Università: Normale di Pisa ottava nel mondo per studi classici

Università: Normale di Pisa ottava nel mondo per studi classici

Secondo quanto stabilito da Qs World University Ranking 2020 grazie a interviste reputazionali

Nell’ambito del settore “Art & Humanities” la Scuola si è classificata ottava a livello mondiale e seconda in Italia nell’area “Classics & Ancient History” mentre lo scorso anno risultava 22/a a livello mondiale e terza in Italia. La metodologia adottata per il ranking di questa specifica materia prende in considerazione il solo parametro delle interviste reputazionali rivolte al mondo accademico e delle imprese (Academic reputation 90% e Employer reputation 10%).

In generale, spiega la Scuola Normale, l’Italia si conferma la meta migliore per gli studi classici. Oltre alla Sapienza di Roma (prima in Italia e seconda nel mondo) e alla Normale, figurano nel ranking le università di Bologna (19/a) e l’università di Pisa (28/a).

La classifica generale di Qs assembla quattro parametri di valutazione: la reputazione accademica, la produzione scientifica, le citazioni delle pubblicazioni e la qualità dei laureati.

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Università: Normale di Pisa ottava nel mondo per studi classici

Università: Normale di Pisa ottava nel mondo per studi classici

La Scuola Normale di Pisa è l’ottava università del mondo per studi classici secondo quanto stabilito da Qs World University Ranking 2020 grazie a interviste reputazionali. Nell’ambito del settore ‘Art & Humanities’, infatti, la Scuola si è classificata ottava a livello mondiale e seconda in Italia nell’area ‘Classics & Ancient History’ (lo scorso anno risultava 22/a a livello mondiale e terza in Italia).

La metodologia adottata per il ranking di questa specifica materia prende in considerazione il solo parametro delle interviste reputazionali rivolte al mondo accademico e delle imprese (Academic reputation 90% e Employer reputation 10%).

In generale, spiega la Scuola Normale, l’Italia si conferma la meta migliore per gli studi classici: oltre alla Sapienza di Roma (prima in Italia e seconda nel mondo) e alla Normale, figurano nel ranking le università di Bologna (19/a) e l’università di Pisa (28/a).

La classifica generale di Qs assembla quattro parametri di valutazione, e cioè la reputazione accademica, la produzione scientifica, le citazioni delle pubblicazioni e la qualità dei laureati.

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Paleografa decifra scritta su Torre di Pisa: “La fece Bonanno”

Paleografa decifra scritta su Torre di Pisa: “La fece Bonanno”

Un’incisione non decifrata su una matrice in pietra per la fusione di una lastra di bronzo, ritrovata per caso nel 1838 e finora mai rivelata nel contenuto, nasconderebbe la ‘firma’ di colui che sarebbe l’autore della Torre Pendente di Pisa, ossia lo scultore e bronzista medievale Bonanno Pisano. Lo rivela uno studio di Giulia Ammannati, ricercatrice di paleografia alla Scuola Normale di Pisa, che pubblica uno studio nel libro ‘Menia Mira Vides.

Il Duomo di Pisa: le epigrafi, il programma, la facciata’ (ed. Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali). Secondo quanto riporta il quotidiano La Nazione, Giulia Ammannati ricostruisce il testo di quell’epigrafe, che fu redatto dall’autore in forma poetica in latino: “Mìrificùm qui cèrtus opùs condéns statui ùnum, Pìsanùs civìs Bonànnus nòmine dìcor, (‘Io che sicuro ho innalzato, fondandola, un’opera mirabile sopra ogni altra, sono il cittadino pisano chiamato Bonanno’).

Bonanno Pisano, in base alla ricostruzione di questa iscrizione adesso ‘decrittata’, sarebbe dunque il progettista della Torre in base al nuovo indizio, anche se l’attribuzione dovrà corroborarsi di ulteriori ricerche storiche, visto che di Bonanno non è definito il periodo di vita, mentre l’inizio dei lavori della torre risale al XII secolo.  La ricerca della studiosa pisana, tuttavia, conferma la tesi di Giorgio Vasari che ne ‘Le vite’ attribuiva proprio a Bonanno la fondazione del campanile divenuto il più famoso al mondo.

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Scoperte nuvole giganti gas carbonio, è inquinamento Universo

Scoperte nuvole giganti gas carbonio, è inquinamento Universo

Un team internazionale di ricercatori, tra cui il gruppo di cosmologia della Scuola Normale di Pisa guidato da Andrea Ferrara, ha scoperto gigantesche nuvole di carbonio gassoso estese per un raggio di oltre 30.000 anni luce attorno a galassie primordiali distanti circa 13 miliardi di anni luce dalla Terra. Lo rende noto l’istituzione accademica pisana. Poiché nessuno studio teorico aveva previsto l’esistenza di questi enormi ‘bozzoli’ di carbonio attorno alle prime galassie, la scoperta potrebbe richiedere una sostanziale revisione della nostra comprensione dell’evoluzione cosmica”.

Il gruppo ha usato dati raccolti da Alma (Atacama Large Millimeter Array), il più potente radiotelescopio al mondo, costituito da 66 antenne collocate sulle Ande del Cile. “I dati – spiega la Normale – mostrano per la prima volta che gli atomi di carbonio prodotti nelle stelle primordiali sono stati trasportati a grandi distanze da potentissimi venti galattici, ‘inquinando’ lo spazio tra le galassie.

“La quantità e l’estensione del gas ricco di carbonio espulso da queste galassie – sottolinea Andrea Ferrara, docente di Cosmologia – supera di gran lunga le nostre aspettative e i modelli teorici non sono al momento in grado di spiegare questa evidenza. È necessario incorporare nuovi processi fisici nelle simulazioni cosmologiche che stiamo conducendo per interpretare questa sorprendente scoperta”.

“Abbiamo esaminato a fondo l’archivio di Alma – aggiunge l’astronomo Seiji Fuijmoto dell’università di Copenaghen e phd a Tokyo nonché primo autore del’articolo pubblicato dalla rivista internazionale Astrophysical Journal – e raccolto tutti i dati che contengono segnali radio dagli ioni di carbonio nelle galassie più remote che conosciamo. Questa tecnica ci ha permesso quindi di ottenere un risultato unico ed eccezionale per le sue implicazioni”.

Elementi pesanti come il carbonio e l’ossigeno non sono stati prodotti dal Big Bang, ma si formarono più tardi dalla fusione nucleare nelle stelle ma non è ancora chiaro come questi elementi si diffondano poi nell’Universo. Per Rob Ivison, direttore scientifico di European Southern Observatory (Eso), “le esplosioni di supernova espellono gli elementi pesanti formatisi prima: getti energetici e radiazioni provenienti da buchi neri supermassicci nei centri delle galassie potrebbero aiutare a trasportare il carbonio fuori dalle galassie e in tutto l’Universo”.

Incrociando dati Alma con quelli del telescopio Hubble, conclude Masami Ouchi dell’Osservatorio astronomico nazionale del Giappone, “abbiamo capito che le nubi di carbonio osservate sono quasi cinque volte più estese delle galassie da cui sono state espulse”.

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