Mufloni dell’Isola del Giglio. Che ne sarà di loro?

Mufloni dell’Isola del Giglio. Che ne sarà di loro?

I Mufloni dell’Isola del Giglio sono diventati uno dei problemi da risolvere del progetto ‘Let’s Go Giglio’, un progetto Life, finanziato con fondi europei e capitanato dall’ente Parco dell’arcipelago Toscano insieme ad alcuni partner: il Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze e NEMO, Nature and Environment Management Operators. Obiettivo principale del progetto è infatti quello della salvaguardia delle specie autoctone dell’Isola.

Tra le azioni previste per il raggiungimento di tale obiettivo c’è anche l’eradicazione di alcune specie animali aliene ed invasive, ed i Mufloni dell’Isola del Giglio (Ovis aries), rientrano tra queste specie.

Per onor di cronaca bisogna però dire che i mufloni non sono l’unica specie ad essere eradicata, sempre secondo il progetto ‘Let’s Go Giglio’, anche i conigli selvatici (Oryctolagus cunicolo) e le Trachemys scripta, una specie di tartaruga originaria del Nord America, considerata una delle più pericolose specie esotiche invasive presenti in Europa, rientrano nella lista delle specie aliene da eradicare dall’Isola.

“Il progetto è un progetto Life finanziato dall’Unione Europea, – dice ai nostri microfoni Giampiero Sammuri, presidente Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano – il programma Life è quello dell’Unione Europea che si preoccupa della conservazione della biodiversità appunto in Europa e all’interno dei programmi Life uno degli assi e quello del controllo della gestione delle specie aliene soprattutto nelle isole europee, ed è per questo che è stato presentato dal Parco questo progetto che prevede appunto intervenire sulle specie aliene all’Isola del Giglio e tra le quali appunto compare il muflone. Il progetto è finanziato perché appunto è una delle priorità dell’Unione Europea anche nella strategia per la biodiversità del 2030 quella di intervenire sulle specie aliene sulla struttura delle isole”.

Ascoltiamo l’intervista a Giampiero Sammuri, presidente Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano realizzata da Rossana Mamberto:

Ma al progetto vengono mosse alcune critiche da alcuni abitanti dell’Isola del Giglio in particolare da Cesare Scarfò, un viticoltore che abbiamo intervistato, secondo cui sono già state abbattuti circa 90 esemplari di mufloni e dai quali vengono chieste delle misure alternative all’abbattimento.

“Negli ultimi mesi – racconta Cesare Scarfò – sono stati abbattuti moltissimi mufloni e oggi sull’isola sono rimasti solo tra i 25 ed i 40 capi”. Da qui il lancio della petizione, che conta ad oggi quasi 2500 firme, in cui vengono proposte soluzioni alternative come la creazione di una riserva in terreno demaniale o il trasporto dei capi rimasti in altre zone fuori dall’isola, evitandone l’uccisione”.

“Il muflone è un animale bellissimo – prosegue Cesare Scarfò – che non ha mai fatto male a nessuno. Questi animali hanno dato da mangiare ai nostri antenati per millenni e vedendo quello che stanno facendo mi sono sentito in dovere di fare qulacosa”.

Ascoltiamo l’intervista a Cesare Scarfò realizzata da Rossana Mamberto:

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8 marzo 2021: la pandemia non ferma le voci delle donne. Speciale Controradio

8 marzo 2021: la pandemia non ferma le voci delle donne. Speciale Controradio

8 marzo 2021 – Due ore in diretta su Controradio con videocollegamenti su EDO. Interviste, confronti, dialoghi e testimonianze dalle 8 alle 10 di lunedì mattina a cura della redazione.

Dall’appello di Non una Di Meno per lo sciopero globale ed essenziale alla mobilitazione Stop Tampon Tax, il volto della migrazione sulla rotta balcanica come fuoriuscita dalla violenza e l’uso della tecnologia per come strumento di  ricostruzione, fino agli effetti della pandemia sul gap economico di genere e le storie di leadership al femminile.
con l’attrice Daniela Morozzi, l’avvocata Marina Capponi, l’imprenditrice Gilda D’Incerti  e molte altre ospiti
dalle 8 alle 10 di lunedì 8 marzo  su Controradio
Dal 6 al 13 marzo tutti gli assorbenti igienici femminili saranno venduti nei punti vendita di Unicoop Firenze ad un’Iva ridotta dal 22 al 4 percento. E’ un’iniziativa sostenuta anche dalle donne della Giunta regionale  che aderiscono alla petizione IL CICLO NON E’ UN LUSSO,  promossa dall’associazione Onde Rosa, che chiede l’abbattimento dell’Iva sugli assorbenti, in quanto bene di prima necessità.  In questa direzione va anche l’iniziativa lanciata dal Comune di Pontassieve, dove a partire  dal 1 marzo, alla farmacia Comunale, tutti gli assorbendi sono venduti senza IVA. Sentiremo le interviste realizzate da Rossana Mamberto.
La puntata delle 9.05 di PQE GROUP. L’era dell’inclusione condotta da Chiara Brilli, sarà dedicata al tema dell’imprenditoria e della leadership al femminile con Gilda D’Incerti, Amministratrice Delegata di PQE Group e Giuliana Gavioli, Senior Vice President della divisione B. Braun Avitum e membro del B. Braun Avitum executive commitee.
Alle 9.35 BREAD AND ROSES. DIALOGO Daniela Morozzi e Marina Capponi
Storie di donne, vittima di discriminazione o molestie sul lavoro, andate a lieto fine: a poco più di tre mesi dall’uscita  del libro “Bread & roses” (Porto Seguro Editore), scritto e curato dall’attrice Daniela Morozzi e dall’avvocata Marina Capponi torniamo a parlarne  su Controradio, in occasione dell’8 marzo per confrontarci con le autrici sulle testimonianze al centro del libro e del percorso radiofonico anticipatore fatto sulle nostre frequenze e ma anche della loro quotidianità di donne, lavoratrici, madri e divulgatrici di diritti e voci al femminile.
Alle 9.50  La storia di Fatima e di suo figlio Parsaa cura di Elena Ledda e Monica Pelliccia realizzata grazie a un grant di IJ4EU.
Fatima Pourgharib, 49 anni, vive con suo figlio Parsa di 10 anni nel centro di accoglienza temporanea di Usivak, che si trova nella periferia di Sarajevo. Originaria di Teheran ha lasciato l’Iran per scappare dalla violenza che suo marito esercitava su di lei e suo figlio: quando Parsa aveva appena 5 mesi il padre lo ha scaraventato per terra rendendolo invalido. Per scappare dalla violenza domestica Fatima ha intrapreso con Parsa un viaggio che non vuole neppure ricordare “sennò non riuscirò dormire questa notte” che l’ha portata prima in Turchia e poi in Serbia e adesso in un container nell’inverno bosniaco, dove le temperature possono raggiungere meno 10 gradi.
Verrà affrontato con Chain Italia anche il tema della  tecnologia al servizio dei percorsi di fuoriuscita dalla violenza domestica. Gli strumenti per riconoscere questo problema sistemico e culturale ma soprattutto incoraggiare la possibilità di scelta e di azione delle donne che subiscono violenza e l’apporto delle reti di vicinato e amicizia.
Non mancheranno poi le segnalazioni dei molti eventi digitali e in presenza promossi da associazioni, realtà civiche e istituzioni sul territorio toscano.

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Offese sessiste a Meloni: dichiarazione delle giornaliste di Controradio a difesa del loro lavoro e dell’emittente

Offese sessiste a Meloni: dichiarazione delle giornaliste di Controradio a difesa del loro lavoro e dell’emittente

“Le denigrazioni ci colpiscono tutte. Lesa la nostra professionalità e il nostro impegno quotidiano per una corretta e rispettosa narrazione di genere”, dichiarano le giornaliste di Controradio in una nota sottoscritta e diffusa.

“Ci siamo sentite colpite nella nostra dignità umana e professionale. Ognuna di noi cerca di praticare nell’informazione quotidiana, dalla cronaca all’approfondimento, dalle interviste alle trasmissioni speciali, fino alla formazione della categoria e del pubblico, un corretto uso del linguaggio come strumento primario per cambiare stereotipi e percezioni distorte, offensive e violente nei confronti delle donne ,in ogni ambito e in ogni sede”, dichiarano le giornaliste che lavorano a Controradio, l’emittente toscana dove il prof. Giovanni Gozzini, ospite di una trasmissione,  ha pronunciato offese sessiste e denigratorie nei confronti dell’onorevole Giorgia Meloni.

“Prendiamo le distanze da questo linguaggio discriminatorio e sessista che non ci rappresenta in alcun modo e che combattiamo ogni giorno. E’ dunque doppia l’amarezza e la rabbia per quanto avvenuto ai ‘nostri’ microfoni. Lo avvertiamo come un abuso degli spazi di libertà e come uno svilimento dell’impegno quotidiano della radio e della sua redazione. Riteniamo di avere subito una mancanza di rispetto anche nei confronti del lavoro di sensibilizzazione che insieme ai colleghi portiamo avanti ogni giorno.

Non c’è ironia sessista, scivolone, offesa verbale, attacco alla persona che tenga. Ma solo e sempre un uso delle parole che deve essere corretto, consapevole e rispettoso anche nella dialettica, anche nel confronto e nell’esposizione di opinioni personali.

Rivendichiamo inoltre l’importanza dell’uso degli strumenti professionali che garantiscono alla nostra categoria il rispetto e la parità di genere nell’informazione, come il Manifesto di Venezia e  l’articolo 5bis del testo unico deontologico.

Anni di percorsi di sensibilizzazione nelle scuole, di progetti europei contro la violenza verbale, psicologica e fisica,  di reportage,  testimonianze, interviste,  dirette che, dalle frequenze di Controradio, hanno sempre promosso la cultura della parità non possono essere calpestati da dichiarazioni sessiste e da una violenza delle parole che deve trovare argine certo e incondizionato a tutela di ogni donna e di ogni persona”.

Concludono ringraziando i numerosi colleghi e le colleghe che in queste ore hanno dimostrato solidarietà e riconoscimento per l’impegno di Controradio e della sua redazione per una corretta narrazione di genere.

Di seguito le giornaliste che hanno sottoscritto la dichiarazione:

Chiara Brilli

Sara Patrizia Maggi

Rossana Mamberto

Monica Pelliccia

Giustina Terenzi

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Manifattura Tabacchi rimanga “Pubblica ed a servizio della città” di Lucca

Manifattura Tabacchi rimanga “Pubblica ed a servizio della città” di Lucca

Lucca, è in corso un acceso dibattito sulla destinazione futura dell’area sud dell’ex Manifattura Tabacchi. L’immenso edifico, posto all’interno delle mura urbane, ha ospitato nel corso dei secoli varie istituzioni prima di diventare, dopo la fine del dominio napoleonico, fabbrica di sigari.

L’edificio della Manifattura Tabacchi, dopo 20 anni di abbandono è adesso  in fase di ristrutturazione e negli ultimi anni diverse sono state le ipotesi/proposte per la  sua destinazione finale.

In questi ultimi mesi alcuni comitati cittadini costituiti nel gruppo “Uniti per la Manifattura” e “Manifatturiamo” hanno lanciato un appello per mantenere lo storico edificio “pubblico ed al servizio della città”. Al vaglio dell’amministrazione comunale ci sarebbe infatti un progetto presentato dal colosso immobiliare COIMA SGR, società che ha istituito un fondo immobiliare creato ad hoc e già interamente sottoscritto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca direttamente coinvolta nella ristrutturazione del complesso.

Sentiamo quali sono le criticità e le preoccupazione avanzate in merito all’operazione nell’intervista realizzata da Rossana Mamberto con Gemma Urbani, del gruppo Uniti per la Manifattura Tabacchi:

 

La risposta del sindaco di Lucca Alessandro Tambellini non ha tardato ad arrivare. Nessuna svendita della proprietà è prevista e nessun progetto è ancora stato approvato.

“Alcuni intellettuali che si sono espressi sul tema sembrano ancorati a una forma di nostalgia per quei visitatori del Settecento che si aggiravano ammirati in un panorama solitario di rovine – ha affernato il sindaco ieri in un comunicato stampa. “L’amministrazione Tambellini sta facendo di tutto perché la Manifattura sud non diventi un monumento diroccato di archeologia industriale. La manifattura non può restare uno spazio deserto dove vagheggiare un passato che non esiste più. Questo opificio storico al culmine della sua attività ospitava quotidianamente fino a 1600 lavoratori, un impatto umano vitale per tutta la zona. L’amministrazione intende riportare funzioni, e quindi persone a riempire quegli spazi enormi determinanti per lo sviluppo di tutta l’area con ricadute positive per tutto il centro storico. L’intervento proposto ricostituirà un sistema che si autosostiene e che non consumerà risorse ma ne genererà, con principi di ecologia economica che tutti gli enti pubblici dovrebbero perseguire attentamente”.

Sentiamo l’intervista ad Alessandro Tambellini:

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