Misure nuove per il sempre più grande e il sempre più piccolo: ronna, quetta, ronto e quecto. La Terra ora pesa solo 6 ronnagrammi

Misure nuove per il sempre più grande e il sempre più piccolo: ronna, quetta, ronto e quecto. La Terra ora pesa solo 6 ronnagrammi

Con il progredire della scienza e della tecnica, il mondo ha bisogno di nuove unità di misura per stare al passo con i numeri in continua espansione sia verso l’alto che verso il basso.

Per questo, alla 27a Conferenza generale su pesi e misure sono stati introdotti quattro nuovi prefissi al ‘Sistema internazionale di unità’, o sistema metrico: ronna (27 zeri dopo la prima cifra) e quetta (30 zeri dopo la prima cifra), che ora sono al top del campo di misura, e ronto (27 zeri dopo la virgola) e quecto (30 zeri dopo la virgola), che ora sono definiscono le misure del sistema metrico.

“La maggior parte delle persone ha familiarità con l’uso dei prefissi come per esempio milli in milligrammo”, ha detto all’Associated Press Richard Brown, capo della metrologia presso il ‘U.K.’s National Physical Laboratory’, entità che ha proposto i quattro nuovi prefissi. “Ma queste nuove aggiunte sono prefissi usati per livelli più grandi e più piccoli mai misurati”.

Yotta (24 zeri) era il più grande prefisso nel sistema metrico prima delle nuove aggiunte, ma con l’arrivo dei nuovi prefissi, si può dire che la massa della Terra sia di circa 6 ronnagrammi invece di 6.000 yottagrammi, e per quanto riguarda il sole si può dire che pesa 2.000 quettagrammi anziché 2.000.000.000 di yottagrammi.

I nuovi prefissi arrivano in un momento in cui scienziati e industrie hanno a che fare con dati che richiedono misurazioni che vanno oltre l’intervallo attuale.

“Il cambiamento è stato in gran parte guidato dalle crescenti esigenze della scienza dei dati e dell’archiviazione digitale, che sta già utilizzando prefissi al vertice della gamma esistente, come yottabyte e zettabyte, per esprimere enormi quantità di informazioni digitali”, ha affermato il National Physical Laboratory in una dichiarazione.

Secondo le previsioni del gruppo di ricerca di mercato ‘International Data Corporation’, il mondo avrà generato circa 175 zettabyte (21 zeri) di dati entro il 2025.

I prefissi per i numeri piccoli, ronto e quecto, saranno invece utili alla scienza quantistica e alla fisica delle particelle,si può infatti ora dire che la massa di un elettrone sia di circa 1 rontogramma piuttosto che 0,001 yoctogrammi.

L’aggiunta dell’uso di questi prefissi rappresenta la prima espansione del sistema di misurazione dal 1991, secondo il National Physical Laboratory. “R” e “Q” rappresentano ronna e quetta mentre “r” e “q” rappresentano ronto e quecto.

“Era giunto il momento. Abbiamo bisogno di nuove parole man mano che le cose si espandono, – ha detto sempre Richard Brown – In pochi decenni, il mondo è diventato un posto molto diverso.”

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Terremoto: geologi, il sisma più forte nella zona dal 1930

Terremoto: geologi, il sisma più forte nella zona dal 1930

Il terremoto avvenuto in mare questa mattina a poco più di 30 chilometri da Fano e Pesaro è uno dei più forti avvenuti in quest’area dal Novecento. Ma è anche un evento che possiamo considerare normale per la nostra regione: la fascia costiera e marina è infatti una delle tre zone sismo-tettoniche delle Marche”.

Queste le parole del presidente dell’Ordine dei Geologi delle Marche Piero Farabollini, secondo cui l'”ipotesi che il sisma sia stato causato dalle trivellazioni in mare alla ricerca di gas e idrocarburi è da escludere”.

“Queste faglie – spiega Farabollini – possono produrre terremoti di magnitudo massima stimata di 6 a differenza delle faglie appenniniche dove si possono produrre sismi fino a magnitudo 7. Questi fatti ci dicono, quindi, che considerata la zona in cui si è prodotto, è stato un terremoto molto forte. Per fare alcuni confronti, era dal 1930 che non si produceva un sisma così forte al largo della costa settentrionale marchigiana: l’evento al largo di Senigallia, il 30 ottobre 1930, raggiunse magnitudo 5.8, la stessa del terremoto al largo di Rimini nel 1916″.

“Nelle ore successive – aggiunge il presidente dell’Ordine dei Geologi marchigiani – abbiamo assistito a diverse altre scosse, di intensità più contenuta, ed è probabile che ce ne saranno altre anche nel corso delle prossime settimane. Sono i cosiddetti ‘after shock’ che però non devono preoccupare perché, dalle osservazioni e dai dati storici in nostro possesso, non si tratta di eventi che possono portare a un’altra scossa forte“.

“L’ipotesi che il sisma sia stato causato dalle trivellazioni in mare alla ricerca di gas e idrocarburi è da escludere – ribadisce -. La trivellazione di per sé non comporta alcuno scuotimento sismico, sono semmai le attività di estrazione e stoccaggio che possono farlo. A ogni modo, i terremoti legati a queste attività sono di magnitudo più contenuta, generalmente mai oltre 4,5-5 e profondità massime di 3-4 chilometri”.

“Lo scuotimento, in questa zona sismotettonica, porta a un accorciamento delle due falde – prosegue Farabollini – che si trovano sul sistema di faglia, mentre nell’area appenninica si produce l’effetto opposto: essendo faglie di tipo distensivo, la scossa porta un allontanamento delle due parti. L’effetto ė comunque lo stesso, come i cittadini della nostra regione hanno, purtroppo, potuto sperimentare stamattina”.

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Bosone Higgs: a Pisa conferenza con 180 scienziati

Bosone Higgs: a Pisa conferenza con 180 scienziati

Pisa, da lunedì 7 a venerdì 11 novembre si terrà la Conferenza internazionale Higgs 2022, una serie di appuntamenti dedicati alla fisica del bosone di Higgs. L’incontro, che si svolge ogni anno in sedi diverse, riunisce circa 180 scienziati da tutto il mondo.

L’appuntamento è organizzato dalle Università e Sezioni Infn di Pisa e Firenze, dalla Scuola Normale Superiore e dall’Istituto Galileo Galilei di Firenze. Al centro della conferenza, come sottolineato da una nota, i più recenti risultati delle misure del bosone di Higgs, gli sviluppi teorici e i nuovi rivelatori e tecnologie per scoprire se esista nuova fisica.

Questa edizione della Conferenza internazionale Higgs 2022 prevede anche due eventi aperti al pubblico: il primo è un concerto del coro Vincenzo Galilei, diretto dal maestro Gabriele Micheli, che si terrà agli Arsenali Repubblicani di Pisa l’8 novembre alle 21.30, con musiche di Claudio Monteverdi. Il secondo è una tavola rotonda aperta alla cittadinanza sul significato del bosone di Higgs a 10 anni dalla sua scoperta e sul suo impatto futuro su tecnologie innovative per vedere l’invisibile che potrebbero portare a nuove rivoluzioni nella comprensione dell’Universo. L’incontro è in programma il 9 novembre alle 18.45 nell’aula magna del Polo Carmignani dell’Università di Pisa.

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“Notte internazionale dell’osservazione della Luna”

“Notte internazionale dell’osservazione della Luna”

Il primo ottobre con eventi in tutto mondo, e decine anche in Italia la Nasa celebra la “Notte internazionale dell’osservazione della Luna”, l’iniziativa internazionale nata per iniziativa dell’agenzia spaziale americana per promuovere l’osservazione al telescopio del nostro satellite naturale.

Sono oltre 1.600 gli eventi in programma per la “Notte internazionale dell’osservazione della Luna” nel mondo e decine gli appuntamenti in tutta Italia, organizzati da Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e Unione Astrofili Italiani (Uai).

La “Notte internazionale dell’osservazione della Luna”, si verifica ogni anno a settembre o ottobre, quando la Luna è intorno al primo quarto, un’ottima fase per l’osservazione serale. Una Luna del primo quarto offre eccellenti opportunità di osservazione lungo la linea tra notte e giorno, dove le ombre migliorano il paesaggio dominato dai crateri della Luna.

L’International Observe the Moon Night (InOMN) è stata lanciata dalla Nasa nel 2010 e da allora le iniziative sono diventate ogni anno più numerose, In Italia sono decine le serate di osservazione dedicate alla Luna, da Trieste, Bergamo e Ravenna fino Roma, Benevento e Siracusa.

Quest’anno inoltre c’è anche l’attesa per il debutto del programma Artemis, il cui obiettivo è riportare astronauti sulla Luna. Ricordiamo che la prima missione Artemis 1, senza equipaggio, è stata rimandata a causa dall’uragano Ian e che il prossimo tentativo di lancio non potrà avvenire prima della seconda metà del mese.

Si potrà ammirare la Luna a occhio nudo, con un binocolo o con un piccolo telescopio, ma se la pioggia dovesse arrivare a guastare lo spettacolo, l’osservazione è comunque possibile online, con la diretta organizzata dal Virtual Telescope.

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I batteri sono microscopici… non tutti! “Thiomargarita magnifica”, è un batterio di 1cm

I batteri sono microscopici… non tutti! “Thiomargarita magnifica”, è un batterio di 1cm

Come quasi tutti sanno, i batteri in genere vivono la loro esistenza nel regno microscopico, ma c’è un’eccezione a questa regola, gli scienziati hanno infatti trovato un batterio ‘gigantesco’, delle dimensioni e della forma di una ciglia umana.

Secondo Jean-Marie Volland del Lawrence Berkeley National Laboratory e del Laboratory for Research in Complex Systems, i batteri scoperti sono “di gran lunga i più grandi batteri conosciuti fino ad oggi. Questi batteri sono circa 5.000 volte più grandi della maggior parte dei batteri”.

La ricercatrice cerca quindi di visualizzare quanto questi batteri siano più grandi rispetto agli altri: “è l’equivalente per noi umani incontrare un altro umano che sarebbe alto come l’Everest”, dice la Volland.

Il batterio colosso misura circa 1 centimetro e vive, secondo un rapporto pubblicato sulla rivista ‘Science’, attaccandosi in qualche modo alle foglie che si trovano sui fondali delle paludi di mangrovie caraibiche.

Lo scienziato che inizialmente raccolse questi sottili filamenti bianchi, non aveva idea di aver scoperto un nuovo tipo di batteri visibili ad occhio nudo, ma un esame di laboratorio ha poi mostrato che i filamenti non avevano caratteristiche chiave delle cellule vegetali o animali, e un’analisi genetica ha infine rivelato la loro vera natura batterica. Questi batteri sono imparentati con altri batteri che vivono grazie allo zolfo e che diventano a loro volta grandi, ma non così grandi.

A questi organismi è stato dato il nome di “Thiomargarita magnifica”, ma non sono ancora stati coltivati ​​in laboratorio, e quindi molto del loro stile di vita, rimane misterioso, compreso il vantaggio che avrebbero nel loro ambiente sottomarino a svilupparsi in dimensioni così grandi.

Oltre a sfidare le vecchie idee sulla dimensione massima possibile, ciascuno di questi batteri organizza le proprie viscere in un modo insolitamente avanzato. Invece di permettere al materiale genetico di fluttuare liberamente, come fanno gli altri batteri, questi esseri lo avvolgono e lo contengono all’interno di un involucro. Questo processo è simile a ciò che viene fatto in tipi più complessi di cellule, come quelle che compongono le piante e gli animali.

Volland avverte però he ciò non significa che questi esseri siano una sorta di “anello mancante” tra forme di vita semplici e forme più complesse, spiegando che è solo un “esempio affascinante di un batterio che ha sviluppato un livello di complessità più elevato”.

Tuttavia, trovare questa configurazione all’interno dei batteri, insieme alle loro incredibili dimensioni, rende questa “una scoperta davvero magnifica”, secondo Thijs Ettema, un microbiologo della Wageningen University & Research che non faceva parte di questo gruppo di ricerca.

“I ricercatori hanno identificato un vero e proprio ‘mostro microbico’”, ha detto Ettema in una e-mail. “Il loro lavoro sottolinea che il mondo microbico continua a stupirci!”

Questi batteri non possono nemmeno essere giustamente chiamati microbi, perché i microbi sono per definizione microscopici, sottolinea Petra Anne Levin della Washington University di St Louis, che ha scritto un commento che accompagna il nuovo rapporto.

Inoltre, mentre la maggior parte dei batteri si riproduce dividendosi in due cellule identiche, queste lunghe creature simili a filamenti sembrano riprodursi facendo germogliare un piccolo pezzo sulla punta che può poi fluttuare via e continuare a creare un essere completamente nuovo.

E anche se questi organismi sono così grandi che centinaia di migliaia di batteri più piccoli potrebbero adattarsi alle loro superfici esterne, i ricercatori hanno scoperto che queste superfici sembrano incontaminate, suggerendo che questi esseri potrebbero secernere una sorta di antibiotico per allontanare i parenti più piccoli.

La scoperta di questo batterio “ha davvero aperto i nostri occhi sulla diversità microbica inesplorata che esiste”, afferma Shailesh Date dell’Università della California, San Francisco, e del Laboratory for Research in Complex Systems. “Davvero stiamo solo grattando la superficie e chissà quali cose interessanti dobbiamo ancora scoprire”.

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