Giani: da domani Toscana è gialla, ne esco vincitore

Giani: da domani Toscana è gialla, ne esco vincitore

Il Governatore della Toscana Giani: “è mancata a Roma la capacità di prendere decisioni politiche flessibili: il ministero è rimasto troppo rigido su regole che non tenevano conto del miglioramento dei dati”.

“Sono certo che se ci avessero concesso la zona gialla anche prima di Natale la situazione
sanitaria non sarebbe peggiorata, e al tempo stesso avremmo dato respiro alle categorie economiche”, “ma io ne esco vincitore: domani saremo zona gialla, e questo dimostra che la Toscana ha posto rimedio alle criticità che ci avevano penalizzato all’inizio” ha detto Giani.

Lo ha detto il governatore Eugenio Giani in una intervista a La Nazione sulla classificazione gialla della Toscana nelle misure antiCovid. Ricordando come fase complicata di inizio mandato “la questione della Toscana zona rossa”, Giani ha osservato che nelle attribuzioni di ‘colore’ “è mancata a Roma la capacità di prendere decisioni politiche flessibili: il ministero è rimasto troppo rigido su regole che non tenevano conto del miglioramento dei dati”.

Giani ha sottolineato che nel ritorno a zona gialla della Toscana “torno a fare appello al senso di responsabilità di tutti, specie dopo gli assembramenti di venerdì sera a Lucca e a
Livorno che rischiano di vanificare gli sforzi di tanti”.

“Voglio ricordare – ha aggiunto – che le misure messe in campo dalla Toscana si sono rivelate giuste, al punto che domani riapriamo le scuole superiori, un successo di cui vado
orgoglioso”. In un confronto con il protagonismo di altri presidenti di Regione tipo De Luca, Emiliano e Zaia, Giani, rivendicando il suo profilo basso, ha anche risposto che “in campagna elettorale mi rimproveravano di non avere l’attitudine dell’attore, del
grande comunicatore. Eppure: è un attore De Luca, è un attore a suo modo Emiliano. Io no. Io sono un buon amministratore. Ma dopo cento giorni le mie scelte si sono rivelate giuste. Le loro, a quanto pare, meno”.

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CDX: per Ceccardi una sconfitta ‘normale’. Che brucia

CDX: per Ceccardi una sconfitta  ‘normale’. Che brucia

“Non posso rimproverare nulla né a me né alla coalizione, abbiamo fatto una grande campagna elettorale” ha detto la candidata leghista. Ma allora, perché ha perso? L’analisi di DOMENICO GUARINO

Come un grande gioco dell’oca, incredibilmente, le sorti del centrodestra in Toscana ritornano alla casella del 2000. 20 anni fa, l’ex missino Altero Matteoli raggiunse il 40,4 per cento, solo un decimale in meno di quanto ottenuto ieri da Susanna Ceccardi. Allora la Lega aveva lo 0,7% e Forza Italia  il 20,2%, oggi gli equilibri sono capovolti, con i salviniani al 21,7% e gli Azzurri al 4,28. Significativamente stabile Fratelli d’Italia che prende un buon 13,5%, quasi equivalente al 14,8% assommato da Alleanza Nazionale (la creatura di Fini) nella tornata di inizio secolo. Dunque? Dunque se in una campagna elettorale in cui sostieni di non aver sbagliato niente, ti ritrovi allo stesso livello di 20 anni fa, e non riesci nemmeno a competere da lontano per la vittoria finale, nonostante i sondaggi, arrivando a 8 punti abbondanti da un candidato come Eugenio Giani qualche domanda sarebbe lecito farsela.

Cosa è mancato ad esempio al centrodestra (alla Lega soprattutto che perde 10 punti percentuali rispetto alle europee del 2019 quando in Toscana aveva avuto il 31%) per vincere o quantomeno per competere fino all’ultimo come pure i sondaggi sembravano far intravvedere?

Le risposte possono essere molte, ma la più convincente riguarda non tanto la proposta di governo, quanto il personale politico amministrativo che, con tutta evidenza, tranne sparute eccezioni, il centrodestra e la Lega in particolare non è stato e non è  in grado di esprimere. Basti pensare che per tenere insieme il partito è dovuto calare da Bergamo Daniele Belotti, per quanto bravo, certamente non in grado ci comprendere, sin dall’aplomb e finanche dall’accento, i meccanismi intrinseci di una regione come la Toscana.

Con il paradosso che sul territorio i leghisti ci sono, la Lega no. L’esatto contrario di quello che accade dove in Carroccio vince e Governa. Nel senso che il bacino di voti è consolidato, ma la differenza la fa la credibilità della proposta politica. Non a caso la vittoria del centrosinistra è anche la vittoria di ‘candidati’ (in realtà soprattutto candidate: Bugetti a Prato, Giachi a Firenze, Monni nella piana, Nardini a Pisa etc)  in una tornata elettorale che ha premiato ovunque, tranne nelle Marche, la capacità di governo territoriale (De Luca, Zaia, Emiliano, lo stesso Toti).

Senza questo passaggio, la formazione cioè di una classe di governo credibile, in una fase post ideologica, per il centrodestra superare la soglia ‘perdente’ del 40% sarà praticamente impossibile.

DG

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