Covid 19: ricercatori Sant’Anna Pisa elaborano modello matematico per evitare sovraccarico ospedali

Covid 19: ricercatori Sant’Anna Pisa elaborano modello matematico per evitare sovraccarico ospedali

Lo studio, pubblicato sulla rivista IEEE JBHI – Journal of Biomedical and Health Informatics, è coordinato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (grazie alla sinergia tra il Laboratorio MeS dell’Istituto di Management e l’Healthcare Mechatronics Lab dell’Istituto di BioRobotica), in collaborazione con il Dipartimento di Medicina e Clinica Sperimentale dell’Università di Pisa e l’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana.

Il punto di partenza dello studio è stata la creazione di un modello decisionale, associato ad un modello previsionale, entrambi basati su dati epidemiologici certi: i ricoveri ospedalieri ordinari e i ricoveri in terapia intensiva. L’obiettivo è quello di migliorare le strategie decisionali mediante previsioni basate sui dati epidemiologici, finora condizionate da criteri difficilmente quantificabili, è stata sviluppata e testata una nuova metodologia matematica in grado di valutare la pressione sul sistema sanitario e aiutare le autorità locali a sviluppare strategie decisionali per contenere gli effetti di una pandemia. Lo studio, pubblicato sulla rivista IEEE JBHI – Journal of Biomedical and Health Informatics, è coordinato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (grazie alla sinergia tra il Laboratorio MeS dell’Istituto di Management e l’Healthcare Mechatronics Lab dell’Istituto di BioRobotica), in collaborazione con il Dipartimento di Medicina e Clinica Sperimentale dell’Università di Pisa e l’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana.

Le previsioni derivanti dal modello matematico sviluppato nello studio sono state utilizzate nei mesi scorsi dal Comando Operativo di Vertice Interforze per supportare la definizione delle priorità e delle richieste di intervento provenienti dalle province in cui i ricoveri per COVID-19 erano in aumento. L’algoritmo è stato usato anche da due Regioni (Toscana e Puglia) nell’ambito delle loro task force (come la CROSS – Centrale Remota Operazioni Soccorso Sanitario) per distribuire i ricoveri COVID-19 e non COVID-19 in relazione alla disponibilità dei posti letto ospedalieri ordinari e di terapia intensiva all’interno delle aziende sanitarie. Questo modello, spiega Milena Vainieri, professoressa associata dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna, “rappresenta uno strumento utile per supportare le decisioni sull’allocazione delle risorse scarse, come i posti letto in terapia intensiva o in generale nelle degenze ordinarie, durante le emergenze epidemiche o pandemiche come il COVID-19”.

 “Molte previsioni sono influenzate da parametri difficilmente quantificabili, come ad esempio il numero complessivo di contagi” spiega Gastone Ciuti, professore associato presso l’Istituto di BioRobotica della Scuola Sant’Anna. “Combinando il numero dei posti letto ordinari e in terapia intensiva, occupati dai pazienti, l’algoritmo decisionale definisce un parametro unico ed oggettivo che viene rapportato a una soglia oltre la quale il sistema sanitario di una determinata area rischia di andare in sofferenza, suggerendo eventuali chiusure e riaperture localizzate”. In aggiunta, spiega Angelo Damone, ricercatore presso l’Istituto di BioRobotica della Scuola Sant’Anna, “Il modello predittivo fornisce un’estrapolazione dell’occupazione dei posti letto per aiutare le autorità locali a rimuovere o destinare risorse straordinarie negli ospedali.

”Analizzando parametri oggettivi, come il numero dei ricoveri ordinari in ospedale e il numero dei ricoveri in terapia intensiva, il modello matematico sviluppato fornisce indicazioni per stimare l’andamento di una pandemia e la conseguente pressione sul sistema sanitario. “Prevedendo la progressione dei ricoveri, saremo in grado di suggerire azioni specifiche per contenere l’effetto di una pandemia sul sistema sanitario e, più in generale, di altre infezioni virali che potrebbero svilupparsi nei prossimi anni”.

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L’Università di Pisa inaugura bagni genderless, senza distinzione di genere

L’Università di Pisa inaugura bagni genderless, senza distinzione di genere

Passo avanti per l’Università di Pisa: oggi al Polo Piagge sono stati inaugurati due degli 86 bagni ‘genderless’, ovvero senza distinzione di genere, distribuiti in tutto l’ateneo pisano. Una scelta inclusiva che punta a eliminare le discriminazioni.

Quella dei bagni genderless è una battaglia che molti studenti nei vari atenei di tutta Italia stanno portando avanti: una necessità che all’Università di Pisa è stata ascoltata e accolta e che ha portato all’inaugurazione che si è tenuta oggi. Il rettore Paolo Mancarella ha sottolineato che l’ateneo “è il primo in Toscana e tra i primi in Italia a fare questa scelta di civiltà per dichiarare con fermezza che nella nostra università non troveranno spazio le discriminazioni”. “Le rivoluzioni culturali iniziano, molto spesso, con un piccolo gesto – ha aggiunto Mancarella – e la targhetta che da oggi compare su circa un centinaio dei bagni del nostro ateneo rientra in questa categoria”.

Presente alla cerimonia inaugurale anche l’assessore regionale all’università e alle pari opportunità Alessandra Nardini che ha definito quel dell’ateneo pisano “una decisione

di grande civiltà e coraggio in un Paese dov’è certe azioni sono purtroppo ancora troppo difficili d compiere”. Nardini ha inoltre ricordato che “la Toscana è stata la prima regione a dotarsi di una legge regionale contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere e di questo siamo orgogliosi: siamo stati, siamo e vogliamo essere sempre più, terra di diritti e pari opportunità e l’Università di Pisa ne è un ottimo esempio, anche grazie a un regolamento per le carriere alias tra i più all’avanguardia”.

Non sono tuttavia mancate le critiche: il rappresentante degli studenti, Luca Giannoccaro ha criticato il gesto dell’ateneo, definendo questa scelta “solo di facciata e per accaparrarsi qualche titolo di giornale: perché in questo percorso le persone non binarie e trans sono state completamente ignorate e, a solo titolo esemplificativo, infatti, è stato utilizzato un simbolo che è comunemente usato per usare l’orientamento bisessuale e che nulla ha a che vedere con l’identità di genere”.

Il simbolo scelto per indicare il bagno genderless è uno tra quelli che viene riconosciuto a livello internazionale per indicare il genere neutro e che graficamente vuole dare l’idea di fluidità e superamento del binarismo: “La scelta di creare dei bagni genderless utilizzabili da chiunque, indipendentemente dalla propria identità o espressione di genere – afferma il delegato del rettore alle pari opportunità e questioni di genere, Arturo Marzano – recepisce una richiesta proveniente dalla componente studentesca per garantire uno spazio a chi non si identifica in un genere specifico, a soggetti non binari, a persone transgender, confermando lo spirito di inclusività e rispetto che ha plasmato l’intero mandato rettorale di Mancarella che si sta concludendo”.

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Una Giraffa visse nell’Orto botanico dell’Università di Pisa

Una Giraffa visse nell’Orto botanico dell’Università di Pisa

Pisa, per alcuni anni, a metà Ottocento una giraffa visse nell’Orto botanico dell’Università di Pisa, insieme a una mucca e a un vitello. La curiosa vicenda è stata ricostruita in un articolo pubblicato sul ‘Journal of Zoological and Botanical Gardens’ da due ricercatori dell’Ateneo pisano, Gianni Bedini e Simone Farina.

Il primo indizio dell’animale è stato scovato a partire da un disegno del 1849 di Alfred Guesdon, intitolato ‘Pise. Vue prise au dessus du Campo Santo’. Si tratta di una minuziosa mappa aerea della città tracciata da una mongolfiera: la vista comprende l’Orto botanico dove, in un recinto circolare, si trova appunto una giraffa in compagnia dei due bovidi.

Viene poi ricostruito, anche in base a lettere di Paolo Savi, direttore del Museo di Storia Naturale, che la giraffa, di proprietà del Granduca Leopoldo II, era giunta a Livorno da Alessandria d’Egitto nel 1847 per poi proseguire, non si sa bene con che mezzi, sino a Pisa. Qui il Granduca l’aveva affidata alle cure di Savi che aveva collocato la giraffa nell’Orto botanico e così ne scriveva ad un amico: “E’ un maschio, adesso vispo e allegro, talchè sembra sanissimo, ha in sua compagnia una Vacca con vitello..”.

“Abbastanza sorprendentemente, a parte la lettera di Savi – racconta Bedini – non abbiamo trovato alcuna menzione della giraffa nei resoconti dei visitatori” dell’Orto botanico nè altre notizie su come vivesse. Un paio di anni più tardi la giraffa fu poi spostata a San Rossore dove il Granduca fece appositamente costruire una stalla che su indicazione di Savi fu esposta a sud per ridurre i disagi dell’inverno. Alcuni anni dopo l’animale si ammalò di un’infiammazione alla bocca e morì nel 1853. Appreso il decesso il Granduca ordinò di inviare la pelle e lo scheletro al Museo di Storia Naturale di Firenze e i visceri al Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa e ancora oggi il cuore della giraffa è in mostra nel Museo di Storia Naturale dell’Ateneo pisano.

“La giraffa fu l’ultimo animale custodito nell’Orto botanico, un precedente erano state tre antilopi sempre del Granduca la cui presenza nel 1828 era stata molto ben documentata da Paolo Savi”.

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