Disco della settimana: Django Django “Glowing in the Dark”

Disco della settimana: Django Django “Glowing in the Dark”

Quarto disco della poliedrica e difficilmente classificabile band inglese dei Django Django. Tredici canzoni eclettiche tra pop, psichedelia, elettronica e dance con la speciale partecipazione di Charlotte Ginsburg

Dalla seconda metà degli anni zero sono comparse una serie di band britanniche indie accomunate dallo stesso approccio sonoro mai racchiuse in una scena ben specifica come Metronomy, Hot Chip, Wild Beats e, appunto, Django Django. Descritti dal The Guardian come “capaci di fare musica vicina alla perfezione”, sono conosciuti per il loro sound eclettico e sempre distante da facili classificazioni.

Glowing in the Dark, il loro quarto album di studio è incentrato sulla tematica della fuga: dalla disperazione, dalle costrizioni, dalla vita delle piccole città e anche, nei sogni, dalla terra.

La title track è costruita sui sample di uno degli album di spoken word di Dave Maclean, tra synth Moog e batteria in loop.  “Glowing in the Dark” è accompagnato da un video con luci stroboscopiche, creato dall’artista e illustratore emergente newyorkese Braulio Amado.

Amado che ha già lavorato con Roisin Murphy, The New York Times e molti altri, realizzò il video all’apice del lockdown, dirigendo il cantante Vincent Neff da remoto. Si tratta di un magnifico esempio di arte che avrebbe potuto essere realizzata solo con tali vincoli. Neff afferma: “Mi diede qualche indicazione blanda di ciò che voleva che facessi, via email. Dopodiché io e mio cognato prendemmo un treppiede, il mio telefono e uno speaker e andammo in una zona industriale deserta dietro casa mia. Qui girammo un po’ di roba per poi mandarla a Braulio. Adoriamo il lavoro che ha fatto. L’energia e le atmosfere dei visual sono perfettamente in sincro con il brano.”

Riguardo al video, Amado afferma: “Non volevo essere letterale facendo qualcosa che fosse *fosforescente*, quindi nella mia testa il video è in qualche modo una rappresentazione astratta del titolo del brano senza essere troppo esplicito. Volevo che sembrasse organico, volevo che sembrasse allucinato, vibrante e colorato. È stato fatto durante la pandemia, con Vinny che ha girato le scene per conto suo utilizzando uno schermo verde e l’iPhone. Volevo semplicemente tirarlo fuori da questi tempi strani che stiamo vivendo, per trasportarlo in un posto divertente e molto lontano da qui.”

Il precedente singolo “Spirals” inizia con un elegante synth che cresce in un inno alla speranza mai così attuale, utilizzando l’immagine del DNA per riflettere sul fatto che “i legami che abbiamo come esseri umani sono più forti delle differenze.” Il mini road movie “Waking Up” con i suoi richiami a T Rex e “Bonnie and Clyde” di Serge Gainsbourg potrebbe essere principalmente acustico e cantato dolcemente, ma esplode in un’attesa senza fiato, con la partecipazione della figlia di Gainsbourg, Charlotte alla voce, che aggiunge un fascino extra. Mentre “Free From Gravity” potrebbe essere l’espressione più completa delle influenze della band che si uniscono, con bellissime melodie a cascata e archi che avvolgono una drum machine funky e una linea di basso implacabilmente contagiosa, per incarnare perfettamente il tema agrodolce del desiderio di ” sfuggire a tutto ciò che ti appesantisce ”.
Glowing in the Dark è disponibile dal 12 febbraio su vinile fosforescente in edizione limitata, vinile standard nero, CD e in digitale.

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Serena Altavilla “Epidermide”, il primo singolo del nuovo disco solista

Serena Altavilla “Epidermide”, il primo singolo del nuovo disco solista

Su Controradio “Epidermide”, il nuovo brano della cantante Serena Altavilla, che anticipa il nuovo album per BlackCandy Produzioni

Il doppio, la coppia, il numero due. In qualunque forma si voglia raccontare, questo numero magico e sacro mette in crisi e ci fa da specchio, svela il terreno vastissimo della battaglia interiore in corso dentro di noi. Rompere quello specchio con tutte le conseguenze che ne possono derivare è la liberazione. E’ di questo che parla “EPIDERMIDE”, nuovo brano di Serena Altavilla. La produzione artistica del brano e di tutto il disco  è stata curata da Marco Giudici. Con lui, i musicisti Adele Altro, Francesca Baccolini, Alessandro Cau, Luca Cavina, Enrico Gabrielli, Matteo Lenzi e Valeria Sturba.

Spiega Serena a proposito del brano: «Attraverso l’epidermide entriamo in risonanza. L’epidermide è un fedele strumento dell’istinto, una porta di accesso agli abissi che ci abitano. Questa canzone è un dialogo dai toni forti, assordanti, una rissa a rallentatore con me stessa e con l’altro».

GUARDA IL VIDEO:

BIO: Dal 2005 a oggi Serena Altavilla, cantante e songwriter, si è fatta conoscere nel panorama alt-rock indipendente come frontwoman dei Blue Willa – prodotti da Carla Bozulich, in precedenza noti come Baby Blue – e successivamente dei Solki. Con entrambe le formazioni ha pubblicato vari dischi e ha macinato tantissime date live, sia in Italia che all’estero. Nel suo background coesistono il punk, la tradizione popolare e le musiche d’avanguardia. Il suo eclettismo, le sue capacità come performer e la sua duttilità vocale l’hanno portata a collaborare nel corso degli anni, in studio e dal vivo, con Calibro 35, Mariposa, La Band del Brasiliano, Tundra Orbit e Il Complesso di Tadà, tra gli altri.
Adesso inizia il suo percorso da solista inaugurato dal brano “Epidermide” (Blackcandy Produzioni) disponibile in digitale e in radio dal 26 febbraio. Il brano anticipa l’album in uscita ad aprile 2021.

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Marco Castello presenta “Contenta tu”, ascolta l’intervista

Marco Castello presenta “Contenta tu”, ascolta l’intervista

Dopo aver girato il mondo a fianco di Erlend Øye dei Kings of Convenience, il cantautore Marco Castello presenta il suo disco d’esordio “Contenta tu”. L’intervista a cura di Giovanni Barbasso

Realizzato a Berlino e prodotto da Marcin Öz, Contenta Tu di Marco Castello è un mix irresistibile di pop, funk,  jazz e blues, melodie sbarazzine e orecchiabili.  Un groove trascinante che fa battere il piedino e  canzoni intime e delicate capaci di trasportarti altrove. “Contenta tu” affianca con sapienza canzoni eterogenee e imperniate di tante piccole trame dove batteria chitarre, fiati, tastiere e synth creano soluzioni armoniche sempre diverse dando, vita a un sound fresco e leggero.

Un tuffo nei ricordi tra gite scolastiche, corse in motorino, jam session, primi baci e notti in spiaggia a guardare le stelle.

Un racconto degli anni trascorsi da Marco Castello nella sua città, Siracusa, dopo aver studiato a Milano, girato il mondo a fianco di Erlend Øye dei Kings of Convenience nel progetto La Comitiva. Un vero e proprio ritorno alle origini in cui Marco è capace di cercare la poesia nel grottesco, mettendo insieme alcune delle contraddizioni della società contemporanea, a partire da quelle della propria città.

Ascolta l’intervista a Marco Castello ospite della trasmissione Stato Brado di e con Giovanni Barbasso (in onda dal lunedì al venerdì sulle frequenze di Controradio, dalle 13.00 alle 15.30)

 

QUI ascolti l’album “Contenta tu”

 

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Disco della Settimana: The Fleshtones “Face of the Screaming Werewolf”

Disco della Settimana: The Fleshtones “Face of the Screaming Werewolf”

Posticipato più volte a causa delle ben note questioni pandemiche esce finalmente l’album di una delle ultime band ancora in attività nate in quell’incredibile calderone che era sul finire degli anni ’70 il CBGB’s di New York, e The Fleshtones, nonostante tutto, si dimostrano ancora una band incredibilmete vitale e potente.

The Fleshtones sono una della band di garage rock più attive negli Stati Uniti. Dal 1976, anno della loro fondazione, Keith Streng, Peter Zaremba, Bill Milhizer e, successivamente, Ken Fox, hanno pubblicato 20 album, l’ultimo nel 2016, “The band drinks for free” (Yeproc), celebrava il quarantesimo anno di attività.

I leggendari garage-rockers noti per i loro live straordinariamente coinvolgenti ed eccitanti (per anni uno degli appuntamenti fissi del  cartellone dell’Auditorium Flog di Firenze), hanno pubblicato un nuovo Lp, si intitola “Face Of The Screaming Werewolf” ed esce su Yep Roc Records. Il disco più volte annunciato e posticipato, era stato anticipato dal singolo “Alex Trebek”.

Il disco, preceduto dal Live at Yep Roc 15: The Fleshtones il ventitreesimo in quarantacinque anni di carriera, mostra una band in una forma smagliante nelle mani di una ottima produzione in grado di snocciolare brani che non sfigurano affatto in confronto alla produzione “classica” della band. Tra gli undici brani la band di Peter Zaremba affronta anche la cover di Child Of The Moon dei Rolling Stones.


Questa la tracklist:

1. Face Of The Screaming Werewolf
2. Alex Trebek
3. Spilling Blood (At The Rock & Roll Show)
4. Child Of The Moon
5. Manpower Debut
6. Swinging Planet X
7. You Gotta Love, Love
8. Violet Crumble, Cherry Ripe
9. Waiting On A Girl
10. The Show Is Over
11. Somerset Morning

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Posticipato più volte a causa delle ben note questioni pandemiche esce finalmente l’album di una delle ultime band ancora in attività nate in quell’incredibile calderone che era sul finire degli anni ’70 il CBGB’s di New York, e The Fleshtones, nonostante tutto, si dimostrano ancora una band incredibilmete vitale e potente.

The Fleshtones sono una della band di garage rock più attive negli Stati Uniti. Dal 1976, anno della loro fondazione, Keith Streng, Peter Zaremba, Bill Milhizer e, successivamente, Ken Fox, hanno pubblicato 20 album, l’ultimo nel 2016, “The band drinks for free” (Yeproc), celebrava il quarantesimo anno di attività.

I leggendari garage-rockers noti per i loro live straordinariamente coinvolgenti ed eccitanti (per anni uno degli appuntamenti fissi del  cartellone dell’Auditorium Flog di Firenze), hanno pubblicato un nuovo Lp, si intitola “Face Of The Screaming Werewolf” ed esce su Yep Roc Records. Il disco più volte annunciato e posticipato, era stato anticipato dal singolo “Alex Trebek”.

Il disco, preceduto dal Live at Yep Roc 15: The Fleshtones il ventitreesimo in quarantacinque anni di carriera, mostra una band in una forma smagliante nelle mani di una ottima produzione in grado di snocciolare brani che non sfigurano affatto in confronto alla produzione “classica” della band. Tra gli undici brani la band di Peter Zaremba affronta anche la cover di Child Of The Moon dei Rolling Stones.


Questa la tracklist:

1. Face Of The Screaming Werewolf
2. Alex Trebek
3. Spilling Blood (At The Rock & Roll Show)
4. Child Of The Moon
5. Manpower Debut
6. Swinging Planet X
7. You Gotta Love, Love
8. Violet Crumble, Cherry Ripe
9. Waiting On A Girl
10. The Show Is Over
11. Somerset Morning

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