UniPi, un lenzuolo bianco alla finestra per anniversario stragi

UniPi, un lenzuolo bianco alla finestra per anniversario stragi

Pisa, un lenzuolo bianco per non dimenticare le vittime delle stragi e ringraziare le tante persone coraggiose dei nostri giorni. Un lenzuolo bianco alle fonestre UniPi per celebrare la legalità.

È questo il simbolo che il 23 maggio i cittadini pisani vedranno apparire alle finestre dello storico Palazzo alla Giornata, sede del Rettorato dell’Università di Pisa che, anche quest’anno, UniPi sarà al fianco della Fondazione Falcone per celebrare l’anniversario delle Stragi di Capaci e Via D’Amelio.

E alle 10.30 tutto il sistema universitario nazionale sarà in collegamento streaming con la Sicilia per ribadire una convinzione: ogni processo educativo e formativo deve puntare allo sviluppo di una coscienza critica delle giovani generazioni, determinata a sostenere ogni azione volta a combattere e sconfiggere qualunque attività o organizzazione mafiosa, senza riserve e senza tentennamenti.

“Oggi più che mai ricordare quella che è stata una delle pagine più cupe della nostra storia nazionale ha un valore particolare – commenta il rettore Paolo Mancarella –. Le condizioni economiche di molte imprese e famiglie, causate dall’emergenza Covid-19, possono rappresentare, infatti, un pericoloso elemento di attrazione per la criminalità organizzata. È dovere di tutte le istituzioni ribadire il proprio “no” alle mafie e farsi sentire vicini a chi, in questo momento, è più esposto a cadere nel mirino dei clan». «L’Università di Pisa – prosegue Mancarella – non poteva far mancare il suo appoggio a questa iniziativa, anche per rimarcare il ruolo fondamentale che la cultura, nel senso più ampio del termine, svolge in questa lotta. Ma la ricorrenza di quest’anno, come ci ha ricordato la professoressa Maria Falcone, è anche l’occasione per dire grazie a medici, infermieri, farmacisti, forze dell’ordine, volontari e a tutti coloro che, quotidianamente e con grande altruismo, rischiano la propria vita per il bene del Paese”.

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Casa della Donna di Pisa, riapre i battenti

Casa della Donna di Pisa, riapre i battenti

Pisa, la Casa della donna riapre la sua sede in via Galli Tassi dopo oltre due mesi di chiusura. Con il lockdown, infatti, tutte le attività erano state sospese ad eccezione del centro antiviolenza, il cui servizio di ascolto e accoglienza ha ricevuto in questi ultimi due mesi ben 207 chiamate.

Da ieri, lunedì 18 maggio, sono di nuovo attive la segreteria e la biblioteca della Casa della Donna, che hanno riaperto al pubblico in sicurezza e nel rispetto delle misure anti-contagio.

Non solo, per offrire un aiuto concreto alle donne che, a causa del lockdown e della crisi innescata dalla pandemia, sono in situazioni di grande difficoltà economica la Casa della donna ha lanciato anche la campagna di crowdfunding “Nessuna da sola” sulla piattaforma Eppela.

Grazie al sostegno dell’azienda farmaceutica Msd ogni donazione verrà raddoppiata e permetterà di aiutare almeno 10 donne seguite dai servizi dell’associazione o in uscita dalla casa rifugio. Si tratta soprattutto di donne sole con figli e figlie, donne senza lavoro o precarie, donne migranti, donne con vissuti di violenza. Donne la cui vita è stata resa ancora più difficile dall’emergenza coronavirus.

“Dopo un gran lavoro per mettere in sicurezza la nostra Casa, finalmente riapriamo”, dichiara Carla Pochini, presidente della Casa della donna. “Abbiamo predisposto tutto ciò che le norme e il buon senso suggeriscono per garantire il distanziamento sociale. In particolare, per la biblioteca abbiamo previsto il servizio di prestito su appuntamento e anche una quarantena di 10 giorni per i libri che vengono restituiti. Riapriamo senza però dimenticare che la ripresa sarà lunga e difficile per molte donne. Ecco perché – continua Pochini – abbiamo deciso di lanciare anche la campagna di crowdfunding Nessuna da sola. Vogliamo offrire un aiuto concreto alle donne che, a causa di questa emergenza, vivono situazioni di grande precarietà. Questa emergenza, infatti, rischia di far pagare alle donne un prezzo altissimo in termine di lavoro, autonomia economica e sicurezza sociale”.

Grazie al denaro che verrà raccolto e raddoppiato dall’azienda Msd, la Casa della donna conta di offrire ad almeno 10 donne in difficoltà un contributo per pagare l’affitto e le utenze domestiche, acquistare vestiti, pannolini e materiale didattico per i figli. Per saperne di più e donare con carta di credito, prepagata e PostePay basta visitare il sito http://www.eppela.com/nessunadasola

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Concerie toscane usate a scopo di riciclaggio

Concerie toscane usate a scopo di riciclaggio

Firenze, denaro frutto di attività illecite per un totale di centinaia di migliaia di euro, che veniva ‘ripulito’ attraverso l’invio ad alcune concerie toscane, con sede tra le province di Firenze e Pisa, grazie a una rete di spedizionieri compiacenti.

Il trasferimento di denaro alle concerie toscane è stato scoperto dai carabinieri nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Firenze che ha portato a due arresti eseguiti su disposizione del gip Silvia Romeo.

Indagate complessivamente 18 persone. In manette, su richiesta del pm Giuseppina Mione, sono finiti due uomini residenti a Napoli, Ciro Taglialatela (figlio di Bruno Taglialatela, esponente di spicco del clan camorristico Lo Russo di Napoli) e Vincenzo Bocchetti.

Le accuse sono di riciclaggio, impiego di denaro di provenienza illecita ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Per l’accusa i due, in qualità di referenti delle ditte ‘Brupel’ e ‘World Pellami’ di Casavatore (Napoli), avrebbero trasferito alle concerie toscane il denaro da riciclare.

In base a quanto emerso, le ditte del Napoletano avrebbero emesso fatture false, verso le concerie del distretto toscano, facendo riferimento a ordini fittizi di merce e ricevendo in cambio pagamenti con bonifici bancari. I soldi venivano poi restituiti in contanti alle ditte del distretto conciario.

Il meccanismo di riciclaggio del denaro, spiegano gli investigatori, è quello già scoperto con l’indagine ‘Vello d’oro’, che portò a 14 arresti il 19 febbraio del 2018. Le indagini, svolte con l’ausilio di attività tecniche e attraverso accertamenti di natura contabile e bancaria, hanno dimostrato che, nell’estate del 2015, Ciro Taglialatela e Vincenzo Bocchetti erano subentrati a soggetti calabresi legati alle famiglie di ‘ndrangheta dei Nirta e dei Barbaro, rilevando i rapporti illeciti di natura economica con gli imprenditori toscani. Intermediario tra gli imprenditori rimaneva Cosma Damiano Stellitano, tra gli arrestati nel febbraio 2018.

In base a quanto accertato dai carabinieri, il denaro versato in contanti alle attività economiche toscane veniva impiegato principalmente per retribuire le prestazioni ‘fuori busta’ dei lavoratori dipendenti, riducendo gli esborsi di carattere previdenziale.

Le fatture per operazioni inesistenti venivano invece utilizzate dai medesimi imprenditori toscani per abbattere gli utili dichiarando elementi passivi fittizi, ai fini di evadere le imposte sul reddito o sul valore aggiunto.

Tra i 18 indagati figurano collaboratori dei due arrestati, titolari di imprese toscane e responsabili di ditte di spedizioni, tutti già perquisiti nell’ambito delle indagini nell’ottobre del 2018.

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Stappa birra a cliente, multa di 5.000€, ma non per Covid-19

Stappa birra a cliente, multa di 5.000€, ma non per Covid-19

Pisa, la birra stappata e servita a un cliente nel centro storico di Pisa è costata cara al gestore di un minimarket che è stato multato dalla polizia – intervenuta per verificare un presunto assembramento – con 5.000 euro per la violazione dell’ordinanza regionale n. 62 del 2018. L’episodio è avvenuto in piazza delle Vettovaglie.

Secondo quanto riferito dalla questura in una nota, “la squadra amministrativa ha proceduto al controllo di un minimarket ove, poco prima era stato segnalato al 113 un assembramento di persone”. Quando i poliziotti sono giunti sul posto tuttavia “non veniva riscontrato assembramento ma gli agenti hanno accertato che un dipendente del minimarket aveva somministrato in difetto di autorizzazione una birra dopo averci tolto il tappo”.

Anche se il controllo è scattato per il verificare il rispetto delle restrizioni anti-Coronavirus, la multa è scattata per altre questioni amministrative regolate prima dell’emergenza
Covid-19.

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Studente della ‘Normale’ dona il suo stipendio

Studente della ‘Normale’ dona il suo stipendio

Pisa, un dottorando originario dell’India, della Scuola Normale di Pisa, ha deciso di ‘contraccambiare’ le borse di studio ottenute nel tempo dal Governo italiano cedendo, come segno di riconoscenza, lo stipendio di aprile al ministero della Salute per impegnarlo in attività anti-Covid19.

Il suo esempio è adesso seguito da altri, cioè docenti, ricercatori, impiegati e tecnici della Normale. Anche loro hanno deciso di devolvere interamente il loro stipendio di aprile alla sanità pubblica.

La Normale ha precisato che “la stessa Scuola si è fatta garante della donazione: è stata quindi stabilita una procedura ufficiale, da ieri disponibile sulla home page del sito istituzionale sns.it”.

“A innescare l’iniziativa – spiega la Scuola – è stato un allievo del corso di perfezionamento della classe di Scienze, di nazionalità indiana, con un messaggio alla direzione e a tutte le componenti accademiche il 24 marzo”.

“Ogni mese – aveva scritto Akash Deep Biswas, 30 anni – ho accettato le borse di studio dal Governo italiano per la mia carriera di ricerca, penso sia l’ora di contraccambiare. Con la presente, chiedo e autorizzo di donare il 100% del mio stipendio di aprile al Dipartimento della Salute italiano. Sarei estremamente felice se mi fosse data la possibilità di fare qualcosa per questo Paese”.

Inoltre, è stato stabilito che le donazioni saranno indirizzate all’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana e all’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi, strutture delle due città sedi della Normale, Pisa e Firenze.

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