Regionali: Bonaccini, “sondaggi non contano, in Toscana bisogna vincere”

Regionali: Bonaccini, “sondaggi non contano, in Toscana bisogna vincere”

“In Toscana bisogna vincere, i sondaggi mi davano sconfitto, per tutti in Italia io perdevo, ho vinto di otto punti. Quindi io non guarderei i sondaggi, è l’ultima cosa che interessa. Proverei a fare una campagna casa per casa, piazza per piazza, città per città, una proposta per la Toscana”. Lo ha detto Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna, a margine della presentazione del suo libro ‘La destra si può battere” alla festa del Pd a Firenze. Presenti anche il candidato presidente della Regione per il centrosinistra Eugenio Giani, il sindaco di Firenze Dario Nardella e il segretario del Pd toscano Simona Bonafè.

“Ogni partita ha una storia a se’, quello che a noi è sembrato determinante sono tre aspetti: il buon governo e quindi un progetto per l’Emilia Romagna, facendo riflettere ai cittadini che si votava per l’Emilia Romagna. Secondo, un progetto per qualcosa e mai contro qualcuno, e terzo, un’alleanza civica molto larga e non subalterna a nessuno. E poi tornare nelle strade e nelle piazze”.
Vuol fare il nuovo segretario del Pd? “No, io faccio il presidente della Regione, e il presidente della conferenza delle Regioni. Di cose da fare ne ho già abbastanza”. Così il presidente dell’Emilia Romagna. “Zingaretti è un mio grandissimo amico – ha aggiunto -, ci conosciamo da 30 anni. Non mi accontento però di un Pd al 20-22%. I 5stelle come fanno a vincere da soli? Ma con regionali così strategiche provi a fare l’alleanza a un mese dal voto? Il tema andava posto mesi fa mettendo in dubbio anche il governo del paese se ritieni che è strategico. Ritengo giusto proporre ai 5stelle se stanno da una parte o dall’altra”.
“Il referendum rischia di avere una valenza ben superiore a quella che ha. E’ una piccola riforma. Io voto Sì perché nei partiti in cui ho militato da 30 anni diciamo di ridurre i parlamentari. E secondo me l’antipolitica non si gonfia perché vuoi ridurre il numero di rappresentanti in Parlamento, ma se non fai quello che prometti. Noi erano 30 anni che lo dicevamo e non lo abbiamo fatto lasciando la bandiera in mano a qualcun altro”. Lo ha detto  Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna, sempre a margine della presentazione. “In se la riforma così serve a poco – ha aggiunto Bonaccini -, comprendo diverse ragioni di chi dice no, ma se vince il Sì sei costretto a cambiare la legge elettorale e allora riparte il treno delle riforme. Io tenderei a ridurre il peso di un referendum che il giorno dopo cambia il mondo e cambia l’Italia”.
LE DICHIARAZIONI DI BONACCINI RACCOLTE DA DOMENICO GUARINO

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Regionali, Toscana: Bonaccini, ci sono condizioni per vincere

Regionali, Toscana: Bonaccini, ci sono condizioni per vincere

Al candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Toscana, Eugenio Giani, “auguro che succeda quello che è successo a me e a noi, credo che le condizioni per vincere in Toscana il centrosinistra le abbia tutte”. Lo ha affermato Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna, oggi a Firenze a margine della presentazione della mostra ‘Dante. La visione dell’arte’ che sarà organizzata dalle Gallerie degli Uffizi a Forlì.

A Giani “non mi permetto di dare alcun consiglio – ha aggiunto Bonaccini – ci mancherebbe altro, se non quello di ‘parlare di Toscana’ e non di altro”.

“Io credo che sarebbe comprensibile, ragionevole, che chi governa oggi il Paese provasse a darsi un profilo di coalizione similare, coincidente, nei territori”, ma “le coalizioni non si fanno a tavolino, si fanno sui programmi”, e “credo che fare le cose imposte non
serva e che gli elettori se ne accorgano”. Lo ha detto  Bonaccini ai giornalisti che lo interpellavano su un allargamento del centrosinistra al M5s per le elezioni regionali.
“Da me ho provato – ha ricordato, a margine della presentazione della mostra ‘Dante. La visione dell’arte’ che sarà organizzata dalle Gallerie degli Uffizi a Forlì – si sono rifiutati e gli sono andato a prendere i voti uno a uno a casa loro. Il problema è non essere mai subalterni a nessuno”. Secondo Bonaccini, “ci fossero coincidenze sui programmi credo sarebbe una cosa giusta, altrimenti amici come prima e ognuno scelga la strada che ritiene più opportuna”, ma in ogni caso “coalizioni che vengono fatte solo per impedire a qualcun altro di vincere non hanno mai una gran fortuna. Coalizioni fatte per un progetto di governo riescono persino a prendere elettori agli altri”.

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Autonomia, Boccia: settimana prossima avvieremo negoziati con Toscana

Autonomia, Boccia: settimana prossima avvieremo negoziati con Toscana

“Dalla prossima settimana avvieremo i negoziati” per l’autonomia differenziata della Regione Toscana “sulla base della risoluzione approvata all’unanimità dal Consiglio regionale toscano” nell’ottobre 2018. Lo annuncia il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia, dopo aver incontrato stamani a Firenze il presidente della Regione Enrico Rossi e la giunta.

“Era ingiustificabile – ha aggiunto – non aver fatto partire la delegazione trattante di una Regione come la Toscana che aveva già fatto i passaggi istituzionali, aveva avuto il via libera unanime del Consiglio regionale, e fra l’altro pone sul tavolo del governo una versione molto interessante dell’autonomia differenziata”. L’impianto della proposta toscana, ha spiegato Boccia, “è molto più semplice di altri, punta alla semplificazione, alla sburocratizzazione dei processi, e mi piace l’impostazione di Rossi su lavoro e ambiente” mentre tocca meno le questioni fiscali. Il passaggio in Toscana, ha aggiunto il ministro, “era fondamentale per mettere a fuoco non solo le relazioni intercorse fra i precedenti governi e l’amministrazione regionale toscana, ma anche per confrontarci con Rossi”.

“Potremmo anche concludere se il Consiglio regionale si pronuncia positivamente, prima della scadenza del mio mandato”, che è nel 2020. Lo ha affermato Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, nell’incontro con il ministro per gli Affari regionali. La delegazione trattante per la Regione, ha spiegato Rossi, sarà guidata dall’assessore alla presidenza Vittorio Bugli. “Quando il lavoro sarà concluso faremo un passaggio in Consiglio regionale, vedremo se deliberativo o di comunicazione”, ha aggiunto il governatore, ricordando che “abbiamo chiesto un’autonomia limitata, convinti che non si debbano produrre strappi nella struttura dello Stato”. Rispetto al precedente Governo, ha osservato Rossi, “c’è un cambiamento di metodo: senza mettere all’indice nessuno, fummo chiamati dal precedente Governo, ci fu un incontro a Roma dove una Regione seguiva l’altra, poi non siamo stati più chiamati. Oggi ‘incasso’ la presenza del ministro e il risultato di una riapertura a livello tecnico delle trattative”.

Per quanto riguarda l’autonomia differenziata di Veneto, Lombardia e Emilia-Romagna “non eravamo a buon punto, così come raccontato, ma eravamo a un punto che ritengo fosse solo un punto di partenza: non voglio più sentir dire che prima erano a un buon punto” ha affermato il ministro per gli Affari regionali e le autonomie in occasione dell’incontro con Enrico Rossi e la giunta. “Ho trasmesso a Zaia, Fontana e Bonaccini gli atti che ho ereditato dal Governo precedente, che raccontano la verità e non la propaganda su quello che si erano dette le amministrazioni locali e l’esecutivo”, ha spiegato Boccia, sottolineando che “gli atti li ho trasferiti alle singole Regioni e chiunque può chiedere loro accesso agli atti. Non lo farò io, perché per me è una cosa passata”.

Boccia ha aggiunto che per l’autonomia differenziata delle Regioni “la scuola regionalizzata non è oggetto di negoziato”. Sul negoziato con Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna “non c’è una tabula rasa – ha proseguito -: la narrazione era che si fosse lì lì per chiudere, ma ho trovato tanti ‘no’, che non sono arrivati dal Pd o dal M5s, ma per esempio dall’ex ministro Bussetti, che però voglio difendere. Non penso che remasse contro: se alcuni uffici delle amministrazioni centrali competenti dello Stato hanno detto ‘no'” ad alcune proposte avanzate nell’ambito del negoziato, ha sottolineato il ministro, “lo hanno fatto perché erano palesemente incostituzionali”. Adesso, ha spiegato Boccia, “recuperiamo le parti dove c’è convergenza: sono tante con l’Emilia Romagna, dove l’impatto fiscale è più ridotto, tante col Veneto, e abbiamo fatto passi avanti in questi primi giorni con Zaia, e ce ne potrebbero essere con la Lombardia se cambiasse posizione sulla scuola”.

Infine il ministro ha colto l’occasione per ribadire che “la legge quadro sull’autonomia differenziata conto di sottoporla entro l’anno all’attenzione dei presidenti delle Regioni e al Parlamento, perché tutto quello che faremo deve essere votato dal Parlamento, mentre prima sembrava che il passaggio parlamentare fosse un fastidio”. Tale legge prevederà, ha evidenziato, “un raccordo tra l’articolo 116 della Costituzione con gli articoli 119, 118 e 117, e questa parte non può non far riferimento all’articolo 3: l’obiettivo di questo insieme di norme è quello di non lasciare indietro nessuno, non solo Nord e Sud, ma anche Nord e Nord e Sud e Sud”.

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“Dalla prossima settimana avvieremo i negoziati” per l’autonomia differenziata della Regione Toscana “sulla base della risoluzione approvata all’unanimità dal Consiglio regionale toscano” nell’ottobre 2018. Lo annuncia il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia, dopo aver incontrato stamani a Firenze il presidente della Regione Enrico Rossi e la giunta.

“Era ingiustificabile – ha aggiunto – non aver fatto partire la delegazione trattante di una Regione come la Toscana che aveva già fatto i passaggi istituzionali, aveva avuto il via libera unanime del Consiglio regionale, e fra l’altro pone sul tavolo del governo una versione molto interessante dell’autonomia differenziata”. L’impianto della proposta toscana, ha spiegato Boccia, “è molto più semplice di altri, punta alla semplificazione, alla sburocratizzazione dei processi, e mi piace l’impostazione di Rossi su lavoro e ambiente” mentre tocca meno le questioni fiscali. Il passaggio in Toscana, ha aggiunto il ministro, “era fondamentale per mettere a fuoco non solo le relazioni intercorse fra i precedenti governi e l’amministrazione regionale toscana, ma anche per confrontarci con Rossi”.

“Potremmo anche concludere se il Consiglio regionale si pronuncia positivamente, prima della scadenza del mio mandato”, che è nel 2020. Lo ha affermato Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, nell’incontro con il ministro per gli Affari regionali. La delegazione trattante per la Regione, ha spiegato Rossi, sarà guidata dall’assessore alla presidenza Vittorio Bugli. “Quando il lavoro sarà concluso faremo un passaggio in Consiglio regionale, vedremo se deliberativo o di comunicazione”, ha aggiunto il governatore, ricordando che “abbiamo chiesto un’autonomia limitata, convinti che non si debbano produrre strappi nella struttura dello Stato”. Rispetto al precedente Governo, ha osservato Rossi, “c’è un cambiamento di metodo: senza mettere all’indice nessuno, fummo chiamati dal precedente Governo, ci fu un incontro a Roma dove una Regione seguiva l’altra, poi non siamo stati più chiamati. Oggi ‘incasso’ la presenza del ministro e il risultato di una riapertura a livello tecnico delle trattative”.

Per quanto riguarda l’autonomia differenziata di Veneto, Lombardia e Emilia-Romagna “non eravamo a buon punto, così come raccontato, ma eravamo a un punto che ritengo fosse solo un punto di partenza: non voglio più sentir dire che prima erano a un buon punto” ha affermato il ministro per gli Affari regionali e le autonomie in occasione dell’incontro con Enrico Rossi e la giunta. “Ho trasmesso a Zaia, Fontana e Bonaccini gli atti che ho ereditato dal Governo precedente, che raccontano la verità e non la propaganda su quello che si erano dette le amministrazioni locali e l’esecutivo”, ha spiegato Boccia, sottolineando che “gli atti li ho trasferiti alle singole Regioni e chiunque può chiedere loro accesso agli atti. Non lo farò io, perché per me è una cosa passata”.

Boccia ha aggiunto che per l’autonomia differenziata delle Regioni “la scuola regionalizzata non è oggetto di negoziato”. Sul negoziato con Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna “non c’è una tabula rasa – ha proseguito -: la narrazione era che si fosse lì lì per chiudere, ma ho trovato tanti ‘no’, che non sono arrivati dal Pd o dal M5s, ma per esempio dall’ex ministro Bussetti, che però voglio difendere. Non penso che remasse contro: se alcuni uffici delle amministrazioni centrali competenti dello Stato hanno detto ‘no'” ad alcune proposte avanzate nell’ambito del negoziato, ha sottolineato il ministro, “lo hanno fatto perché erano palesemente incostituzionali”. Adesso, ha spiegato Boccia, “recuperiamo le parti dove c’è convergenza: sono tante con l’Emilia Romagna, dove l’impatto fiscale è più ridotto, tante col Veneto, e abbiamo fatto passi avanti in questi primi giorni con Zaia, e ce ne potrebbero essere con la Lombardia se cambiasse posizione sulla scuola”.

Infine il ministro ha colto l’occasione per ribadire che “la legge quadro sull’autonomia differenziata conto di sottoporla entro l’anno all’attenzione dei presidenti delle Regioni e al Parlamento, perché tutto quello che faremo deve essere votato dal Parlamento, mentre prima sembrava che il passaggio parlamentare fosse un fastidio”. Tale legge prevederà, ha evidenziato, “un raccordo tra l’articolo 116 della Costituzione con gli articoli 119, 118 e 117, e questa parte non può non far riferimento all’articolo 3: l’obiettivo di questo insieme di norme è quello di non lasciare indietro nessuno, non solo Nord e Sud, ma anche Nord e Nord e Sud e Sud”.

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