzo nella motivazione della sentenza con cui il 15 giugno scorso ha assolto tutti i 14 imputati del processo per il filone delle cosiddette ‘consulenze d’oro’ nell’ambito dell’inchiesta sul crac dell’ex Banca Etruria.

Oltre a Boschi i giudici di primo grado hanno assolto, perchè il fatto non sussiste Luciano Nataloni, Claudia Bugno, Luigi Nannipieri, Daniele Cabiati, Carlo Catanossi, Emanuele Cuccaro, Alessandro Benocci, Claudia Bonollo, Anna Nocentini Lapini, Giovanni Grazzini, Alessandro Liberatori, Ilaria Tosti, Claudio Salini. Bancarotta semplice colposa l’accusa contestata dalla procura che aveva chiesto condanne da 8 mesi a un anno.

Al centro del processo consulenze, costate complessivamente 4,5 milioni di euro circa, affidate a società tra cui Mediobanca e a studi legali tra cui quello torinese Grande Stevens, relative al procedimento di fusione di Etruria con una banca di adeguato standing imposto da Bankitalia nel dicembre 2013. “L’attività di conferimento e di svolgimento delle consulenze – si legge nelle conclusioni della motivazione della sentenza – è avvenuta per iniziativa della Banca d’Italia, che può definirsi organo propulsore di tutte le operazioni in parola a partire dalla lettera del Governatore Visco del 3 dicembre 2013 più volte citata nel corso della trattazione che, chiedendo l’aggregazione con un partner di adeguato standing in termini brevissimi, ha così indotto” Banca Etruria “a nominare un collegio di consulenti legali nonchè di advisor finanziari e industriali, scelti tra i migliori esperti nel panorama
nazionale, al fine di intraprendere il percorso più veloce e, al contempo, corretto per conseguire l’obiettivo fissato. Percorso che si è tra l’altro svolto sotto la supervisione della Banca d’Italia”.

Fu, così i giudici in sentenza, “‘un’operazione a cuore aperto'”, come “efficacemente definita da taluno dei difensori, per compiere la quale viene scelto il migliore team di esperti che lavorino in ‘consulto’ tra loro perchè si tratta di questione di ‘vita’ (salvataggio) o di ‘morte'(fallimento) e non si può sbagliare. Sotto questo profilo le consulenze servivano a evitare ciò che è poi accaduto” ovvero il dissesto, “peraltro per ragioni differenti”.

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Banca Etruria: tutti assolti perchè fatto non sussiste, anche Pierluigi Boschi

Banca Etruria: tutti assolti perchè fatto non sussiste, anche Pierluigi Boschi

Arezzo – La pena richiesta era di un anno per Pierluigi Boschi e altri tre dirigenti: Nataloni, Nanniperi e Bugno.

Tutti assolti, perché il fatto non sussiste, i 14 imputati del processo sul filone consulenze d’oro alla ex Banca Etruria. La sentenza è stata pronunciata questa mattina dalla giudice di Arezzo, Ada Grignani. Al tribunale il pm Angela Masiello aveva chiesto il massimo della pena (1 anno) per Pierluigi Boschi, padre dell’ex ministro Maria Elena ed ex vicepresidente di Etruria, e per altri tre dirigenti cioè Luciano Nataloni, Claudia Bugno e Luigi Nannipieri. Per gli altri imputati erano state chieste condanne da 8 a 10 mesi. Ma il verdetto è di assoluzione con formula piena.

Quella di oggi è una sentenza relativa ad uno dei numerosi procedimenti penali incardinati dopo la debacle dell’istituto di credito aretino. Secondo la procura, le consulenze avrebbero pesato sulla situazione di Banca Etruria per circa 4 milioni di euro. Erano incarichi affidati dall’istituto di credito a societa specializzate per valutare, analizzare e poi avviare il processo di fusione con un istituto di elevato standing per evitare il crac. A proporre lo scenario della fusione furono le autorità bancarie che avevano individuato in Banca Popolare di Vicenza il possibile partner dell’operazione. Le consulenze d’oro furono affidate comunque, ma nulla di quanto analizzato e valutato si concretizzò: i pm hanno parlato di ‘consulenze inutili’ e ‘ripetitive’.

L’assoluzione del tribunale di Arezzo, però è arrivata anche grazie alle arringhe finali degli avvocati della difesa i quali hanno tutti sostenuto che non ci furono “operazioni imprudenti, piuttosto un’azione doverosa rispetto a quanto chiesto da Banca d’Italia” ovvero “dare una risposta sulla fusione entro una precisa data” e per questo “i vertici di Banca Etruria – hanno sostenuto gli avvocati – si sono mossi affidando ai migliori advisor d’Italia le consulenze”.

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Banca Etruria: difesa imputato rinuncia citare come teste Pierluigi Boschi

Banca Etruria: difesa imputato rinuncia citare come teste Pierluigi Boschi

La difesa di uno dei 25 imputati ha rinunciato alla sua convocazione come teste del padre della capogruppo di Italia Viva, Pierluigi Boschi

Pierluigi Boschi non era e non sarà in aula ad Arezzo per il processo per la bancarotta di Banca Etruria di cui è stato uno dei vice presidenti: la difesa di uno dei 25 imputati ha rinunciato alla sua convocazione come teste.

Il padre della capogruppo di Italia Viva alla Camera Maria Elena Boschi era stato convocato all’udienza che si sta svolgendo oggi, al palazzo della provincia di Arezzo (che ha offerto i proprio spazi per esigenze legate al Covid), tra i 25 imputati ex componenti dei cda e dirigenti.

A citare Boschi era stata la difesa di Alberto Bonaiti, ex consigliere d’amministrazione dell’istituto di credito, rappresentato dall’avvocato Stefano Pellizzari. Ma tramite il proprio avvocato Gildo Ursini, Boschi aveva anticipato la volontà di avvalersi della facoltà di non rispondere in quanto imputato nel filone consulenze d’oro del procedimento Banca Etruria. All’udienza odierna per la bancarotta il presidente del tribunale Gianni Fruganti ha invece disposto la convocazione coatta di Anna Nocentini Lapini, attuale presidente di Confcommercio Toscana ed ex membro del cda Etruria che, chiamata in causa come testimone dalle difese, ha prodotto un certificato per motivare l’assenza per motivi di lavoro.

Sono chiamati a rispondere per presunte consulenze disposte dal dicembre 2013 in materia di “assistenza legale nel contesto del progetto di aggregazione e integrazione della banca in un gruppo bancario di elevato standing”. In totale furono spesi circa 4,5 milioni di euro.

Il giudice ha ritenuto la motivazione non soddisfacente disponendo la convocazione coatta con i carabinieri per domani alle 9.30.

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Gup archivia papà Boschi, vicenda liquidazione ex dg Banca Etruria

Gup archivia papà Boschi, vicenda liquidazione ex dg Banca Etruria

Arezzo, gup di Arezzo Fabio Lombardo ha depositato la decisione finale sulla vicenda della liquidazione dell’ex dg di Banca Etruria Luca Bronchi stabilendo l’archiviazione per l’ex cda della banca tra cui anche Pierluigi Boschi, all’epoca nel cda e padre di Maria Elena Boschi, all’epoca ministra.

Lo si legge stamani sul Corriere di Arezzo. La vicenda è relativa ai circa 700mila euro versati nel 2014 da Bpel all’ex dg che proprio per la buonuscita è stato condannato in primo grado, mentre l’ultimo presidente col quale si accordò, Lorenzo Rosi, è sotto processo.

Per l’ex vicepresidente Boschi e per gli altri era già caduta mesi fa l’ipotesi più grave, quella della bancarotta fraudolenta. Ad escluderla era stato il giudice Piergiorgio Ponticelli nell’udienza in cui prese in esame la richiesta di archiviazione del pm Roberto Rossi, accogliendola in parte.

Restava in ballo la bancarotta semplice. Il gip a gennaio restituì gli atti alla procura per un ulteriore approfondimento finalizzato ad accertare se da parte dei consiglieri di Etruria ci fosse stato un atteggiamento negligente e imprudente, quindi punibile.

La procura, svolto il supplemento di indagine, ha poi ribadito la richiesta di archiviazione non essendo emersi elementi a carico dei consiglieri. Richiesta adesso dal giudice Fabio Lombardo subentrato a Ponticelli nel frattempo passato in organico al Palazzo di giustizia di Firenze.

“Ancora un’archiviazione per mio padre su Banca Etruria. Chissà dove sono ora coloro che in questi anni ci hanno insultato, offeso, minacciato. Ma oggi è un giorno bello: la verità è più forte del fango”. È il tweet di Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia viva alla Camera.

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Bancarotta Etruria, 14 a processo

Bancarotta Etruria, 14 a processo

Citazione diretta a giudizio per bancarotta colposa, davanti al giudice monocratico di Arezzo, per 14 ex dirigenti e membri dell’ultimo cda di Banca Etruria. L’iniziativa è stata esercitata dalla procura di Arezzo per il reato di bancarotta colposa contestata per l’incarico di consulenze esterne date per cercare un partner per la banca aretina ma ritenute dai pm inutili e tali da aggravarne il crac. Tra i citati dalla procura anche Pierluigi Boschi.

Pierluigi Boschi, padre dell’ex ministro Maria Elena, che fu membro di quel cda, stavolta finirebbe a processo per la prima volta nell’intera vicenda Etruria. A ottobre, infatti, una sua posizione è stata archiviata nel filone relativo alla mancata fusione di Etruria con Popolare Vicenza. Per lui e altri imputati il gip non ravvisa l’integrazione del reato di bancarotta circa la valutazione di un’eventuale fusione tra le due banche. A febbraio 2019 Boschi era inoltre stato archiviato, sempre con altri indagati, dal filone di falso in prospetto riguardo a comunicazioni date ai risparmiatori per sottoscrivere alcuni prodotti.

Invece, entro i primi di gennaio 2020 è attesa la decisione del gup Piergiorgio Ponticelli sul filone dedicato alla liquidazione da 700.000 euro data all’ex dg Luca Bronchi nel 2014: tra i 12 imputati che attendono c’è anche Boschi senior. Nella citazione diretta per i 14 la procura ipotizza la bancarotta colposa per superconsulenze fra cui 4 milioni di euro pagati per incarichi a grandi società (Mediobanca e Bain) e importanti studi legali (Grande Stevens a Torino e Zoppini a Roma).

Per la procura i 14 imputati citati a giudizio non avrebbero vigilato sulla redazione delle consulenze, che gli inquirenti ritengono in gran parte inutili e ripetitive, nonché tali da contribuire all’aggravamento del dissesto. In questo filone c’erano 17 indagati. Ai 14 per cui la procura ha esercitato la citazione diretta, si aggiungono l’ex presidente Lorenzo Rosi, l’ex dg Luca Bronchi e l’ex vicepresidente Alfredo Berni: ma questi tre, già coinvolti nel processo per bancarotta fraudolenta tuttora in corso (Rosi è imputato, Bronchi e Berni vi sono stati condannati in rito abbreviato), la procura non li ha citati essendo già contestati a loro in quel processo gli stessi fatti del filone consulenze. Il maxi-processo con 25 imputati riprenderà il 9 gennaio ad Arezzo.

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