Tragedia sul lavoro, Prato si ferma: sciopero di 4 ore venerdì 7 maggio

Tragedia sul lavoro, Prato si ferma: sciopero di 4 ore venerdì 7 maggio

“Morire di lavoro oggi non solo è inconcepibile, è intollerabile”. E’ con queste parole che CGIL CISL UIL di Prato hanno deciso di proclamare 4 ore di sciopero per venerdì 7 maggio 2021. All’indomani della tragedia che ha colpito Luana D’Orazio, la giovane operaia di 22 anni vittima di un incidente sul lavoro in un’azienda tessile di Montemurlo, la risposta dei sindacati è netta: servono azioni concrete per fermare questa scia di sangue.

Prima di Luana D’Orazio, che lascia una bambino piccolo, in Provincia di Prato era già accaduto un incidente mortale: a farne le spese era stato un’operaio poco più che ventenne rimasto schiacciato da un macchinario in un’azienda tessile di Montale.

“Bisogna investire sul futuro dei giovani offrendo loro la possibilità di un posto di lavoro dignitoso e sicuro – dicono CGIL CISL UIL di Prato – E’ inammissibile che oggi si cada sul posto di lavoro come 50 anni fa. Con la tecnologia che ha fatto passi da gigante dobbiamo essere in grado di garantire standard minimi di sicurezza. E’ un impegno che ci chiama tutti al più alto senso di responsabilità”.

In concomitanza con lo sciopero CGIL CISL UIL di Prato hanno indetto un presidio in piazza delle Carceri dalle 10 alle 12.

Intanto sul fronte delle indagini si procede con gli accertamenti. “Siamo al lavoro per capire se e cosa non abbia funzionato nel macchinario, compresa la fotocellula di sicurezza. Abbiamo ricevuto i rilievi e nelle prossime ore nomineremo dei periti per gli accertamenti tecnici sui documenti raccolti dalla polizia giudiziaria”. Così il procuratore capo di Prato Giuseppe Nicolosi . “Speriamo di poter eseguire presto anche l’autopsia sul corpo della giovane – ha aggiunto Nicolosi – per cui abbiamo già dato mandato”.

Emma Marrazzo, la madre di Luana  trova la forza per lanciare un appello, affinché tragedie come quella che le ha portato via sua figlia non si ripetano. “Sul lavoro non devono morire né ventenni, né trentenni, né più anziani, sono tutte vite umane”. Ed ha un pensiero anche per la titolare dell’azienda dove lavorava sua figlia. “Non riesce a darsi pace – dice – non sa come sia potuto succedere, anche lei lavora dietro a un orditoio, ed è distrutta”.

 

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