“Da settembre mai più scuole chiuse”

“Da settembre mai più scuole chiuse”

L’appello alla Regione del comitato  Ri(n)corriamo la scuola. “Nell’anno scolastico 2021/2022 le scuole rimangano sempre aperte indipendentemente dal colore assegnato a ciascuna regione, se questo sarà il criterio adottato per le chiusure, in quanto la scuola non è un’attività produttiva”

“chiediamo un’apertura INCONDIZIONATA delle scuole superiori in presenza al 100% per tutti gli istituti scolastici e per tutte le classi da settembre con la riavvio del nuovo anno scolastico;  che nell’anno scolastico 2021/2022 le scuole rimangano sempre aperte indipendentemente dal colore assegnato a ciascuna regione, se questo sarà il criterio adottato per le chiusure, in quanto la scuola non è un’attività produttiva – commerciale o ricettiva da chiudere o riaprire a seconda delle situazioni contingente, ma la scuola si occupa delle persone in crescita e se ne deve occupare sempre non ad intermittenza e non in via residuale. La scuola non può essere a distanza o on demand ma la scuola è scuola soltanto in presenza”

lo scrive il comitato Ri(n)corriamo la scuola in una lettera inviata, tra gli altri, a Alessandra Guidi Prefetto di Firenze, l presidente Giani, al sindaco Nardella, agli assessori all’instruzione Nardini (Regione) e Funaro (comune), al Dott. Roberto Curtolo Direttore ufficio provinciale scolastico, ma anche agli assessori ai trasporti del comune (giorgetti) e della Regione (Bacelli).

Nella lettera si chiede un incontro alle “istituzioni in indirizzo per partecipare insieme all’individuazione di soluzioni concrete e idonee a garantire la ripresa della scuola in presenza al 100% per ogni istituto scolastico e per ogni classe alla ripresa delle attività didattiche in presenza a settembre”

Per il Comitato  bisogna scongiurare assolutamente quanto accaduto lo scorso anno scolastico, quando, a seguito dell’ultimo DL, che avrebbe dovuto ripristinare almeno sulla carta la scuola in presenza per tutti al 100%,le autorità regionali toscane assieme al prefetto, hanno invece imposto una ulteriore misura restrittiva del 70% di rientro in presenza come massimale. In pratica per 3 gradi su 5 di scuola, la percentuale in presenza era rimasta invariata al 50% come era precedentemente.

Il comitato e moltissimi genitori in maniera indipendente, hanno fatto richiesta alla prefettura di accesso agli atti dei verbali con cui si decretava questa ulteriore restrizione, ed sono emerse ragioni altre rispetto alle reali capacità organizzative scolastiche, imputabili a decisioni politiche ed amministrative.
“Si chiede perché a fronte di uno sforzo concreto ed effettivo di riorganizzazione dei trasporti urbani ed extraurbani, le scuole a far data dal 26 aprile u.s. non siano state aperte al 100% in presenza per tutte le classi di studio, ma si sia preferito rivolgere un’attenzione prioritaria soltanto ad alcune classi iniziali o finali dei cicli lasciando sostanzialmente invariata, fatta eccezione per alcuni istituti, la percentuale di presenza della maggior parte delle classi (50% di presenza) disattendendo la ratio della norma nazionale (DL n. 52 22.04.2021) e condannando i ragazzi ad una reclusione forzata ormai da quasi due anni scolastici interi” si chiede infatti nella lettera.

Aggiungendo “a tal proposito non si comprende tra l’altro, il motivo della decisione palesata dal dott. Curtolo, in rappresentanza di tutti i dirigenti scolastici, di attestarsi su una media del 70% di didattica in presenza prima ancora di conoscere la decisione definitiva sulla riorganizzazione dei trasporti del tavolo di coordinamento e soprattutto a fronte di dichiarazioni rilasciate da più dirigenti scolastici i quali hanno sostenuto e sostengono di poter garantire la didattica in presenza al 100% a tutti gli studenti ma di non poterlo realizzare concretamente a causa di esplicite disposizioni da parte delle istituzioni locali (Regione, Città Metropolitana e Prefettura) che hanno intimato di non superare in eccesso il 70% al fine di non gravare sul trasporto pubblico. Di tale condotta contraddittoria si chiede conto, considerato che la scuola è un diritto costituzionalmente garantito (art. 34), non contrattabile e che le prestazioni scolastiche sono un servizio essenziale che deve essere erogato senza interruzioni se non sussistono (così come emerge dai tavoli) particolari ostacoli in tal senso”.

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Firenze: nell’ultimo decennio popolazione stabile

Firenze: nell’ultimo decennio popolazione stabile

Lo dichiara Enrico Conti, consigliere speciale per la statistica di Palazzo Vecchio. Il calo della popolazione è avvenuto tra gli anni 80 e primi anni Duemila

Il dato più recente al 1° gennaio 2021 di 359.675 residentiIl dato più recente al 1° gennaio 2021 di 359.675 residenti (fonte: demo.istat.it) deriva da una ricostruzione dell’Istituto Nazionale di Statistica corretto sulla base dell’analisi dei segnali di presenza come fornito da alcune banche dati. Rappresenta un dato di censimento che, correttamente, non va confrontato con i dati dell’anagrafe comunale ma, piuttosto, con il censimento del 2011. Su questa base il confronto decennale restituisce un aumento di mille residenti. “C’è una sostanziale stabilità della popolazione. In breve un corretto confronto dei dati certifica che negli ultimi venti anni non c’è stata alcuna grande fuga” lo dichiara Enrico Conti, consigliere speciale per la statistica di Palazzo Vecchio.  Che sottolinea. “l’andamento demografico di Firenze appare nel complesso stabile e in linea con le tendenze demografiche note a livello italiano, che registrano un saldo naturale negativo (ormai dagli anni ’70) e un saldo migratorio moderatamente positivo che tende a zero negli ultimi anni”.

Sono invece ancora da valutare gli effetti della pandemia sulla popolazione  fiorentina.
Il numero di nascite del 2020 è stato il più basso degli ultimi venti anni ma alla fine degli anni 90, le nascite furono ancora minori
Nei primi quattro mesi del 2021 i nati sono stati 735; nello stesso periodo del 2020 furono 736
I morti del 2020 sono stati circa il 10% superiore alla media dei cinque anni precedenti (4.880 contro 4.493) che testimonia un impatto drammatico della pandemia ma non tale da influenzare significativamente gli andamenti demografici
Gli effetti sulle migrazioni ed emigrazioni sono ancora tutti da valutare.

Sulla popolazione fiorentina pesa il saldo naturale (nati–morti) che  è negativo dalla metà degli anni 70 a causa della forte diminuzione della natalità. 
Il saldo migratorio è stato negativo dalla metà degli anni 80 fino al 2007 anno di adesione dell’allargamento dell’Unione Europea che ha coinvolto soprattutto la Romania
Il ruolo dei Comuni vicini: considerando il periodo dal 1975 al 2007 (anni di massimo e minimo), Firenze perde circa 100.000 mentre Prato ne guadagna più di 50.000, l’Area Fiorentina oltre 22.000, l’Empolese 19.000, il Mugello e la Montagna Fiorentina oltre 11.000.
A Firenze l’emorragia verso i Comuni vicini si attenuta, dal 2007, fino a quasi scomparire, negli anni successivi.

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A 70anni andra’ a piedi in Cina, sulle orme di Marco Polo

A 70anni andra’  a piedi in Cina, sulle orme di Marco Polo

Vienna Cammarota, 70 anni, originaria di Felitto, in Cilento, è  madre, nonna, e guida turistica.  Partenza da Venezia per affrontare la “via della seta” fino in Cina, precisamente a Pechino. Un viaggio lungo, difficile, tutto da percorrere a piedi, zaino in spalla, alla ricerca di luoghi nascosti, di cui ha sentito parlare solo nei libri.

Ha attraversato a piedi il Madagascar, Israele, la Palestina, l’Amazzonia e praticamente quasi tutti i borghi italiani. Ma l’impresa che si appresta a realizzare, da aprile 2022, arrivare a piedi in Cina seguendo l’itinerario di Marco Polo,  è di quelle che fanno tremare i polsi. O meglio ‘le gambe’.

Ma a Vienna Cammarota, 70 anni, originaria di Felitto, in Cilento, madre, nonna, lavoratrice ma, soprattutto, esploratrice e guida ambientale, di certo la tenacia e la forza di Volontà non mancano. e nemmeno i polmoni.

Partenza da Venezia per affrontare la via della seta” fino in Cina, precisamente a Pechino. Un viaggio lungo, difficile, tutto da percorrere a piedi, zaino in spalla, alla ricerca di luoghi nascosti, di cui ha sentito parlare solo nei libri.

Il mio obiettivo è far conoscere quei posti sconosciuti e sfatare il mito della paura legato alle donne. Viviamo in una società che quasi ci impone un determinato stile di vita. Io sono mamma, nonna e viaggio da sola – continua Vienna -. Voglio sfatare la convinzione del “non si può fare” e del delegare alla donna un ruolo solo. Quando mi sposto nei miei viaggi, cerco di non farmi prendere dalle ansie, non dobbiamo avere paura”.

Vienna, in questi due anni attraverserà i Balcani, la Turchia, l’Uzbekistan e tanti altri posti, fin quando non riuscirà ad entrare in Cina attraversando la Mongolia. Il tutto rigorosamente fatto con la bandiera dell’Italia in spalla.

“La mia forza è sicuramente l’età, metto la mia saggezza a disposizione degli altri, anche con chi mi è nemico, cerco di comportarmi in maniera diversa. Sui canali social, non mi sponsorizzo perché voglio diventare famosa, ma perché spero che sempre più persone conoscano la mia storia, in modo tale da poterle incontrare nei miei cammini e trovare aiuto in loro”.“Ho fatto già un viaggio simile – ci racconta Vienna Cammarota – l’obiettivo era di immedesimarsi in quelle che erano le parole di Goethe, ho rivisto i posti che lui ha descritto nei suoi testi e li ho comparati con i tempi moderni”. Un viaggio che l’ha portata a conoscere la Repubblica Ceca, l’Austria, fino a far rientro in Italia e arrivare alla sua ultima tappa, a Palermo. Una volta giunta in Sicilia, Vienna, è tornata alla sua quotidianità, fin quando non ha deciso di tornare a camminare alla scoperta di posti nuovi. La 70enne, questa volta, ha deciso di intraprendere le gesta scritte da Marco Polo, partendo da Venezia per arrivare a Pechino entro il 2023, all’età di 73 anni.

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Covid, Firenze: la Regione ‘sottrae’ alla Scuola Carducci palazzina per ampliare le classi

Covid, Firenze: la Regione ‘sottrae’ alla   Scuola Carducci  palazzina per ampliare le classi

Lo scorso anno, per permettere l’attività didattica, l’istituto Carducci, che accoglie 550 bambini e 80 tra professori e ATA, ha avuto in concessione una palazzina della Regione. Che non ha rinnovato la concessione per il prossimo anno. I genitori hanno scritto  alle autorità scolastiche comunali e regionali, nonché al presidente Giani ed al Sindaco Nardella

La questione risale oramai a più di un anno fa. Alcuni genitori assieme al dirigente scolastico della Scuola Carducci chiesero all’ufficio scolastico regionale ed all’ ufficio preposto al patrimonio edilizio, di poter usufruire di una palazzina annessa alla scuola, per poter ampliare gli spazi a disposizione in ottemperanza alle esigenze di distanziamento causate dalla pandemia. Come ricorderete  il ministero aveva invitato le istituzioni locali a mettere a disposizione più locali possibili per l’uso scolastico.

Non fu una trattativa facile. La palazzina in questione, dopo anni di totale abbandono ( ed un periodo anche di alienazione dell’immobile con vari tentativi mai riusciti per motivi di soldi da parte del comune/scuola di entrarne in possesso), era stata ristrutturata dalla regione per adibirla ad ufficio di formazione del personale regionale di vario tipo. La scuola Carducci ne aveva fatto richiesta alla regione nel Giugno 2020, tramite il comune, per le suddette motivazioni.

Dopo che la vicenda assurse agli onori delle cronache, la palazzina fu alla fine concessa alla scuola Carducci a Gennaio 2021.  La Regione ora, a conclusione dell’anno scolastico, ha già revocato la sua disponibilità a lasciarla nelle disposizione della scuola, per ripristinare gli uffici per i propri dipendenti regionali ( si parla a grandi linee di 18 persone contro 533 bambini). Non  considerando evidentemente la grave incertezza che aleggia sul prossimo anno scolastico.

I genitori dei bambini della Carducci hanno dunque scritto alle autorità scolastiche comunali e regionali, nonché al presidente Giani ed al Sindaco Nardella, per sensibilizzarli alla necessità che questi spazi siano mantenuti alla scuola.

Ecco il testo della lettera inviata

Gent.mi tu* che leggete in copia Vi scriviamo in merito alle questioni scolastche, che purtroppo sono diventate la nostra incessante e pressante preoccupazione. Nella fattispecie scriviamo in merito alla Scuola Media Carducci, ed alla concessione dell’utilizzo della palazzina adiacente, proprietà della Regione, che è stata concessa per questo anno scolastico 2020/2021 e che sta volgendo al termine. Questa palazzina, recentemente in fase di ristruIurazione per essere adibita a uffici per i dipendenti impiegati nella formazione della Regione, era stata concessa in uso a seguito di una non poco tribolata tratattiva traRegione, Comune e Comprensivo scolastico, a causa dell’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia, per poter ottemperare ai distanziamenti tra gli alunni, ed al conseguente allargamento degli spazi e delle disposizioni delle aule.

La scuola media Carducci, sita sui viali a pochi metri dal centro storico di Firenze, è infatti una delle scuole più rinomate ed ambite, con ben 23 classi divise in 8 sezioni, ed un totale di 553 alunni.

Assieme al personale docente (69 docenti) ed ATA (6 custodi), si parla di una scuola che raccoglie un totale di 628 persone in circa 2.000 mq di spazio complessivi. La dirigenza scolastica si era già adoperata, in previsione della riapertura scolastica di Settembre 2020, per riorganizzare gli spazi interni all’edificio scolastico, convertendo tutte le aule laboratoriali, ivi compresa la biblioteca, in nuove classi, per riuscire a garantire le distanze necessarie tra gli alunni

Così facendo, come ben si intuisce, sono venute meno tutte quelle attività didattiche collaterali alla mera lezione frontale in classe: i laboratori di potenziamento per i bambini con difficoltà di apprendimento, le aule di alternativa per coloro che non si avvalgono della religione cattolica, i laboratori di arte, musica, scienze, gli spazi per fare educazione fisica etc. etc.

La scuola è stata fortemente penalizzata dai contingentamenti degli spazi all’interno dell’edificio, e sono venute meno tantissime attività che contribuiscono in maniera fondamentale all’apprendimento ed allo svolgimento dei programmi di offerta formativa previsti. Questi spazi sono stati ripristinati solo trovando nuovi luoghi appunto con il prestito della palazzina oggetto della nostra richiesta. Nella palazzina, direttamente collegata all’edificio scolastico poiché confinante con lo stesso, la scuola aveva espresso interesse e mosso richiesta presso la Regione, già a giugno 2020 e anche negli anni passa7 perché risultava non utilizzata. Questa è stata consegnata alla scuola solo a Gennaio 2021, essendosi resa ancora inagibile precedentemente, poiché la regione non aveva terminato i lavori alla ripresa scolastica di Settembre 2020. La scuola Carducci ne ha quindi di faIo beneficiato per poco più di 4 mesi di scuola, considerando i giorni di sospensione scolastica.

E’ notizia di ieri, pervenuta al Dirigente Scolastico Francesco Spadafora dalla stessa Regione, che la palazzina verrà tolta dalle disponibilità di utilizzo da parte della scuola, per essere restituita alla Regione Toscana, per ripristinare gli uffici di pochi dipendenti, a discapito del diriIo alla scuola di 553 bambini. Un evidente sbilanciamento della misura data dalle proporzioni di questi numeri.

Ad ulteriore elemento di considerazione della gravità di questa decisione, si ricorda che un bambino fa parte di un insieme classe di 22 bambini circa, ed ha a sua disposizione 1,00 mq di spazio, mentre un solo dipendente della regione ha invece un intero ufficio a disposizione. Questa scelta lascia presupporre che il nostro Sindaco, il nostro Presidente di Regione, il nostro Assessorato all’istruzione comunale, il nostro Assessorato all’istruzione regionale ed il nostro Ministero ancora più su, sappiano già che per l’anno scolastico prossimo non sarà necessario implementare alcuna misura di distanziamento ai fini di garantire la scuola in presenza per tu* gli alunni.

Altrimenti non riusciamo a capire come possa essere stata presa una decisione del genere, a discapito del diriIo imprescindibile all’istruzione scolastica di ben 553 bambini, favorendo invece la comodità lavora7va di pochi dipendenti della Regione. Sottolineiamo inoltre come sia compito inderogabile ed imprescindibile di una buona amministrazione pubblica adoperarsi affinché i diritti dei minori, e non solo quelli riferiti all’educazione scolastica, siano sempre prioritariamente rispettati  e prediletti quando si è davanti a delle scelte, come questa, che dovrebbero far prevalere il buon senso.

La richiesta, per altro, di entrare in possesso della palazzina, da parte della Regione al DS, è stata faIa ex abrupto, senza nemmeno che l’assessorato si muovesse per fare un sopralluogo negli edifici scolastici per verificare di persona le oggettive concrete difficoltà di organizzazione che si verrebbero a creare senza la disponibilità di quegli spazi aggiuntivi, senza tantomeno aver pianificato una valida ed idonea alternativa per non lasciare la scuola ed i suoi alunni in uno stato di grave criticità e limitazione alla normale attività scolastica.

Aggiungiamo che era già stato ipotizzato agli albori della concessione, la formalizzazione definitiva di un accordo, che attende solo una ratifica. Questo accordo prevedeva uno scambio alla pari tra le parti coinvolte, nelle rappresentanze per il patrimonio edilizio del Comune e della Regione. Ovvero: a fronte della cessione definitiva da parte della Regione della palazzina in oggetto a titolo gratuito al Comune e quindi alla scuola, il Comune cede un edificio sito a Brozzi, equiparabile per metri quadri e per tipologia, per il trasferimento dei dipendenti regionali “orfani” di ufficio.

Vogliamo inoltre ricordare che la palazzina nel piano regolatore di Firenze è destinata ad uso scolastico e quindi potrebbe evidentemente essere considerata il naturale ampliamento della scuola. Vi chiediamo quindi un incontro per poter giungere ad un accordo affinchè la palazzina venga ufficialmente passata dalla Regione al Comune per il bene della scuola. E’ inderogabile da parte delle pubbliche amministrazioni adoperarsi per garantire la normale operatività della scuola, le norma=ve necessarie al distanziamento ed alla tutela della salute di tutto il personale scolastico, ma soprattuto la SCUOLA IN PRESENZA, per tutti i bambini insieme. Abbiamo una opportunità di migliorare la scuola per davvero, facciamolo. Grazie Clara Marinelli, Francesca Tartaglione Ilaria Cimmino in qualità di Presidente del Consiglio di Istituto del Comprensivo Centro Storico Pestalozzi e rappresentante della Scuola Media Carducci

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🎧 Scuola: “stop a precariato e classi pollaio”

🎧 Scuola: “stop a precariato e classi pollaio”

“La scuola protesta – Adeguare il decreto al patto”. Sindacati della scuola di nuovo in piazza per chiedere garanzie in vista del prossimo anno.

A poche ore dalla fine dell’anno scolastico, i sindacati tornano in piazza in tutta Italia con una manifestazione ‘diffusa’ e presidi in tutte le principali città per chiedere garanzie ed assunzioni in vista del ritorno tra i banchi in autunno. A Firenze il presidio che ha visto la partecipazione di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Snals Confsal e Anief Toscana si è tenuto alle 15:30 in piazza Santissima Annunziata a Firenze.

Al centro del presidio alcune richeiste chiare: stabilizzazione di tutti i precari della scuola  sia abilitati e specializzati sia con 3 anni di servizio. La stabilizzazione dei DSGA facenti funzione con 3 anni di servizio. Il superamento dei blocchi sulla mobilità del personale. Il rafforzamento degli organici del personale docente, educativo ed ATA a partire dalla conferma dell’organico Covid. La riduzione del numero massimo di alunni per classe. Infine consentire la partecipazione a un nuovo concorso anche in caso di mancato superamento del precedente

“Servono misure urgenti contro il precariato e contro le classi pollaio” hanno dichiarato i sindacati della scuola. Che chiedono al governo il rispetto degli accordi firmati solo poche settimanae fa.

” Mentre il 20 maggio 2021 veniva firmato il “Patto per la Scuola al centro del Paese” con le Organizzazioni sindacali Confederali, il Governo predisponeva un decreto legge che interviene sulle medesime materie senza alcun confronto” denunciano i sindcati.

“Il Patto per la Scuola – spiegano ancora – riconosce l’impegno profuso da tutto il personale durante la pandemia. Ora questo riconoscimento va concretizzato e tradotto in misure e interventi che assicurino stabilità e continuità al lavoro e il regolare avvio dell’anno scolastico il primo settembre. Chiediamo alle forze politiche di impegnarsi a cambiare il provvedimento durante l’iter di conversione in legge”.

 

 

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