Rientro in aula per alcuni studenti fiorentini

Rientro in aula per alcuni studenti fiorentini

Lunedì 22 febbraio era il giorno individuato da UniFi per il rientro in aula di parte degli studenti dell’ateneo.

L’università degli Studi di Firenze aveva dato avviso che da oggi, lunedì 22 febbraio, sarebbe stato possibile il rientro in aula per una parte del corpo studenti delle facoltà di Economia e Scienze Politiche. L’ingresso avviene per scaglioni a partire dalle 8.10 e previa prenotazione sul sito dell’Università di Firenze.

A causa delle ulteriori restrizioni dovute all’ingresso della toscana nella Zona Arancione nel periodo tra l’annuncio e oggi, la possibilità di seguire le lezioni in presenza è stata concessa solo alle matricole dei corsi di laurea triennale, magistrale e ciclo unico dell’Università di Firenze. Per gli studenti degli altri anni e della altre facoltà il rientro in aula è ancora rimandato.

L’Università attendeva da tempo il rientro in aula dato che dall’inizio dell’ultimo anno accademico non è stato possibile fare neanche un giorno di didattica in presenza. Per l’Università di firenze questo è stato anche un anno molto soddisfacente sotto il punto di vista delle immatricolazioni, oltre diecimila, il dato più alto dell’ultimo ventennio. Il numero conferma la tendenza degli studenti universitari a scegliere di iscriversi alle facoltà della propria area di residenza, nonostante la didattica da remoto.

Per gli studenti che hanno deciso di seguire le lezioni in aula, la giornata di oggi rappresenta anche la prima occasione per incontrare di persona i propri colleghi e i professori. Alcuni studenti, intervistati da Controradio fuori dagli edifici del polo di Novoli, hanno confermato la loro soddisfazione per la possibilità di frequentare alcune lezioni dal vivo e, nonostante alcune mancanze dovute alle restrizioni, riconoscevano i meriti dell’Università nell’offrire ai propri iscritti gli strumenti adeguati per proseguire la didattica.

Altri invece, che abitano nelle residenze universitarie, lamentavano inefficienze nei servizi offerti dalle strutture e fondamentali per usufruire della didattica a distanza, come una connessione stabile che ha occasionalmente impedito lo svolgimento degli esami.

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Studenti in Crisi DADstinenza in piazza con Pc

Studenti in Crisi DADstinenza in piazza con Pc

Firenze, un gruppo di studenti di studi umanistici hanno deciso di ritrovarsi in Piazza Santissima Annunziata per un flash mob, si sono seduti distanziati in piazza con il Pc su cui seguire le lezioni, ognuno di loro aveva preparato un cartello sul quale ciascuno aveva scritto un pensiero sull’università.

“Oggi infatti sarebbe stato il giorno di rientro e purtroppo ci viene impedito con la proroga della DAD nel secondo semestre – scrivono gli studenti in un breve comunicato – Disposizione inaccettabile sulla quale non ci troveranno silenziosi: andare all’università e avere uno spazio di dibattito e confronto è infatti importantissimo per tutti noi studenti e un diritto insostituibile”.

“Crediamo che sia arrivato il momento di rivendicare i servizi che ci spettano e un’università in presenza in sicurezza – continua il comunicato degli studenti – Soprattutto crediamo che sia importante far sentire la nostra presenza come studenti che dopo un anno non hanno visto alcun impegno e interesse nel fare dell’università una priorità, quale essa è”.

 
Siete consapevoli che la pandemia esiste e che i problemi ci sono?
Siamo perfettamente consapevoli della situazione, la nostra non è indifferenza verso l’attuale emergenza né tantomeno una cieca noncuranza, ma siamo anche consapevoli del fatto che seguendo le regole della sicurezza si possa attuare un’alternativa diversa.


Perché bisognerebbe poter tornare ritornare all’interno dell’università?
La DAD è uno strumento ma non deve passare come l’ultimo strumento, sicuramente integrativo, sicuramente utile ma non tutti possono sostenere una situazione in DAD.

Qual è il problema di non poter andare nelle facoltà?
L’esperienza universitaria si è ridotta di molto, secondo me è proprio questo il problema principale, il rapporto tra studente e professore non esiste quasi più, si è perso il messaggio dietro l’università che comunque era una parte formante della personalità proprio di una persona andare in presenza e conoscere tante persone che hanno gli stessi interessi.

Perché la frequenza è importante?
Personalmente penso che la frequenza sia importante perché la classe è l’unico posto in cui gli studenti possono dialogare con i professori e anche intervenire facendo domande. Comunque, per me la presenza è fondamentale, a distanza non è assolutamente la stessa cosa, è tutto molto più piatto, e anche la presenza fuori dall’università importante perché avere una comunità di studenti e parlarsi è la nostra vita insomma.

Cosa ti manca dell’università in presenza e cosè che non puoi fare rimanendo fuori dalle aule?
Probabilmente è un discorso personalistico e non intendo estenderlo ad altri però credo che il passaggio della conoscenza richieda con un nesso di necessità la presenza fisica delle persone.

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Rettore Dei: “Conte potrebbe tornare subito in classe”

Rettore Dei: “Conte potrebbe tornare subito in classe”

Firenze, il Magnifico Rettore dell’Università di Firenze, il professore Luigi Dei, non vede alcun impedimento riguardo alla possibilità che Giuseppe Conte, professore ordinario di diritto privato all’Ateneo fiorentino, fino alla nomina come presidente del Consiglio dei Ministri, torni a riprendersi la cattedra nel Dipartimento di Scienze giuridiche.

“Se Giuseppe Conte resterà a servire il Paese penso che possa fare bene e mi auguro che continui a farlo – ha dichiarato il Rettore Dei – ma se non ci fossero le condizioni e questo non dovesse accadere, noi lo accogliamo ben volentieri a fare il suo lavoro”, e un suo rientro in cattedra sarebbe automatico.

Secondo quanto apparso su alcuni quotidiani on line, ambienti vicini al premier dimissionario, in questi giorni, avrebbero preso informazioni presso la segreteria dell’Università di Firenze, sugli aspetti amministrativi legati all’aspettativa ed all’eventuale rientro del professor Conte.

Ma l’Università di Firenze precisa però di non aver avuto alcun contatto con Conte o suoi collaboratori circa un eventuale ritorno in Ateneo, anche perché sarebbe un processo automatico.

“Per questo tipo di incarico – dice il Magnifico Rettore Dei – l’aspettativa è automatica, è stato un obbligo dell’Università metterlo in aspettativa, ed è un obbligo riammetterlo in ruolo al termine dell’incarico”.

“Conte non ha chiesto all’Università di Firenze l’aspettativa, l’abbiamo data noi in automatico quando la segretaria della Presidenza del Consiglio dei ministri ci ha informato della sua nomina. E così, automaticamente, rientrerà in ruolo quando ci comunicheranno che ha cessato la sua carica, presumo quando qualcun altro giurerà come presidente del Consiglio”.

Se tramontasse l’ipotesi Conte-ter dunque l’ex premier potrebbe tornare in cattedra già dal 22 febbraio, quando avrà inizio il secondo semestre.

“Se i suoi corsi sono calendarizzati per il secondo semestre – precisa Dei -, potrebbe tornare subito in classe, se invece fossero già stati fatti dai suoi sostituiti Conte tornerebbe a fare l’attività di professore, ricevendo studenti, facendo esami e ricerca, in attesa di tornare in cattedra a settembre-ottobre”.

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Epidemia Covid-19 segue modelli sviluppo economico

Epidemia Covid-19 segue modelli sviluppo economico

Firenze, secondo un recente studio scientifico: “L’andamento dell’epidemia di Covid-19 presenta una forte relazione col modello di sviluppo territoriale. La correlazione è statisticamente significativa anche tenendo conto delle diverse caratteristiche demografiche, economiche ed ambientali: il virus non corre lungo i confini regionali, ma segue i modelli di sviluppo economico”.

Questa è la conclusione dello studio ‘Covid-19 and rural landscape: the case of Italy’, sulla seconda ondata dell’epidemia, condotto congiuntamente da Mauro Agnoletti, docente dell’Università di Firenze e presidente del programma della Fao per la tutela del patrimonio agricolo mondiale, Simone Manganelli, capo divisione della ricerca finanziaria alla Banca centrale europea (Bce), e Francesco Piras, ricercatore dell’Ateneo fiorentino, che è stato pubblicato su Landscape and Urban Planning e sulla Working Paper Series della Bce.

La ricerca, condotta dalla Scuola di agraria dell’Ateneo fiorentino, rileva il contagio in Italia analizzando le caratteristiche ambientali, industriali e rurali. Dallo studio emerge, si spiega, la presenza di una forte relazione tra modelli di sviluppo e diffusione del Covid-19: il virus corre di più nei territori dove si registrano elevati input energetici dovuti alle attività industriali e agroindustriali. Nel dettaglio l’Italia può essere divisa in due macroaree in base al modello di sviluppo: bassa e alta intensità.

Nelle aree a bassa intensità, meno industrializzate e dove resistono sistemi di agricoltura più tradizionale (e si concentra il 68% delle superfici protette) ci si ammala quasi tre volte di meno: 108 casi ogni 100 km quadrati, rispetto alle aree più industrializzate e ad agricoltura intensiva, dove la media è di 286 casi ogni 100 km quadrati. Entrambi i valori si discostano diametralmente dalla media nazionale, di 145 casi ogni 100km quadrati.

In particolare le aree più colpite risultano essere la Pianura Padana (289 casi per 100 km2 contro i 145 nazionali), il fronte adriatico dell’Emilia Romagna, la valle dell’Arno tra Firenze e Pisa, le zone intorno a Roma e Napoli.

“Emblematico” viene definito il caso delle province della Pianura Padana interessate dalle aree agricole (29% della superficie nazionale) dove si registrano il 70% dei casi Covid-19 in Italia: 36 province da est a ovest, da Torino e Alessandria passando per Pavia, Novara, Milano, Monza e della Brianza, Bergamo, Brescia e ancora Parma, Bologna fino ad arrivare a Venezia, Rovigo e Treviso, dove, oltre alle aree urbane e industriali si concentra anche il 61% delle aree ad agricoltura intensiva del territorio nazionale.

Così nella Pianura Padana si registrano 372 casi ogni 100 km quadrati mentre nelle meno intensive i casi sono 223 ogni 100 km quadrati. L’analisi si basa sui dati resi noti dalla Protezione Civile nel mese di ottobre 2020, a conferma di uno studio già effettuato nella scorsa primavera, sebbene non siano ancora disponibili dati disaggregati che consentirebbero una maggiore precisione. Le aree ad alta intensità sono anche quelle più soggette a inquinamento causato da nitrato, metano ed emissioni di ossido nitroso, che incide sulla qualità ambientale.

“Dallo studio – spiega Agnoletti – emerge che il virus non si diffonde secondo limiti amministrativi regionali, ma secondo le caratteristiche territoriali e non è la densità demografica il fattore più determinante.

È il momento di pensare a progetti mirati a rivitalizzare le aree rurali, in particolare quelle oggetto di abbandono e recessione economica, non solo tramite le nuove politiche agricole ma anche tramite lo strumento del Recovery Fund.

Ciò contribuirebbe da un lato a una diminuzione del rischio, riducendo la densificazione che riguarda solo limitate aree del Paese, e dall’altro allo sviluppo di un diverso modello economico per le zone meno industrializzate”.

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Morto il Magnifico Rettore Franco Scaramuzzi

Morto il Magnifico Rettore Franco Scaramuzzi

Firenze, è morto ieri sera all’età di 93 anni il presidente onorario dell’Accademia dei Georgofili di Firenze Franco Scaramuzzi.

Nato a Ferrara il 26 dicembre 1926, Scaramuzzi dal 1986 al 2014 è stato presidente dei Georgofili, di cui manteneva la carica di presidente onorario e dal 1979 al 1991 è stato rettore dell’Ateneo Fiorentino e per anni è stato anche presidente del Comitato nazionale per le scienze agrarie del Cnr.

Scaramuzzi è stato anche insignito di medaglia d’oro dal Presidente della Repubblica quale ‘Benemerito per la Scuola e la Cultura’ e nominato Cavaliere di Gran Croce della Repubblica.

Domani mercoledì 8, alle 8:30 il feretro di Scaramuzzi sarà esposto per le onoranze accademiche presso l’aula magna dell’Ateneo fiorentino e alle 11 è previsto un momento di commemorazione alla presente del rettore Luigi Dei. I funerali si svolgeranno nel pomeriggio, alle 15, nella chiesa della Santissima Annunziata.

Scaramuzzi è stato professore emerito e medaglia d’oro dell’Università di Firenze. Si è laureato in Scienze agrarie nel 1948 con il massimo dei voti e lode. Grazie ad una borsa di studio ha subito iniziato la propria attività presso l’Università di Firenze. Nel 1954 ha conseguito la libera docenza in coltivazioni arboree. Nel 1959 ha vinto il concorso per l’omonima cattedra presso l’Università di Pisa. Nel 1969 è chiamato all’Università di Firenze. Nel 1971 ha costituito a Firenze il Centro del Cnr per gli Studi sulla propagazione delle specie legnose che ha diretto fino al 1979.

Scaramuzzi è stato candidato a sindaco di Firenze nel 1999 per la coalizione di centrodestra. La sua attività scientifica è stata dedicata soprattutto al miglioramento genetico ed alla propagazione delle specie legnose da frutto, con particolare riguardo a temi di studio della biologia applicata. Scaramuzzi ha pubblicato oltre 200 lavori ed ha partecipato, quale relatore, a numerosi congressi scientifici in Italia e all’estero.

Il Presidente della Repubblica nel 1983 lo ha insignito di medaglia d’oro quale “Benemerito per la Scuola e la Cultura” e nel 1998 gli ha conferito la massima onorificenza dell’ordine al merito (‘Cavaliere di Gran Croce’) della Repubblica Italiana.

Membro di numerose Accademie italiane e straniere, tra le quali l’Accademia delle scienze agrarie dell’Unione Sovietica, e oggi della Russia, è stato Presidente generale ed poi presidente onorario della Società orticola italiana, così come dell’Accademia italiana della vite e del vino.

Scaramuzzi è stato anche presidente della International society for Horticultural sciences. Fu membro onorario anche di varie Accademie, italiane e straniere. L’Università di Bucarest gli ha conferito la laurea Honoris Causa.

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