Nature pubblica la definizione di ‘riviste predatorie’

Nature pubblica la definizione di ‘riviste predatorie’

Un panel di 35 ricercatori di 10 Paesi diversi sulla rivista Nature, per la prima volta, ha pubblicato una definizione di “riviste predatorie”, quelle che “antepongono i loro interessi economici alla diffusione della ricerca scientifica riportando informazioni false o ingannevoli e si rivolgono (soprattutto via e-mail) ai ricercatori in modo aggressivo e indiscriminato per spingerli a inviare i propri articoli”. Alla ricerca ha partecipato anche l’economista Mauro Sylos Labini, docente dell’Università di Pisa.

Secondo stime degli studiosi, si calcola che ogni anno circa 400.000 articoli appaiano su riviste che millantano standard accademici ma che invece pubblicano qualsiasi cosa se a pagamento. “Le riviste predatorie – spiega l’economista Mauro Sylos Labini- ingannano i colleghi inesperti, inquinano la valutazione della ricerca e diffondono informazioni potenzialmente false spacciandole per scientifiche”.

“Sono pubblicazioni a volte difficili da riconoscere – aggiunge -, anche perché le numerose black list disponibili sul web non sono sempre coerenti fra loro. E’ quindi importante che la comunità accademica trovi un accordo su una definizione e individui le caratteristiche in grado di identificarle”.

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Libera a sindaco di Pisa: “aveva promesso nuova edicola”

Libera a sindaco di Pisa: “aveva promesso nuova edicola”

Lo scorso maggio, davanti a don Luigi Ciotti, “ci aveva promesso che l’amministrazione avrebbe trovato una soluzione condivisa che puntasse a valorizzare il progetto e il lavoro fino a quel momento svolto”. Lo scrivono in una lettera aperta indirizzata al sindaco di Pisa, Michele Conti, il coordinamento toscano e provinciale di Libera, a proposito dell’edicola confiscata alla mafia rimossa il 2 gennaio scorso dal Comune dopo un lungo periodo di inattività.

“Ci aveva peraltro prospettato – affermano Fabrizio Tognoni e Andrea Bigalli, referenti provinciale e regionale di Libera – la possibilità di costruire a spese del Comune un nuovo chiosco, più moderno e accogliente, dove poter coniugare le attività di promozione turistica con quelle del progetto ‘I Saperi della Legalità’. In questo percorso anche l’Università di Pisa aveva fatto la propria parte, mettendosi a disposizione in maniera incondizionata per il progetto”.

I due esponenti di Libera poi respingono “con fermezza le dolorose affermazioni che sono giunte nei giorni scorsi nei nostri confronti: Libera combatte il degrado, non vi convive” e poi chiedono a Conti dove sia “stata collocata l’Edicola: è in un deposito, è stata smaltita in una discarica? Appurato dove si trova ci dia la possibilità di recuperare le lettere, i pensieri, i disegni con Falcone e Borsellino e tutti gli altri elaborati che i ragazzi delle scuole di Pisa e provincia avevano lasciato nella teca dell’edicola”.

Infine, Libera chiede al sindaco “un incontro in tempi brevi” per “riprendere e concordare con lei le ipotesi di lavoro che ci aveva ventilato (la ricollocazione di un nuovo chiosco in piazza Garibaldi o in altre piazze limitrofe) e l’apposizione di un segno visibile che faccia memoria dell’originale collocazione del bene confiscato”.

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Video scandalo in ateneo a Pisa, BelloFigo denunciato

Video scandalo in ateneo a Pisa, BelloFigo denunciato

Sono immagini esplicite che lasciano ben poco all’immaginazione quelle di una videoclip del rapper Bello Figo, all’anagrafe Paul Yeboah, girate nelle aule del dipartimento di Economia e management dell’università di Pisa. Anche il testo della canzone pubblicata su YouTube non è da meno. Ragazze che simulano scene sessuali con il giovane cantante, residente a Parma, sdraiate su cattedre e banchi di studio.

La clip inizia con una telefonata che il cantante riceve in una camera d’albergo con il letto ‘occupato’ da giovani ragazze. Il trapper spiega al suo interlocutore di essere circondato da tante amiche e donne. Dall’anonima stanza di hotel le riprese si spostano nelle ben evidenziate aule della facoltà con tanto di scritta sulla lavagna fatta da una ragazza. Contenuti non consoni ad un ambiente accademico. Per questo appena la diffusione è dilagata sul web e sui social con visualizzazioni record, quasi 80.000 utenti in soli cinque giorni, l’ateneo pisano ha preso le distanze denunciando il rapper.
“L’università di Pisa si tutelerà in tutte le sedi perché il video è stato girato senza alcuna autorizzazione – spiega il rettore Paolo Mancarella – e soprattutto perché c’è stato anche un uso improprio degli spazi universitari”. L’ateneo effettuerà anche un’indagine per individuare se ci siano o meno dei responsabili interni. Chi ha fatto entrare BelloFigo? Il video, stando alle immagini, sembra girato in orario notturno quando si suppone che il dipartimento sia chiuso.
La clip risale al 22 gennaio scorso ma è stata pubblicata su YouTube solo il 6 dicembre suscitando tante polemiche, sia quelle dei vertici dell’ateneo sia anche di numerosi studenti che sempre sui canali social hanno espresso tutto il loro sdegno. C’è chi parla di “profanazione” dell’aula, la 4 del dipartimento di Economia e management, chi si interroga su cosa accada alla facoltà di economia, chi non gradisce senza mezzi termini e chi fa appello a segnalare il videoclip perché danneggia l’immagine dell’università.
Tra i commenti ne spuntano alcuni contro lo stesso ateneo per come possa aver concesso le sue aule per un video del genere senza pensare minimamente che si tratti di registrazioni non autorizzate.
Non manca ovviamente l’ironia di alcuni studenti, ma la maggior parte ha recensito negativamente Bello Figo per il danno fatto all’università, per la bassezza del linguaggio e l’ineleganza delle immagini.

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