Una politica senza orizzonti, che rischia di soccombere a sè stessa

Una politica senza orizzonti, che rischia di soccombere a sè stessa

Il CAFFE’ SCORRETTO di DOMENICO GUARINO -venerdì 23 ottobre 2020

Goffredo Bettini, l’uomo del dietro le quinte, il regista invisibile che ha imbastito trame e scritturato protagonisti fondamentali per le ultime stagioni del centrosinistra (da Veltroni a D’Alema da Rutelli a Zingaretti)  ha deciso di fondare una sua area politica all’interno del PD: socialista e cristiana. Uno nome evocativo che presto si correderà degli strumenti teorici (una rivista) e tecnici (una scuola politica) classici del fare politica in Italia. Ma hanno ancora senso certe definizioni in Italia? Dirsi socialisti appunto, o di sinistra o di destra o di centro? la realtà come ci dimostra un recente sondaggio pubblicato da Ilvo Diamanti su Repubblica, il partito più votato oggi in Italia sarebbe quello del né né. Cioè il partito che non si riconosce  in nessuna delle famiglie tradizionali. Poi la destra e la sinistra. Infine il Centro. Che, dopo essere stato il protagonista per decenni della nostra vita politica rappresenta un’area oramai marginale capace di coinvolgere solo il 7% dell’elettorato, contro il 33 abbondante dei né né.  La politica si è, da una parte, polarizzata, dunque, dall’altra frammentata e territorializzata, come dimostra  recente successo dei governatori viceré, sommersi dai consensi nella recente tornata elettorale. Una politica pret a porter incapace di quei tempi lunghi che la costruzione di modelli richiede.  Tuttavia, il rischio vero, quello più grosso, è che sia proprio la politica in quanto tale ad aver perso appeal. Con i cittadini che guardano piuttosto alla concretezza delle scelte immediate, che non alle proiezioni verso un futuro ideale. L’hic et nunc di una società che ha perso il senso escatologico del domani. Sia esso laico che religioso. Mancano insomma quei grandi contenitori capaci di fare sintesi, a destra come a sinistra. Salvini, a cui fa difetto il piano valoriale; il Pd che non riesce più ad attrarre le masse popolari. Manca cioè quella sintesi che DC da una parte e PCI dall’altra erano capaci di compiere. La scomparsa dei cosiddetti due blocchi, insomma, alla fine ha nuociuto ad entrambi. Lasciando sul tappeto un terreno balcanizzato, fatto come si vede, da una  miriade di liste che si compongono e scompongono alla bisogna. Senza un reale orizzonte che non siano le prossime, immancabili elezioni.

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