“La regina è morta, viva il re”. La Gran Bretagna ha un intricato piano che regola i 10 giorni dopo la morte della regina Elisabetta

“La regina è morta, viva il re”. La Gran Bretagna ha un intricato piano che regola i 10 giorni dopo la morte della regina Elisabetta

Londra, la morte della regina Elisabetta II, all’età di 96, anni ha messo in moto un apparato statale che è rimasto inattivo per 70 anni, da quando cioè il padre di Elisabetta, re Giorgio VI, morì nel 1952.

Il governo britannico ha chiamato l’intricato protocollo, che dovrà gestire la morte della regina, “Operazione London Bridge”. Il piano include dalle regole di successione al processo per portare la bara della regina dal castello di Balmoral in Scozia a Londra.

I dettagli del London Bridge sono trapelati a ‘Politico’, quotidiano statunitense che si occupa principalmente appunto di politica, lo scorso autunno. Alcuni dettagli potrebbero quindi essere stati cambiati da allora, ma usandoli come linee guida, ecco una breve sintesi di ciò che dovrebbe accadere nei primi 10 giorni dopo la fine del regno da record della Regina Elisabetta II.

Giorno Zero
La famiglia reale informa il pubblico della morte della regina. Il principe Carlo sale immediatamente al trono alla morte della madre, con il nome di re Carlo III. Sua moglie, Camilla Parker Bowles, diventa la regina consorte. La coppia pernotta a Balmoral. Le bandiere sventolano a mezz’asta in tutto il governo britannico. Carlo rilascia una breve dichiarazione, così come il primo ministro britannico Liz Truss. Sono previste numerose commemorazioni da momenti di silenzio a saluti militari e ricordi in onore di Elisabetta.

Giorno 1
Carlo torna a Londra. ‘The Accession Council’, un raduno che si tiene tradizionalmente al St. James’s Palace, si riunisce, di solito entro 24 ore dalla morte di un monarca, dichiara formalmente la morte della Regina Elisabetta e l’ascesa al trono del nuovo re. Il Parlamento invia un messaggio di cordoglio e sospende i suoi normali affari fino a dopo il funerale di Elisabetta.

Settimana 1
Il corpo di Elisabetta viene portato dalla Scozia a Buckingham Palace a Londra. Un corteo cerimoniale porta la sua bara a Westminster. Rimane a Westminster Hall per tre giorni, per l’esposizione pubblica della salma, durante i quali il pubblico può entrare per rendere omaggio per 23 ore al giorno. Mentre vengono effettuati i preparativi per il funerale finale della regina a Londra, Carlo si reca in Scozia, Irlanda del Nord e Galles, per visitare ufficialmente i leader nel Regno Unito.

Giorno 10
Un servizio funebre di stato si tiene presso l’Abbazia di Westminster, innescando l’osservanza di due minuti di silenzio in tutto il Regno Unito. Dopo un ulteriore servizio finale nella Cappella di San Giorgio nel Castello di Windsor, la regina viene sepolta nel parco del castello accanto al marito, il principe Filippo, morto nell’aprile 2021.

L'articolo “La regina è morta, viva il re”. La Gran Bretagna ha un intricato piano che regola i 10 giorni dopo la morte della regina Elisabetta da www.controradio.it.

‘Roe v. Wade’ è stata abolita dalla Corte Suprema USA, cosa succederà ora?

‘Roe v. Wade’ è stata abolita dalla Corte Suprema USA, cosa succederà ora?

‘Roe v.Wade’ era stata una decisione storica della Corte Suprema degli Stati Uniti, del 22 gennaio 1973, in cui la Corte aveva stabilito che la Costituzione degli Stati Uniti protegge generalmente la libertà di una donna incinta di scegliere di abortire.

Il parere della Corte Suprema di venerdì 24 giugno 2022, che ribalta ‘Roe v. Wade’, avrà quindi un impatto importante negli stati del paese che hanno già segnalato la loro intenzione di limitare o vietare l’aborto.

Secondo il Guttmacher Institute, un gruppo di ricerca che sostiene i diritti all’aborto, il 58% delle donne statunitensi in età riproduttiva, circa 40 milioni di donne, vive attualmente in stati “ostili” all’aborto.

Bisogna sottolineare che l’opinione della Corte che ribalta ‘Roe v. Wade’ non vieta l’aborto a livello nazionale, ma consente invece ai singoli stati di limitare drasticamente o addirittura vietare l’aborto, il che, secondo i sostenitori dei diritti delle donne, potrebbe avere tragiche conseguenze per gli USA.

Ecco una breve analisi di cosa significa in pratica un futuro senza Roe v. Wade negli USA.

Prima della decisione della Corte, più di 20 Stati dellUnione avevano già leggi intese a limitare o vietare l’aborto, subito dopo che la sentenza della Corte Suprema, avesse deciso di rovesciare Roe.

Si tratta di un tipo di legislazione, chiamata “legge trigger”, che è progettata proprio per entrare in vigore dopo una sentenza della Corte Suprema, ed infatti divieti di abortire sono entrati in vigore automaticamente subito dopo la sentenzain in Kentucky, Louisiana e South Dakota, mentre i divieti in Idaho, Tennessee e Texas entreranno in vigore, anch’essi in modo automatico, tra 30 giorni.

Altri sette Stati hanno leggi trigger che richiedono però un passaggio aggiuntivo da parte di un funzionario statale. Inoltre, alcuni stati hanno ancora divieti di aborto pre-Roe in leggi  che non erano mai state applicate.

Quello che succederà in pratica, e che gli Stati che continueranno a consentire l’aborto vedranno probabilmente un afflusso di pazienti in cerca di assistenza. Ad esempio, dopo che il Texas aveva emanato il suo divieto di abortire dopo le sei settimane l’anno scorso, alcuni residenti hanno iniziato ad abortire fuori dallo stato. Negli ultimi quattro mesi dello scorso anno, le cliniche Planned Parenthood negli stati vicino al Texas, hanno riportato un aumento di quasi l’800% di pazienti che sono arrivati dal Texas, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Ma chi sosterrà più pesantemente il peso di ulteriori restrizioni sull’aborto, sono le donne delle minoranze etniche, secondo l’Associated Press infatti, le donne nere e ispaniche, negli stati governati dai conservatori, abortiscono a tassi più elevati rispetto alle loro coetanee. Le donne afroamericane potrebbero avere difficoltà a viaggiare fuori dallo stato per abortire a causa di vincoli finanziari, ha affermato sempre l’agenzia di stampa.

Alcuni stati governati dai democratici, stanno già adottando misure per garantire il diritto all’aborto nella legge statale. Dal Colorado al New Jersey, i governatori democratici hanno firmato leggi a tutela dei diritti riproduttivi ed hanno annunciato la loro intenzione di poter fornire servizi di aborto alle persone che vivono in stati in cui la procedura è soggetta a restrizioni.

L'articolo ‘Roe v. Wade’ è stata abolita dalla Corte Suprema USA, cosa succederà ora? da www.controradio.it.

Afghanistan, Cospe: Talebani fanno razzia di bimbe, evacuarle da Kabul

Afghanistan, Cospe: Talebani fanno razzia di bimbe, evacuarle da Kabul

Appello di Cospe, ong di Firenze titolare fino al 2018 di progetti per i diritti umani nelle 34 province dell’Afghanistan. Ora tanti ex collaboratori locali sono in pericolo di vita. “Stiamo agendo sulle nostre autorità per evacuare lei e tutti gli altri”, spiega una cooperante della ong, Silvia Ricchieri.

Mentre in TV mondovisione i Talebani mostrano il loro volto sorridente ed accomodante, rassicurando il mondo, la realtà rischia di essere ben  diversa. Secondo quanto denuncia infatti il Cospe, ong di Firenze titolare fino al 2018 di progetti per i diritti umani nelle 34 province dell’Afghanistan, bisogna evacuare al più presto da Kabul, perché, un’attivista che ha visto durante l’avanzata dei talebani nella provincia di Takhar razzie di bambine casa per casa, per essere date in spose ai miliziani come bottino di guerra.

L’attivista è fuggita verso la capitale e rischia di essere uccisa perché testimone di stupri e uccisioni. “Stiamo agendo sulle nostre autorità per evacuare lei e tutti gli altri”, spiega una cooperante della ong, Silvia Ricchieri.

La nostra attivista afgana ora è nascosta da qualche parte, forse a Kabul, e chiediamo che possa essere portata via”, prosegue la cooperante della ong Cospe parlandone da Firenze. “Ci ha comunicato qualche giorno fa – ricostruisce Silvia Ricchieri – che durante l’avanzata nella sua provincia, molto rapida, i talebani sequestravano le bambine dalle case, picchiando e forse anche uccidendo i familiari che si opponevano. Non c’è stato il tempo di mettere in salvo le bimbe, è stato tutto veloce, ci ha fatto capire dai suoi messaggi. Lei è scappata verso la capitale sperando di poter uscire dal Paese, crediamo che si sia nascosta da qualche parte. La riteniamo in grande pericolo di vita”.

I fatti di cui l’attivista Cospe è stata testimone sono recenti, di due-tre settimane fa. Dai racconti, oltre al metodo sistematico di cercare bimbe nelle abitazioni, che in quanto nubili possono essere date in spose (fino a quattro donne per uomo secondo la legge coranica), risulterebbe che molte piccole, anche di 7-8 anni di età, sono morte negli stupri. La sua testimonianza – viene spiegato dalla ong – è decisiva e il suo ruolo di attivista è tracciabile dai talebani.

I cooperanti italiani del Cospe seguono le vicende anche degli altri ex collaboratori con molta apprensione. Tra i progetti umanitari attuati per molti anni, e ormai chiusi, anche quelli di assistenza legale e psicologica a Kabul ed Herat, per donne sopravvissute alla violenza domestica e di case-rifugio per ospitare quelle che si erano dovute allontanare dalle famiglie.

L'articolo Afghanistan, Cospe: Talebani fanno razzia di bimbe, evacuarle da Kabul da www.controradio.it.

🎧 L’Islam e noi: una convivenza possibile?

🎧 L’Islam e noi: una convivenza possibile?

ll 65% dei musulmani è rimasto vittima di episodi offensivi e islamofobi e, secondo la Rete Europea contro il Razzismo, sono le donne e le ragazze musulmane a subire discriminazione multipla. Ne abbiamo parlato con Massimo Carlo Giannini, direttore scientifico dell’Istituto Sangalli

L’ironia del fumetto per rispondere agli atti di violenza. Il 65% dei musulmani è rimasto vittima di episodi offensivi e islamofobi e, secondo la Rete Europea contro il Razzismo, sono le donne e le ragazze musulmane a subire discriminazione multipla. Sensibilizzare su questo tema e andare oltre gli stereotipi  sull’Islam sono gli obiettivi della campagna Look beyond prejudice; testimonial e creatrice delle illustrazioni la fumettista Takoua Ben Mohamed, protagonista della giornata fiorentina organizzata dall’Istituto Sangalli per l’avvio del suo corso di formazione   “Formare per conoscere, conoscere per convivere. Religioni e cittadinanza” che prende il via ufficialmente a Firenze il prossimo 28 maggio. Il progetto formativo promosso per il secondo anno consecutivo dall’Istituto Sangalli per la storia e le culture religiose è destinato alle guide religiose di comunità islamiche (gli imam) e alle donne chiamate a insegnare e predicare (le murshidat). Obiettivo: rafforzare valori, conoscenze e consapevolezze essenziali e indispensabili all’esercizio di una cittadinanza democratica nel nostro Paese.

Un impegno importante quello di Takoua, nata in Tunisia e trasferita a Roma per raggiungere il padre, esiliato politico. Al video, che si concentra sulla quotidianità di una ragazza musulmana costretta a subire sguardi e parole giudicanti per la decisione di indossare il suo velo rosa, si aggiunge l’uscita in questi giorni del libro “Il mio migliore amico è fascista” (ed. Rizzoli).

“Il personaggio del video è sorridente, ama i colori, ha un carattere forte, non è sottomessa e, come me, non aspetta qualcuno che la salvi ma vive la sua quotidianità andando contro gli stereotipi della donna musulmana – spiega alla vigilia dell’evento la fumettista Takoua Ben Mohamed. Sono italiana dove ho studiato; vivo e lavoro qui da sempre. La discriminazione l’ho vissuta a scuola; è da lì che dovremo partire per educare le nuove generazioni ad una società senza distinzioni di classi sociali e religiose. Inoltre, è fondamentale puntare sulla rappresentanza delle seconde generazioni in ogni settore della società.” Il video-cartoon e la web serie sono visibili sul canale YouTube “Meet Project”: https://vsit.click/bf2aq

Programma della mattinata:

 Alle 11 la giornalista Giuseppina Paterniti, direttrice Offerta Informativa RAI, intervista Takoua Ben Mohamed, fumettista e graphic-journalist pluripremiata a livello europeo. Titolo dell’incontro: “Il diritto all’inclusione; le religioni, il dialogo, le donne.”

A seguire Massimo Carlo Giannini, direttore scientifico dell’Istituto Sangalli, che modererà “L’Islam italiano, le altre confessioni religiose e la società: un cammino dalla diffidenza all’inclusione”; i relatori sono Yassine Baradai, segretario nazionale Unione delle Comunità islamiche d’Italia (UCoII), Paolo Naso del Consiglio per le relazioni con l’Islam (Ministero dell’Interno), Rav Gadi Piperno, Rabbino-capo di Firenze, Milena Santerini, Coordinatrice nazionale della lotta all’antisemitismo, e la teologa Adriana Valerio.

“Solo conoscenza e la formazione possono contribuire al miglioramento della realtà sociale e della convivenza civile, specialmente nella fase di emergenza sanitaria che stiamo faticosamente superando e riguardo alla quale occorre fare molta attenzione.  L’integrazione delle comunità religiose è oggi una priorità soprattutto quando la convivenza deve fare i conti con problematiche delicate e dirette espressioni della vita reale. In questo senso il nostro corso – spiega Massimo Giannini, direttore scientifico dell’Istituto Sangalli di Firenze e responsabile del progetto formativo – rappresenta un’esperienza straordinariamente innovativa sulla scena italiana e internazionale, che speriamo faccia da pilota per ulteriori iniziative in sinergia fra soggetti ed enti privati e pubblici nel segno dell’allargamento dei diritti e delle libertà, nonché del rispetto delle diversità culturali e religiose”.

“Il Covid ha complicato molte questioni aperte. Le comunità religiose islamiche in assenza di una Intesa con lo Stato Italiano hanno vissuto difficoltà pesanti sulle sepolture. A tal proposito ricordiamo che, su 2 milioni di credenti in Italia, si contano 76 cimiteri su 7904 comuni per far fronte alle esigenze; nonostante l’esistenza di ordinanze comunali che impediscono di seppellire defunti non residenti nei cimiteri comunali, nell’anno della pandemia istituzioni statali e comunali si sono prodigate per trovare soluzioni adeguate”, spiega Yassine Lafram, presidente Unione delle comunità islamiche d’Italia (dell’UcoII). “Nonostante il Covid, nel 2020 segnaliamo inoltre il rinnovo del Protocollo d’Intesa tra UCoII e Dap (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria), esteso a tutte le carceri d’Italia per l’accesso dei ministri di culto islamici (imam e murshidat)”, prosegue Lafram. “Si tratta di traguardi importanti che passano dal pieno riconoscimento del diritto di cittadinanza dei musulmani e da una matura consapevolezza e conoscenza delle istituzioni degli stessi cittadini. Percorsi che possono consolidarsi grazie a progetti formativi come questo ‘Formare per conoscere’, che abbiamo contribuito a realizzare”.

I corsisti parteciperanno per sei venerdì e sabato consecutivi (dal 28 maggio al 3 luglio 2021), a lezioni su temi giuridici, sociali, storici, culturali, religiosi, artistici e di comunicazione pubblica. I due corsi, per un totale di 80 ore complessive, si svolgeranno in diverse location e prevedranno la frequenza di moduli di didattica frontale e moduli laboratoriali, oltre che il confronto diretto tra i partecipanti sulle tematiche trattate.

Le lezioni saranno tenute da un corpo di docenti altamente qualificato: la giornalista Giuseppina Paterniti (Comunicare l’Europa ai ‘nuovi’ europei), il politologo Salvatore Vassallo (La politica e i ‘nuovi italiani’), le storiche Anna Foa  (Ebraismo) e Emma Fattorini (Fare gli italiani), Massimo Carlo Giannini (Cristianesimo), il sociologo Franco Garelli (Sociologia e religioni), la teologa Francesca Bocca-Aldaqre (Psicologia e religioni), lo storico dell’arte Antonio Natali (Riflessioni sull’arte italiana).

Oltre alle guide spirituali anche dieci insegnanti delle scuole toscane parteciperanno a lezioni valide per l’aggiornamento continuo professionale su temi come religione, cittadinanza, sociologia e arte italiana. I docenti sono: la teologa Francesca Bocca-Aldaqre (Psicologia e religioni), lo storico Alberto Cavaglion (Ebraismo), la storica Emma Fattorini (Cristianesimo), il sociologo Franco Garelli (Sociologia e religioni), lo storico dell’arte Antonio Natali (Riflessioni sull’arte italiana), l’islamista Renata Pepicelli (Islam).

L’evento sarà trasmesso in diretta streaming.

L’avvio ufficiale del corso è in programma venerdì 28 maggio 2021, dalle ore 9.00, presso la Sala del Gonfalone, Palazzo del Pegaso, sede del Consiglio regionale della Toscana, a Firenze. I saluti inaugurali sono affidati ad Antonio Mazzeo, presidente del Consiglio Regionale della Toscana; Alessandro Martini, assessore ai rapporti con le confessioni religiose del Comune di Firenze; Alessandra Guidi, prefetto di Firenze;  Gabriele Gori, direttore della Fondazione Cr Firenze; Yassine Lafram, presidente Unione delle Comunità islamiche d’Italia (UCoII), e Maurizio Sangalli, presidente dell’Istituto Sangalli. Alle 10 interverrà l’onorevole Stefano Ceccanti  con una lectio magistralis sul tema “A 75 anni dall’elezione dell’Assemblea Costituente: una costituzione capace di integrare”.

L'articolo 🎧 L’Islam e noi: una convivenza possibile? da www.controradio.it.

The State of the Union: Von der Leyen, “I care” don Milani sia il motto dell’Ue

The State of the Union: Von der Leyen, “I care” don Milani sia il motto dell’Ue

The State of the Union 2021: “La storia d’Europa è una storia di Rinascimenti”. A dichiararlo, scegliendo l’italiano per sottolineare la frase e il senso dell’intero intervento  è stata la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen intervenuta a Firenze in apertura dei lavori del vertice annuale State of The Union, quest’anno alla sua decima edizione. “Non potrebbe esserci posto migliore di Firenze per celebrare la Festa dell’Europa quest’anno”, ha affermato facendo pilo punto sullo stato europeo della campagna vaccinale contro il Covid ed annunciando la sottoscrizione di un nuovo contratto con Pfizer-Biontech che consegnera’ 8 miliardi di dosi fra la fine dell’anno e il 2023.

“L’Europa e’ l’unica regione a esportare vaccini su larga scala ed e’ anche pronta a discutere ogni proposta per affrontare la crisi in modo pragmatico. E’ il motivo per cui siamo pronti a discutere le modalita’ della proposta americana per la revoca della proprieta’ intellettuale sui vaccini” Lo ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, intervenendo a ‘The State of the Union’ ricordando come l’Unione europea “esporta vaccini in piu’ di 90 Paesi”.

 “È chiaro che la nostra campagna di vaccinazione e’ un successo, perche’ quello che conta e’ una stabile, crescente e giornaliera consegna di vaccini alle persone e al mondo. “Lasciatemi fare qualche esempio- aggiunge – finora 200 milioni di dosi sono state distribuite in Ue”. Pertanto, segnala, “nessuno ha vaccinato piu’ dell’Europa: ne’ la Russia ne’ la Cina si avvicinano. In questo momento stiamo vaccinando 30 europei ogni secondo”.

Motivo per cui “sono fiduciosa che saremo in grado di raggiungere l’obiettivo del 70% delle persone vaccinate a luglio”. All’inizio, sottolinea ancora, “Paesi come il Regno Unito e gli Stati Uniti sono stati piu’ rapidi, ma l’Ue raggiunge questo risultato rimanendo aperta al mondo. Mentre gli altri hanno trattenuto per se’ la produzione di vaccini, l’Europa e’ la principale esportatrice di vaccini nel mondo”.

“A pochi chilometri da Firenze c’è un paesino, Barbiana, dove don Lorenzo Milani sul muro della scuola scrisse in inglese ‘I care’. Lui disse agli studenti che quelle erano le due parole più importanti da imparare. ‘I care’ significa assumere responsabilità. Gli europei hanno dimostrato con le loro azioni cosa significa. Questo deve essere il motto dell’Europa. ‘We care'”. Sottolinea la presidente della Commissione europea, concludendo il discorso sullo stato dell’Unione.

L'articolo The State of the Union: Von der Leyen, “I care” don Milani sia il motto dell’Ue proviene da www.controradio.it.