IL MET, JACQ E I RITRATTI DEL GLA

IL MET, JACQ E I RITRATTI DEL GLA

Il Teatro Metastasio di Prato si lega al fenomeno social JACQ, artista che ha curato il progetto “Volti di Jacq” che ritrae volti di gente comune cancellandone i lineamenti.

Il Met gli ha commissionato 15 opere per raccontare attraverso i loro ritratti gli artisti e le artiste del GLA (Gruppo di Lavoro Artistico), assunti dal Met in era Covid per nove mesi, per produzioni originali radiofoniche e televisive e spettacoli.

Del progetto GLA, Jacq afferma: “Quando il responsabile della comunicazione del Teatro Metastasio mi ha contattato chiedendomi di dare il mio contributo al progetto “Gruppo di Lavoro Artistico”, non ho esitato ad accettare. Per me è un grande onore mettere la mia arte a disposizione di questa storica istituzione, soprattutto in un momento delicato come questo. Il mio percorso artistico si arricchisce di una prestigiosa collaborazione e ringrazio il direttore e lo staff del Teatro Metastasio per avermi coinvolto”.

Gli scatti dei ritratti degli artisti del GLA saranno postati sui social del teatro, sul sito web e sui social di JACQ a partire da lunedì 23 novembre.

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“Chi ruba un piede è fortunato in amore” di Dario Fo al Teatro Metastasio

“Chi ruba un piede è fortunato in amore” di Dario Fo al Teatro Metastasio

Da domani  fino a domenica 19 gennaio, al Teatro Metastasio debutta, in prima assoluta, “Chi ruba un piede è fortunato in amore”, una delle più vivaci e meno conosciute commedie di Dario Fo, portata in scena da Giulia Gallo e Giovanni Guerrieri, della pluripremiata compagnia tosco-napoletana I Sacchi di Sabbia, in collaborazione con Armunia residenze artistiche. In scena Massimo Grigò, Alessia Innocenti, Annibale Pavone, Tommaso Massimo Rotella e Tommaso Taddei.

“Chi ruba un piede è fortunato in amore” è una commedia degli equivoci folle, circense, a volte scollacciata, corrosiva della morale comune, con travestimenti, equivoci e scambi di persona. Un testo dove, più che altrove, la comicità di Dario Fo assume una peculiare forma di crudeltà, di comicità beffarda. Un’opera dove la ‘trovata’ governa la struttura, come nella migliore tradizione della Commedia dell’Arte.

Partendo da un fatto di cronaca dell’epoca, la trama rocambolesca e ricca di colpi di scena racconta di un piede appartenente ad una statua romana, ritrovato in un cantiere edile e di due improbabili archeologi che vendono ai dirigenti dell’impresa il loro silenzio, in cambio di una mazzetta.

Un’immagine dello spettacolo “Chi ruba un piede è fortunato in amore”

Dietro la solita truffa all’italiana, si celano, però, le premesse di una storia in bilico tra l’amore e la mitologia, con intrighi e scappatelle intrecciati al mito di Apollo e Dafne (così si chiamano infatti i due protagonisti), il piede della statua e con esso, un marito truffato, il socio di lui, nonché amante di lei, un chirurgo estetico, un poliziotto e chi più ne ha più ne metta.

intorno allo spettacolo, giovedì 16 gennaio alle ore 19.30, nel ridotto del Metastasio, è previsto l’incontro “Senza rischio”, una introduzione/approfondimento su questo particolare allestimento, condotto dal critico Gabriele Rizza e aperto al pubblico.

Inoltre, per la replica di domenica 19 gennaio, sarà possibile prenotare il ‘servizio babysitting’, per bambini dai 5 ai 10 anni, attivo gratuitamente per i possessori di biglietto o abbonamento per lo spettacolo.

 

Info Teatro Metastasio – tel 0574 608501

feriali  ore 20.45, sabato 19.30, domenica: 16.30

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Prima assoluta di ‘Antigone’ di Sofocle a Prato

Prima assoluta di ‘Antigone’ di Sofocle a Prato

Questa sera la prima assoluta di Antigone di Sofocle presso il Teatro Fabbricone di Prato, alle ore 20.45, della durata di 65 minuti. Antigone andrà in scena da questa sera fino all’8 dicembre. Uno spettacolo di Massimo Civica e produzione di Teatro Metastasio di Prato, in collaborazione con Manifatture Digitali Cinema Prato – Fondazione Sistema Toscana.

Gli attori: Oscar De Summa (Creonte), Monica Demuru (Ismene, Tiresia, Euridice), Monica Piseddu (Antigone), Francesco Rotelli (Guardia, Emone) e Marcello Sambati (Corifeo).

Il rischio che si corre nel mettere in scena l’Antigone è quello di farsi influenzare da ciò che tutti sappiamo “per sentito dire”: il rischio cioè di prestare più ascolto alle interpretazioni critiche, politicamente e ideologicamente orientate, a cui è stata sottoposta quest’opera nel corso dei secoli, che al testo stesso di Sofocle.
Per “sentito dire”, tutti sappiamo che Antigone, dall’inizio alla fine della storia, è nel giusto, che è una sorta di santa laica che combatte per una nobile causa, mentre Creonte è un tiranno autoritario che commette e vuole solo il male.
Ma se così fosse, saremmo davanti ad un melodramma, non ad una tragedia greca. La tragedia mette sempre in scena invece una situazione limite, in cui non è più pacifico dove sia il torto e dove la ragione.

La nuova traduzione che è stata approntata del testo mette in luce il fatto che Sofocle accomuna Antigone e Creonte in una identica colpa: quella di avere la presunzione di essere eccezionali, di essere migliori di tutti gli altri, ovvero di essere, per intelligenza e qualità umana, “fuori dalla norma”.
Il loro destino tragico è stabilito dal loro carattere superbo e dalla loro incapacità di dare ascolto alle ragioni degli altri.

E il messaggio sconvolgente e attualissimo che l’Antigone fa risuonare oggi, grazie alla capacità che ha un classico di generare significati sempre contemporanei, è che è proprio il carattere che hanno le persone che svolgono un ruolo pubblico ad essere una questione di tremenda rilevanza politica ed interesse comunitario. Sofocle ci suggerisce che, al di là dell’essere “di destra o di sinistra”, è il carattere superbo dei leader politici che rischia di procurare danni al bene comune.

Orari feriali ore 20.45, sabato ore 19.30, domenica ore 16.30, lunedì riposo.
Durata 65 minuti senza intervallo.

BIGLIETTERIA ON-LINE: http://ticka.metastasio.it

BIGLIETTERIA TEATRO METASTASIO, via Cairoli 59, Prato: biglietteria@metastasio.it

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Teatro: al Met “La Valle dell’Eden” diretto da Antonio Latella

Al Teatro Metastasio di Prato, dal 20 al 24 novembre Antonio Latella dirige “La Valle dell’Eden”, capolavoro della narrativa d’oltreoceano dello scrittore Premio Nobel nel 1962 John Steinbeck. Un’opera, divisa in deu parti, vuole riflettere sul destino della saga familiare che racconta una fase cruciale della storia americana, tra la fine della Guerra civile e gli ultimi anni della Prima guerra mondiale.

“La Valle dell’Eden”, dopo essere stata portata sullo schermo da Elia Kazan con la celebre interpretazione di James Dean, approda per la prima volta sul palcoscenico in uno spettacolo evento composto di due parti, prodotto da Emilia Romagna Teatro – Teatro Metastasio di Prato – Teatro Stabile dell’Umbria.

L’opera, scriveva lo stesso Steinbeck in una lettera al suo editore e curatore Pascal Covici, è “la più grande storia di tutte: la storia del bene e del male. E così inizierò il mio libro indirizzato ai miei ragazzi. Penso che forse sia l’unico libro che abbia mai scritto. Penso che ci sia un solo libro per ogni uomo». La storia poggia le sue basi nella Bibbia, sul racconto di Caino e Abele, come indicano i nomi dei fratelli protagonisti del romanzo, Charles Trask e Adam Trask, che a sua volta chiama i suoi due gemelli, Caleb e Aaron. Entrambi si sacrificano a Dio, eppure questi accetta solo gli sforzi di Abele. Caino uccide il fratello per gelosia, ricevendo in cambio la condanna a essere “fuggitivo e vagabondo”, verso Nord, “a Est di Eden”.

L’adattamento della drammaturga Linda Dalisi, costruito insieme ad Antonio Latella, si concentra sul percorso di vita di Adam Trask, figlio di un padre che lo costringe ad arruolarsi e andare in guerra, fratello in disputa nell’affrancamento dai legami familiari, poi marito desideroso del suo Eden, infine egli stesso padre di due figli. La storia, quindi, attraversa tre generazioni (nel passaggio di secolo tra ’800 e ’900) e si svolge per lo più nella valle del Salinas, in California, sullo sfondo dell’utopica corsa all’Ovest. Adam Trask oltrepassa i nodi cruciali dell’incontro con Cathy/Kate, dell’amicizia con il cuoco cinese Lee e Samuel Hamilton, scontrandosi e affondando nell’infinito il dilemma della lotta, interna all’essere umano, tra il bene e il male.

Il lavoro teatrale approda sul palco dopo circa due anni di un’intensa ricerca svolta da Antonio Latella e Linda Dalisie rivolta non tanto a trovare delle risposte, quanto alla formulazione di nuove domande. «Ma perché il Dio che tutto sa creò l’imperfezione al centro del suo Eden? Solo per essere chiamato? Ma che cos’è un nome? E perché un istante dopo che si viene al mondo, ancor prima che il lamento del nascituro possa divenire parola, abbiamo bisogno di un nome?

“La Valle dell’Eden” andrà in scena il 20 e 21 novembre (1ª parte – ore 20.45), 22 e 23 novembre (2ª parte -venerdì ore 20.45, sabato ore 19.30); 24 novembre maratona (1ª parte ore 16.30 e 2ª parte ore 20.45). Per info: https://www.metastasio.it/it

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Inaugurazione stagione MET: Maria Paiato è Madre Courage

Inaugurazione stagione MET: Maria Paiato è Madre Courage

Dopo il debutto all’ultimo Napoli Teatro Festival lo scorso giugno, da domani a domenica 27 ottobre apre la stagione 2019/2020 del Teatro Metastasio di Prato la prima delle 16 nuove produzioni in cartellone, “Madre Courage e suoi figli” di Bertolt Brecht, uno spettacolo diretto da Paolo Coletta, che ne cura anche la drammaturgia musicale, con Maria Paiato nei panni della vivandiera Anna Fierling.

Recuperando ed elaborando i materiali riguardanti la composita partitura del testo a partire dall’edizione del 1941, comprese le fonti che hanno ispirato i temi principali e le nove canzoni previste, la regia rielabora una nuova versione di Madre Courage dalle forti componenti musicali, dove parola, corpo e musica si fondono per ritrarre un’umanità che somiglia così tanto al nostro presente. Si tratta di uno spettacolo visionario, in cui i celebri songs di Brecht e la musica di Paul Dessau sono trasformati in una travolgente sequenza di brani dallo stile eclettico – dal suono classico contemporaneo all’elettronica – con l’intento di non tradire la forza dirompente che quelle musiche ebbero in epoca espressionista.

Il testo brechtiano racchiude diverse contraddizioni, a partire dal fatto che Madre Courage si sforza di proteggere i suoi figli dalla guerra, grazie alla quale lei stessa vive e guadagna, ma li perde inesorabilmente uno dopo l’altro. La donna e il suo carro sono emblemi di questa distorsione esclusivamente umana, dove la paura della morte si sconfigge entrando in una economia di morte. L’identità femminile del personaggio si scardina da modelli e aspettative già date, dall’obbligo di una responsabilità materna infinita ed “eterna”, aprendosi alla possibilità di una figura forse anche sgradevole, sospesa sulla soglia tra bene e male.

È un’opera definitiva sulle guerre di tutti i tempi che rimanda all’idea dell’apocalisse, con Madre Courage che incarna la figura di una sopravvissuta fra i sopravvissuti, in un tempo distopico dove l’essere umano è capace di abituarsi addirittura alla sua stessa fine, in un mondo che già non c’è più, ma dove i riti sociali (il conflitto, il potere, il commercio) rimangono e si rinnovano.

In una nota del ’49, alla vigilia della storica messinscena di Berlino, Brecht precisa i punti essenziali di questo testo: “Che in una guerra non sono i piccoli che fanno i grossi affari. Che la guerra – che non è altro che un tipo di commercio ma con altri mezzi – trasforma tutte le virtù umane in una forza di morte anche in chi le possiede. Che nessun sacrificio è troppo grande per combatterla comunque”.

Al centro di tutta l’azione, Maria Paiato e, ad affiancarla, un cast di nove attori: Mauro Marino, Giovanni Ludeno, Andrea Paolotti, Roberto Pappalardo, Anna Rita Vitolo, Tito Vittori, Mario Autore, Ludovica D’Auria, Francesco Del Gaudio.

Intorno allo spettacolo, giovedì 24 ottobre alle ore 16 nel ridotto del Metastasio è previsto il primo incontro di “Senza Rischio”, un ciclo di 4 introduzioni/approfondimenti su altrettanti lavori presenti in cartellone, condotti dal critico Gabriele Rizza e aperti al pubblico.

Inoltre, anche per questa stagione il Teatro Metastasio in collaborazione con l’Associazione Culturale Il Sicomoro onlus attiva gratuitamente il ‘Servizio Babysitting’ per 15 bambini dai 4 ai 10 durante le repliche della domenica pomeriggio di 9 spettacoli in programma. I possessori di biglietto o abbonamento per lo spettacolo avranno la possibilità affidare i propri bimbi a educatori professionisti che li faranno divertire con laboratori e attività ludiche, presso il Ridotto del Metastasio (Sala Montalvo Casini). Per tutti i bambini è prevista una merenda biologica.

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